Aug 302014
 

Bruno Segre

La Shoah. Il genocidio degli ebrei d’Europa,

Due punti, Il Saggiatore 1998, pp. 128, 12.000 lire

La collana Due punti è formata da volumetti tascabili divisi in due parti: il primo “punto” è un manuale per capire, il secondo un saggio per riflettere. Nel caso del libro di Bruno Segre, questa struttura ha un effetto particolarmente produttivo per il lettore: si tratta di un libro ad altissima densità informativa che, ciò nonostante, e a dispetto della tragicità dell’argomento, si lascia leggere con estrema levità.

La prima parte, di dettagliata e precisa cronaca storica, non può essere data per acquisita nemmeno da chi crede di essere già bene informato sulla Shoah: l’esposizione, infatti, lungi dal ricalcare gli stereotipi della retorica storica sul genocidio ebraico, tralascia gli aggettivi superflui e va al dunque, con decine di date, cifre, descrizioni concrete, quotidiane (dalla vita nel ghetto di Varsavia alla sorte degli ebrei di Rodi alla rivolta del Sonderkommando ecc). Una lettura benefica contro l’epidemia di amnesia che si sta diffondendo a ritmo galoppante nella nostra classe politica.

Nella seconda parte vengono ricordate le responsabilità più scomode dei protagonisti dello scenario internazionale, che raramente si ha modo di passare in rassegna perché entrano in conflitto con una o con l’altra visione ideologizzata dela storia: il mancato bombardamento delle linee ferroviarie che conducevano ai campi di sterminio e dei forni crematori da parte degli Alleati, pure a conoscenza dello sterminio fin dall’inizio del 1942; l’occultamento dell’enciclica Humani generis unitas di Pio XI — presa di posizione contro il nazismo — da parte del suo successore Pio XII, papa Pacelli, e la mancata azione di quest’ultimo contro le deportazioni; l’infelice dichiarazione di De Felice circa la presunta qualità “migliore” del fascismo italiano; l’attivo lavoro antisemita di Bottai, che un libro di Guerri (Un fascista critico) ha cercato nel 1976 di riabilitare in un clima generale di volontà di dimenticare un passato per molti versi scomodo; l’impegno di François Mitterrand — simbolo della sinistra francese per quasi vent’anni — nella repubblica di Vichy dal 1940 al 1942; la chiusura dei confini svizzeri, a partire dal 13 agosto 1942, agli ebrei in fuga dai paesi confinanti, in quanto non si sarebbe trattato di rifugiati politici; e tanti altri esempi.

Vengono però anche citati i casi più emblematici di uomini che hanno aiutato gli ebrei a non soccombere, tra cui spiccano Wallenberg, Schindler e Perlasca, a cui Enrico Deaglio ha dedicato un saggio — La banalità del bene. Storia di Giorgio Perlasca — nel 1991.

Nel 1943, Emmanuel Ringelblum ha sotterrato in bidoni di latta sigillati i suoi Appunti dal ghetto di Varsavia, che sono stati trovati sotto le macerie dopo la guerra, diventando un prezioso materiale documentario. Il negazionismo — cfr. Valentina Pisanty, L’irritante questione delle camere a gas. Logica del negazionismo, Bompiani 1997 — vorrebbe rimuovere dalla coscienza collettiva gli orrori dell’olocausto, che però fortunatamente vengono fatti riaffiorare da libri come questo.

Grazie ai rimandi dal testo al glossario, comprendente anche termini che normalmente vengono dati per assodati, come “Terzo Reich” o “aschenaziti”, il libro può essere uno strumento utile anche nelle scuole, come sussidio didattico per letture collettive come, per esempio, i libri di Primo Levi nelle collane per la scuola media.

 Bruno Osimo

 

[Bruno Segre è presidente dell’Associazione italiana Amici di Nevé Shalom/Wahat al-Salam, un villaggio dove palestinesi e israeliani imparano (e insegnano) la convivenza e la pace nel rispetto delle differenze culturali. Tra le varie sue opere uscite, ricordiamo Gli Ebrei in Italia, Fenice 2000, Milano 1993.]