Traduzione e qualità


BRUNO OSIMO

 

 

 

 

 

 TRADUZIONE

E QUALITÀ

 

 

La valutazione in ambito accademico

e professionale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

editore  ulrico  hoepli  milano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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ISBN 88-203-3386-4

 

 

Ristampa:

 

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Copertina: MN&CG S.r.l, Milano

 

Stampa: Legoprint S.p.A., Lavis (Trento)

 

Printed in Italy


Questa traduzione non può essere pubblicata perché non “gira”.

 

Redattrice di una casa editrice italiana

 

 

Nolite dare sanctum canibus neque mittatis margaritas vestras ante porcos ne forte conculcent eas pedibus suis et conversi disrumpant vos.

 

Matteo, 7: 6.

 


 

Indice

Prefazione

1      Che cosa significa «qualità»?. 1

1.1     La qualità. 1

1.1.1 Definizione di «qualità». 1

1.1.2 Altre definizioni 2

1.1.3 Questione di vocabolario. 4

1.1.4 Come si misura la qualità. 5

1.2     La qualità in traduzione. 6

1.2.1 Definizione di «qualità» in traduzione. 6

1.2.2 Altre definizioni per la qualità della traduzione. 7

1.2.3 Anche per la traduzione è questione di vocabolario. 10

1.2.4 Come si misura la qualità in traduzione. 11

2      Che cosa significa «valutazione»?. 13

2.1 La docimologia. 14

2.2 Chi valuta i valutatori?. 16

2.3 Questione di vocabolario. 17

2.3.1 Tipologia delle prove. 18

2.3.2 Tassonomia degli obbiettivi 18

2.3.3 Teoria delle scale di misurazione. 20

2.4 La valutazione in traduzione. 25

2.4.1 La prova traduttiva. 25

2.4.2 Gli obbiettivi traduttivi 26

2.4.3 La misurazione traduttiva. 27

 

3      Teoria della critica della traduzione. 29

3.1 Panorama teorico sulla critica della traduzione. 30

3.2 Critica della traduzione e dinamica proprio/altrui 31

3.3 Concezioni sistemiche. 33

3.4 Il polisistema e la dialettica proprio/altrui 34

3.5 La dialettica altrui nel proprio/proprio nel proprio. 36

3.6 Altrui nel proprio versus altrui appropriato. 37

3.7 La critica come retroduzione. 38

3.8 Mappe mentali a ritroso. 41

3.9 Analogia e omologia nella critica della traduzione. 45

3.10 Otto tipi per il metatesto adeguato. 47

3.11 Il punto di vista del personaggio in traduzione. 52

3.12 La sistematizzazione dei cambiamenti traduttivi 52

3.13 Analisi comparativa per mezzo del computer 55

3.14 Sintesi 57

4      Analisi comparativa: un caso concreto. 59

4.1 Il racconto in esame. 59

4.2 Deittici ed espressione del punto di vista. 59

4.3 Traducibilità dell’intertestualità. 64

4.3.1 Traducibilità e attualizzazione dell’intertestualità sincronica. 65

4.4 Attualizzazione metatestuale delle parole chiave. 70

4.4.1 Traducibilità e attualizzazione delle parole concettuali 70

4.4.2 Traducibilità e attualizzazione delle parole funzionali 75

4.4.3. Traducibilità e attualizzazione dei campi espressivi 77

4.4.4 Traducibilità e attualizzazione metatestuale dei realia. 81

4.5 Considerazioni conclusive. 84

4.6 Manipolazione del testo da parte degli editori 87

5      Un modello di sintesi 89

5.1 Microstruttura e macrostruttura. 90

5.2 Il modello bottom-up. 91

5.3 Il modello top-down. 91

5.4 Ricadute sistemiche degli elementi linguistici 92

5.4.1 Vantaggi e svantaggi dei due continua. 93

5.4.2 Complementarità dei due continua. 93

5.4.3 Limiti del bipolarismo; introduzione del terzo polo. 94

5.4.4 L’enneapartizione. 95

5.5 Creazione di un modello sintetico. 96

5.6 La valutazione in sintesi 98

5.7 Scheda di valutazione della traduzione. 102

6      Case studies. 107

6.1 Editoria. 107

6.2 Traduzione non editoriale. 112

6.3 Associazioni di categoria. 118

Appendice 1 - La fidanzata di Čehov. 119

Appendice 2 - Criteri di qualità dell’JTPUnion. 135

Glossario. 141

Riferimenti bibliografici 167

Indice analitico. 173


Prefazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il processo traduttivo, che normalmente viene considerato un tutto unico, è scomponibile in varie fasi.

La prima contempla la lettura dell’originale e l’analisi del prototesto (per questo e altri termini tecnici rimando al Glossario) stesso in vista della sua tra­duzione. L’analisi traduttologica del prototesto ha lo scopo di individuare la dominante del prototesto e le possibili dominanti del metatesto, ossia quali a­spetti sono più facilmente traducibili nella cultura ricevente e quali sono più importanti da tradurre nella cultura ricevente. In questa fase è neces­sa­rio anche individuare il residuo traduttivo – aspetto complementare a quello dell’a­na­­lisi della traducibilità – ed escogitare una strategia per una resa di tale resi­duo al di fuori del testo tradotto: una resa metatestuale. In questa fase sono molto importanti le doti intuitive del traduttore, la sua cultura specifica (anche tec­nica) e generale, la sua capacità di cogliere rimandi intertestuali e di empa­tia con la visione poetica, filosofica, tecnologica dell’autore del prototesto.

La seconda fase consiste nella stesura vera e propria del testo tradotto, cioè del metatesto. Qui la proiezione mentale del frutto del lavoro traduttivo interno si incontra – e a volte si scontra – con il materiale verbale della cultura ricevente e cerca una forma possibile nell’ambito degli strumenti verbali disponibili. La stesura del metatesto rivela la perizia tecnica, l’abilità e il me­stiere del traduttore. Ultimata questa fase, spesso è necessario lasciar passare del tempo perché il traduttore sia in grado di ritornare sulla prima stesura e, dopo un’attenta revisione, la trasformi in una stesura definitiva, in modo analogo a come un sogno sognato si trasforma nel sogno riferito con le parole, con l’ag­giunta di elementi connettivi e strutturali (l’elaborazione primaria che diventa elaborazione secondaria).

Questo volume è dedicato alla terza fase del processo traduttivo, che riguarda il primo traduttore solo in senso passivo: quella che con una parola sintetica si potrebbe chiamare «critica della traduzione». È ciò che accade al testo tradotto quando viene licenziato dal traduttore e finisce “in pasto” – a seconda del contesto – a docenti, revisori, redattori, lettori, critici.

Tralascio – nella trattazione di questo volume – i casi in cui i critici recen­siscono una traduzione, i docenti la correggono, i redattori la selezio­na­no o la revisionano senza prendersi la briga di consultare l’originale. E non perché siano casi rari: anzi, ahimè, sono casi molto frequenti. Li tralascio per­ché non sono di nessun interesse per la traduttologia, essendo casi di critica del testo di cui viene ignorata l’indole di testo tradotto (l’appartenenza al si­stema della letteratura tradotta, direbbe Even-Zohar), e il metatesto viene considerato invece alla stregua di un testo qualsiasi, privo di qualsivoglia originale.

Negli altri casi, la critica della traduzione (o correzione, revisione, se­le­zio­ne) è analisi comparativa di due testi (prototesto e metatesto). Il metodo del­l’analisi comparativa non è diverso, nella sostanza, se i due testi sono espressi nello stesso codice naturale o appartengono a lingue diverse. Tra l’analisi comparativa di due testi in due lingue diverse e l’analisi di due testi nella stessa lingua passa una differenza simile a quella fra traduzione interlingustica e traduzione intralinguistica: in linea di principio una differenza nulla.

Il primo e il secondo capitolo non sono dedicati allo specifico della tradu­zione, ma cercano di enucleare i principi di base rispettivamente della teoria della qualità e della teoria della valutazione in generale. Gli apporti teorici non provengono dal campo della traduttologia, ma dalle rispettive discipline settoriali. A conclusione di ciascun capitolo alcuni paragrafi cercano di ipotizzare in che modo tali principi sono applicabili al campo della traduzio­ne. Nel terzo capitolo – che si rivolge a chi non si è mai occupato di questo pro­blema da un punto di vista teorico – traccio una sintesi dei principali con­tributi alla critica della traduzione in ambito scientifico. In certi casi (pochi) si tratta di pubblicazioni dedicate proprio alla critica e alla valutazione specifica­mente della traduzione. Nella maggior parte dei casi sono invece singoli capitoli o paragrafi sull’argomento estrapolati da manuali o saggi più generici.

Avendo svolto, nell’ambito del mio dottorato, una ricerca che ha analizza­to cinque versioni italiane del racconto di Čehov La fidanzata, comparandole con l’originale per arrivare ad alcune proposte di metodo, ne sintetizzo alcuni risultati nel quarto capitolo. Il fatto che il testo analizzato sia letterario non deve far pensare a un metodo che esclude i testi più prettamente informativi. Il mio sforzo costante nella stesura di questo volume è stato quello di trovare soluzioni di sintesi, adatte per tutti i contesti traduttivi, dall’università al mercato in tutte le sue sfaccettature.

La traduzione, nella società, dà luogo a un sistema. Innanzitutto ne fanno parte le facoltà e gli istituti che hanno corsi di laurea di primo livello in lingue o in mediazione linguistica, e corsi di secondo livello in traduzione. I criteri di valutazione e di selezione degli studenti in queste istituzioni devono rispec­chia­­re quelli poi adottati sul mercato. Gli sbocchi lavorativi dei laureati in tra­du­zione sono principalmente due: la traduzione per l’impresa e i privati, che as­sorbe la maggior parte del fatturato, e la traduzione editoriale. Anche qui i cri­teri di valutazione, selezione e revisione dovrebbero possibilmente essere so­li­dali con quelli in uso nelle istituzioni formative, data la reciproca di­pen­den­za. Infine la critica della traduzione, intesa come recensione di opere pub­bli­cate, e la ricerca sulla critica della traduzione dovrebbero anch’esse essere in­formate ai medesimi principi teorici delle istituzioni formative e delle a­zien­de editoriali e non. La finalità forse più ambiziosa di questo volume è unifica­re, o dare una spinta a unificare, un sistema che continua a essere considerato diviso: for­ma­zione universitaria dei traduttori, mercato editoriale, mercato non edi­to­ria­le, critica, ricerca.

Tenendo conto delle esigenze dei vari ambiti il quinto capitolo, improntato alla sintesi tra le esperienze e i contesti più diversi, porta alla formulazione di una scheda di valutazione delle traduzioni utilizzabile sia per la formazio­ne, sia per la selezione del personale, sia per la ricerca.

I case studies riportati nel sesto capitolo – il primo tratto dal mondo della traduzione editoriale, il secondo da quello della traduzione per l’impresa – hanno lo scopo di mostrare come viene svolta concretamente la selezione dei traduttori sul mercato. Gli episodi descritti sono episodi reali, che vengono analizzati con gli strumenti proposti nel capitolo precedente. Servono a dare un’idea di quanto possano essere disparati i criteri di selezione, e di quanta strada occorra percorrere prima di tutto per renderli espliciti e poi per riuscire ad arrivare a una loro sintesi basata su principi generali. Un tentativo in questo senso è fatto dall’associazione austriaca dei traduttori, cui è dedicato il terzo case study.

Non sottolineerò mai abbastanza l’importanza che i criteri di selezione e di editing siano resi espliciti (e quindi siano espressi in modo condivisibile, con un metalinguaggio comune) se si vuole alzare il livello di preparazione u­ni­versitaria dei traduttori e il livello di corrispondenza del lavoro dei traduttori professionale con le esigenze dei committenti.

Questo libro è destinato in particolare ai corsi di teoria della traduzione attivati nei bienni di specializzazione in traduzione, i cosiddetti «corsi di laurea di secondo livello», frequentati generalmente sia da laureati del vecchio ordinamento quadriennale, sia da laureati dei nuovi corsi triennali, soprattutto in Mediazione linguistica. Inoltre, il testo è rivolto a revisori, responsabili di prodotto, redattori, selettori di personale nel campo della traduzio­ne, agenzie di traduzione, traduttori professionali alle prese con i problemi della qualità.

Il secondo capitolo, sulla valutazione, e il quinto sono rivolti in particolare ai colleghi che insegnano traduzione a qualsiasi livello, dalla scuola superiore al­l’u­niversità. L’immissione nel mondo dell’insegnamento di colleghi gio­va­ni, che non hanno mai corretto una traduzione, ripropone ogni anno il pro­ble­ma dei criteri. I colleghi anziani sono abituati a usare i “soliti” criteri, ormai col­laudati, che però entrano in crisi quando è necessario tramandarli ai col­le­ghi giovani. Quando questi cercano di assorbirli senza provare a giustificar­seli, tutto fila liscio, ma quando vincono la timidezza e il senso di rispetto as­soluto per i colleghi più esperti e provano a esprimere qualche dubbio, na­sco­no discussioni che non hanno fine, in parte perché si sviluppano al momento sbagliato (quello in cui occorre ormai correggere gli scritti), in parte perché non c’è chiarezza nemmeno sui termini del discorso (fedeltà, letteralità, equi­valenza ecc.). Ho assistito a innumerevoli discussioni di questo genere, con­clusesi quasi sempre con i partecipanti che tornavano a fare «come si è sempre fatto», ossia a riprendere vecchie abitudini assorbite ora da maestri ora da colleghi ora da idee estemporanee individuali e, appunto, scarsamente condivisibili.

Spesso la valutazione delle traduzioni è fortemente arbitraria o quantome­no ha un’importante componente soggettiva. Ritengo che sia più produttivo tenerne conto piuttosto che negarne l’esistenza puntando a una valutazione “obbiettiva”. Spero con questo testo di dare un contributo perché si comincino a definire criteri condivisibili basati su qualcosa di più compren­sibile della consuetudine, e perché si tenga conto dell’inevitabile componente soggettiva implicita in qualsiasi giudizio.

Come tutte le dichiarazioni pubbliche, questo libro entra nel mondo dei testi e dei significati con il suo carico di intertestualità e di considerazioni originali e vi si installa come una sostanza che a poco a poco cede parte della propria attività all’am­biente che lo circonda. Mi auguro che il suo impatto sia forte, e susciti curiosità in persone che operano in nicchie diverse del mondo della traduzione e possa essere d’aiuto a sviluppare un dibattito. Sarò grato a chi mi vorrà contattare per consigli, richieste, suggerimenti, critiche all’indirizzo osimo@trad.it.

 

Bruno Osimo

 

 

 

 

 

 

 

Ringrazio per avermi aiutato nella discussione delle idee del libro e nella lettura critica delle stesure intermedie le colleghe Sibilla Cuoghi, Donatella Garosi, Yasmina Mélaouah e le allieve Cristina Baiardi, Lucia De Rocco e Ornella Gava.


1

Che cosa significa «qualità»?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per una persona che si occupa di traduzione editoriale è insolito consultare un manuale sulla qualità. Ma insolito non è per i traduttori specializzati nella traduzione per le aziende. I testi sulla qualità sono generalmente il prodotto della fiorente industria delle pubblicazioni per le aziende. Di conseguenza, il linguaggio usato è consono a tale ambiente. I prodotti e i servizi presi perlopiù in considerazione dai testi sulla qualità sono concettualmente molto diversi dalle traduzioni. In questo capitolo mi prefiggo l’obbiettivo di tradurre le indicazioni fondamentali presenti nel più classico dei manuali sulla qualità, quello di Juran, non soltanto in un linguaggio adatto a traduttori e ricercatori sulla traduzione, ma anche nel loro punto di vista, tralasciando molti aspetti che non mi sembrano applicabili al nostro campo.

1.1  La qualità

1.1.1 Definizione di «qualità»

Secondo Juran e Godfrey esistono due definizioni di «qualità» altrettanto valide e pertinenti, che però non si fondano sugli stessi criteri. In base a una prima definizione, un prodotto di qualità è un prodotto privo di difetti, di errori che implicano il rifacimento del lavoro, di errori che determinano malfunzionamenti, insoddisfazione dei clienti, reclami ecc. L’altra definizione, complementare, afferma che la qualità coincide con la presenza nei prodotti di caratteristiche che vanno incontro alle esigenze dei clienti, garantendone la soddisfazione (2000: 2.1-2).

Come si vede, la prima è una concezione “al ribasso”, poiché tende a eliminare ciò che può creare problemi agli utenti finali. La seconda è una concezione più ambiziosa, poiché si propone, al contrario, di aggiungere caratteristiche che accrescono la soddisfazione degli utenti. Dal punto di vista econo-