BRUNO OSIMO

 

 

 

 

 

PROPEDEUTICA

DELLA

TRADUZIONE

 

 

Corso introduttivo con tavole sinottiche

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

editore  ulrico  hoepli  milano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

via Hoepli 5, 20121 Milano (Italy)

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e a norma delle convenzioni internazionali

 

ISBN 88-203-2935-2

 

 

Ristampa:

 

4    3    2    1    0                      2001    2002     2003     2004    2005

 

 

 

Copertina: MN&CG S.r.l., Milano

 

Stampa: Legoprint S.p.A., Lavis (TN)

 

Printed in Italy


Indice

Prefazione

1    La scienza della traduzione. 1

1.1 Ogni comunicazione è traduzione. 1

1.2 Tradurre tutto. 5

1.3 La traduzione metatestuale. 7

1.4 La lettura come procedimento traduttivo. 9

1.5 La scrittura come procedimento traduttivo. 11

1.6 Il ciclo dell’intertestualità nella semiosfera. 13

1.7 Intertestualità e traducibilità intraculturale. 15

1.8 Intertestualità e traducibilità culturale. 15

1.9 La traduzione extratestuale: alcuni codici 21

1.10 La traduzione extratestuale: procedimento. 23

1.11 Il sogno e la psicoterapia come traduzione intersemiotica multipla. 25

2    Interpretare il significato. 27

2.1 La deduzione. 29

2.2 L’induzione. 31

2.3 L’abduzione. 33

2.4 La semiosi 35

2.5 La semiosi come interpretazione. 37

2.6 Il circolo ermeneutico. 39

2.7 Semiosi e traduzione interlinguistica. 41

2.8 Il circolo ermeneutico nella traduzione interlinguistica. 43

2.9 La cooperazione testuale. 45

2.10 La cooperazione testuale nella traduzione interlinguistica. 47

3    Equivalenze e sinonimi 49

3.1 Denotazione e connotazione. 51

3.2 Il ciclo della connotazione. 53

3.3 Apertura/chiusura del testo. 55

3.4 Spettro semantico e traduzione interlinguistica. 57

3.5 Campo semantico: differenze culturali 59

3.6 La sinonimia. 61

4    La traducibilità. 63

4.1 Cultura e cronòtopo. 65

4.2 La dominante. 67

4.3 Dominante e traduzione interlinguistica. 69

4.4 L’analisi traduttologica. 71

4.5 Ricodifica e trasposizione. 73

4.6 Il residuo comunicativo. 75

4.7 Il residuo comunicativo nella comunicazione interlinguistica. 77

4.8 Traducibilità interculturale: residuo e ridondanza. 79

4.9 Adeguatezza. 81

4.10 Accettabilità. 83

5    Differenze tra originale e traduzione. 85

5.1 Il cambiamento traduttivo: classificazione. 87

5.2 Il cambiamento traduttivo: morfologia e sintassi 89

5.3 Revisione e autocritica. 89

6    Esempi e applicazioni 91

6.1 Tradurre tutto: traduzione testuale e metatestuale. 93

6.2 La lettura e la scrittura come processi traduttivi 94

6.3 Rimandi intertestuali impliciti ed espliciti 95

6.4 Il ragionamento abduttivo applicato alla lettura. 96

6.5 Le ipotesi interpretative basate sulla lettura del testo. 97

6.6 Come avviene la traduzione interlinguistica di una parola. 98

6.7 La “traduzione” mediante equivalenze linguistiche e sinonimi 99

6.8 La scelta del destinatario e la scelta delle dominanti 104

6.9 Ricodifica dell’espressione e trasposizione del contenuto. 106

6.10 Come si forma il residuo comunicativo. 106

6.11 Il residuo e la ridondanza come parametri della traducibilità. 108

6.12 Applicazione dei principi dell’adeguatezza e dell’accettabilità. 109

6.13 Esempi di cambiamenti suddivisi per categorie. 110

Glossario. 113

Bibliografia. 115

Indice analitico. 121


Prefazione

La riforma dell’università ha riordinato la formazione linguistica. Da un lato nasce il triennio di base di mediazione linguistica, dall’altro viene istituito un biennio di specializzazione in traduzione, potenzialmente destinato sia ai diplomati del triennio di base sia ai laureati in lingue secondo il vecchio ordinamento.

Le conseguenze pratiche della riforma sono molteplici. Per quanto riguarda il triennio di mediazione linguistica, nel quale non viene compiuta dallo studente una scelta tra traduzione e interpretariato, le materie tecniche professionalizzanti come traduzione vengono introdotte in modo più diluito. Sorge quindi l’esigenza di istituire nei primi semestri corsi di propedeutica della traduzione, che possono trarre da questo testo spunti per l’inquadramento dell’attività traduttiva nel contesto scientifico di riferimento.

Per quanto riguarda il biennio di specializzazione in traduzione, è frequente il caso di studenti che vi si iscrivano dopo avere conseguito una laurea in lingue o un altro titolo di studio il cui curriculum non sempre contiene specifiche materie professionalizzanti nel campo della traduzione, a vantaggio di un maggiore approfondimento della letteratura e della filologia. Anche a questi studenti può essere utile un corso di introduzione alla scienza della traduzione per evitare che le prime esperienze pratiche di trasferimento interlinguistico di un testo non poggino su solide basi concettuali e metodologiche.

Il libro è diviso in cinque capitoli. Nel primo si delimita il campo della scienza della traduzione, descrivendo sinteticamente tutte le attività, anche extralinguistiche, che hanno al loro centro un processo traduttivo. Nel secondo si parla della percezione del testo – prima parte del processo traduttivo – e dei fenomeni interpretativi che sfuggono alla consapevolezza, della semiosi intesa come processo di interpretazione inconsapevole. Nel terzo capitolo si affronta il tema della polisemia lessicale, del campo semantico delle parole e di ciò che avviene nel processo traduttivo in relazione a questo in termini di possibilità interpretative. Spesso si parla di equivalenze e di sinonimi, ma che posto hanno questi concetti nella traduttologia contemporanea? Il quarto capitolo è dedicato allo spinoso tema della traducibilità della cultura e alle diverse strategie attuabili per trasferire una cultura – un testo in quanto portatore di una cultura – nell’altra. Nel quinto capitolo si affronta il tema del cambiamento traduttivo: in che modo si possono analizzare e classificare le differenze registrabili tra due testi in generale, tra prototesto e metatesto in particolare. Infine, nel sesto capitolo, prendendo come spunto un divertente testo di Michele Serra si offrono esempi di applicazione pratica dei principi di scienza della traduzione, con i quali è anche possibile cimentarsi individualmente o in gruppo.

Dato che si tratta di un testo propedeutico, si è voluto evitare di corredarlo di citazioni, note, rimandi bibliografici. I concetti vengono illustrati facendo occasionalmente riferimento ai nomi dei principali teorici, ma l’approfon­dimento dei temi viene rimandato ad altri testi, di cui un parziale elenco è presente in bibliografia. Non essendo un testo rivolto ai colleghi, docenti e ricercatori di traduzione, ma agli studenti, non si tenta di giustificare affermazioni e argomentazioni facendo puntuale ricorso a ricerche e lavori scientifici.

In compenso, l’esposizione è mantenuta a un livello di comprensibilità massimo per i non addetti ai lavori, e tutte le pagine a sinistra ospitano tavole che hanno lo scopo di schematizzare ciò che viene detto nella pagina a fronte con il testo. Con questa impostazione analogica si spera di riuscire a rendere facilmente comprensibili anche i concetti più complessi.

Ringrazio il mio maestro, il professor Peeter Torop, direttore del Dipartimento di Semiotica dell’Università di Tartu, in Estonia. Molti dei concetti esposti in questo volume sono rielaborazioni del concetto di «traduzione totale» di Torop, pubblicato nell’omonimo libro. Sono debitore a Peeter di molti stimoli e idee, più di quanto possa apparire dai rimandi bibliografici espliciti. La responsabilità delle interpretazioni della sua e di altre teorie è però da addebitare interamente a me.

Invito studenti, traduttori e colleghi a rivolgermi richieste, consigli, suggerimenti, critiche all’indirizzo osimo@trad.it.

 

Bruno Osimo


1

La scienza della traduzione

1.1 Ogni comunicazione è traduzione

Normalmente, quando si parla di traduzione, si ha in mente una sottospecie molto particolare di questo processo, ossia la riespressione di un testo in una lingua (codice naturale) diversa da quella in cui il testo è stato originariamente concepito e scritto. Uno dei primi passi per cercare di avere un approccio più possibile scientifico e completo alla traduzione consiste nel prenderla in considerazione in tutti i suoi aspetti (Tavola 1.1).

In Italia di traduzione si parla a volte ricorrendo a metafore estese di carattere agonistico: quando si parla di «testo di partenza» e «testo di arrivo» si ha evidentemente a che fare con una visione della traduzione come percorso inteso in senso unicamente spaziale. Come vedremo, la traduzione ha sì una dimensione spaziale, ma ne ha anche una temporale, e una culturale, che a loro volta sono ulteriormente suddivisibili.

Volendo evitare parole che ricordano forse troppo da vicino traguardi e partenze, e che sono perlopiù frutto di adattamento superficiale di locuzioni inglesi assai più espressive e precise (source text, target text), si potrebbe ipotizzare di chiamare il primo testo, quello da cui si traduce, «originale», e il secondo, il frutto del processo traduttivo «traduzione». Quest’ultima parola ha però il difetto di non distinguere il processo dal prodotto: «traduzione» indica anche il processo mediante il quale si arriva al secondo testo.

Ci  sembra  molto  conveniente  adottare  un’altra  terminologia,  che  pone il  termine  «prototesto»  (= primo testo) al posto di «originale», e «metatesto»


Tavola 1.1. Tutto è traduzione


Atto

Comunicativo

Prototesto

 

Trasferimento

 

Metatesto

 

Traduzione

testo codice naturale A

testuale

inter­linguistico

testo codice naturale B

Parafrasi

testo codice naturale A

testuale

intra­linguistico

testo codice naturale A

Citazione,

Rimando,

Allusione

testo codice naturale

intertestuale

inter­linguistico

o intra­linguistico

testo codice naturale

Ispirazione

testo codice naturale

extra­testuale

intersemiotico

testo

musicale

Traduzione filmica

testo codice naturale

extratestuale

intersemiotico

testo filmico

Ispirazione

testo codice naturale

extra­testuale

intersemiotico

testo

pittorico

Postfazione

Voce di enciclopedia

Recensione

Cronologia

Pubblicità

Biografia

testo codice naturale

meta­testuale

inter­linguistico

o intra­linguistico

testo codice naturale

Lettura

testo codice naturale

extra­testuale

intersemiotico

testo

psichico

Scrittura

testo psichico

intratestuale

intersemiotico

testo codice naturale

Discorso allo

psicoterapeuta

testo psichico

intratestuale

intersemiotico

testo codice naturale

Elaborazione dello psicoterapeuta

testo codice naturale

testuale

intra­linguistico

testo codice naturale

Feedback dello psicoterapeuta

testo codice naturale

extra­testuale

intersemiotico

testo

psichico

Trascrizione­relazione di un sogno

testo onirico

intratestuale

intersemiotico

testo codice naturale

Interpretazione del sogno

testo codice naturale

extra­testuale

intersemiotico

testo

psichico


(= testo modificato, testo trasferito, testo successivo, testo ulteriore) al posto di «testo tradotto».

Un’altra precisazione riguarda il concetto di «testo»: il primo e più immediato significato evocato da questo termine riguarda un sistema di parole con una forma grafica, dotato di una struttura interna che lo rende coerente e coeso. Ma non è detto che un testo sia fatto di parole: la semiotica ha esteso il concetto di «lingua» ai linguaggi extraverbali, come la musica, le arti figurative, il cinema, ma anche la pubblicità, l’ambiente naturale, i segnali stradali ecc.

A questo punto forse è già chiaro quali possano essere le conseguenze di tale ampliamento di orizzonti: se per traduzione si intende qualsiasi processo che trasformi un prototesto in un metatesto, e i due testi possono appartenere a qualsiasi linguaggio, verbale e non, ivi compresa la possibilità che appartengano al medesimo linguaggio, il concetto di processo traduttivo finisce per abbracciare un campo davvero assai ampio.

Il processo traduttivo che sta alla base di tutte le trasformazioni possibili di testi intesi in senso lato è, d’altra parte, un processo unico, il cui studio è reso più fecondo dalla possibilità di individuarlo anche in fenomeni apparentemente diversi come la traduzione filmica (detta spesso «versione cinematografica»; qui si preferisce sottolinearne l’appartenenza all’àmbito della traduzione) o la traduzione intertestuale (che spesso, come vedremo, prende la forma di citazioni, rimandi, allusioni ecc.). Individuare nell’àmbito di attività spesso considerate molto lontane fra loro un nucleo processuale e metodologico comune serve a dare più forza al concetto di processo traduttivo, a vederlo da più angolature e a permettere di tracciarne i confini con ciò che lo circonda.

La scienza contemporanea della traduzione, proprio in virtù della sua ambizione di essere caratterizzata da procedimenti di carattere scientifico, non si occupa soltanto di traduzione interlinguistica. Questo corso di propedeutica della traduzione ha lo scopo non di insegnare a tradurre – alla tecnica e alla metodologia della traduzione saranno dedicati appositi corsi nei semestri successivi del curriculum formativo del traduttore – ma di fare luce su un’attività spesso data per scontata e praticata inconsapevolmente, per spianare la strada alla successiva pratica della traduzione interlinguistica.

Nella Tavola 1.1 in ogni riga un atto comunicativo è considerato dal punto di vista traduttivo. La prima riga descrive il processo della traduzione interlinguistica “normale”. Il prototesto è in un codice naturale (non artificiale come, per esempio, la matematica), ossia in una lingua come l’italiano o l’inglese, e la sua trasformazione in metatesto è di carattere testuale (sia il prototesto sia il meta­testo sono testi verbali), interlinguistico (la lingua del prototesto è diversa da quella del  metatesto).  Nella seconda riga è presente la


Tavola 1.2 Tradurre tutto

Prototesto

¯

analisi traduttologica

 

 

¯

 

 

lettore

modello

 

¯

 

dominante

 

Ø

strategia traduttiva

×

 

 

×

 

Ø

 

traduzione adeguata

residuo

¯

 

¯

metatesto1

(testo tradotto)

metatesto2

(apparato paratestuale)

¯

 

¯

Metatesto1 + Metatesto2

 


parafrasi: il procedimento è lo stesso della traduzione interlinguistica, ma la parafrasi normalmente avviene nell’àmbito della stessa lingua: si tratta di esprimere con altre parole il contenuto di un messaggio. Abbiamo poi la citazione, che può anche prendere la forma del rimando o dell’allusione, specie se mancano i delimitatori (per esempio le virgolette) che rendono esplicito al lettore che si tratta di un testo altrui, di un testo che ha origine da una fonte diversa dall’autore dichiarato. Anche le citazioni sono forme di traduzione, poiché una parola o una frase enunciata da qualcuno in un determinato contesto e co-testo (paragrafo 3.1) viene ri-enunciata in un contesto e co-testo nuovi. In questo modo l’enunciazione originaria assume una luce nuova ed entra a far parte di un nuovo testo, perciò viene in un certo senso “tradotta”. A ben pensarci, la telematica e gli altri mezzi tecnici di telecomunicazione stanno accelerando e incentivando in modo esponenziale l’intertestualità della comunicazione. La facilità con cui qualsiasi cittadino del mondo cablato – in contrasto sempre più stridente con il mondo escluso dalle innovazioni tecnologiche – viene a contatto con la parola altrui fa sì che la stragrande maggioranza degli atti comunicativi contemporanei siano intertesti, ossia traduzioni intertestuali.

Tra i vari tipi di traduzione intersemiotica che si aggiungono a quelli già concepiti da Jakobson (1987) vogliamo suggerire la lettura e la scrittura, tutte le varie fasi di elaborazione del sogno come fenomeno intrapersonale e interpersonale (riferire il sogno a qualcuno, trascriverlo), e anche la terapia del disagio mentale basata sulla parola – la psicoterapia – in quanto fondata sulla ripetuta traduzione in parole di affetti, sensazioni, pulsioni, e sulla decodifica e ricodifica di tali parole che si trasformano in un feedback per il paziente. Tutti aspetti che analizzeremo accanto alle rispettive tavole sinottiche.

 

1.2 Tradurre tutto

La concentrazione sul processo traduttivo – tipica dell’approccio totale alla traduzione – è accompagnata dalla presa di coscienza che ogni atto comunicativo comporta un residuo (Tavola 4.6). Affrontando una traduzione, occorre tenerne conto e fare il possibile per riesprimere nel metatesto tutto ciò che non è traducibile direttamente nel testo tradotto. Per «metatesto» si intende in questo caso quell’insieme di testi che accompagnano, da vicino o da lontano, la pubblicazione di un testo tradotto (Tavole 1.2 e 1.3).

Questo significa che, affrontando un atto comunicativo, è necessario prevedere quali parti del messaggio hanno elevate probabilità di non essere convogliate in modo immediato, e quali dispositivi metatestuali predisporre per la gestione di tale residuo comunicativo. La strategia comunicativa viene così in buona sostanza a coincidere con la strategia traduttiva.

 


Tavola 1.3 Il metatesto

Prototesto

¯

 

×

 

Ø

 

metatesto1

(testo che traduce il prototesto)

metatesto2

(componenti

paratestuali)

¯

 

¯

·        traduzione testuale (interlinguistica; intralinguistica);

·        traduzione intertestuale;

·        traduzione extratestuale

     (intersemiotica):

monomediale: traduzione pittorica; traduzione

musicale;

multimediale: traduzione

onirica; traduzione filmica; traduzione teatrale.

·        apparato; prefazione;        postfazione; introduzione; commentario; note;        glossario; mappe;               illustrazioni; cronologia;

·        recensione; voce               enciclopedica; biografia;     elenco delle opere;

·        pubblicità; notizie sulla pubblicazione.

Ø

×

Metatesto1 + Metatesto2

 

1.3 La traduzione metatestuale

Il concetto di «metatesto» è duplice: da un lato, si riferisce al prodotto del processo traduttivo, quello che trasforma il prototesto, o testo originale, in un testo ulteriore, in un’altra lingua, in un altro codice o sistema di segni. È il percorso indicato nella colonna sinistra della Tavola 1.3. D’altro canto, nel contesto della traduzione totale, la traduzione metatestuale è anche qualsiasi processo che trasferisca un prototesto in una cultura. Il modo in cui una cultura recepisce un prototesto è vario, perché la sua immagine complessiva è costituita non soltanto dal testo tradotto ma anche da tutti i riflessi che un prototesto produce nella cultura ricevente (colonna destra della Tavola 1.3).

Prendiamo l’esempio di un libro (o di un film o di un’opera teatrale) che non sia ancora stato ufficialmente esportato in una certa cultura. Nella cultura ricevente giungono però interviste, recensioni, opinioni autorevoli o anche semplicemente di amici o conoscenti, pubblicità, echi mediatici di vario tipo: in questo caso la traduzione metatestuale è cominciata benché non sia ancora cominciata la traduzione testuale. Oltre a questo, si parla di traduzione metatestuale in riferimento all’apparato paratestuale potenziale di un libro: prefazione, postfazione, cronologia, opere, note, glossari, commentari, mappe ecc.

Il motivo per cui, per esempio, una recensione è considerata tra le attualizzazioni del processo traduttivo sta nel fatto che il recensore ha a che fare con un prototesto (l’opera recensita), deve mettere in atto una strategia traduttiva (ha un lettore modello; tavola 2.10), deve cercare di convogliare entro precisi limiti spaziotemporali il prototesto e produce un metatesto (la recensione). Nonostante il residuo traduttivo di una recensione sia presumibilmente assai maggiore rispetto a quello di una traduzione interlinguistica, alla base di tale attività c’è comunque un processo traduttivo che è l’oggetto della scienza della traduzione.

Occorre prestare attenzione ai due significati di «metatesto». Nelle tavole sinottiche che accompagnano questo corso, il metatesto contrassegnato da un 1 in esponente (metatesto1) è il testo tradotto, mentre quello contrassegnato da un 2 (metatesto2) è l’insieme dei testi di accompagnamento della traduzione vera e propria.

Osservando la parte inferiore della Tavola a fianco, si nota che i due metatesti prodotti dal traduttore vengono collocati uno accanto all’altro uniti da un segno di somma. È la rappresentazione grafica dell’ultima fase del processo traduttivo, nella quale il metatesto deve conseguire una coesione. La strategia traduttiva è globale, e tiene conto anche della presenza o assenza dei due tipi di metatesto e della loro complementarità.