He Jing: The Translation of English and Chinese Puns from the Perspective of Relevance Theory Civica Scuola Interpreti e Traduttori «Altiero Spinelli»

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

© He Jing 2010

© Barbara Vertova per l’edizione italiana 2011

 

He Jing: The Translation of English and Chinese Puns from the Perspective of Relevance Theory

Abstract in italiano

La traduzione dei giochi di parole da una lingua a un’altra costituisce un’impresa ardua per un traduttore, soprattutto se le due lingue appartengono a famiglie completamente differenti, come nel caso di quelle prese in esame in questo articolo, ovvero l’inglese e il cinese. La mia tesi consiste nella traduzione di un saggio scritto da He Jing, in cui l’autrice espone diverse strategie per la traduzione dei giochi di parole, basandosi sulla Teoria della Pertinenza, formulata da Sperber e Wilson nel 1986; dopo aver fornito una visione generale sull’argomento e una più approfondita analisi di tale teoria, l’autrice propone alcuni esempi concreti, tratti da famose opere letterarie di Shakespeare e Carroll.

 

English abstract

The translation of puns from one language into another is a great challenge to a translator, especially if the two languages belong to completely different families, as in the case of English and Chinese. My thesis consists of a translation of an essay written by He Jing, in which the Chinese author proposes different strategies for the translation of puns, based on the Relevance Theory developed by Sperber and Wilson in 1986; after providing a general overview of the topic and a careful analysis of this theory some practical examples are given, taken from famous  literary works  by Shakespeare and Lewis Carroll .

 

Resumen en español

La traducción de los juegos de palabras de un idioma a otro constituye un reto difícil para un traductor, sobre todo si se trata de idiomas pertenecientes a dos familias totalmente distintas, como en el caso del inglés y del chino. Mi tesis consiste en la traducción de un ensayo escrito por He Jing, en el que la escritora china expone varias estrategias para traducir los juegos de palabras, en la base de la Teoría de la Relevancia, desarrollado por Sperber y Wilson en 1986. Tras proporcionar una visión general sobre el tema y un análisis más detallado de esta teoría, la autora propone algunos ejemplos concretos, tomados desde algunas célebres obras literarias de Shakespeare y Carroll.

 

 

 

 

 

 

Sommario

 

Introduzione. 3

bibliografia. 5

traduzione con testo a fronte. 7

Riferimenti bibliografici 41

NOTE. 49

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Introduzione

 

The Translation of English and Chinese Puns from the Perspective of Relevance Theory è un articolo pubblicato all’interno del numero 81 del The Journal of Specialised Translation del gennaio 2010.

L’autrice è He Jing, vicedirettrice del Research Centre for Translation and Interpreting (Centro di Ricerca per la Traduzione e l’Interpretazione) presso la School of English and International Studies, della Beijing Foreign Studies University di Pechino.

Questa tesi affronta la traduzione dei giochi di parole, una questione molto delicata per un traduttore, in quanto solleva interrogativi e problemi. Ci sono diverse scuole di pensiero in merito a tale argomento, ma tutte concordano sul fatto che il problema principale sia raggiungere una corrispondenza; secondo quanto sostenuto da vari studiosi della traduzione, quali ad esempio Nida, Newmark, Baker, Koller, ecc., esistono diversi tipi di corrispondenza: dinamica, formale (o funzionale), denotativa, connotativa, pragmatica, testuale ed estetica; tutte queste fanno riferimento a un aspetto specifico della cultura. Infatti, la lingua è culturospecifica e non è possibile trovare una corrispondenza tra due lingue, a causa di fattori culturali, religiosi, grammaticali, sintattici; per questo motivo nel corso degli anni sono state introdotte svariate strategie per convivere con tale differenza. Dal momento che la lingua è uno strumento utilizzato per comunicare, il traduttore deve decidere, sulla base delle sue conoscenze, della comprensione delle presunte intenzioni dello scrittore e di un’accurata valutazione dell’ambiente cognitivo condiviso, quale strategia e quali soluzioni adottare al fine di ricreare gli effetti speciali dei giochi di parole e trasmettere un messaggio simile a quello voluto dallo scrittore della cultura emittente, con il minor sforzo di elaborazione da parte del lettore della cultura ricevente. Di conseguenza, sulla base di queste teorie, un traduttore può adottare la strategia che ritiene più adeguata; può optare, ad esempio, per l’aggiunta o l’eliminazione di alcune informazioni, un adattamento strutturale, un prestito, la compensazione, una perifrasi, una nota a piè di pagina o a fine testo. Nello specifico, per fornire aiuto pratico ai traduttori, l’autrice dell’articolo sostiene che la soluzione migliore sarebbe quella di attenersi alla teoria della pertinenza, elaborata da Sperber e Wilson nel 1986. Tale teoria si basa sulla scienza cognitiva e sulla teoria della pragmatica; il suo presupposto principale è la comprensione, da parte del lettore, delle intenzioni dello scrittore, sulla base di un ambiente cognitivo condiviso. Come suggerito dalla teoria della pertinenza, quando risulta impossibile mantenere sia la forma sia l’atmosfera della cultura emittente, l’elemento più importante non è la filologia ma l’efficacia, ovvero la riconoscibilità dell’intenzione dello scrittore. Per raggiungere questo obiettivo, il traduttore può abbandonare l’immagine originale e cercarne un’altra il cui doppio senso possa essere compreso dal lettore. Io credo che la scelta di una strategia traduttiva piuttosto che un’altra sia una decisione ardua per un traduttore, in quanto deve prendere in considerazione diversi fattori; tuttavia, concordo pienamente con l’autrice dell’articolo proposto, in quanto ritengo che la teoria della pertinenza sia una soluzione molto soddisfacente; permette al traduttore di avere usare libertà e creatività e, di conseguenza, di procurare una maggiore soddisfazione al lettore. Per concludere, sono fermamente convinta che l’obiettivo principale di un traduttore debba essere quello di assicurarsi che il lettore comprenda nel miglior modo possibile le reali intenzioni dello scrittore originale, quindi di rendere il testo adatto a quella cultura, tenendo conto che questo comporta modifiche o sacrifici.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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