BRUNO OSIMO
TRADUZIONE
E QUALITÀ
La valutazione in ambito accademico
e professionale
editore ulrico hoepli milano
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ISBN 88-203-3386-4
Ristampa:
4 3 2 1 0 2004 2005 2006 2007 2008
Copertina: MN&CG S.r.l, Milano
Stampa: Legoprint S.p.A., Lavis (Trento)
Printed in Italy
Questa traduzione non può essere pubblicata perché non “gira”.
Redattrice di una casa editrice italiana
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Matteo, 7: 6.
Indice
Prefazione
1 Che cosa significa «qualità»?
1.1.1 Definizione di «qualità»
1.1.3 Questione di vocabolario
1.1.4 Come si misura la qualità
1.2.1 Definizione di «qualità» in traduzione
1.2.2 Altre definizioni per la qualità della traduzione
1.2.3 Anche per la traduzione è questione di vocabolario
1.2.4 Come si misura la qualità in traduzione
2 Che cosa significa «valutazione»?
2.3.2 Tassonomia degli obbiettivi
2.3.3 Teoria delle scale di misurazione
2.4 La valutazione in traduzione
2.4.2 Gli obbiettivi traduttivi
2.4.3 La misurazione traduttiva
3 Teoria della critica della traduzione.
3.1 Panorama teorico sulla critica della traduzione
3.2 Critica della traduzione e dinamica proprio/altrui
3.4 Il polisistema e la dialettica proprio/altrui
3.5 La dialettica altrui nel proprio/proprio nel proprio
3.6 Altrui nel proprio versus altrui appropriato
3.7 La critica come retroduzione
3.9 Analogia e omologia nella critica della traduzione
3.10 Otto tipi per il metatesto adeguato
3.11 Il punto di vista del personaggio in traduzione
3.12 La sistematizzazione dei cambiamenti traduttivi
3.13 Analisi comparativa per mezzo del computer
4 Analisi comparativa: un caso concreto
4.2 Deittici ed espressione del punto di vista
4.3 Traducibilità dell’intertestualità
4.3.1 Traducibilità e attualizzazione dell’intertestualità sincronica
4.4 Attualizzazione metatestuale delle parole chiave
4.4.1 Traducibilità e attualizzazione delle parole concettuali
4.4.2 Traducibilità e attualizzazione delle parole funzionali
4.4.3. Traducibilità e attualizzazione dei campi espressivi
4.4.4 Traducibilità e attualizzazione metatestuale dei realia
4.6 Manipolazione del testo da parte degli editori
5.1 Microstruttura e macrostruttura
5.4 Ricadute sistemiche degli elementi linguistici
5.4.1 Vantaggi e svantaggi dei due continua
5.4.2 Complementarità dei due continua
5.4.3 Limiti del bipolarismo; introduzione del terzo polo
5.5 Creazione di un modello sintetico
5.7 Scheda di valutazione della traduzione
Appendice 1 - La fidanzata di Čehov
Il processo traduttivo, che normalmente viene considerato un tutto unico, è scomponibile in varie fasi.
La prima contempla la lettura dell’originale e l’analisi del prototesto (per questo e altri termini tecnici rimando al Glossario) stesso in vista della sua traduzione. L’analisi traduttologica del prototesto ha lo scopo di individuare la dominante del prototesto e le possibili dominanti del metatesto, ossia quali aspetti sono più facilmente traducibili nella cultura ricevente e quali sono più importanti da tradurre nella cultura ricevente. In questa fase è necessario anche individuare il residuo traduttivo – aspetto complementare a quello dell’analisi della traducibilità – ed escogitare una strategia per una resa di tale residuo al di fuori del testo tradotto: una resa metatestuale. In questa fase sono molto importanti le doti intuitive del traduttore, la sua cultura specifica (anche tecnica) e generale, la sua capacità di cogliere rimandi intertestuali e di empatia con la visione poetica, filosofica, tecnologica dell’autore del prototesto.
La seconda fase consiste nella stesura vera e propria del testo tradotto, cioè del metatesto. Qui la proiezione mentale del frutto del lavoro traduttivo interno si incontra – e a volte si scontra – con il materiale verbale della cultura ricevente e cerca una forma possibile nell’ambito degli strumenti verbali disponibili. La stesura del metatesto rivela la perizia tecnica, l’abilità e il mestiere del traduttore. Ultimata questa fase, spesso è necessario lasciar passare del tempo perché il traduttore sia in grado di ritornare sulla prima stesura e, dopo un’attenta revisione, la trasformi in una stesura definitiva, in modo analogo a come un sogno sognato si trasforma nel sogno riferito con le parole, con l’aggiunta di elementi connettivi e strutturali (l’elaborazione primaria che diventa elaborazione secondaria).
Questo volume è dedicato alla terza fase del processo traduttivo, che riguarda il primo traduttore solo in senso passivo: quella che con una parola sintetica si potrebbe chiamare «critica della traduzione». È ciò che accade al testo tradotto quando viene licenziato dal traduttore e finisce “in pasto” – a seconda del contesto – a docenti, revisori, redattori, lettori, critici.
Tralascio – nella trattazione di questo volume – i casi in cui i critici recensiscono una traduzione, i docenti la correggono, i redattori la selezionano o la revisionano senza prendersi la briga di consultare l’originale. E non perché siano casi rari: anzi, ahimè, sono casi molto frequenti. Li tralascio perché non sono di nessun interesse per la traduttologia, essendo casi di critica del testo di cui viene ignorata l’indole di testo tradotto (l’appartenenza al sistema della letteratura tradotta, direbbe Even-Zohar), e il metatesto viene considerato invece alla stregua di un testo qualsiasi, privo di qualsivoglia originale.
Negli altri casi, la critica della traduzione (o correzione, revisione, selezione) è analisi comparativa di due testi (prototesto e metatesto). Il metodo dell’analisi comparativa non è diverso, nella sostanza, se i due testi sono espressi nello stesso codice naturale o appartengono a lingue diverse. Tra l’analisi comparativa di due testi in due lingue diverse e l’analisi di due testi nella stessa lingua passa una differenza simile a quella fra traduzione interlingustica e traduzione intralinguistica: in linea di principio una differenza nulla.
Il primo e il secondo capitolo non sono dedicati allo specifico della traduzione, ma cercano di enucleare i principi di base rispettivamente della teoria della qualità e della teoria della valutazione in generale. Gli apporti teorici non provengono dal campo della traduttologia, ma dalle rispettive discipline settoriali. A conclusione di ciascun capitolo alcuni paragrafi cercano di ipotizzare in che modo tali principi sono applicabili al campo della traduzione. Nel terzo capitolo – che si rivolge a chi non si è mai occupato di questo problema da un punto di vista teorico – traccio una sintesi dei principali contributi alla critica della traduzione in ambito scientifico. In certi casi (pochi) si tratta di pubblicazioni dedicate proprio alla critica e alla valutazione specificamente della traduzione. Nella maggior parte dei casi sono invece singoli capitoli o paragrafi sull’argomento estrapolati da manuali o saggi più generici.
Avendo svolto, nell’ambito del mio dottorato, una ricerca che ha analizzato cinque versioni italiane del racconto di Čehov La fidanzata, comparandole con l’originale per arrivare ad alcune proposte di metodo, ne sintetizzo alcuni risultati nel quarto capitolo. Il fatto che il testo analizzato sia letterario non deve far pensare a un metodo che esclude i testi più prettamente informativi. Il mio sforzo costante nella stesura di questo volume è stato quello di trovare soluzioni di sintesi, adatte per tutti i contesti traduttivi, dall’università al mercato in tutte le sue sfaccettature.
La traduzione, nella società, dà luogo a un sistema. Innanzitutto ne fanno parte le facoltà e gli istituti che hanno corsi di laurea di primo livello in lingue o in mediazione linguistica, e corsi di secondo livello in traduzione. I criteri di valutazione e di selezione degli studenti in queste istituzioni devono rispecchiare quelli poi adottati sul mercato. Gli sbocchi lavorativi dei laureati in traduzione sono principalmente due: la traduzione per l’impresa e i privati, che assorbe la maggior parte del fatturato, e la traduzione editoriale. Anche qui i criteri di valutazione, selezione e revisione dovrebbero possibilmente essere solidali con quelli in uso nelle istituzioni formative, data la reciproca dipendenza. Infine la critica della traduzione, intesa come recensione di opere pubblicate, e la ricerca sulla critica della traduzione dovrebbero anch’esse essere informate ai medesimi principi teorici delle istituzioni formative e delle aziende editoriali e non. La finalità forse più ambiziosa di questo volume è unificare, o dare una spinta a unificare, un sistema che continua a essere considerato diviso: formazione universitaria dei traduttori, mercato editoriale, mercato non editoriale, critica, ricerca.
Tenendo conto delle esigenze dei vari ambiti il quinto capitolo, improntato alla sintesi tra le esperienze e i contesti più diversi, porta alla formulazione di una scheda di valutazione delle traduzioni utilizzabile sia per la formazione, sia per la selezione del personale, sia per la ricerca.
I case studies riportati nel sesto capitolo – il primo tratto dal mondo della traduzione editoriale, il secondo da quello della traduzione per l’impresa – hanno lo scopo di mostrare come viene svolta concretamente la selezione dei traduttori sul mercato. Gli episodi descritti sono episodi reali, che vengono analizzati con gli strumenti proposti nel capitolo precedente. Servono a dare un’idea di quanto possano essere disparati i criteri di selezione, e di quanta strada occorra percorrere prima di tutto per renderli espliciti e poi per riuscire ad arrivare a una loro sintesi basata su principi generali. Un tentativo in questo senso è fatto dall’associazione austriaca dei traduttori, cui è dedicato il terzo case study.
Non sottolineerò mai abbastanza l’importanza che i criteri di selezione e di editing siano resi espliciti (e quindi siano espressi in modo condivisibile, con un metalinguaggio comune) se si vuole alzare il livello di preparazione universitaria dei traduttori e il livello di corrispondenza del lavoro dei traduttori professionale con le esigenze dei committenti.
Questo libro è destinato in particolare ai corsi di teoria della traduzione attivati nei bienni di specializzazione in traduzione, i cosiddetti «corsi di laurea di secondo livello», frequentati generalmente sia da laureati del vecchio ordinamento quadriennale, sia da laureati dei nuovi corsi triennali, soprattutto in Mediazione linguistica. Inoltre, il testo è rivolto a revisori, responsabili di prodotto, redattori, selettori di personale nel campo della traduzione, agenzie di traduzione, traduttori professionali alle prese con i problemi della qualità.
Il secondo capitolo, sulla valutazione, e il quinto sono rivolti in particolare ai colleghi che insegnano traduzione a qualsiasi livello, dalla scuola superiore all’università. L’immissione nel mondo dell’insegnamento di colleghi giovani, che non hanno mai corretto una traduzione, ripropone ogni anno il problema dei criteri. I colleghi anziani sono abituati a usare i “soliti” criteri, ormai collaudati, che però entrano in crisi quando è necessario tramandarli ai colleghi giovani. Quando questi cercano di assorbirli senza provare a giustificarseli, tutto fila liscio, ma quando vincono la timidezza e il senso di rispetto assoluto per i colleghi più esperti e provano a esprimere qualche dubbio, nascono discussioni che non hanno fine, in parte perché si sviluppano al momento sbagliato (quello in cui occorre ormai correggere gli scritti), in parte perché non c’è chiarezza nemmeno sui termini del discorso (fedeltà, letteralità, equivalenza ecc.). Ho assistito a innumerevoli discussioni di questo genere, conclusesi quasi sempre con i partecipanti che tornavano a fare «come si è sempre fatto», ossia a riprendere vecchie abitudini assorbite ora da maestri ora da colleghi ora da idee estemporanee individuali e, appunto, scarsamente condivisibili.
Spesso la valutazione delle traduzioni è fortemente arbitraria o quantomeno ha un’importante componente soggettiva. Ritengo che sia più produttivo tenerne conto piuttosto che negarne l’esistenza puntando a una valutazione “obbiettiva”. Spero con questo testo di dare un contributo perché si comincino a definire criteri condivisibili basati su qualcosa di più comprensibile della consuetudine, e perché si tenga conto dell’inevitabile componente soggettiva implicita in qualsiasi giudizio.
Come tutte le dichiarazioni pubbliche, questo libro entra nel mondo dei testi e dei significati con il suo carico di intertestualità e di considerazioni originali e vi si installa come una sostanza che a poco a poco cede parte della propria attività all’ambiente che lo circonda. Mi auguro che il suo impatto sia forte, e susciti curiosità in persone che operano in nicchie diverse del mondo della traduzione e possa essere d’aiuto a sviluppare un dibattito. Sarò grato a chi mi vorrà contattare per consigli, richieste, suggerimenti, critiche all’indirizzo osimo@trad.it.
Bruno Osimo
Ringrazio per avermi aiutato nella discussione delle idee del libro e nella lettura critica delle stesure intermedie le colleghe Sibilla Cuoghi, Donatella Garosi, Yasmina Mélaouah e le allieve Cristina Baiardi, Lucia De Rocco e Ornella Gava.
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Per una persona che si occupa di traduzione editoriale è insolito consultare un manuale sulla qualità. Ma insolito non è per i traduttori specializzati nella traduzione per le aziende. I testi sulla qualità sono generalmente il prodotto della fiorente industria delle pubblicazioni per le aziende. Di conseguenza, il linguaggio usato è consono a tale ambiente. I prodotti e i servizi presi perlopiù in considerazione dai testi sulla qualità sono concettualmente molto diversi dalle traduzioni. In questo capitolo mi prefiggo l’obbiettivo di tradurre le indicazioni fondamentali presenti nel più classico dei manuali sulla qualità, quello di Juran, non soltanto in un linguaggio adatto a traduttori e ricercatori sulla traduzione, ma anche nel loro punto di vista, tralasciando molti aspetti che non mi sembrano applicabili al nostro campo.
Secondo Juran e Godfrey esistono due definizioni di «qualità» altrettanto valide e pertinenti, che però non si fondano sugli stessi criteri. In base a una prima definizione, un prodotto di qualità è un prodotto privo di difetti, di errori che implicano il rifacimento del lavoro, di errori che determinano malfunzionamenti, insoddisfazione dei clienti, reclami ecc. L’altra definizione, complementare, afferma che la qualità coincide con la presenza nei prodotti di caratteristiche che vanno incontro alle esigenze dei clienti, garantendone la soddisfazione (2000: 2.1-2).
Come si vede, la prima è una concezione “al ribasso”, poiché tende a eliminare ciò che può creare problemi agli utenti finali. La seconda è una concezione più ambiziosa, poiché si propone, al contrario, di aggiungere caratteristiche che accrescono la soddisfazione degli utenti. Dal punto di vista econo-