Dec 272019
 

Elias Canetti, La lingua salvata. Storia di una giovinezza Si è salvata la lingua? Analisi comparativa

ANNA BERTINELLI

Fondazione Milano
Civica Scuola Interpreti e Traduttori «Altiero Spinelli» Scuola Superiore per Mediatori Linguistici
via Francesco Carchidio 2 – 20144 Milano

Relatore: professor Bruno OSIMO

Diploma in Mediazione linguistica autunno 2019

Questa tesi è conforme alla norma ISO-UNI 7144 © Anna Bertinelli 2019 per questo testo

A Metella Paterlini, compagna di studi presso questa Scuola negli anni 1983-1986. Una donna vera e saggia, con una profonda umanità. Una professionista qualificata e generosa. Una donna con una grande fede, che è partita per il Cielo il 29 agosto scorso.

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Anna Bertinelli
Elias Canetti, La lingua salvata. Storia di una giovinezza. Si è salvata la lingua? Analisi comparativa

ABSTRACT IN ITALIANO

Viene proposta l’analisi comparativa prototesto-metatesto del capitolo ʽKako la gallinicaʼ Wölfe und Werwölfe tratto dall’autobiografia di Elias Canetti Die gerettete Zunge. Geschichte einer Jugend. Dopo aver delineato le implicazioni linguistiche e semiotiche di questa autobiografia, viene proposta un’introduzione alla critica della traduzione e alla tabella Valutrad, lo strumento che ha consentito l’analisi comparativa. La parte centrale è dedicata all’analisi comparativa prototesto-metatesto. Seguono infine alcune considerazioni sull’impatto di senso di questa autobiografia sulla cultura ricevente, rispetto all’impatto che il prototesto ha sulla cultura emittente di lingua tedesca.

ENGLISH ABSTRACT

This work deals with the comparative prototext-metatext analysis of the chapter ʽKako la gallinicaʼ, Wölfe und Werwölfe from Eias Canetti’s memoir Die gerettete Zunge. Geschichte einer Jugend. After presenting the linguistic and semiotic implications of this autobiography, the work gives an introduction to the discipline of translation criticism and to the Valutrad table which has provided the basis for the comparative analysis. The main body shows the prototext-metatext comparative analysis. The conclusion formulates some hypotheses on the sense impact of this autobiography on Italian culture, as compared to the impact that the prototext has on the source culture.

DEUTSCHES ABSTRACT

Die vorliegende Diplomarbeit befasst sich mit der Vergleichsanalyse Prototext- Metatext des Kapitels ʽKako la gallinicaʼ, Wölfe und Werwölfe aus Elias Canettis Autobiographie Die gerettete Zunge. Geschichte einer Jugend. Es werden zuerst die sprachlichen und semiotischen Elemente und deren Interaktion im Text erläutert, sodann folgt eine Einführung in die Disziplin der Übersetzungskritik, und es wird die Valutrad-Tabelle analysiert, die der Vergleichsanalyse zugrunde liegt. Kapitel 2 ist den Gemeinsamkeiten und Unterschieden zwischen Prototext und Metatext gewidmet. Kapitel 3 behandelt die mögliche Wirkung dieser Autobiographie auf die italienische Zielkultur im Vergleich zu der Bedeutung des Originaltexts für die deutschsprachige Kultur.

PREFAZIONE

La lingua salvata – la lingua che salva

Nei primi anni di liceo, durante una lezione un insegnante nominò La Lingua Salvata di Elias Canetti, suggerendone la lettura. Il titolo mi incuriosì. A quel tempo non conoscevo l’autore Elias Canetti; iniziai a fare congetture sul contenuto del libro. Forse trattava di una civiltà estinta migliaia di anni fa, la cui lingua era stata portata alla luce grazie ai ritrovamenti di qualche archeologo. Oppure il libro raccontava di un gruppo etnico minoritario in un Paese, la cui lingua era stata salvata dalla sparizione grazie a programmi di rinascita culturale nelle scuole. I miei “castelli in aria” si infransero quando scoprii il titolo originale dell’opera, Die gerettete Zunge, e lessi il primo capitolo. Si trattava della lingua come organo anatomico che veniva salvata dall’essere tagliata!

Questa esperienza giovanile rappresenta una conferma dell’anisomorfismo dei linguaggi naturali (Osimo 2010): al campo semantico della parola italiana «lingua» corrispondono almeno i due campi semantici delle parole tedesche «Sprache» (linguaggio) e «Zunge» (organo lingua).

Inoltre, le congetture che allora azzardai sul contenuto del libro sono un’esemplificazione del ragionamento abduttivo (Peirce 1931-1958) che si attiva quando si legge o si traduce un testo. Leggere e tradurre sono processi interpretativi soggettivi (Osimo 2010). Già dalle prime righe di un testo, il lettore inizia a fare una serie di inferenze, che si realizzano o vengono smentite man mano che la lettura del testo continua. Questo atto interpretativo viene definito da Peirce, il fondatore della semiotica, «semiosi». Nella semiosi, la percezione di un segno attiva nel soggetto una rappresentazione psichica che collega quel segno ad un oggetto esistente indipendentemente.

La semiosi di un testo è di fatto illimitata e in continua evoluzione. Rileggendo lo stesso testo nel tempo, ogni nuova percezione getta nuova luce sul testo stesso. Di ciò ho fatto esperienza personalmente: quando ho riletto questa autobiografia dopo

diversi anni, mi sono resa conto che le mie congetture giovanili sulla parola «lingua» 4

del titolo dell’opera, nel senso di «lingua naturale», avevano una loro validità. Innanzitutto, il termine tedesco «Zunge» utilizzato in modo poetico può (raramente) significare anche «lingua parlata». Esempi di un tale uso sono So weit die deutsche Zunge klingt («dappertutto dove si parla tedesco») oppure Alle Länder spanischer Zunge (poet. «Tutti i paesi di lingua spagnola»). Ma soprattutto, concludendo la lettura dell’autobiografia, ho realizzato che la «lingua salvata» è la lingua tedesca, che ha salvato Elias Canetti dall’essere un uomo senza una patria e senza una vera lingua madre (Améry 1977). Il tedesco era la lingua che i genitori utilizzavano per comunicare fra di loro quando Elias era molto piccolo, per non essere da lui capiti, ed è poi diventata per Canetti una Muttersprache («lingua madre»), perché la madre, con la quale egli aveva un rapporto molto profondo, volle fortemente che il piccolo Elias, dopo la morte prematura del padre, si buttasse a capofitto nell’apprendimento di questa lingua, quando si trasferirono a Vienna. È una lingua che è cresciuta dentro di lui e in età adulta ha dato voce ai lontanissimi ricordi della sua infanzia, comprese le favole che aveva ascoltato in bulgaro e che erano state tradotte dentro di lui in un linguaggio interno (Vygotskij 1934), un linguaggio psichico fatto di forti emozioni e grandi paure. Canetti si domanda come tutte le esperienze della sua primissima infanzia, comprese le fiabe bulgare, possano essersi tradotte in tedesco. L’autore parla sorpreso di geheimnisvolle Übertragung («misteriosa trasposizione»), e aggiunge che non ha mai voluto indagare su questo meccanismo, temendo che «una ricerca metodica, condotta secondo principi severi, potesse distruggere quel che di più prezioso, in fatto di ricordi, io porto in me». La moderna semiotica avrebbe potuto rassicurare Canetti che nulla può cancellare questo patrimonio psichico prezioso che si era “stampato” nella sua mente, che va al di là delle parole e delle lingue. A dimostrazione di ciò, leggiamo dallo stesso Canetti che gli «sembra naturalissimo metterli [gli avvenimenti dell’infanzia] ora sulla carta, non [ha] affatto l’impressione di mutare o deformare alcunché». Siamo in presenza di un processo traduttivo di verbalizzazione, da un linguaggio non verbale ad una lingua naturale. Rimane solamente da chiedersi se Canetti abbia percepito l’esistenza del «residuo traduttivo» della sua traduzione.

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Le implicazioni, linguistiche e semiotiche, di questa autobiografia sono molteplici. È per questa ragione che ho accolto con entusiasmo la proposta del Prof. Osimo di fare un’analisi comparativa prototesto-metatesto del capitolo ʽKako la gallinicaʼ Wölfe und Werwölfe.

1 LA CRITICA DELLA TRADUZIONE

La critica della traduzione è parte integrante della traduttologia. La scienza della traduzione studia come si svolge il processo traduttivo, ma in quanto scienza empirica deve avere anche gli strumenti per analizzare il processo traduttivo svolto. A questo compito assolve appunto la critica della traduzione, una disciplina che a livello teorico sta muovendo i suoi primi passi e attualmente può ancora contare su pochi testi specifici. È tuttavia possibile estrapolare principi utili dai testi di traduttologia. Esistono inoltre alcuni saggi che trattano specificamente il tema dell’analisi comparativa di originale e traduzione, che possono essere un valido ausilio per chi si cimenta con la critica della traduzione.

Innanzitutto è necessario chiarire che il critico della traduzione non è assimilabile ad un critico letterario, come del resto all’interno della semiosfera (Lotman 1985) il segmento della letteratura tradotta è distinto da quello della letteratura originale (Even-Zohar 1990). Già dal 1980 Toury sostiene in modo innovativo che la critica della traduzione non sia critica letteraria applicata alla traduzione, ma che consista in uno studio retrospettivo della produzione di metatesti per inserire la traduzione nel contesto corretto e indagare il comportamento traduttivo nella cultura e le norme che lo sottendono. Purtroppo, ad oggi troppo pochi studi sono stati portati avanti ed è di conseguenza ancora impossibile fissare definitivamente tali norme.

Il critico della traduzione ha davanti a sé almeno due testi, il prototesto e il metatesto (Popovič 2007) e il suo compito è quello di eseguire un’analisi comparativa, che ha un approccio non valutativo ma globalmente descrittivo, per

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evidenziare i cambiamenti traduttivi (translation shifts), non basandosi però su categorie linguistiche, ma cercando di misurare il presunto impatto di senso che le varie scelte traduttive possano avere sulla cultura ricevente, rispetto all’impatto che il prototesto ha sulla cultura emittente.

È importante sottolineare che l’impatto che un testo tradotto è destinato ad avere sulla cultura ricevente è generalmente frutto di scelte consapevoli. Ad esempio, succede frequentemente che in presenza di prototesti complessi, o con uno stile singolare, oppure appartenenti ad una cultura decisamente estranea alla cultura ricevente, i committenti optino per strategie di accettabilità (Toury 1995), che comportano la stesura di un metatesto che “accorci la distanza” fra il prototesto e il lettore modello del metatesto, risolvendo possibili problemi di non comprensione da parte del lettore, il quale leggerà un testo “pre-digerito” dal traduttore. È facile capire che traduzioni all’insegna dell’accettabilità non arricchiscono la cultura ricevente e presuppongono un lettore modello poco interessato alla cultura altrui e non disposto a fare uno sforzo per comprenderla.

Negli ultimi anni sono stati fatti sforzi per far dialogare la teoria e la pratica nell’ambito della traduttologia. In questo senso, si è convenuto sull’importanza di prevedere degli strumenti condivisi di valutazione delle traduzioni. È in quest’ottica che è stata creata la tabella Valutrad (Osimo 2019) che rappresenta una preziosa sintesi di molteplici contributi sui cambiamenti traduttivi e dove si è riusciti in modo esaustivo a mappare tutti i cambiamenti traduttivi in dieci categorie.

macrocategoria

categoria

sigla

spiegazione

ricadute

esempi

distorsioni della relazione

intratesto, intertesto, realia, cacofonia, rima

I

uso di sinonimi, ripetizioni, rimandi intratestuali rimandi intertestuali, realia

sinonimizzazione e desinonimizzazione coglimento di rimandi interni da un capo all’altro del testo. ridondanza lessicale migliore/peggiore

eliminazione (volontaria o involontaria) dei rimandi interculturali o intertestuali e delle ripetizioni

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coglimento dei rimandi esterni ad altri testi o altre culture

volutamente disseminati in parti diverse del testo per creare rimandi esterni dal testo ad altri testi/culture

distorsioni della relazione

stile personale

S

migliore/

peggiore rendimento dello stile

migliore/peggiore resa dello stile

sostituzione di congiunzioni alle virgole in un autore che ha la ripetizione della virgola come tratto poetico

distorsioni della relazione

cadenza, enfasi sintattica

R

enfasi, ordine delle parole, cadenza, punteggiatura, rima

è stato alterato uno di questi elementi, modificando il ritmo del testo. enfasi, ordine delle parole. dislocazioni, frasi scisse, ordine anomalo delle parole che determina diversa accentuazione della frase

il capoverso dell’originale scompare nella traduzione o viceversa ne compare uno prima inesistente. È te che volevo ↠ Io volevo te

distorsioni della relazione

indicalità, punto di vista, riferimento interpersonale

PDV

deittici, rimandi interpersonali, punto di vista

migliore/peggiore riproduzione del punto di vista del narratore o del personaggio,

questo/quello ora/allora qui/là

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ideologia personale

distorsioni della relazione

destinatario (registro, tipo di testo, spostamento)

Dest

registro, tipo di testo

uso di parole di registro uguale a/diverso da quello desiderato. migliore/peggiore

parmi d’udire un botto ↠ cos’è ‘sto casino?

distorsioni della realtà

cambiamento radicale di senso (aggiunta, omissione)

M

cambiamento radicale di senso riguardante una parola o più, mistranslation

l’errore è tale da compromettere il senso generale della frase

the triumph of spirit over circumstance ↠il trionfo della spiritualità sul caso

distorsioni della realtà

modulazione di senso (specificazione o generalizzazione)

MOD

modulazione: specificazione- generalizzazion e, parole- termini, ambiguazione- disambiguazion e

una parola è resa più specifica o più generica. un termine è diventato parola comune o viceversa. ridondanza semantica. modifica del livello di ambiguità di un’espressione in entrambi i sensi

non mi dà fastidio, lo sopporto

distorsioni della realtà

calchi semantici

CS

Calchi Semantici e Sintattici

calco di parola che determina senso diverso e incomprensibile

il tuo comportament o è morbido

distorsioni della conoscenza

presunzione enciclopedica e logica

EL

Enciclopedia – precisione fattuale – conoscenza del mondo Logica

la dotazione enciclopedica della traduttrice è insufficiente a colmare l’implicito culturale. la logica

blue helmets↠ elmetti celesti sapeva che non sarebbe sopravvissuta

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della traduttrice è insufficiente a colmare l’implicito culturale

alla propria morte

distorsioni della conoscenza

ancoraggio, focalismo, uso, leggibilità

U

uso: locuzioni, collocazioni, calchi non semantici, resa inefficace

una singola parola, sebbene non semanticamente sbagliata, è collocata in modo involontariamente marcato

l’ho mandato in quella città (anziché “a quel paese”) è supposto saperlo

La tabella si divide in tre macrocategorie: distorsioni della relazione, distorsioni della realtà e distorsioni della conoscenza. Il termine «distorsione» non deve essere inteso in senso dispregiativo. Osimo parla di «distorsione» in senso semiotico. Il processo traduttivo, infatti, consiste di una prima fase di lettura, da parte del traduttore, del prototesto, che viene tradotto dal verbale al mentale, e di una seconda fase di stesura del metatesto, che rappresenta una traduzione intersemiotica dal mentale al verbale. Traducendo, il traduttore fa un’azione di filtraggio (e quindi di distorsione), e il risultato è il testo tradotto. Questo processo implica 1) una variante, 2) un’invariante, 3) un’aggiunta e 4) una perdita. La distorsione riguarda i punti 1), 3) e 4) ed è compito del critico della traduzione individuare questi tipi di distorsione semiotica e catalogarli (Osimo 2019).

1.1 Le distorsioni della relazione

La macrocategoria relativa alle distorsioni della relazione è suddivisa in cinque categorie e tratta i cambiamenti dei vari tipi di relazioni del testo.

La prima categoria, contrassegnata con la lettera I, è relativa alle relazioni del testo con se stesso. I testi presentano ripetizioni, collegamenti interni, rimandi interculturali e realia. Il traduttore deve riuscire a comprendere la rete di rimandi del prototesto e ricrearla nel metatesto. Soprattutto nei testi di alta qualità, le ripetizioni

non devono essere fraintese e considerate “sciattaggine” a cui rimediare con dei 10

sinonimi, ma devono essere umilmente riprodotte perché quasi sempre sono il segno della concentrazione semantica su determinati argomenti.

La seconda categoria, contrassegnata con la lettera S, riguarda tutte le caratteristiche del testo che lo differenziano dagli standard della cultura. Sono le caratteristiche dello stile personale dell’autore del prototesto, come ad esempio l’uso delle virgole o l’utilizzo di più aggettivi senza alcuna congiunzione fra loro. Il traduttore deve riuscire a riconoscere che alcune caratteristiche del prototesto sono peculiari dell’autore, ne deve rispettare lo stile, e per quanto possibile riproporlo nel metatesto.

La terza categoria, simboleggiata dalla lettera R, analizza i cambiamenti di cadenza ed enfasi sintattica del metatesto. Essi possono essere causati da un cambiamento della punteggiatura, dei paragrafi, della metrica o della rima. Il variare del ritmo di una frase non è un problema meramente estetico; esso impatta notevolmente sulle emozioni espresse nella frase del prototesto, che risultano alterate.

La quarta categoria, simboleggiata dalla sigla PDV, analizza i cambiamenti traduttivi inerenti ai deittici, ai riferimenti interpersonali e al punto di vista del testo. Si tratta spesso di espressioni brevi, come ad esempio questo/quello oppure qui/là, ma che hanno una valenza molto importante, riflettendo il rapporto che l’autore modello ha con la vicenda e con i personaggi di cui sta scrivendo. L’alterazione di questi riferimenti è spesso frutto di un ragionamento inconscio da parte del traduttore che opera una mediazione affettiva insieme alla mediazione linguoculturale, creando una “rivoluzione” sull’intero sistema di rapporti e punti di vista all’interno del testo.

La quinta ed ultima categoria all’interno delle distorsioni della relazione è contrassegnata dalla sigla DEST e comprende i cambiamenti traduttivi relativi al registro o al tipo di testo utilizzati. Spesso questi cambiamenti si verificano quando un traduttore, per inesperienza o ignoranza, è poco sensibile alle differenze fra i termini da scegliere in relazione ad un particolare tipo di lettore o di contesto. Quando un traduttore, consapevolmente o inconsapevolmente, cambia la dominante di un testo, automaticamente si verificano spostamenti di questa categoria. Succede

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talvolta che il traduttore assuma anche il ruolo (non dovuto) di facilitatore logico nella sua traduzione, ed anche in questo caso abbiamo un cambiamento traduttivo DEST, poiché il metatesto risulta indirizzato ad un lettore modello bisognoso di essere accompagnato nei passaggi logici.

1.2 Le distorsioni della realtà

La macrocategoria delle distorsioni della realtà si divide in tre diverse categorie e riguarda le distorsioni relative ai diversi sensi (significati contestuali) del prototesto. I cambiamenti all’interno di questa macrocategoria tendono a modificare la realtà aggiungendo, amplificando, minimizzando o negando alcune caratteristiche, in modo più o meno intenso.

La prima categoria riguarda il cambiamento radicale di senso ed è caratterizzata dalla lettera M. Questa è la distorsione casuale per eccellenza perché qui il traduttore, senza seguire un criterio a sostegno, aggiunge informazioni al prototesto oppure ignora dettagli del prototesto. L’omissione a volte può essere giustificata dalla motivazione che nella cultura ricevente il particolare omesso è dato per scontato. L’omissione può essere altresì una “scorciatoia” per “togliersi dall’impiccio” quando il traduttore si imbatte in elementi presumibilmente intraducibili. Il cambiamento radicale di senso, tuttavia, non è molto interessante per l’analisi dell’impatto di questo cambiamento sulla cultura ricevente, poiché è inesplicabile e le sue ripercussioni sono quindi imprevedibili.

La seconda categoria delle distorsioni della realtà è quella della modulazione di senso, contraddistinta dalla sigla MOD, che analizza i cambiamenti dove varia il livello di ambiguità di un’espressione, in entrambi i sensi. Alcuni cambiamenti sono nel senso della specificazione, dove il traduttore ha la presunzione di sapere cosa non è scritto nel prototesto e lo voglia specificare. Nel caso della generalizzazione il traduttore ha la presunzione di ignorare la realtà extratestuale del prototesto, e quindi non è specifico, non informando completamente il lettore.

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La terza categoria è quella dei calchi semantici e sintattici, CS. In questi casi, il traduttore sceglie come traducente una parola con caratteristiche esterne simili ad un’altra parola della cultura emittente, ma che non veicola lo stesso senso.

1.3 Distorsioni della conoscenza

Di questa macrocategoria fanno parte i cambiamenti traduttivi inerenti alla conoscenza dei dati.

La categoria E L racchiude i cambiamenti dovuti ad una falsa conoscenza della realtà (E) e i cambiamenti causati da un’insufficiente capacità logica del traduttore (L); ambedue non gli permettono di colmare l’implicito culturale del prototesto.

La categoria U riguarda i cambiamenti causati dall’ignoranza delle consuetudini di collocazione presenti in tutte le lingue naturali, da parte del traduttore. La conseguenza di questi cambiamenti è la scarsa leggibilità.

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2 ANALISI PROTOTESTO-METATESTO

I testi analizzati nell’analisi comparativa sono tratti da:
Elias Canetti, Die gerettete Zunge. Geschichte einer Jugend, Fischer Verlag 2014.

Elias Canetti, La lingua salvata. Storia di una giovinezza, Adelphi 1991, traduzione a cura di Amina Pandolfi e Renata Colorni.

Die gerettete Zunge. Geschichte einer Jugend

La lingua salvata. Storia di una giovinezza

“Kako la gallinica” – Wölfe und Werwölfe

“Kako la gallinica” – Lupi e lupi mannari

Ein eifriges und zugleich zärtliches Wort, das ich oft hörte, war „la butica“. So nannte man den Laden, das Geschäft, in dem der Großvater und seine Söhne den Tag zubrachten. Ich wurde selten hingenommen, weil ich zu klein war. Es lag an einer steilen Straße, die von der Höhe der reicheren Viertel Rutstschuks stracks zum Hafen hinabführte. An

Una parola che sentivo pronunciare spesso, con fervore e tenerezza insieme1, era “la butica”. Così si chiamava la bottega, il negozio in cui il nonno e i suoi figli trascorrevano la giornata. Mi ci portavano2 di rado perché ero troppo piccolo. Si trovava in una strada ripida, che dall’alto dei quartieri ricchi di Rustschuk scendeva dritta fino al porto. In quella strada si

1 DEST / M: nel testo tedesco gli aggettivi eifrig (operosa) e zärtlich (tenera) sono attributi di Wort (parola). La traduzione potrebbe essere «Una parola operosa e insieme tenera, che sentivo spesso, era “la butica”». Nella traduzione italiana i due aggettivi diventano nomi ed esprimono il modo in cui veniva pronunciata “la butica”. C’è un cambiamento radicale di senso. Inoltre «sentivo pronunciare» alza il registro rispetto all’espressione «sentivo».

2 PDV: il punto di vista è quello di Elias: «venivo ammesso raramente perché ero troppo piccolo». La versione italiana sposta lo sguardo fuori da Elias: «mi ci portavano di rado perché ero troppo piccolo». Cambiando il soggetto della frase, il testo italiano non ha lo stesso impatto emotivo del testo tedesco.

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dieser Straße lagen alle die größeren Geschäfte; das des Großvaters befand sich in einem dreistöckigen Haus, das mir stattlich und hoch erschien, die Wohnhäuser auf dem Hügel oben waren einstöckig. Man verkaufte darin Kolonialwaren en gros, es war ein geräumiger Laden, in dem es wunderbar roch. Auf dem Boden standen große, offene Säcke mit verschiedenen Getreidesorten, es gab Säcke mit Hirse, mit Gerste und solche mit Reis. Ich durfte, wenn meine

trovavano tutte le ditte3 importanti; quella del nonno era in una casa a tre piani, che allora4 mi pareva alta e imponente, le case di abitazione sulla collina erano tutte5 a un solo piano. Nella „butica“6 si vendevano coloniali all’ingrosso, era un locale7 molto8 ampio, in cui si respirava9 un odore meraviglioso. Per terra c’erano grandi sacchi aperti con diverse qualità di cereali, sacchi di lenticchie10, di avena11,12 di riso. Se avevo le mani pulite,

3 DEST: in questo contesto sarebbe più adeguato tradurre con «negozi». «Ditte» appartiene ad un registro più alto e non è adatto al contesto
4 PDV: «allora» non è presente nel testo tedesco, è un’aggiunta.
5 S: «tutte» non è presente nel testo tedesco, è un’aggiunta che serve a rendere la frase più consueta in italiano, come se il lettore avesse un problema estetico nei confronti dello stile dell’originale.

6 PDV/I: nel testo tedesco appare darin (lì), mentre nella versione italiana viene ripetuto «Nella butica».
7 MOD: nella traduzione italiana troviamo una generalizzazione. Laden significa negozio, «locale» è più generico.

8 MOD: nel testo tedesco l’aggettivo «ampio» non è al superlativo. Nel testo italiano c’è un’amplificazione.
9 DEST / MOD: in dem es wunderbar roch significa «in cui c’era un odore meraviglioso». «si respirava» appartiene ad un registro più alto, inoltre è più specifico rispetto a «c’era»

10 M: la traduzione italiana di Hirse è «miglio». C’è un cambiamento radicale di senso.
11 M: la traduzione italiana di Gerste è «orzo». C’è un cambiamento radicale di senso.
12 S/R: nel testo tedesco c’è la congiunzione «e», mentre nel testo italiano è stata messa solo una virgola. Questo cambiamento altera il ritmo della frase.

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Hände sauber waren, hineingreifen und die Körner fühlen. Das war ein angenehmes Gefühl, ich füllte die Hand mit Körnern, hob sie hoch, roch daran und ließ die Körner langsam wieder herunterrinnen; das tat ich oft, und obwohl es viele andere merkwürdige Dinge im Laden gab, tat ich das am liebsten und war schwer von den Säcken wegzubringen. Es gab Tee und Kaffee und besonders Schokolade.

mi permettevano13 di affondarle dentro per14 sentire i granelli. Era una sensazione piacevole15 riempirmi le mani16 di grani, sollevarli, sentirne l’odore e poi lasciarli scorrere giù lentamente17; lo facevo spesso, e sebbene ci fossero nel negozio molte altre cose straordinarie18, non ce n‘era nessuna che mi piacesse di più19, ed era difficile staccarmi da quei sacchi. Si vendeva20 tè e caffè e specialmente

13 PDV: nel testo tedesco compare ich durfte che significa «avevo il permesso». La traduzione italiana «mi permettevano» modifica il punto di vista perché sposta il focus fuori da Elias.
14 PDV/S: nel testo tedesco non c’è una proposizione finale, ma la congiunzione «e». Sentire i granelli è un’altra cosa che Elias aveva il permesso di fare. La versione italiana si sente in dovere di operare una mediazione logica, come se il lettore non fosse in grado di capire il nesso tra le due azioni.

15 R: nel testo tedesco in questo punto c’è una virgola. L’assenza della virgola nel testo italiano ne altera il ritmo.
16 M: nel testo tedesco troviamo «mano» al singolare.
17 PDV: nel testo tedesco affiorano i ricordi del piccolo Elias che racconta la sequenza di azioni che gli procuravano una sensazione piacevole: «mi riempivo la mano di chicchi, la alzavo, li odoravo e lasciavo di nuovo scorrere giù i chicchi lentamente». La traduzione italiana cambia il punto di vista. La sequenza di verbi all’infinito nel testo italiano non ha lo stesso impatto emotivo del racconto in prima persona.

18 S/DEST: viele andere merkwürdige Dinge in questo caso significa «molte altre cose strane». Uniformazione al presunto gusto estetico del lettore italiano.
19 R / S: nel testo tedesco troviamo tat ich das am liebsten, «questa era la cosa che preferivo fare», mentre nella traduzione italiana viene usata un’enfasi e un ordine delle parole differente, usando la doppia negazione. Cambia il ritmo e non viene rispettato lo stile dell’autore.

20 DEST/PDV: L’espressione nel testo tedesco significa «c’era». «Si vendeva», oltre ad appartenere ad un registro più alto, pone l’accento sulla commercializzazione, mentre nel testo tedesco l’enfasi è su cosa vede il piccolo Elias nel magazzino del nonno paterno. Cambia il punto di vista: quello infantile è sostituito con quello adulto. Il punto di vista del bambino è sostituito da quello (presunto) del lettore adulto italiano.

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Alles fand sich in großen Mengen und schön verpackt, es wurde nicht einzeln verkauft wie in gewöhnlichen Läden, die offenen Säcke am Boden gefielen mir auch darum besonders, weil sie nicht zu hoch für mich waren und ich beim Hineingreifen die vielen Körner, auf die es ankam, fühlen konnte.

cioccolata. Tutto era in grandi quantità e bene imballato, non si vendeva al minuto come nei soliti negozi, e21 i grandi sacchi aperti sul pavimento mi piacevano in modo particolare anche perché non erano troppo alti e per me e quando vi affondavo le mani riuscivo a distinguere22 le diverse qualità dei granelli.

21 S/R: la congiunzione «e» è assente nel testo tedesco. La sua aggiunta modifica il ritmo della frase. 22 MOD/I: il verbo fühlen (sentire) è stato tradotto con «distinguere», che è più specifico. Il traduttore non ha forse notato il rimando intratestuale, (vedi dieci righe sopra) dove compariva lo stesso verbo che era stato tradotto con «sentire».

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Die meisten Dinge, die es da gab, waren genießbar, aber nicht alle. Es gab Streichhölzer, Seifen und Kerzen. Es gab auch Messer, Scheren, Wetzsteine, Sicheln und Sensen. Die Bauern, die aus den Dörfern einkaufen kamen, standen lange davor und prüften mit den Fingern ihre Schärfe. Ich sah ihnen interessiert und ein wenig ängstlich zu, mir war es verboten, Messer zu berühren. Einmal

La maggior parte delle merci23 24erano commestibili, ma non tutte. C’erano anche fiammiferi, sapone25, candele. E26 inoltre coltelli, forbici, coti per affilare, falci e falcetti. I contadini che venivano dai villaggi a fare acquisti li osservavano a lungo27 e ne saggiavano28 la lama con il dito. Io li guardavo con molto29 interesse e anche30 un po’ di paura, il permesso di toccare le lame affilate non l’avevo31. Una volta un contadino,

23 I / MOD / DEST: traducendo Dinge (cose) con «merci» non viene rispettato il rimando a Dinge che si trova in precedenza (merkwürdige Dinge = cose strane). Inoltre «merci» è più specifico di «cose» e appartiene ad un registro più alto e non ad un registro infantile.
24 S: nel testo tedesco c’è una proposizione incidentale (die es da gab, = che c’erano/si trovavano lì) che in italiano viene completamente omessa.

25 MOD: nel testo tedesco la parola «sapone» (Seifen) è al plurale, intendendo diversi tipi di sapone. Generalizzazione.
26 I: Mentre in italiano troviamo solamente la preposizione «E» nel testo tedesco la frase inizia con Es gab auch («C’erano anche»). Non viene rispettato il rimando intratestuale a Es gab della riga precedente.

27 S/MOD: l’espressione tedesca significa «stavano a lungo lì davanti». Nel testo tedesco non viene espresso il concetto di «osservare». La frase è resa più ‘plausibile’, come se ci fosse bisogno di una facilitazione logica per il lettore italiano. Nel testo italiano è più esplicita.

28 DEST: l’espressione “saggiare la lama col dito” appartiene ad un registro più alto rispetto a prüften ihre Schärfe («controllavano con le dita quanto erano affilate»)
29 S: nel testo tedesco l’amplificazione «molto» all’aggettivo interessiert (interessato), non è presente. Si tratta di un’aggiunta allo scopo di rendere la frase più ‘normale’.

30R/S: nel testo tedesco la parola «anche» non è presente. Si tratta di un’aggiunta che modifica il ritmo della frase e l’enfasi.
31 R/S: il significato della frase nel testo tedesco è: «a me era vietato toccare le lame affilate». Nel testo italiano «il permesso di toccare le lame affilate non l’avevo» modifica l’enfasi della frase e snatura lo stile dell’autore.

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nahm ein Bauer, den mein Gesicht wohl belustigte, meinen Daumen in die Hand, legte ihn neben seinen und zeigte mir, wie hart seine Haut war. Aber ich bekam nie eine Schokolade zum Geschenk, der Großvater, der hinten in einem Kontor saß, führte ein strenges Regiment, und alles war en gros.

evidentemente divertito dalla mia faccia, mi prese il pollice nella mano, lo mise vicino al suo e mi mostrò come era dura la sua pelle. Ma non ebbi mai una tavoletta di cioccolata in regalo, il nonno, che se ne stava nel retro seduto nel suo32 ufficio, dirigeva la ditta con severità e tutto era venduto all’ingrosso.

Zu Hause bewies er mir seine Liebe, weil ich seinen vollen Namen trug, auch seinen Vornamen. Im Geschäft sah er mich aber nicht besonders gern, und ich durfte nie lange bleiben. Wenn er eine

A casa mi dimostrava il suo affetto, perché mi chiamavo proprio come lui, avevo anche il suo nome, non solo il cognome. Ma in negozio non mi vedeva molto volentieri e non mi dava il permesso33 di fermarmi a lungo. Quando

32 PDV: nel testo tedesco l’aggettivo possessivo non è presente, troviamo solamente «in un ufficio».
33 M / PDV/ I: ich durfte nie lange bleiben (io non avevo mai il permesso di fermarmi a lungo) è stato tradotto con «non mi dava il permesso di fermarmi a lungo». Manca la resa di «mai». Inoltre cambia il punto di vista: nel testo italiano il soggetto è il nonno, mentre nel testo tedesco l’autore parla in prima persona. Ich durfte ricorre più volte nel testo e questo rimando dovrebbe essere riconosciuto e riprodotto.

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Anweisung gab, rannte der Angestellte, der sie empfing, eilig davon, und manchmal verließ einer mit Paketen den Laden. Am liebsten mochte ich einen mageren, ärmlich gekleideten älteren Mann, der immer abwesend lächelte. Er hatte unbestimmte Bewegungen und fuhr zusammen, wenn der Großvater etwas sagte. Er schien zu träumen und war ganz anders als die anderen Leute, die ich im Laden sah. Für mich hatte er immer ein freundliches Wort, er sprach so unbestimmt, daß ich ihn nicht verstand, aber ich spürte, daß er mir gut gesinnt war. Er hieß Tschelebon und

lui dava un ordine, l’impiegato che lo riceveva correva via in fretta,34 spesso35 uno di loro usciva36 con dei pacchi. Quello che più mi piaceva era un uomo magro, poveramente vestito e piuttosto anziano, che sorrideva sempre con aria assente. Aveva dei movimenti incerti e sussultava ogni volta che il nonno diceva qualcosa. Pareva che stesse sognando ed era molto diverso dall’altra gente che vedevo nel negozio. Per me aveva sempre una parolina37 gentile, parlava in modo così indistinto che non lo capivo, ma sentivo che mi voleva bene38. Si chiamava Tschelebon e gli avevano dato

34 R: in questo punto nel testo tedesco c’è la congiunzione und («e») che è omessa nel testo italiano, modificando il ritmo.
35 MOD: l’avverbio manchmal significa «talvolta», nella versione italiana con «spesso» viene modificata la frequenza dell’avvenimento.

36 MOD: la frase tedesca significa «lasciava il negozio con dei pacchi», la frase italiana è più generica.
37 MOD: ein freundliches Wort significa «una parola gentile», mentre nella versione italiana «una parolina gentile» rappresenta una modulazione di senso poiché è un vezzeggiativo.

38 MOD: daß er mir gut gesinnt war significa «che era ben disposto verso di me». L’espressione del testo italiano «mi voleva bene» è troppo intensa.

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wurde als armer und hoffnungslos untüchtiger Verwandter aus Mitleid beschäftigt. Ich hörte immer Tschelebon rufen, wie einem Diener, so habe ich ihn in Erinnerung behalten und erfuhr erst viel später, daß er ein Bruder des Großvaters war.

l’impiego per compassione, perché era un parente povero e incapace, un caso disperato39. Io sentivo sempre chiamare Tschelebon come si chiama un domestico, ed è così che mi è rimasto nella memoria40;41 solo molto più tardi venni a sapere che era un fratello del nonno.

39 S/MOD/R: l’avverbio hoffnungslos è stato tradotto in italiano come «un caso disperato». Si tratta qui tuttavia del rafforzativo dell’aggettivo untüchtig («incapace»). La traduzione potrebbe essere «irrimediabilmente incapace». Inoltre, l’intero periodo nel testo tedesco, più breve, non contiene nemmeno una virgola, mentre nel testo italiano ne compaiono due. La frase del testo italiano ha un ritmo diverso.

40 R: nel testo tedesco troviamo «così mi è rimasto nella memoria», mentre nel testo italiano si è optato per la frase «ed è così che mi è rimasto nella memoria», aggiungendo all’inizio la congiunzione «e» che non c’è nel testo tedesco e grazie alla costruzione differente si è modificato il ritmo originale.

41 R: nel testo tedesco c’è la congiunzione “und” (e), mentre nella versione italiana si è optato per un punto e virgola, modificando il ritmo del periodo.

21

Die Straße vorm großen Tor unseres Hofes war staubig und verschlafen. Wenn es stark regnete, verwandelte sie sich in Schlamm, in dem die Droschken tiefe Spuren hinterließen. Ich durfte nicht auf der Straße spielen, auf unserem großen Hof war mehr als genug Platz und er war sicher. Aber manchmal hörte ich draußen ein heftiges Gackern, das

La strada davanti al cancello grande del nostro cortile era polverosa e sonnolenta. Quando pioveva forte si trasformava in un pantano in cui le carrozze lasciavano solchi profondi. Non avevo il permesso di giocare sulla42 strada, nel cortile c’era spazio in abbondanza e si43 era al sicuro. Ma talvolta udivo fuori un violento

42 CS: si tratta di un calco semantico, poiché in italiano è preferibile dire «in strada» oppure «per strada».
43 MOD/PDV: il soggetto della frase tedesca (er) si riferisce al cortile. Il cortile era un luogo sicuro. La frase del testo italiano è più generica e cambia il punto di vista, poiché nel testo tedesco si parla del cortile come luogo sicuro e nel testo italiano il focus sono le persone che possono sentirsi al sicuro.

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bald lauter und aufgeregter wurde. Dann dauerte es nicht lange, und zum Tor stürzte gackernd und zitternd vor Angst ein Mann in schwarzen, abgerissenen Kleidern herein, auf der Flucht vor den

schiamazzare che si faceva man mano44 più forte ed eccitato. Subito dopo45 si precipitava verso46 il cancello, chiocciando e tremando tutto47 di paura, un uomo vestito di stracci neri48 che fuggiva da una banda di bambini di

44 DEST/MOD: bald significa «presto». Nella versione italiana, utilizzando l’avverbio «man mano» si dà l’impressione che lo schiamazzare impieghi un tempo più lungo a diventare forte ed eccitato. Il registro è innalzato artificiosamente.
45 S / R: la frase nel testo tedesco Dann dauerte es nicht lange, und… (Poi non passava molto tempo, e…) è stata tradotta con «Subito dopo», eliminando la virgola e quindi modificando lo stile e il ritmo del testo tedesco.

46 M: l’espressione utilizzata dall’autore è zum Tor hereinstürzen che significa «entrare dal cancello precipitandosi». L’espressione utilizzata nel testo italiano non dà l’idea che l’uomo entri dal cancello.
47 R/S: nel testo tedesco troviamo zitternd vor Angst («tremando di paura»). Nel testo italiano è stato aggiunto «tutto» che modifica l’enfasi della frase e non rende lo stile sobrio dell’autore.

48 MOD/S/R: l’espressione ein Mann in schwarzen, abgerissenen Kleidern («un uomo con indosso abiti neri, stracciati») è stata resa in italiano utilizzando l’espressione «vestito di stracci neri» che è più specifica rispetto al testo tedesco. Inoltre, l’enfasi e il ritmo dato dei due aggettivi separati dalla virgola che troviamo nel testo tedesco non è riprodotta nel testo italiano.

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Straßenkindern. Sie waren alle hinter ihm her, riefen: „Kako! Kako!“ und gackerten wie Hühner. Er fürchtete sich vor Hühnern, und darum verfolgten sie ihn. Er war ihnen einige Schritte voraus und verwandelte sich unter meinen Augen selbst in ein Huhn. Er gackerte heftig, aber in verzweifelter Angst, und machte mit den Armen flatternde Bewegungen. Er stürzte atemlos die Stufen zum Hause

strada49. I ragazzini50 lo incalzavano dappresso51 52gridando “Kako! Kako!” e schiamazzavano come galline. Lui aveva paura delle galline e proprio53 per questo gli correvano dietro. L’uomo54 aveva qualche passo di vantaggio su di loro e, sotto i miei occhi, lui stesso si trasformava in una gallina. Chiocciava forte, ma in preda a una paura disperata, e muoveva le braccia come un uccello sbatte le ali55. Si precipitava a perdifiato

49 M /MOD: in tedesco troviamo auf der Flucht vor den Straßenkindern, che significa «in fuga dai bambini della strada». Nella versione italiana viene introdotto il concetto di «banda», assente nel testo tedesco. Inoltre, l’espressione italiana «bambini di strada» può fuorviare il lettore del testo italiano, inducendolo a pensare a bambini che vivono per la strada, specificando una categoria di bambini non compatibile con il contesto.

50 I: in tedesco troviamo il pronome personale Sie («essi»), in italiano invece «I ragazzini». 51 MOD/DEST: nel testo tedesco troviamo Sie waren alle hinter ihm her («tutti lo seguivano» oppure «erano tutti dietro di lui»), mentre nel testo italiano «lo incalzavano dappresso» dà un’immagine amplificata e appartiene ad un registro più elevato.
52 S/R: nel testo tedesco troviamo riefen («urlavano») preceduto dalla virgola, mentre nel testo italiano si è optato per un gerundio («urlando»), omettendo la virgola. Questo modifica il ritmo del periodo.
53 S: è stato aggiunto l’avverbio «proprio», che amplifica l’espressione, che nel testo tedesco non compare.
54 I: in tedesco troviamo il pronome personale Er («lui»), in italiano invece «L’uomo».
55 DEST: l’espressione del testo italiano è più specifica – perché nel testo tedesco non compare la parola «uccello» – oltre ad essere più lunga. Una traduzione più generica potrebbe essere «faceva movimenti svolazzanti con le braccia».

24

des Großvaters hinauf, wagte sich aber nie hinein, sprang auf der anderen Seite herunter und blieb regungslos liegen. Die Kinder blieben gackernd beim Hoftor stehen, sie durften den Hof nicht betreten. Wenn er wie tot dalag, fürchteten sie sich ein wenig und zogen davon. Aber bald stimmten sie draußen ihren

su per i gradini che portavano alla casa del nonno, ma non osava56 entrare, e anzi57 ripiombava58 giù dall’altra parte con un salto e restava immobile per terra59. I bambini rimanevano fuori dal cancello continuando60 a schiamazzare, sapevano di non poter entrare61. Quando lo vedevano62 disteso come morto,

56 R/MOD: nel testo tedesco troviamo «non osava mai entrare». L’avverbio «mai», che dà un’enfasi particolare alla frase, è assente nel testo italiano.
57 DEST: «e anzi» è assente dal testo tedesco, e ciò conferisce al testo un innalzamento di registro e una facilitazione logica che Canetti non ha sentito la necessità di offrire al lettore dell’originale.

58 DEST: «ripiombava» è assente dal testo tedesco. Nel testo tedesco troviamo sprang auf der anderen Seite herunter che significa «saltava giù dall’altra parte». Innalzamento di registro.
59 MOD: nel testo italiano si è omesso di specificare che l’uomo si trovava «disteso» (liegen).

60 S: il verbo «continuare» è assente nel testo tedesco, dove troviamo Die Kinder blieben gackernd beim Hoftor stehen («I bambini rimanevano presso il cancello schiamazzando»). È alterato lo stile dell’autore.
61 S/PDV: nel testo tedesco troviamo sie durften den Hof nicht betreten («non avevano il permesso di entrare nel cortile»). Nel testo italiano viene introdotto il concetto che i bambini «sapevano», assente nel testo tedesco. Cambia lo stile e il punto di vista: avere il permesso è concetto infantile, sapere è da adulto.

62 S/PDV: il verbo «vedere» è assente dal testo tedesco, dove troviamo solamente Wenn er wie tot dalag («Quando era disteso lì come morto»). Si introduce il punto di vista del bambino che vede, che Canetti aveva omesso.

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Triumphgesang an: „Kako la gallinica! Kako la gallinica!“ – „Kako das Hünchen! Kako das Hünchen!“ – Solange man sie hören konnte, blieb Kako regungslos liegen. Kaum waren sie außer Hörweite, erhob er sich, griff sich ab, sah sich vorsichtig um, horchte noch eine Weile ängstlich und schlich sich dann gekrümmt, aber ganz still aus dem Hof. Jetzt war er kein Huhn mehr, er flatterte und gackerte nicht und war wieder der zerschlagene Idiot des Reviers.

provavano un po’ di paura e indietreggiavano63. Ma subito dopo, da fuori, intonavano il loro canto di trionfo: “Kako la gallinica! Kako la gallinica” – “Kako la gallinella! Kako la gallinella!”. Fintanto che le loro voci si potevano udire, Kako restava immobile; ma non appena svanivano in lontananza, egli si rialzava, si palpava ben bene64, si guardava prudentemente intorno, rimaneva ancora un lungo momento65 in ascolto66 e infine67 si allontanava dal cortile, curvo, ma in assoluto silenzio. Adesso non era più una gallina, non sbatteva le ali né chiocciava più68:69 era di nuovo l’idiota del quartiere, sconfitto e affranto70.

63 S/DEST/PDV: zogen davon significa «se ne andavano». l registro viene innalzato, e si introduce il punto di vista del bambino che arretra (rivolto verso la scena) quando invece è un semplice allontanamento.
64 S: «ben bene» è un’aggiunta del testo italiano

65 DEST: nel testo tedesco troviamo eine Weile («un attimo»), nel testo italiano invece «un lungo momento». Questa espressione dà l’idea di un tempo più lungo rispetto al testo originale e soprattutto innalza il registro.
66 M: nel testo italiano è stato omesso di scrivere che l’uomo era in ascolto «impaurito» (ängstlich).

67 DEST/MOD: dann («poi») è qui tradotto con «infine», di registro più alto.
68 S: «più» è assente dal testo tedesco
69 R: la congiunzione und del testo tedesco è stata sostituita con i due punti nel testo italiano, modificando il ritmo del testo originale.
70 M: nel testo tedesco compare solamente un aggettivo, zerschlagen («sfinito»), nel testo italiano troviamo due aggettivi, «sconfitto e affranto», che aggiungono informazioni che non troviamo specificate così e innalzano il registro.

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Manchmal, wenn die Kinder nicht weit auf der Straße auf ihn gelauert hatten, begann das unheimliche Spiel von neuem. Meist verzog es sich in eine andere Straße, und ich sah nichts mehr davon. Vielleicht hatte ich Mitleid mit Kako, ich erschrak immer, wenn er sprang, aber wovon ich nie genug bekam, was ich jedesmal in der gleichen Aufregung mit ansah, war seine Verwandlung in ein riesiges

Talvolta, quando i bambini di strada71 erano rimasti in agguato ad aspettarlo non lontano di lì72, il poveretto73 ricominciava quel suo gioco sinistro74. Il più delle volte però75 cercava riparo76 in un’altra strada e io non lo77 vedevo più. Forse avevo compassione di Kako, quando saltava mi spaventavo sempre78, ma ciò che non mi stancavo mai di vedere79, ciò che fissavo80 ogni volta con la stessa eccitazione era la sua

71 I: il soggetto del testo tedesco è die Kinder («i bambini»). Nel testo italiano troviamo «i bambini di strada». Il traduttore crea un rimando intratestuale inesistente nel testo tedesco, ripetendo «i bambini di strada» (v. nota 46). La parola «strada», Straße, compare nella frase, ma per esprimere il luogo dove i bambini facevano la posta all’uomo.

72 PDV: nel testo tedesco troviamo auf der Straße, ma poiché che il traduttore ha utilizzato la parola «strada» nella collocazione «bambini di strada» (vedi nota precedente), il luogo dove si svolge la scena viene tradotto con «lì».
73 M: il concetto di «poveretto» è assente nel testo tedesco.

74 PDV: La frase nel testo tedesco begann das unheimliche Spiel von neuem significa «il gioco sinistro iniziava di nuovo». Siamo in presenza di un cambiamento radicale di prospettiva e di punto di vista poiché nel testo italiano il soggetto della frase è l’uomo, definito poveretto, che «ricominciava quel suo gioco sinistro».

75 S: la congiunzione avversativa «però» è assente nel testo tedesco.
76 M: nel testo tedesco il soggetto della frase è es, cioè das Spiel (il gioco). Nel testo italiano è l’uomo (che in tedesco avrebbe dovuto essere espresso dal pronome er, lui) che «cerca riparo». Il significato della frase tedesca è «[il gioco] si spostava in un’altra strada».
77 M: «lo» non è riferito l’uomo; l’autore si sta riferendo ancora al gioco. Si potrebbe tradurre «e io non vedevo più niente».
78 R: è stato invertito l’ordine della proposizione principale e della secondaria. Secondo l’ordine nel testo tedesco, la traduzione avrebbe dovuto essere «mi spaventavo sempre quando saltava». Viene modificata l’enfasi. Nel testo tedesco le due emozioni (avevo compassione / mi spaventavo) sono vicine, separate solo da una virgola.
79 S: Si modifica lo stile dell’autore, che va per gradi e nella prima frase scrive solamente wovon ich nie genug bekam («ciò che non mi stancava mai»), e nella frase successiva specifica di cosa si tratta (was ich jedesmal mit der gleichen Aufregung it ansah, «ciò che osservavo ogni volta con la stessa eccitazione»).
80 MOD: «fissare» è molto più specifico dell’effetto di ansehen, che significa guardare, osservare. Il traduttore lo ha usato per diversificare, avendo già utilizzato «vedere» nella frase precedente.

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schwarzes Huhn. Ich begriff nicht, warum die Kinder ihn verfolgten, und wenn er ganz still nach seinem Sprung am Boden lag, fürchtete ich, er werde nicht aufstehen und nie wieder zum Huhn werden.

metamorfosi in una gigantesca gallina nera. Non capivo perché i bambini lo inseguissero, e quando lui, dopo il salto, restava disteso immobile per terra, avevo sempre81 paura che non dovesse82 più rialzarsi e non tornasse più a fare la gallina83.

Die Donau an ihrem bulgarischen Unterlauf ist sehr breit. Giurgiu, die Stadt gegenüber, gehörte zu Rumänien. Von dort sei, so hieß es, die Amme gekommen, die mich mit ihrer Milch nährte. Sie sei eine starke, gesunde Bäuerin gewesen und nährte zugleich ihr eigenes Kind, das sie mitbrachte. Ich hörte immer Rühmendes von ihr sagen, und obwohl ich mich nicht an sie erinnern kann, behielt um ihretwillen das Wort „rumänisch“ für mich einen warmen Klang.

Nell’ultimo tratto del suo corso attraverso la Bulgaria, il Danubio è molto ampio. Giurgiu, la città sulla sponda opposta84, apparteneva alla Romania. Di lì, si raccontava, era venuta la balia che mi aveva nutrito col suo latte. Dicevano che era una contadina forte e robusta, che aveva portato con sé il suo bambino e ci allattava insieme85. Io ne sentivo sempre parlare come di un personaggio importante86 e, sebbene, non riesca a ricordarmi di lei, per merito suo la parola “rumeno” ha conservato per me

81 M: «sempre» è assente dal testo tedesco
82 DEST: il verbo «dovere» è assente nel testo tedesco, serve ad alzare il registro.
83 PDV: nie wieder zum Huhn werden significa «non diventasse più una gallina». Tornasse dà l’idea di padronanza dell’azione, diventasse è più passivo.
84 PDV/S: nel testo tedesco troviamo die Stadt gegenüber («la città di fronte»). Nel testo italiano cambia il punto di vista, che diventa esterno, e non viene mantenuto lo stile dell’autore.
85 S: la sintassi del testo italiano non corrisponde a quella del testo tedesco. Il testo tedesco significa «Dicevano che era una contadina forte e robusta e allattava contemporaneamente suo figlio che aveva portato con sé»
86 M: il verbo rühmen significa «elogiare». La traduzione potrebbe essere «Sentivo sempre dire parole di elogio su di lei».

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In seltenen Jahren fror die Donau im Winter zu, und man erzählte sich aufregende Geschichten darüber. Die Mutter war in ihrer Jugend öfters auf einem Schlitten nach Rumänien hinübergefahren, sie zeigte mir die warmen Pelze, in die sie dabei eingepackt war. Wenn es sehr kalt wurde, kamen Wölfe von den Bergen herunter und fielen ausgehungert über die Pferde vor den Schlitten her. Der Kutscher suchte sie mit Peitschenhieben zu vertreiben, aber das nützte nichts und man mußte auf sie schießen. Bei einer

un suono affettuoso.

In qualche raro inverno il Danubio gelava e a questo proposito si narravano storie straordinarie87. In gioventù la mamma era andata più volte con la slitta fino88 in Romania e89 io vidi, perché lei me le mostrò90, le calde pellicce in cui allora si era avvolta91. Quando il freddo si faceva molto intenso92, i lupi scendevano dalle montagne e si gettavano famelici sui cavalli che trainavano93 le slitte. Il cocchiere cercava di cacciarli a colpi di frusta, ma non serviva a nulla e così era costretto a ucciderli94a fucilate. In una di queste

87 S: il significato di aufregend è «emozionante». Utilizzando l’aggettivo «straordinario» c’è un’uniformazione al presunto gusto estetico del lettore italiano.
88 S: «fino» non compare nel testo tedesco. È un abbellimento.
89 R/S: la congiunzione «e» nel testo tedesco è assente. Al suo posto c’è una virgola. Cambia il ritmo del periodo e lo stile dell’autore.

90 S/PDV/R: l’espressione tedesca sie zeigte mir significa «lei mi mostrò». Il testo italiano è più prolisso («e io vidi, perché lei me le mostrò,) e non rispecchia lo stile dell’autore, e altera il punto di vista. Cambia anche il ritmo, poiché nel testo italiano il complemento oggetto (le calde pellicce) è anche separato da una virgola.

91 PDV: nel testo tedesco non è stato utilizzato il verbo nella forma riflessiva («nelle quali era avvolta»)
92 MOD/DEST: Wenn es sehr kalt wurde, nello stile sobrio di Canetti, significa «quando diventava molto freddo». La frase utilizzata utilizza un registro più alto. C’è un’uniformazione ad un astratto “stile letterario”.

93 S/MOD: il traduttore ha sentito il bisogno di introdurre una relativa. Die Pferde vor den Schlitten letteralmente significa «i cavalli davanti alle slitte» Per evitare di introdurre una relativa ed esplicitare il ruolo dei cavalli, si sarebbe potuto tradurre «i cavalli delle slitte».
94 MOD: La frase del testo tedesco man mußte auf sie schießen significa «si doveva sparare a loro». L’espressione del testo italiano è più specifica perché specifica l’arma utilizzata e il fatto che l’arma uccidesse.

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solchen Fahrt stellte es sich heraus, daß man nichts zum Schießen mitgenommen hatte. Ein bewaffneter Tscherkesse, der als Diener im Hause lebte, hätte mitkommen sollen, aber er war ausgeblieben, und der Kutscher war ohne ihn losgefahren. Man hatte Mühe, sich der Wölfe zu erwehren, und geriet in große Gefahr. Wenn nicht zufällig ein Schlitten mit zwei Männern entgegengekommen wäre, die durch Schüsse einen Wolf

occasioni95, si accorsero quando ormai era troppo tardi96 di non aver portato i fucili97. Il98 circasso armato che viveva in casa come domestico avrebbe dovuto accompagnare la spedizione99, ma quella volta100 non s’era visto e il cocchiere partì101 senza di lui. Dovettero penare molto per difendersi dai lupi e il pericolo fu grave. Se per puro caso non fosse apparsa un’altra102 slitta con due uomini che viaggiavano nella direzione opposta103

95 MOD: Bei einer solchen Fahrt significa «Durante uno di questi viaggi». «occasioni» è più generico.
96 S: «quando ormai era troppo tardi» non compare nel testo tedesco. La versione italiana opera una mediazione logica per “aiutare” il lettore.

97 MOD: nel testo tedesco troviamo nichts zum Schießen mitgenommen hatte (non avevano portato con sé niente per sparare). La versione italiana specifica che non si erano portati i fucili.
98 PDV/I: nel testo tedesco troviamo l’articolo indeterminativo Ein, nel testo italiano l’articolo determinativo.

99 S/DEST: hätte mitkommen sollen significa «avrebbe dovuto venire con loro». Nel testo italiano il registro è più alto e viene specificato che si trattava di una spedizione. Non viene usato lo stile sobrio dell’autore.
100 PDV: «quella volta» non compare nel testo tedesco dove non è presente nessun complemento di tempo.

101 I: nel testo tedesco troviamo due verbi al trapassato prossimo. Nel testo italiano, il secondo verbo, «partì» è inspiegabilmente al passato remoto. Dovrebbe essere anch’esso al trapassato prossimo.
102 S: «altra» è assente dal testo tedesco (ein Schlitten, una slitta). Il testo italiano vuole aiutare il lettore a seguire la vicenda.

103 S/PDV: nel testo italiano è stata introdotta una relativa assente nel testo tedesco. Il testo tedesco significa «Se dalla direzione opposta non fosse arrivata per caso una slitta con due uomini». Nel testo italiano è stato utilizzato il verbo «apparire» ed è stata creata una relativa con i due uomini che viaggiavano, come soggetto. Lo stile asciutto di Canetti non viene riprodotto.

30

töteten und die anderen vertrieben, hätte es sehr schlecht ausgehen können. Die Mutter hatte große Angst ausgestanden, sie schilderte die roten Zungen der Wölfe, die so nahe gekommen waren, daß sie noch in späteren Jahren von ihnen träumte.

e che spararono ai lupi, uccidendone uno e mettendo in fuga gli altri104, la cosa sarebbe potuta finire molto, ma molto105 male. La mamma aveva provato un grande spavento, descriveva le lingue rosse dei lupi, erano arrivati talmente vicini che le capitava di sognarseli ancora, pur essendo passati molti anni106.

104 S: la frase del testo tedesco è più lineare: die durch Schüsse einen Wolf töteten und die anderen vertrieben, «che con i loro spari uccisero un lupo e scacciarono gli altri». Il testo italiano ha una sintassi diversa, con l’utilizzo di una virgola e due gerundi.
105 R/S: l’enfasi data dall’espressione «molto, ma molto male» è assente dal testo tedesco, dove troviamo hätte es sehr schlecht ausgehen können (la cosa avrebbe potuto finire male). 106 S/R: attraverso la modifica della punteggiatura e della sintassi, il testo italiano non rispecchia il ritmo e lo stile dell’autore. Nel testo tedesco semplicemente «descriveva le lingue rosse dei lupi che erano venuti così vicini, che lei li sognava ancora dopo molti anni». Nel testo italiano dopo «lupi» non è stata mantenuta la relativa ed è stata inserita una virgola che dà un’enfasi diversa. È stato utilizzato il verbo «capitare», assente nel testo tedesco ed è stata utilizzata l’espressione «pur essendo passati molti anni». Il testo italiano sembra accompagnare il lettore nella lettura con una sintassi che vorrebbe essere più accondiscendente.

31

Ich bettelte oft um diese Geschichte, und sie erzählte sie gern. So wurden Wölfe die wilden Tiere, die meine Phantasie zuerst erfüllten. Der Schrecken vor ihnen wurde genährt durch die Märchen, die ich von den bulgarischen Bauernmädchen hörte. Fünf, sechs von ihnen lebten immer bei uns im Hause. Sie waren ganz jung, vielleicht zehn oder zwölf, und waren von ihren Familien aus den Dörfern in die Stadt gebracht worden, wo man sie als Dienstmädchen in die Häuser der

Io la supplicavo spesso di raccontarmi quella storia e lei lo faceva volentieri107. Così i lupi furono gli animali feroci che per primi riempirono la mia fantasia. La paura che avevo di loro era alimentata dalle fiabe che mi raccontavano le contadinelle bulgare108. Ce n’erano sempre cinque o sei109 in casa nostra. Erano giovanissime, avevano forse dieci o dodici anni, e dai loro villaggi le famiglie le mandavano in città110 dove erano messe a servizio come domestiche nelle case dei benestanti. Giravano

107 S/PDV/DEST: Il verbo betteln significa in altri contesti «elemosinare» o «chiedere insistentemente». In questo contesto potrebbe essere tradotto semplicemente con «chiedere». Il verbo «supplicare» appartiene ad un registro più alto. Inoltre, essendo un verbo intransitivo, obbliga a usare un altro verbo per dare un senso compiuto alla frase. Nel testo tedesco troviamo Ich bettelte oft um diese Geschichte, und sie erzählte sie gern («Le chiedevo spesso questa storia e lei la raccontava volentieri», rispetto al testo italiano «Io la supplicavo spesso di raccontarmi quella storia e lei lo faceva volentieri»). Nel testo italiano lo stile è diverso. C’è anche da notare anche la traduzione di «quella storia» che allontana dal lettore la vicenda rispetto a «questa storia» del testo tedesco.

108PDV: nel testo tedesco il soggetto è ich, «le fiabe che ascoltavo dalle contadinelle bulgare», mentre nel testo italiano il soggetto sono le contadinelle bulgare, «le fiabe che mi raccontavano le contadinelle bulgare». Questo cambiamento traduttivo è rilevante. Elias parla in prima persona. Ascoltare le fiabe alimenta la sua paura.

109 R/MOD: nel testo tedesco inizia con fünf, sechs von ihnen lebten («cinque, sei di di loro vivevano»), mentre per il testo italiano viene scelta un’enfasi diversa: «Ce n’erano sempre cinque o sei». Inoltre il testo italiano è più generico, poiché si limita a dire che ce n’erano sempre cinque o sei, senza specificare che vivevano in casa di Elias.

110 PDV: nel testo tedesco il verbo è al passivo («dai paesi, erano state portate dalle loro famiglie in città»). Nel testo italiano cambia il punto di vista («le famiglie le mandavano in città»). Inoltre viene modificato il tempo verbale; l’imperfetto del testo italiano indica una consuetudine, mentre il trapassato prossimo del testo tedesco indica un fatto avvenuto precedentemente.

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Bürger verdingte. Sie liefen barfuß im Hause herum und waren stets guter Dinge, viel hatten sie nicht zu tun, sie taten alles zusammen, sie wurden zu meinen frühesten Spielgefährten.

scalze per casa ed erano sempre di buon umore, non avevamo molto da fare e111 quel poco lo facevano tutte insieme112; divennero le mie prime compagne di giochi.

Abends, wenn die Eltern ausgegangen waren, blieb ich mit ihnen zu Hause. An den Wänden des großen Wohnzimmers liefen ihrer ganzen Länge nach niedere türkische Sofas. Außer den Teppichen überall und einigen kleinen Tischen waren sie die einzige ständige Einrichtung dieses Raums, deren ich mich entsinne. Wenn es dunkel wurde, bekamen die Mädchen Angst. Auf einem der Sofas gleich beim Fenster

La sera, quando i miei genitori uscivano, io restavo a casa con loro. Nella grande stanza di soggiorno, correvano lungo tutte le pareti bassi divani turchi. Oltre ai tappeti sparsi dappertutto e ad alcuni tavolinetti, erano i soli arredi permanenti della sala di cui io riesca a ricordarmi113. Quando faceva buio, le ragazzine venivano colte dalla paura, Allora114 ci accucciavamo tutti insieme su uno dei divani accanto alla finestra, loro mi

111 R: la congiunzione «e» non è presente nel testo tedesco, dove è presente una virgola. Ciò modifica il ritmo del periodo.
112 R/S: sie taten alles zusammen («facevano tutto insieme») è una frase asciutta, tipica dello stile di Canetti. Il testo italiano ha una cadenza diversa («e quel poco lo facevano tutte insieme») non rispecchia lo stile originale

113 S: nel testo tedesco troviamo deren ich mich entsinne («di cui mi ricordi»). Nel testo italiano è stata utilizzata la frase più complessa «di cui io riesca a ricordarmi»
114 R/PDV: «Allora» è assente dal testo tedesco. La frase italiana inizia con un ritmo diverso rispetto al testo tedesco

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kauerten wir uns alle dicht zusammen, mich nahmen sie in die Mitte, und nun begannen ihre Geschichten von Werwölfen und Vampiren. Kaum war eine zu Ende, begannen sie mit der nächsten, es war schaurig, und doch fühlte ich mich, auf allen Seiten fest an die Mädchen gepreßt, wohl. Wir hatten solche Angst, daß niemand aufzustehen wagte, und wenn die Eltern nach Hause kamen, fanden sie uns alle schlotternd auf einem Haufen.

prendevano nel mezzo e cominciavano a raccontare115 storie di lupi mannari e di vampiri;116 appena finita una storia, subito ne cominciavano un’altra ed117 era una cosa terribile;118 eppure io, stretto tutt’intorno dalle ragazze, stavo bene ed ero contento119. Tale era la paura120 che nessuno di noi osava muoversi121 e alzarsi, e quando i genitori ritornavano a casa ci trovavano ammucchiati sul divano122 tutti tremanti.

115 PDV/R/S: il testo tedesco und nun begannen ihre Geschichten von Werwölfen und Vampiren («e allora iniziavano le loro storie di lupi mannari e vampiri») ha come soggetto le storie. Nel testo italiano sono le ragazze che «cominciano a raccontare storie». Cambia il punto di vista, il ritmo della frase – che nel testo tedesco è impresso da und nun («e allora») – e lo stile.

116 R/S: nel testo italiano si è optato per il punto e virgola, mentre nel testo tedesco c’è un punto.
117 R/S: la congiunzione «e» è stata inserita al posto della virgola del testo tedesco, alternando il ritmo.

118 R/S: nel testo tedesco non è presente il punto e virgola, ma è presente la congiunzione und preceduta da una virgola (con valore grammaticale). Il ritmo del periodo è alterato.
119 S/DEST: «ed ero contento» è assente dal testo tedesco. Il traduttore, interpretando la situazione, assume il ruolo di facilitatore logico, per far comprendere meglio al lettore come si sentiva il piccolo Elia in quella situazione.

120 PDV: Wir hatten solche Angst («Avevamo un tale paura») è stato tradotto con «Tale era la paura». Cambia il punto di vista e la frase diventa impersonale.
121 S/DEST: nel testo tedesco compare solamente il verbo aufstehen. («Nessuno osava alzarsi»). Nella versione italiana compare «muoversi e alzarsi». Il traduttore assume il ruolo di facilitatore nel veicolare il messaggio.

122 PDV/S: «sul divano» non compare nel testo tedesco. Nel testo italiano si sente l’esigenza di rimarcare il luogo dove si trovava Elias con le ragazze.

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Von den Märchen, die ich hörte, sind mir nur die über Werwölfe und Vampire in Erinnerung geblieben. Vielleicht wurden keine anderen erzählt. Ich kann kein Buch mit Balkanmärchen in die Hand nehmen, ohne manche von ihnen auf der Stelle zu erkennen. Sie sind mir in allen Einzelheiten gegenwärtig, aber nicht in der Sprache, in der ich sie gehört habe. Ich habe sie auf bulgarisch gehört, aber ich kenne sie deutsch, diese geheimnisvolle Übertragung ist vielleicht das Merkwürdigste, was ich aus meiner Jugend zu berichten habe, und da das sprachliche Schicksal der meisten Kinder anders verläuft, sollte ich vielleicht etwas darüber sagen.

Di tutte123 le favole124 che mi furono raccontate125, mi sono rimaste impresse soltanto quelle dei lupi mannari e dei vampiri. Forse non se ne raccontavano altre. Non posso prendere in mano un libro di fiabe dei Balcani senza riconoscerne immediatamente più d’una. Mi sono presenti in tutti i particolari, ma non nella lingua in cui le ho ascoltate. Le ho ascoltate in bulgaro, ma le conosco in tedesco, e126 questa misteriosa trasposizione è forse la cosa più singolare che io possa raccontare della mia infanzia, e poiché, per quel che riguarda la lingua, il destino127 della maggior parte dei bambini è diverso dal mio, dovrei forse dire qualcosa su questo punto.

123 MOD: Von den Märchen significa «Delle fiabe». Nel testo italiano compare «Di tutte le favole». Si tratta di una modulazione di senso in senso assoluto.
124 MOD/I: si tratta di fiabe, non di favole
125 PDV: nel testo tedesco il soggetto della frase è ich. Die ich hörte significa «che io ascoltai». Nella traduzione italiana abbiamo «che mi furono raccontate». Cambia il punto di vista e il protagonista non è più Elias che ascolta delle favole e ne ricava delle emozioni.

126 R: nel testo tedesco la congiunzione «e» è assente.
127 S: Canetti utilizza l’espressione das sprachliche Schicksal («il destino linguistico»). Nel testo italiano non ci si è “arrischiati” a tradurre «destino linguistico», ma si è voluto esprimere il concetto con un’espressione più lunga («per quanto riguarda la lingua, il destino …»).

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Meine Eltern untereinander sprachen deutsch, wovon ich nichts verstehen durfte. Zu uns Kindern und zu allen Verwandten und Freunden sprachen sie spanisch. Das war die eigentliche Umgangssprache, allerdings ein altertümliches Spanisch, ich hörte es auch später oft und habe es nie verlernt. Die Bauernmädchen zu Hause konnten nur Bulgarisch, und hauptsächlich mit ihnen wohl habe ich es auch gelernt.

Fra di loro i miei genitori parlavano tedesco, lingua di cui non dovevo capire nulla. Con noi bambini, come128 con i parenti e con gli amici, parlavano spagnolo,129 che era poi130 la nostra vera lingua quotidiana; ma si trattava di uno spagnolo piuttosto131 antiquato che132 ho udito spesso anche in seguito e non ho mai più dimenticato. Le ragazzine133 che lavoravano in casa134 parlavano soltanto bulgaro ed è probabile che questa lingua135 io l’abbia imparata soprattutto con loro. Ma poiché non frequentai mai una scuola bulgara e lasciai Rustschuk

128 S: nel testo tedesco viene ripetuta nella frase due volte la congiunzione und («e») mentre nel testo italiano si è sostituita una volta la congiunzione «e» con «come».
129 S: Il punto del testo tedesco è stato sostituito nel testo italiano con una virgola, che precede una relativa che nel testo tedesco non è presente. Il ritmo del testo tedesco è alterato. 130 S: l’avverbio «poi» è assente nel testo tedesco. Nel testo italiano è stato inserito per rendere più scorrevole la lettura da parte del lettore italiano.

131 MOD: nel testo tedesco troviamo solamente altertümlich, («antiquato»). Nella traduzione italiana si è aggiunto «piuttosto», che modula il significato.
132 S/R: È stata creata una relativa, laddove nel testo tedesco troviamo solamente una virgola. Cambia il ritmo e lo stile rispetto al testo tedesco.

133 MOD: la parola utilizzata nel testo italiano, «ragazzine», è meno specifica di Bauernmädchen («contadinelle»).
134 S: nel testo italiano viene aggiunta un’informazione attraverso una relativa. Testo tedesco: zu Hause («a casa»). Testo italiano: «che lavoravano in casa». L’aggiunta è presumibilmente per facilitare la comprensione del lettore italiano.

135 I: nel testo tedesco troviamo il pronome es (riferito al bulgaro), mentre nel testo italiano si è ritenuto necessario ripetere la parola «questa lingua», che rende più scorrevole la lettura, ma non rispetta lo stile dell’autore.

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Aber da ich nie in eine bulgarische Schule ging und Rustschuk mit sechs Jahren verließ, habe ich es sehr bald vollkommen vergessen. Alle Ereignisse jener ersten Jahre spielten sich auf spanisch oder bulgarisch ab. Sie haben sich mir später zum größten Teil ins Deutsche übersetzt. Nur besonders dramatische Vorgänge, Mord und Totschlag sozusagen und die ärgsten Schrecken, sind mir in ihrem spanischen Wortlaut geblieben, aber diese sehr genau und unzerstörbar. Alles übrige, also das meiste, und ganz besonders alles Bulgarische, wie die Märchen, trage ich deutsch im Kopf.

quando avevo solo136 sei anni, il bulgaro137 l’ho ben presto completamente dimenticato. Tutti gli eventi di quei miei138 primi anni si svolsero dunque139 in spagnolo o in bulgaro. In seguito mi si sono in gran parte tradotti in tedesco. Solo eventi particolarmente drammatici, delitti e morti140 per intenderci,141 nonché142 i più grandi spaventi della mia infanzia143, mi sono rimasti impressi nella loro fraseologia spagnola, ma in modo estremamente preciso e indistruttibile. Tutto il resto, vale a dire il più, e specialmente tutto ciò che era bulgaro, come appunto144 le favole145, me le porto in testa in tedesco.

136 S: «solo» è un’aggiunta, assente nel testo tedesco.
137 I/R: nel testo italiano, oltre al pronome «lo», viene sia ripetuta la parola «il bulgaro», mentre nel testo tedesco c’è solamente il pronome es, modificando l’enfasi («il bulgaro l’ho ben presto completamente dimenticato»).
138 PDV: l’aggettivo possessivo «miei» è assente dal testo tedesco.
139 S/DEST: «dunque» è assente dal testo tedesco.
140 MOD: «delitti e morti» è generico. Mord und Totschlag significa «uccisioni e omicidi» 141 R: la virgola è stata aggiunta nel testo italiano, modificando il ritmo della frase.
142 S/DEST: nel testo tedesco troviamo la congiunzione und («e»), nel testo italiano «nonché».
143 MOD: il testo tedesco parla di die ärgsten Schrecken («i più grandi spaventi»). Il testo italiano specifica «i più grandi spaventi della mia infanzia». Attraverso questa aggiunta, il testo italiano vuole accompagnare il lettore e fornirgli maggiori particolari per una più facile fruizione del testo.
144 S: «appunto» è assente nel testo tedesco.
145 I/MOD: si tratta di fiabe, non di favole.

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Wie das genau vor sich ging, kann ich nicht sagen. Ich weiß nicht, zu welchem Zeitpunkt, bei welcher Gelegenheit dies oder jenes sich übersetzt hat. Ich bin der Sache nie nachgegangen, vielleicht hatte ich eine Scheu davor, das Kostbarste, was ich an Erinnerungen in mir trage, durch eine methodisch und nach strengen Prinzipien geführte Untersuchung zu zerstören. Ich kann nur eines mit Sicherheit sagen: Die

In che modo precisamente ciò sia avvenuto, non saprei dire. Non so a che punto146 e in quale occasione questo o quest’altro147 si sia automaticamente tradotto nella mia mente148. Non ho mai indagato questo, forse sono stato trattenuto149 dal timore che una ricerca metodica, condotta secondo principi severi, potesse distruggere quel che di più prezioso, in fatto di ricordi, io porto in me150. C’è una cosa sola che151 posso affermare152 con sicurezza: gli

146 MOD: «a che punto» è più generico di zu welchem Zeitpunkt, che significa «in quale momento». Si inserisce una metafora spaziale assente nell’originale.
147 PDV/S/I: dies oder jenes significa «questo o quello». La traduzione italiana è «questo o quest’altro». Il punto di vista è leggermente diverso e diverso è lo stile. Si inserisce una ripetizione.

148 MOD/DEST: la frase nel testo tedesco è molto breve: dies oder jenes sich übersetzt hat. («questo o quello si sia tradotto») Nel testo italiano troviamo delle aggiunte: «questo o quest’altro si sia automaticamente tradotto nella mia mente”. Si specifica che il processo sia avvenuto ‘automaticamente’, e ‘nella mente’. Si tratta di un’interpretazione del traduttore che compie anche un’intermediazione logica per spiegare l’avvenimento al lettore.

149 MOD/DEST/S: anche in questo caso si specifica ciò che non è presente nel testo tedesco. Il testo recita semplicemente vielleicht hatte ich eine Scheu («forse avevo timore»). Il testo italiano, «forse sono stato trattenuto dal timore» specifica il meccanismo psichico, utilizzando il verbo «trattenere» utilizzando un registro più alto.

150 S/R: In questo periodo il testo italiano presenta una sintassi e un ritmo diversi rispetto al testo tedesco. Vielleicht hatte ich eine Scheu davor, das Kostbarste, was ich an Erinnerungen in mir trage, durch eine methodisch und nach strengen Prinzipien geführte Untersuchung zu zerstören. Cercando di essere il più possibile filologici, si sarebbe potuto tradurre «forse attraverso una ricerca portata avanti metodicamente e con principi severi, avevo timore di distruggere la cosa più preziosa, i ricordi che porto in me».

151 R: l’enfasi sintattica del testo tedesco è differente. Ich kann nur eines mit Sicherheit sagen significa «Posso dire solo una cosa con sicurezza»
152 DEST: il verbo affermare appartiene ad un registro più alto rispetto a «dire» (sagen)

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Ereignisse jener Jahre sind mir in aller Kraft und Frische gegenwärtig – mehr als sechzig Jahre habe ich mich von ihnen genährt -, aber sie sind zum allergrößten Teil an Worte gebunden, die ich damals nicht kannte. Es scheint mir natürlich, sie jetzt niederzuschreiben, ich habe nicht das Gefühl, daß ich dabei etwas verändere oder entstelle. Es ist nicht wie die literarische Übersetzung eines Buches von einer Sprache in die andere, es ist eine Übersetzung, die sich von selbst

avvenimenti di quegli anni mi sono ancora presenti nella memoria153 in tutta la loro forza e freschezza – me ne sono nutrito per più di sessant’anni -, tuttavia in grandissima parte sono legati a vocaboli154 che io allora non conoscevo. Mi sembra naturalissimo155 metterli ora sulla carta, non ho affatto156 l’impressione di mutare o deformare alcunché. Non è come la traduzione letteraria di un libro da una lingua all’altra, è una traduzione che si è compiuta spontaneamente157,

153 S/DEST: «nella memoria» è un’aggiunta del testo italiano. Il testo tedesco si limita a dire sind mir … gegenwärtig («mi sono presenti»)
154 DEST/MOD: Worte in questo caso avrebbe potuto essere tradotto con «parole». «vocaboli» appartiene ad un registro più alto e specifico.

155 MOD/S: l’aggettivo natürlich (naturale) nel testo tedesco non è al superlativo assoluto. Viene alterato lo stile asciutto di Canetti che raramente utilizza i superlativi.
156 S: «affatto» è un’aggiunta del testo italiano che snatura lo stile dell’autore.
157 DEST: von selbst significa «da sé». «spontaneamente» alza il registro.

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im Unbewußten vollzogen hat, und da ich dieses durch übermäßigen Gebrauch nichtssagend gewordene Wort sonst wie die Pest meide, mag man mir seinen Gebrauch in diesem einen und einzigen Falle nachsehen.

nel mio158 inconscio, e poiché io evito come la peste questa parola che ha perduto ogni reale significato grazie all’uso smodato che se ne fa159, mi si voglia perdonare se l’adopero in questo solo e unico caso.

158 PDV: l’aggettivo possessivo «mio» non è presente nel testo tedesco
159 S: la frase tedesca contiene una costruzione attributiva che deve essere necessariamente svolta nel testo italiano. Tuttavia, si sarebbe potuto rimanere più vicini allo stile di Canetti traducendo «e poiché io solitamente evito come la peste questa parola diventata insignificante a causa del suo uso smodato». Il testo italiano è più complesso e contiene delle aggiunte che fungono da facilitatori logici per il lettore italiano.

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3 COMMENTO ALL’ANALISI COMPARATIVA

3.1 Introduzione

L’analisi comparativa del capitolo ʽKako la gallinicaʼ Wölfe und Werwölfe non è stata realizzata per intercettare “errori” presunti o effettivi di traduzione, ma con l’intento di sistematizzare i cambiamenti traduttivi del testo italiano, facendo riferimento alla tabella Valutrad (Osimo 2019), al fine di “azzardare” delle considerazioni sull’impatto di senso di questa autobiografia sulla cultura ricevente dei lettori italiani. Nessuna traduzione di un testo aperto, infatti, può essere considerata equivalente all’originale; essa è solo uno dei tanti modi di attualizzare il prototesto in un’altra cultura.
3.2 Dominante del prototesto

Il primo passo di questo lavoro di analisi è stato quello di domandarsi qual è la dominante del capitolo ʽKako la gallinicaʼ Wölfe und Werwölfe. La dominante si potrebbe riassumere con la frase «l’esperienza del mondo attraverso gli occhi di un bambino».

Il piccolo Elias descrive il magazzino del nonno, il cui edificio gli sembrava alto e imponente (das mir stattlich und hoch erschien). È la tipica impressione che hanno i bambini: le cose sembrano grandi perché si è piccoli. I sacchi sul pavimento del negozio del nonno gli piacevano particolarmente perché non erano troppo alti, e poteva infilarci le mani (die offenen Säcke am Boden gefielen mir auch darum besonders, weil sie nicht zu hoch für mich waren).

Elias racconta le sue esperienze nel negozio del nonno. Sono esperienze innanzitutto olfattive: nel negozio del nonno c’era un odore meraviglioso; il bimbo odora i chicchi di cereali prima di farli scivolare di nuovo nel sacco (es war ein geräumiger Laden, in dem es wunderbar roch, «era un negozio ampio, dove c’era un odore meraviglioso» / ich roch daran, «io li odoravo»). Sono frasi semplici, intrise di sensazioni. Il testo italiano spesso non ha riprodotto questa genuina semplicità, aggiungendo parole e alzando il registro («era un locale molto ampio in cui si respirava un odore meraviglioso»).

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Le percezioni di Elias sono anche tattili: il bambino sente i granelli e racconta per filo e per segno, in prima persona, le sensazioni piacevoli che gli procura il toccare i chicchi (Das war ein angenehmes Gefühl, ich füllte die Hand mit Körnern, hob sie hoch, roch daran und ließ die Körner langsam wieder herunterrinnen; «Era una sensazione piacevole, mi riempivo la mano di chicchi, la alzavo, li odoravo e lasciavo di nuovo scorrere giù i chicchi lentamente»). La traduzione italiana («Era una sensazione piacevole riempirmi le mani di grani, sollevarli, sentirne l’odore e poi lasciarli scorrere giù lentamente») non rende, dal punto di vista emotivo, la piacevolezza tattile che esprime Elias in prima persona, poiché utilizza i verbi all’infinito spostando il focus fuori da Elias e rendendo l’esperienza “meno vissuta”. Inoltre l’abolizione della virgola dopo «piacevole» modifica il ritmo che in quella frase è decisivo.

Il verbo utilizzato nel testo tedesco per descrivere queste sensazioni tattili è fühlen («sentire»), che è stato tradotto anche con «distinguere» (nota 22), che è un’attività cerebrale e non è adatto al contesto del racconto di un bambino che parla delle sue sensazioni tattili.

Come tutti i bambini, il piccolo Elias è “contenuto” dai divieti degli adulti. Compare diverse volte nel capitolo l’espressione ich durfte («avevo il permesso»). Quando Elias dice ich durfte, significa che si apre per lui, in modo liberante, una possibilità. Quando ha le mani pulite, Elias ha il permesso di affondarle nei sacchi di cereali (Ich durfte, wenn meine Hände sauber waren, hineingreifen). Elias non ha mai il permesso di trattenersi troppo tempo nel negozio del nonno (ich durfte nie lange bleiben). Elias non ha il permesso di giocare in strada (Ich durfte nicht auf der Straße spielen).

Ich durfte può essere considerato una parola chiave. Nel testo italiano nella maggior parte dei casi si è spostato il focus fuori da Elias, utilizzando le espressioni «se avevo le mani pulite, mi permettevano di affondarle» oppure «[il nonno] non mi dava il permesso di fermarmi a lungo», che spostando il punto di vista su chi concede il permesso, hanno snaturato il racconto.

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Più avanti nel racconto, si racconta dei bambini della strada che «non avevano il permesso di entrare nel cortile» (sie durften den Hof nicht betreten). Il testo italiano riporta «sapevano di non poter entrare». Anche qui viene modificata la sfumatura del punto di vista infantile: avere il permesso è concetto infantile, sapere è da adulto.

Altre espressioni in prima persona, come ad esempio Ich wurde selten hineingenommenm, weil ich zu kein war («venivo ammesso raramente perché ero troppo piccolo») riferendosi al negozio del nonno, spostano lo sguardo fuori da Elias; in questo caso è stato tradotto «mi ci portavano di rado perché ero troppo piccolo». Cambiando il soggetto della frase, il testo italiano non ha lo stesso impatto emotivo del testo tedesco.

Troviamo nel testo italiano lo spostamento verso l’esterno del punto di vista anche quando Elias parla delle fiabe: Von den Märchen, die ich hörte, sind sind mir nur die über Werwölfe und Vampire in Erinnerung geblieben («Delle fiabe che sentii mi sono rimaste nella memoria solo quelle sui lupi mannari e i vampiri»). Il testo italiano inizia con «Delle fiabe che mi furono raccontate…»

Elias descrive il negozio del nonno come un bambino sa fare. L’espressione che si ripete più volte è semplicemente es gab («c’era / c’erano»). Un approccio traduttivo filologico avrebbe dovuto riproporre nel testo italiano l’espressione «c’era» tutte le volte in cui si trova nel testo tedesco, poiché anche questa è una parola chiave. Invece, sono state trovate le seguenti traduzioni:

Es gab Tee und Kaffee («c’erano tè e caffè») è stato tradotto con «Si vendevano tè e caffè» che poco rispecchia il punto di vista di un bambino che descrive cosa lo circonda.
In due casi l’intera frase contenente es gab è stata omessa (vedi note 24 e 26) nel testo italiano, ma questa omissione non è indifferente, trattandosi di un rimando intratestuale che sottolinea il racconto dal punto di vista infantile di Elias. In questi due casi anche il ritmo della frase è stato modificato.

Un’altra parola che ricorre più volte nel testo tedesco è Dinge («cose») che anch’essa fa parte del vocabolario di un bambino che descrive la realtà. Dinge non è

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stato tradotto sempre con «cose». In un caso si è trovato «merci» (nota 23), che pone l’accento sulla commercializzazione.

Da questi esempi emerge che il punto di vista del bambino, che è la caratteristica intorno alla quale ruota il testo di questo capitolo, nel metatesto viene spesso sostituito da quello di un (presunto) lettore adulto italiano.

3.3 Attualizzazione dello stile e del linguaggio di Canetti nel metatesto

Il linguaggio di Elias Canetti è un linguaggio asciutto, molto controllato, che non cede mai a sproloqui, dove sono rari i superlativi e non troviamo avverbi che non siano strettamente necessari; è sorprendente come Canetti riesca ad avere un forte impatto comunicativo attraverso un linguaggio così semplice, senza mezzi stilistici sofisticati o l’utilizzo del socioletto del suo tempo. Troviamo un frequente uso delle virgole, dove anche in tedesco ci si aspetterebbe una congiunzione o addirittura un punto. È una vera sfida traduttiva riuscire a mantenere l’impatto comunicativo di Canetti nel metatesto, rispettando la sobrietà e l’essenzialità del suo stile.

Dall’analisi comparativa del capitolo Kako la gallinica Wölfe und Werwölfe è emerso che l’obiettivo del traduttore è stato principalmente l’accettabilità del metatesto, a discapito dell’adeguatezza. È stato creato un metatesto scorrevole, che cerca di essere accattivante, con un linguaggio spesso più complesso rispetto al prototesto e un frequente innalzamento del registro.

3.3.1 Aggiunta di parole

Sono state riscontrate numerose aggiunte di parole non presenti nel testo tedesco, come ad esempio «anche» (30), «proprio» (53) «mai» (56), «continuando» (60), «ben bene», (64), «più» (68), «però» (75), «sempre» (81) «fino» (88), «quella volta» (100) «allora» (114), «solo» (136) «appunto» (144), «affatto» (156), per citarne solo alcune. Questi cambiamenti traduttivi, contrassegnati con S, non pregiudicano la trasmissione del senso al lettore italiano; tuttavia queste parole sono dei “condimenti” aggiunti dal traduttore ad una ricetta originale, che spesso modificano lo stile e l’enfasi del testo, nonché il ritmo.

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3.3.2 Modifica della sintassi e utilizzo di frasi più complesse

In numerosi casi, il testo italiano ha reso più lunghe e complesse le frasi, rivoluzionando la sintassi essenziale dell’autore. A volte sembra che il traduttore voglia accompagnare il lettore utilizzando una sintassi che sembri più accondiscendente, uniformandosi al presunto gusto estetico del lettore italiano, che potrebbe non apprezzare lo stile sobrio di Canetti. Alcuni esempi sono:

(nota 19) tat ich das am liebsten («era la cosa che preferivo fare»). Traduzione: «non ce n’era nessuna che mi piacesse di più».

(nota 31) mir war es verboten, Messer zu berühren («mi era vietato toccare le lame affilate»). Traduzione: «il permesso di toccare le lame affilate non l’avevo».

(nota 58) sprang auf der anderen Seite herunter («saltava giù dall’altra parte»). Traduzione: «anzi ripiombava giù dall’altra parte con un salto».

(nota 90) sie zeigte mir («lei mi mostrò»). Traduzione: «e io vidi, perché lei me le mostrò».

(nota 102-103) Wenn nicht zufällig ein Schlitten mit zwei Männern entgegengekommen wäre («Se dalla direzione opposta non fosse arrivata per caso una slitta con due uomini»). Traduzione: «Se per puro caso non fosse apparsa un’altra slitta con due uomini che viaggiavano nella direzione opposta».

(nota 106) sie schilderte die roten Zungen der Wölfe, die so nahe gekommen waren, daß sie noch in späteren Jahren von ihnen träumte («descriveva le lingue rosse dei lupi che erano venuti così vicini, che lei li sognava ancora dopo molti anni»). Traduzione: «descriveva le lingue rosse dei lupi, erano arrivati talmente vicini che le capitava di sognarseli ancora, pur essendo passati molti anni».

(nota 112) «sie taten alles zusammen» («facevano tutto insieme»). Traduzione: «quel poco lo facevano tutte insieme»

3.3.3 Esplicitazione – facilitazione logica

La traduzione è un processo più razionale della scrittura (Osimo 2019). Ogni traduttore fa inevitabilmente e inconsapevolmente uno sforzo di razionalizzazione; per questa ragione le traduzioni sono tendenzialmente più esplicite dei loro rispettivi

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testi originali. Il traduttore deve tuttavia “stare in guardia” per non sovrapporsi all’autore del prototesto ed esplicitare ciò che l’autore avrebbe voluto mantenere implicito. Un altro rischio del traduttore è quello di assumere il ruolo di “facilitatore logico” e accompagnare il lettore del metatesto nella lettura, aiutandolo nella comprensione della vicenda.

Questi fenomeni si verificano diverse volte nel capitolo oggetto dell’analisi. Questi cambiamenti traduttivi sono stati contrassegnati con S (stile) e DEST (destinatario, poiché il metatesto implica un lettore modello bisognoso di spiegazioni e di una mediazione logica). Vengono riportati alcuni esempi:

(nota 14) hineingreifen und die Körner fühlen («affondare le mani e sentire i chicchi». La traduzione «affondare le mani per sentire i chicchi» vuole far capire al lettore il nesso fra le due azioni.

(nota 27) standen lange davor («stavano a lungo lì davanti»). Nel testo italiano «li osservavano a lungo» la frase è resa più esplicita e vuole spiegare cosa facessero esattamente i contadini davanti ai coltelli in esposizione.

(note 95-95-97) Bei einer solchen Fahrt stellte sich heraus, daß man nichts zum Schießen mitgenommen hatte («In uno di quei viaggi si accorsero che non avevano portato nulla per sparare» La frase italiana è «In una di quelle occasioni, si accorsero, quando ormai era troppo tardi di non aver portato i fucili». Il traduttore sottolinea al lettore che era troppo tardi e che si trattava di fucili.

(nota 119) fühlte ich mich [...] wohl («mi sentivo bene»). Nel testo italiano troviamo «mi sentivo bene ed ero contento». Qui il traduttore interpreta la situazione ed esplicita al lettore che Elias era contento.

(nota 121) niemand aufzustehen wagte («nessuno osava alzarsi»). Nel testo italiano «nessuno di noi osava muoversi ed alzarsi».

(nota 134) zu Hause («a casa»). Nel testo italiano «che lavoravano a casa».

(nota 143) die ärgsten Schrecken («i più grandi spaventi»). In italiano abbiamo «i più grandi spaventi della mia infanzia». Al lettore italiano viene precisato che si tratta degli spaventi dell’infanzia.

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(nota 148) dies oder jenes sich übersetzt hat («questo o quello si sia tradotto»). Traduzione: «questo o quest’altro si sia automaticamente tradotto nella mia mente». Il lettore è aiutato a capire che si tratta di una traduzione automatica e che questa è avvenuta nella mente.

(nota 149) vielleicht hatte ich eine Scheu («forse avevo timore»). In italiano troviamo «forse sono stato trattenuto dal timore». Il traduttore vuole puntualizzare il meccanismo psichico interiore di Elias.

(nota 153) sind mir [...] gegenwärtig («mi sono presenti»). La frase italiana specifica «mi sono ancora presenti nella memoria».

(nota 159) und da ich dieses durch übermäßigen Gebrauch nichtssagend gewordene Wort sonst wie die Pest meide («e poiché io solitamente evito come la peste questa parola diventata insignificante a causa del suo uso smodato»). La traduzione «e poiché io evito come la peste questa parola che ha perduto ogni reale significato grazie all’uso smodato che se ne fa» vuole facilitare la comprensione al lettore.

3.3.4 Altri cambiamenti traduttivi

Sono stati riscontrati numerosi cambiamenti traduttivi dovuti alla diversa punteggiatura, contrassegnati con S (stile) e R (ritmo). In molti casi le virgole del testo tedesco sono state sostituite da congiunzioni. In alcuni casi è avvenuto l’inverso: le congiunzioni und sono state sostituite nel testo italiano da virgole o punti e virgole o due punti. I cambiamenti di punteggiatura incidono sul ritmo e sull’enfasi del testo.

Sono stati rilevati numerosi casi di innalzamento del registro. In questo capitolo la realtà viene descritta attraverso gli occhi di un bambino ed il registro è medio-basso. Per citare alcuni esempi, sono state utilizzate le espressioni «lo incalzavano dappresso» per esprimere «lo inseguivano» (waren hinter ihm her), «merci» per esprimere «cose» (Dinge) e «un lungo momento» invece di «un attimo» (eine Weile). Un altro esempio è la traduzione della frase Wenn es sehr kalt wurde («quando diventava molto freddo») che è stata resa in italiano con «Quando il freddo

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si faceva molto intenso», che innalza decisamente il registro e sembra volersi uniformare ad un astratto stile letterario.

È stato notato un caso di calco semantico (CS). Auf der Straße è stato tradotto con «sulla strada», mentre in italiano è corretto dire «per strada» o «in strada» (nota 42).

In altri casi sono stati non sono stati rispettati i rimandi intratestuali (I) delle parole fühlen (nota 22), Dinge (nota 23), es gab (note 23,24,26). Per queste parole tedesche avrebbero dovuto essere scelti sempre gli stessi traducenti ed esse non avrebbero dovuto essere mai omesse nel testo italiano. Inoltre, non è stato rispettato il rimando intratestuale della parola Märchen («fiabe») che a volte è stata tradotta con «fiabe» e a volte con «favole».

Canetti utilizza molto di rado i superlativi e il suo linguaggio è equilibrato e poco enfatico. Sono stati riscontrati diversi cambiamenti traduttivi contrassegnati con MOD, dove l’aggettivo tedesco al grado positivo è stato trasformato in superlativo nel testo italiano, oppure sono state utilizzate espressioni per aumentare l’enfasi del racconto (R). Questi cambiamenti traduttivi potrebbero essere scaturiti dal desiderio di rendere il racconto più attraente. Alcuni esempi:

(nota 8) ein geräumiger Laden («un negozio ampio»). Nel testo italiano «un locale molto ampio».

(nota 29) Ich sah ihnen interessiert und ein wenig ängstlich zu («li guardavo interessato e un po‘ impaurito»). Testo italiano: «li guardavo con molto interesse e anche un po’ di paura»

(nota 105) hätte es sehr schlecht ausgehen können («avrebbe potuto finire molto male»). Testo italiano «la cosa sarebbe potuta finire molto, ma molto male»

(nota 155) Es scheint mir natürlich («mi sembra naturale»). Testo italiano: «mi sembra naturalissimo».

3.4 “Mondi paralleli” della traduzione

Nell’accompagnare il lettore che segue la vicenda di Kako, il traduttore “si fa prendere la mano” in un paio di punti e crea un “mondo parallelo” della traduzione.

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Kako è auf der Flucht von den Straßenkindern («in fuga dai bambini della strada»). Nella versione italiana, Kako «fuggiva da una banda di bambini di strada» (nota 49). Al lettore, che si sta figurando la vicenda, viene offerta l’immagine di una banda (assente nel testo tedesco); inoltre, utilizzando l’espressione «bambini di strada», si rischia di “deviare” l’immaginazione del lettore, che potrebbe associare l’espressione all’immagine di bambini che vivono in strada, senza una fissa dimora. Il traduttore utilizza nuovamente l’espressione «bambini di strada» dopo venti righe, creando un rimando intratestuale inesistente nel testo tedesco (nota 71) e descrivendo quel tratto di vicenda da un punto di vista stravolto e in termini differenti rispetto al testo tedesco. Wenn die Kinder nicht weit auf der Straße auf ihn gelauert hatten, begann das unheimliche Spiel von neuem. Meist verzog es sich in eine andere Straße, und ich sah nichts mehr davon («Quando i bambini erano rimasti in agguato non lontano ad aspettarlo in strada, il gioco sinistro iniziava di nuovo. Il più delle volte questo si spostava in un’altra strada, e io non vedevo più nulla») è stato reso nella versione italiana «Quando i bambini di strada erano rimasti in agguato ad aspettarlo non lontano da lì, il poveretto ricominciava quel suo gioco sinistro. Il più delle volte però cercava riparo in un’altra strada e io non lo vedevo più». (note 73-77) Il lettore italiano segue una vicenda emozionante, che tuttavia non coincide con quella del testo originale.

4 CONCLUSIONI

La lingua salvata. Storia di una giovinezza è un’autobiografia che è stata apprezzata dal pubblico in Italia. Ho letto per curiosità, navigando in rete, alcune recensioni di lettori italiani. Un lettore parla di una «prosa limpida, tesa, vibrante in tutti i particolari», un altro di «un linguaggio fresco, colorito, suggestivo». Sicuramente la strategia traduttiva del testo italiano ha colpito nel segno. È stato creato un testo “ben scritto”, scorrevole, accattivante, in sintonia con il presunto gusto estetico del lettore medio italiano.

Curiosamente, un altro lettore ha aggiunto «I giochi linguistici e la lingua utilizzati fanno sì che il romanzo possa essere anche una sorta di vocabolario di

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parole non più tanto utilizzate». Mi domando: di questo è complice la traduzione italiana?

Esiste però un’esperienza diversa: quella di coloro che hanno la fortuna di potersi accostare al testo tedesco originale dell’autobiografia, dove “vibrano” ancora le parole di Elias Canetti, dove emerge il suo genio, che gli è valso il Nobel per la letteratura nel 1981.

L’analisi comparativa eseguita in questa tesi ipotizza che l’impatto di senso del testo originale sulla cultura di lingua tedesca si discosti da quello del testo italiano sulla cultura italiana.

Solo il lettore che legge Die gerettete Zunge. Geschichte einer Jugend può probabilmente provare quelle emozioni uniche che Canetti ha voluto lasciarci in eredità attraverso la sua autobiografia.

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