BRUNO OSIMO
STORIA
DELLA TRADUZIONE
Riflessioni sul linguaggio traduttivo
dall’antichità ai contemporanei
editore ulrico hoepli milano
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ISBN 88-203-3073-3
Ristampa:
4 3 2 1 0 2002 2003 2004 2005 2006
Copertina: MN&CG S.r.l., Milano
Stampa: Legoprint S.p.A., Lavis (TN)
Printed in Italy
Indice
Prefazione
1 Concezioni della storia della traduzione
3 Dalla Riforma alla Rivoluzione francese
4.1 Vasìlij Andréevič Žukovskij
6 Traduttori, scrittori, linguisti del Novecento
6.1 Traduttori, scrittori e poeti
7 Psicologi, filosofi, semiotici del Novecento
Questo lavoro non è concepito per essere né completo né obbiettivo. Dato che non amo le generalizzazioni, non ci sono paragrafi dedicati a scuole o correnti ma soltanto a singoli autori in ordine perlopiù cronologico. Gli autori presi in esame sono scelti in modo arbitrario secondo criteri personali tra coloro che si sono pronunciati non necessariamente sulla traduzione, ma anche su temi che possono – a mio modo di vedere – essere interessanti per chi si interroga sulla traduzione, intesa in senso lato come processo che prevede la presenza di un prototesto e di un metatesto. Anche i testi e i brani dei singoli autori citati (prevalentemente fonti primarie) sono scelti senza pretese di completezza o esaustività, impresa che del resto sarebbe molto ambiziosa all’interno di un volume di queste dimensioni.
Una concezione ampia della traduzione ha principalmente lo scopo di dare un’ulteriore spallata al muro che divide la teoria della traduzione dalla pratica. In questo modo giustifico la presenza di scrittori e traduttori – anche se talora non traduttologi – tra i contributi. Ritengo che non abbia molto senso un contributo teorico che non abbia risvolti pratici e viceversa. Tramontata l’epoca degli accademici che non volevano ascoltare i consigli “troppo tecnici” dei traduttori, e dei traduttori che consideravano inutili i consigli “solo teorici” dei ricercatori, teorici e pratici sono finalmente in fattiva collaborazione (o quanto meno questo è il mio wishful thinking).
Il grande spazio dedicato a Peirce e ai semiotici non va, credo, giustificato. La significazione è un fenomeno centrale per la traduzione e, a mio modo di vedere, nessuna concezione contemporanea della traduzione può dirsi completa se non fa tesoro dei princìpi fondamentali della semiotica peirceiana. Forse il più stimolante e innovativo di questi concetti è quello di «interpretante» inteso come segno mentale, che collego in modo molto stretto al concetto di «linguaggio interno» di Vygotskij, e che apre alla psicologia le porte per l’indagine sul linguaggio e sulla traduzione.
La presenza di un notevole numero di psicologi è dovuta alla fondamentale componente psichica del processo traduttivo e alle fortissime affinità tra processi traduttivi interlinguistici e processi traduttivi psicoterapeutici, nonché alla questione essenziale della percezione pura come interpretazione, in particolare da Kant ai cognitivisti (Osimo 2002).
Ogni autore esprime concetti a modo proprio, con una terminologia dettata vuoi dall’epoca in cui scrive, vuoi dalla specifica scuola di pensiero a cui appartiene, vuoi dai gusti personali. Trattandosi di un volume che si rivolge anche, e soprattutto, agli studenti universitari, ho ritenuto opportuno adottare una terminologia uniforme, ponendomi come dominante il raffronto tra le mie interpretazioni del contenuto di pensiero dei vari autori, sulla base di termini omogenei. È evidente che anche questa traduzione di termini in altri termini a scopo chiarificatore è un’operazione fortemente interpretativa, che perciò non voglio far passare sotto silenzio per non farla apparire più manipolatoria di quanto non sia. Del resto, chi è privo di interpretazioni scagli la prima pietra.
Le citazioni dirette dagli autori conservano – per quanto è possibile in traduzione – la terminologia originaria, mentre i miei commenti a queste citazioni adottano per convenzione – e non per natura – una terminologia che mi premuro di esplicitare di séguito.
Attingo alla semiotica di Peirce per quanto riguarda le triadi icona, indice, simbolo e segno, oggetto, interpretante, lasciando da parte altri termini come per esempio signifiant e signifié. Di quest’ultimo dei due termini saussuriani, in particolare, trovo oltremodo confusivo l’uso che se ne fa nella versione italiana «significato». Per questo motivo, dovendo citare direttamente Saussure o suoi seguaci, mi attengo alla versione originaria francese.
Attingo alla traduzione totale di Torop e, in parte, anche alla scuola semiotica russa per quanto riguarda le denominazioni del testo sulla base del ruolo che ricopre in un processo comunicativo – prototesto (o originale), metatesto (che può essere tanto il testo tradotto quanto il testo metalinguistico), intertesto, extratesto ecc. – e di trasferimento – interlinguistico, intralinguistico, intersemiotico, extralinguistico ecc. Implicitamente, evito di ricorrere alla metafora topologica della partenza e dell’arrivo, della traduzione come percorso geografico o agonistico.
Ulteriori specificazioni terminologiche sono superflue, poiché una buona parte del mio discorso verte proprio sui termini di questo o quell’autore e sul modo in cui sono usati. Il volume è comunque dotato di un piccolo glossario e di un indice analitico dal quale è comodo risalire alle citazioni e alle definizioni di autori e concetti.
Invito lettori, studenti, colleghi a rivolgermi richieste, consigli, suggerimenti, critiche all’indirizzo osimo@trad.it.
Bruno Osimo
Come afferma Torop, «storia della traduzione» si può intendere in molti modi diversi. Per esempio:
– storia delle opere tradotte (cosa e quando è stato tradotto);
– livello qualitativo delle traduzioni nelle varie epoche storiche;
– storia dei metodi di traduzione;
– storia del pensiero traduttologico (2000: 71).
Per quanto si siano accumulati moltissimi lavori sui numerosi aspetti della storia della traduzione, è difficile darne una sintesi, poiché non sono ancora stati risolti molti dei problemi metodologici. Non c’è ancora una sintesi consistente nella compilazione di bibliografie, nell’edizione di antologie storiche, storie nazionali e mondiali della traduzione (Radó 1985: 305).
In campo scientifico, l’analisi storica della cultura della traduzione viene effettuata, principalmente, sotto due aspetti. Vi sono ricerche sulle traduzioni di opere e autori ben precisi, ma quasi mai di carattere traduttologico: la traduzione è perlopiù esaminata da un punto di vista letterario. Vi sono poi studi sulla storia della traduzione, sulle tradizioni traduttive e sulle principali fasi storiche. Di solito i problemi teorici e critici non sono esaminati in un’ottica storica (Ètkind 1973). Esistono poi raccolte di opinioni di traduttori e di scrittori sulla traduzione e sull’attività traduttiva, ma anche opere generali di storia della critica e della teoria, come After Babel di Steiner.
La poliedricità della storia della traduzione è legata al fatto che, pur essendo una disciplina a sé stante, è tuttavia inscindibile dalla storia della filosofia, dalla storia della semiotica, dalla storia della psicologia, dagli sviluppi della linguistica, dalla testologia, dai cultural studies e da altre discipline affini.
La storia della traduzione è formata da due componenti fondamentali: i testi tradotti e le riflessioni sull’attività traduttiva e sulla traduzione, a volte esplicite e a volte da estrapolare dal metodo traduttivo. Alcuni aspetti sono legati alla categoria del tempo: la ricezione immediata (sincronica) delle opere tradotte; l’aspetto storico ed evolutivo della storia della traduzione.
Questi aspetti sono strettamente interrelati. L’aspetto teorico, che abbraccia i problemi di poetica della traduzione e del metalinguaggio, riguarda la personalità dei traduttori. È bene descrivere il processo di traduzione con un metalinguaggio unico per collegare tutti gli aspetti, integrati in una storia generale della traduzione che abbracci le quattro componenti fondamentali:
1. traduttore e metodo traduttivo (acronia);
2. attività traduttiva, funzioni della traduzione e idee sulla traduzione (aspetto ricettivo);
3. essenza del processo traduttivo, ontologia della traduzione (aspetto evolutivo);
4. traduzione come elemento della storia della cultura.
Per descrivere i tipi concreti di traduzione esistono molti termini con connotazioni valutative, prescrittive. Per esempio, una buona traduzione viene definita «adeguata» (in senso funzionale o dinamico), «equivalente», «valida», «fedele», «letterale», «accettabile», «precisa», «realistica» e così via. Tuttavia, perché la storia abbia anche valore teorico, è opportuno che non valuti la qualità delle traduzioni ma le descriva. Uno dei compiti essenziali della traduttologia è sostituire all’approccio normativo quello descrittivo e sistematizzare i diversi tipi di traduzione.
La storia della traduzione non può avere un proprio metalinguaggio se non ce l’hanno teoria e critica della traduzione. Il problema più attuale della traduttologia è proprio la creazione di una terminologia.
È anche opportuno formulare i requisiti essenziali di un modello teorico del processo traduttivo. Perché sia soddisfacente, occorre che permetta di descrivere tutte le possibilità teoriche di traduzione di un testo concreto. Il modello deve fondarsi sulla più ampia teoria del testo ed essere utilizzabile per la descrizione della traduzione di qualsiasi tipo di testo e di codice: deve essere sufficientemente generale.
Descrivendo il processo traduttivo, occorre effettuare una distinzione operativa tra i problemi traduttivi sul piano del contenuto (traducibilità comunicativa) e i problemi traduttivi sul piano dell’espressione (traducibilità funzionale). Si può dire che nel processo traduttivo avviene una trasposizione del piano del contenuto dell’originale e una ricodifica del piano dell’espressione nel piano del contenuto e nel piano dell’espressione della traduzione, preservando le loro interrelazioni. Se la ricodifica (processo primario) è un processo prevalentemente scientifico, la trasposizione (processo secondario) è legata al modello stilistico dell’opera ed è un processo prevalentemente creativo.
Nel processo traduttivo – che è sempre una relazione prototesto-metatesto, ossia una relazione tra un’entità estranea, altrui, e un’entità consueta, propria – bisogna inoltre distinguere due modalità di relazione, che a ben vedere sono probabilmente tre. Una modalità è quella dell’appropriazione dell’elemento altrui, di un suo stemperamento nella cultura propria, senza lasciare tracce di altruità, di estraneità. Un’altra modalità consiste nel riconoscimento degli elementi altrui e nell’inglobarli nella cultura ricevente mantenendo la loro riconoscibilità, la loro identità di elementi provenienti dall’esterno. Una terza modalità consiste nella standardizzazione degli elementi altrui, nella loro uniformazione non tanto alle caratteristiche degli elementi propri (cultura ricevente) quanto alle caratteristiche del canone prevalente a livello generale. Quest’ultimo approccio non produce metatesti approprianti (ossia altrui ma caratterizzati come propri), ma testi anonimi, sterili, anaffettivi. Nel modello teorico del processo traduttivo, mi sembra che questa sia una delle distinzioni più produttive.
La triade appropriazione/riconoscimento/standardizzazione non riguarda necessariamente il metatesto nel suo insieme. Più spesso, è mirata (non sempre in modo consapevole da parte del traduttore) su singole componenti testuali:
1. cronòtopo della versificazione (appropriazione/riconoscimento/standardizzazione della metrica)
2. cronòtopo della struttura della proposizione (appropriazione/riconoscimento/standardizzazione della sintassi)
3. cronòtopo paradigmatico (appropriazione/riconoscimento/standardizzazione del lessico)
4. cronòtopo della psicologia individuale (appropriazione/riconoscimento/ standardizzazione dei deittici)
5. cronòtopo della psicologia del gruppo (appropriazione/riconoscimento/ standardizzazione dei realia)
6. cronòtopo della denotazione (appropriazione/riconoscimento/standardizzazione del contenuto denotativo del testo)
7. cronòtopo della poetica espressiva (appropriazione/riconoscimento/ standardizzazione dei procedimenti espressivi dell’autore)
8. cronòtopo della struttura testuale (appropriazione/riconoscimento/standardizzazione della coesione e coerenza testuale).
Si ottiene così un’intera serie di realizzazioni possibili di questo modello, a seconda che la dominante di un metatesto poggi più su certi cronòtopi che su altri. Il passo successivo è la creazione di una terminologia e di una definizione precisa dei tipi di traduzione. È necessario soprattutto che sia una descrizione di carattere non valutativo; la valutazione può essere contemplata – a parte l’àmbito didattico – soltanto all’interno di ciascun tipo concreto, di ciascuna realizzazione concreta del processo traduttivo.
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metro |
sintassi |
lessico |
deittici |
realia |
denotazione |
espressività |
struttura |
|
appropriazione/ riconoscimento/ standardizzazione |
appropriazione/ riconoscimento/ standardizzazione |
appropriazione/ riconoscimento/ standardizzazione |
appropriazione/ riconoscimento/ standardizzazione |
appropriazione/ riconoscimento/ standardizzazione |
appropriazione/ riconoscimento/ standardizzazione |
appropriazione/ riconoscimento/ standardizzazione |
appropriazione/ riconoscimento/ standardizzazione |
|
dominante: proprio/altrui metrico (cultura della versificazione) |
dominante: proprio/altrui sintattico (cultura della poetica sintagmatica) |
dominante: proprio/altrui lessicale (cultura del paradigma) |
dominante: proprio/altrui individuale (cultura della psicologia del personaggio) |
dominante: proprio/altrui di gruppo (cultura della psicologia di gruppo) |
dominante: proprio/altrui della poetica del microtesto (cultura del contenuto microtestuale) |
dominante: proprio/altrui della poetica del macrotesto/dell’autore (cultura della poetica autoriale) |
dominante: proprio/altrui della poetica del testo (cultura della poetica strutturale) |
Sulla base di questo modello virtuale generale del processo traduttivo si possono definire i principali metodi di traduzione, dal momento che la realizzazione concreta del processo traduttivo è sempre conseguente all’uso di un certo metodo. Un modello generalizzato dà la possibilità di unificare diacronia e sincronia della traduzione, permettendo di caratterizzare in modo sufficientemente generico i vari tipi (metodi) di traduzione in base a un unico elenco di segni differenziali. In relazione all’analisi diacronica, va ricordato che il valore culturale delle traduzioni non è sempre legato alla loro qualità (Ètkind 1968: 15).
La storia della traduzione presuppone l’esistenza di due metalinguaggi. Lo storico si occupa di traduzioni come oggetto di ricerca e riflesso dell’attività traduttiva nel metalinguaggio storico, che va non soltanto compreso, ma anche descritto. Questi due fenomeni sono già compresenti nella descrizione-analisi dello storico della traduzione, che ha un suo metalinguaggio particolare. Perciò i dati sulle traduzioni vengono compresi nella storia della traduzione con l’ausilio di due metalinguaggi: quello storico e quello contemporaneo (Frank 1992: 382-383).
Qualora la storia della traduzione sia concepita anche come storia delle traduzioni (cosa che non avviene qui), le principali difficoltà di analisi sono legate alla poetica implicita del traduttore, che va ricostruita sulla base della relazione tra originale e traduzione, come sua attualizzazione concreta. In altre parole, l’individuazione della poetica implicita del traduttore è legata alla ricostruzione del metodo traduttivo. Questo rientra soprattutto tra i compiti della critica della traduzione. In generale, l’individuazione della poetica implicita del traduttore può essere considerata sulla base dell’interrelazione reso/omesso/modificato/ aggiunto («La scelta dell’elemento che consideri più importante nell’opera tradotta costituisce il metodo della traduzione». Brjusov 1975: 106).
Il testo tradotto è raffrontato con altri metatesti che, in quanto testi attualizzati in determinati periodi e condizioni, dicono molto sulle particolarità di un dato autore, di una tradizione letteraria e della cultura letteraria nell’insieme.
L’importanza culturale della traduzione è legata alla soluzione dei problemi posti dalla letteratura tradotta. Una delle sue funzioni fondamentali è l’assimilazione di esperienze artistiche, di temi, di strumenti espressivi e così via. A volte l’attività traduttiva, per motivi concreti, può condurre all’isolamento completo di una certa opera dal contesto letterario. L’aspetto ricettivo della storia della traduzione abbraccia la sfera del contatto della traduzione con la cultura letteraria, distinguendovi varie questioni.
Un elemento è il contesto extratestuale dell’attività traduttiva, per esempio il rapporto con i classici. Nei vari momenti si manifestano orientamenti specifici verso determinati periodi o specifiche letterature straniere. È interessante tenere conto della diffusione della cultura straniera nella cultura ricevente, della sua autorevolezza, per capire in che misura sono conosciuti e letti gli originali. Può anche darsi il caso di diffusione e autorevolezza di una cultura straniera in particolare (per esempio, la cultura statunitense oggi in Italia) che funge anche da cultura (e lingua) di mediazione con il resto del mondo. Spesso il fenomeno è accompagnato da molte traduzioni di traduzioni.
L’approccio più generale parte dalla descrizione di cosa rappresenti la letteratura straniera (tanto in originale che in traduzione) per la cultura ricevente in un certo periodo. La ricezione è determinata da quali autori e quali opere sono rappresentati nella cultura ricevente. È proprio nella selezione che si realizza la politica culturale. Ciò che resta legato al nome di un autore dipende, oltre che dalla selezione delle opere tradotte, dal carattere delle modifiche apportate al testo dalla traduzione.
Gli aspetti sociologici della storia della traduzione sono legati in primo luogo all’editoria. Le statistiche (tirature, ristampe, l’esistenza di traduzioni di una stessa opera, luogo, tipo di edizione, collana, presenza di apparati ecc.) contribuiscono a definire l’interrelazione tra culture. Si noti che alcune traduzioni non sono percepite come tali da molti lettori.
Nella categoria dei materiali della critica rientra tutto ciò che riguarda la letteratura e la cultura straniera (manuali, saggi, articoli, recensioni), tutti i testi che contribuiscono a individuare il ruolo della traduzione nella cultura letteraria, la norma culturale della traduzione e l’immagine del lettore medio. Ciò indica quanto la traduzione sia entrata nella memoria dei lettori e sia attuale per la cultura nel complesso. È importante tenere conto anche dei casi di traduzione intersemiotica.
Nella storia della traduzione si osservano due fenomeni:
– l’assenza di dati sull’autore e sull’originale (traduzione come prodotto originale);
– l’assenza di dati sul traduttore.
In relazione all’incremento dell’attività traduttiva, e alla comparsa di traduttori professionali, nell’àmbito dell’aspetto ricettivo della storia della traduzione è possibile caratterizzare preliminarmente il loro lavoro a seconda delle loro competenze e specializzazioni.
L’aspetto ricettivo della storia della traduzione suscita interesse anche per la storia della letteratura, poiché è legato allo studio del processo letterario e alla cultura letteraria in generale: il gusto della società e la politica letteraria, le lacune nella storia della cultura di un dato paese (se, per esempio, in un paese non vi è stato il Classicismo, quando si traducono opere di quella corrente letteraria si ha un’assimilazione di esperienza letteraria altrui, un trasferimento di fenomeni culturali nuovi) e così via.
Lo studio dell’aspetto ricettivo della storia della traduzione è studio dell’aspetto funzionale della storia della traduzione, delle funzioni della letteratura tradotta in determinate culture: «Parlando di contatti tra autore e scrittore, di norma dimentichiamo che si realizzano completamente soltanto nella minoranza delle opere più significative (e più un’opera è significativa, più è bassa la percentuale). E, parlando di traduzione, ci dobbiamo occupare non soltanto del prodotto del traduttore, ma anche della funzione di questo tipo di letteratura come un tutto nell’armonia della cultura contemporanea». (Levý 1974: 236).
Per «tempo storico» s’intende la normale consequenzialità temporale e storica, mentre il concetto di «tempo culturale» è legato al fatto che la storia della cultura si sviluppa nei vari paesi in modo analogo, ma con ritmi diversi. Certe culture si sviluppano più rapidamente di altre oppure sono prive di un certo fenomeno ecc. La mancata coincidenza del tempo storico (quando tra uscita dell’originale e della traduzione c’è una grande distanza temporale) di per sé stessa impone due approcci all’attività traduttiva: la conservazione o la mancata conservazione di questa distanza, ossia l’approccio storicizzante e modernizzante («L’attività traduttiva può essere avvicinamento del testo tradotto e del suo mondo, ma può essere anche allontanamento, comprensione a distanza», Ziomek 1975: 54).
Nella scelta di acquisire i diritti di traduzione di autori contemporanei sono fattori determinanti la storia della traduzione, della letteratura, della cultura e della società in generale. Inoltre, se il testo è contemporaneo, c’è la possibilità di contatto personale fra traduttore e autore. Se l’autore conosce la lingua della traduzione può nascere una traduzione autorizzata. Oltre alla possibilità di contatto personale, hanno importanza anche l’affinità culturale e la possibilità di un contatto vivo con il contesto culturale dell’opera tradotta. È più facile fare congetture sulla ricezione dell’originale.
Coincidenza del tempo storico non significa necessariamente coincidenza di tradizioni. Per questo il traduttore, soprattutto in caso di stretto legame – positivo o polemico – dell’opera tradotta con la tradizione letteraria, deve prenderne atto, se non altro per distinguere i tratti marcati da quelli standard. È opportuno ricordarlo perché le traduzioni di opere contemporanee tendono a una corrispondenza solo a livello linguistico generale e adempiono una funzione più informativa che artistica. Spesso sono attuali soltanto per una certa situazione culturale e, persa l’aria di novità, invecchiano rapidamente.
L’opera tradotta cambia nel tempo e nello spazio, entra in relazioni sempre nuove con i vari fenomeni della cultura, diventa più complessa e più ricca, ma a poco a poco perde anche il legame con il momento della nascita, con le cause della sua creazione. Non c’è unità di vedute circa l’opportunità di dare un’interpretazione contemporanea di un autore o liberarlo dalle stratificazioni successive.
L’opera letteraria è strettamente legata al contesto; ma col tempo il contesto si amplia, nasce un legame con nuovi fenomeni della letteratura; in altre parole, come afferma Bahtìn, tra testo e contesto c’è una relazione dialogica in continua evoluzione (Bahtìn 1975: 207).
L’aspetto storico di un testo tradotto può anche essere visto non come storia di un’attualizzazione, ma come storia dell’insieme delle attualizzazioni di un dato prototesto. All’opera irripetibile e unica si contrappone una grande quantità di varianti possibili della traduzione, più di una delle quali può risultare adeguata. Una delle basi metodologiche della traduzione è la ricostruzione della serie diacronica completa, in modo da legare la storia della traduzione alla storia della letteratura e individuare la dialettica dello sviluppo dell’attività traduttiva. Inoltre, dato che il traduttore conosce le traduzioni precedenti di quella certa opera, ogni nuova traduzione riorganizza la tradizione (Ètkind 1973: 7), come si nota in particolare quando due versioni sono pubblicate nello stesso periodo.
Nella storia della traduzione, modello e metalinguaggio descrittivo vanno uniformati per permettere il raffronto delle varie attualizzazioni di uno stesso modello di processo traduttivo, dei vari metodi di traduzione, anche con il pensiero traduttivo dell’epoca. Ci sono poi gli aspetti legati al traduttore, la cui evoluzione va vista sotto due aspetti: l’evoluzione del metodo traduttivo e il processo traduttivo, nonché la scansione in fasi di questo processo. La traduzione va considerata nel contesto dell’opera complessiva del traduttore.
Metodologicamente, è indispensabile l’analisi comparativa di traduzione e originale, ricostruendo il metodo traduttivo. Solo un’analisi del genere permette di stabilire il tipo di traduzione e di affrontare il problema della qualità. In sostanza, si tratta del raffronto di due analisi monografiche, quella dell’originale e quella della traduzione. Anche l’analisi comparativa presenta determinati requisiti. Questo faticoso lavoro solitamente viene svolto su materiale limitato. I traduttologi sono unanimi nell’affermare che non è possibile limitarsi a raffrontare solo singoli elementi di originale e traduzione. Con il metodo parola per parola non è possibile né tradurre né analizzare una traduzione. Se è troppo faticoso raffrontare testi interi, bisogna allora farlo perlomeno in estratti sufficientemente grandi per evitare di trarre conclusioni erronee. In ogni caso occorre prendere in considerazione esclusivamente strutture letterarie intere, anche quando al posto del tutto si esamina una parte.
La traduzione partecipa all’evoluzione letteraria, ma la storia delle traduzioni di singoli autori mostra che in generale in una prima fase le traduzioni vengono comprese nella letteratura tradotta, vengono tradotte come opere letterarie che adempiono i compiti della letteratura ricevente. Se nella cultura ricevente la poetica normativa è formulata, la traduzione di solito vi si adegua: la valutazione della riproduzione è legata all’estetica, indipendentemente dalle peculiarità dell’originale. Se invece non esiste una poetica normativa precisa, la traduzione riproduce le peculiarità dell’originale, oppure si fonda su un’altra tradizione. Quando un autore viene tradotto per la prima volta, per superare le difficoltà iniziali di ricezione occorre trovare la giusta chiave stilistica. Appoggiarsi alla tradizione letteraria permette di salvaguardare più facilmente l’unità stilistica, soprattutto nel caso di autori complessi. Di solito, quando un autore è più noto, si tende invece a ricercare i tratti specifici di quell’autore o di una data sua opera. La storia delle traduzioni di un certo autore o di una certa opera è influenzata anche dal rapporto tra tempo culturale dell’originale e della traduzione (Popovič 1975: 122-129). Se il tempo culturale coincide, la semplice traduzione va incontro a un lettore piuttosto preparato; ma quando il tempo culturale della traduzione è arretrato, la traduzione importa un canone, un fenomeno nuovo. In questo caso lo scopo della traduzione è non la resa dello specifico dell’opera “altrui”, ma la soluzione di problemi della letteratura propria (per esempio, l’attività traduttiva di Žukovskij nel romanticismo russo; Osimo 2001).
Tutti gli aspetti della storia della traduzione sono strettamente interrelati. Possono essere indagati e vengono indagati distintamente, ma la storia complessiva della traduzione può esistere soltanto come loro sintesi (Torop 2000: 71-108 per questo capitolo).
2
Uno dei primi testi che, più che affrontare il problema della traduzione, ne espone i (presunti) precedenti storici, è il primo libro della Bibbia, All’inizio, più noto in occidente – in séguito a una serie di traduzioni più o meno felici – come Genesi.
Ora tutta la terra parlava la stessa lingua e usava le stesse parole. E avvenne che, mentre si spostavano verso sud, trovarono una pianura nel paese di Scinar, e vi si stabilirono. Si dissero l’un l’altro: «Venite, facciamoci dei mattoni e cuociamoli col fuoco!». Il mattone servì loro da pietra e il bitume da malta. E dissero: «Venite, costruiamoci una città e una torre la cui cima giunga fino al cielo, e facciamoci un nome, per non essere dispersi sulla faccia di tutta la terra». Ma l’Eterno discese per vedere la città e la torre che i figli degli uomini stavano costruendo. E l’Eterno disse: «Ecco, sono un solo popolo e hanno tutti la medesima lingua; e questo è quello che si sono messi a fare; ora nulla impedirà loro di finire quello che hanno cominciato. Su, scendiamo e confondiamo la loro lingua, affinché l’uno non comprenda più il parlare dell’altro». E l’Eterno li disperse di là sulla faccia di tutta la terra, e loro smisero di costruire la città. Perciò a questa fu dato il nome di Babele, perché là l’Eterno confuse la lingua di tutta la terra, e di là l’Eterno li disperse sulla faccia di tutta la terra. (All’inizio, 11: 1-9)
Le lingue sono differenziate per dare all’uomo la misura della sua impotenza rispetto all’Eterno. In questa concezione, ripresa poi da Benjamin, il traduttore è una sorta di mediatore tra l’impotenza umana e l’onnipotenza divina.
Platone non ha preso posizione sullo specifico della traduzione. Alcune sue riflessioni sul rapporto tra segno e oggetto e sul nome come mediatore della verità oggettiva sono tuttavia fondamentali. All’epoca in cui Platone scrive