Jan 172014
 

Slavismi in A Clockwork Orange e loro analisi semiotica

SARA TROMBETTA
Fondazione Milano
Milano Lingue
Scuola Superiore per Mediatori Linguistici
via Alex Visconti, 18 20151 MILANO

Relatore: professor Bruno OSIMO

Diploma in Mediazione linguistica
luglio 2013
Sommario
1. Abstract
2. Introduzione
3. Com’è nato il romanzo
4. Il nadsat
4.1. Analisi
4.2. Esempi di adattamento
5. Motivi del libro: perché il russo?
6. Burgess e Orwell a confronto
7. Riflessioni generali
8. Conclusioni
9. Appendici
9.1. Glossario nadsat
9.2. Nomi e toponimi russi
10. Riferimenti bibliografici
1. Abstract

ABSTRACT IN ITALIANO
I capitoli seguenti presentano il romanzo A Clockwork Orange di Anthony Burgess e il linguaggio inventato che lo caratterizza, il nadsat. Questo slang è formato da parole russe “adattate” all’inglese, e viene esaminata l’idea alla base del libro per poter capire i motivi che hanno spinto l’autore a fare determinate scelte linguistiche. Sono presentati alcuni esempi tratti dal romanzo, ipotizzate le parole russe da cui derivano ed è proposta un’analisi del loro “adattamento” all’inglese. Sono avanzate ipotesi sulle impressioni che il lettore non slavista ha alla lettura di questo romanzo. Nelle appendici è proposto un glossario nadsat e un elenco dei nomi e toponimi russi presenti nel libro.

ENGLISH ABSTRACT
The following chapters present Anthony Burgess’s novel A Clockwork Orange and the invented slang that characterises it, the so-called nadsat. This slang is composed of Russian words that have been “adapted” to English. The main idea at the basis of the book is examined, in order to understand the reasons why the author made certain linguistic choices. Some examples from the novel are given, the Russian words from which they originate are hypothesized and an analysis of their “adaptation” to English is proposed. A non-Slavist reader’s first impressions about this novel are also hypothesized. In the appendix a nadsat glossary and a list of the Russian names and toponyms from the book are proposed.

PЕЗЮМЕ НА РУССКОМ ЯЗЫКЕ
Следующие главы представляют роман Энтони Борджесс A Clockwork Orange и nadsat, то-есть слэнг характеризующий его.
2. Introduzione
A Clockwork Orange (Un’arancia a orologeria nella prima traduzione di Floriana Bossi, Einaudi, 1969; poi cambiato in Arancia meccanica) è un romanzo del 1962 scritto da John Burgess Wilson (in arte Anthony Burgess).
Ambientato in una società futuristica, racconta la storia di un ragazzo di quindici anni, Alexander the Large, che commette una serie di crimini e di atti di violenza insieme ai suoi droogs [amici].

3. Com’è nato il romanzo
In un periodo di relativa crisi di buone idee per un nuovo romanzo, spinto dalla curiosità e dall’editore Heinemann, che sperava di ricavare una storia da pubblicare, nel 1961 Burgess andò a Leningrado (l’attuale San Pietroburgo). In previsione del viaggio l’autore iniziò a studiare russo da autodidatta, ed ebbe l’idea di un romanzo scritto in uno slang che fosse un misto di russo, inglese, e altre lingue. Prima ancora di partire cominciò a creare un dizionario di circa 200 vocaboli russi modificati, e a scrivere A Clockwork Orange (Biswell 2005 237).
Una sera, quando già si trovava a Leningrado insieme a sua moglie, vide fuori da un ristorante un gruppo di stilâgi [giovani che seguono la moda occidentale] che urlavano e facevano rumore. Fu colpito in modo particolare da questo episodio perché guardando questi ragazzi gli sembrò di vedere i giovani inglesi, vestiti in the «height of fashion» (Burgess 2011 4), che dopotutto si comportavano nello stesso modo. Questo può spiegare perché non è specificata l’ambientazione della storia: la violenza tra i giovani è un fenomeno internazionale.

4. Il nadsat
Il nadsat [in inglese teen] è il nome del linguaggio che usano Alex e i suoi amici, che sono infatti adolescenti.
Nonostante l’autore avesse anticipatamente creato un dizionario del nadsat, molte parole sono nate o sono state modificate nel corso della stesura del romanzo, e come si può vedere dalle note scritte a mano dallo stesso Burgess sui lati del dattiloscritto (Biswell 2005 250) e da lettere che scrisse ad amici e conoscenti, l’autore nutriva profondi dubbi al riguardo.
In primo luogo non era sicuro che questo linguaggio sarebbe stato davvero efficace: quanti avrebbero capito il significato dei termini? e quanti avrebbero colto il senso del loro uso?
In secondo luogo, l’autore voleva un linguaggio particolare e ben studiato, temeva di cadere nella banalità se avesse usato alcune espressioni di inglese corrente, ma allo stesso tempo non voleva esagerare con l’uso del russo per non risultare pesante.
Su consiglio del suo stesso editore Heinemann di Londra, l’uso del nadsat si intensifica man mano che si procede con la lettura. In questo modo il lettore può “digerire” la novità, senza trovarsi subito di fronte a qualcosa di incomprensibile, e può allo stesso tempo imparare una nuova lingua (Biswell 2005 249).
Ma allora perché Burgess non ha voluto pubblicare un dizionario di nadsat, scelta che peraltro è stata criticata da diversi editori e autori?
Un glossario avrebbe certamente facilitato la lettura, ma forse il libro avrebbe perso di efficacia. Una cosa, infatti, è leggere parole sconosciute e provare a indovinarne il significato, a capire perché sono state usate in quel modo e perché invece non sono state usate parole di uso comune, un’altra è non capire che cosa si è letto e andare a cercare spiegazioni in un glossario. In quest’ultimo caso buona parte delle sensazioni che proviamo nella lettura verrebbe persa, l’effetto che suscitano (o che dovrebbero suscitare) in noi parole come chelloveck, tolchock e spatchka svanirebbe nel momento in cui scopriamo che vogliono dire uomo, spinta e dormita.

4.1 Analisi
Gli slavismi che Burgess ha scelto di inserire nel romanzo non sono stati traslitterati, ma “adattati” all’inglese e al lettore inglese attraverso per esempio l’aggiunta delle desinenze inglesi del simple past e del present continuous, l’aggiunta della -s del plurale o della terza persona singolare all’indicativo presente, il troncamento delle tipiche desinenze russe (dei verbi, degli aggettivi, ecc) o la loro sostituzione con altre desinenze tipiche inglesi.
In generale questo lavoro di adattamento si può dividere in due categorie: l’adattamento della grammatica e quello della pronuncia. Alcune parole, poi, sono state completamente stravolte e reinventate partendo dalla radice slava.
Inoltre, a un verbo nel romanzo non sempre corrisponde un verbo russo: molti dei verbi “creati” da Burgess nel romanzo derivano da sostantivi russi.

4.2 Esempi di adattamento
«Now all the cats were getting spoogy and running and jumping in a like cat-panic» (Burgess 2011 47; corsivo aggiunto): spoogy potrebbe derivare dall’aggettivo russo испуганный [ispugannyj] che significa “spaventato”. La lettera russa <у> non è stata traslitterata ma è stata trascritta secondo le regole fonetiche inglesi. La desinenza degli aggettivi maschili russi è abbreviata in , forse per facilitare il lettore inglese, per il quale una finale in sarebbe risultata consonantica. Le lettere centrali sono state eliminate e questo, insieme al fatto che la prima lettera () nell’aggettivo russo è stata omessa, è forse per mimare l’aggettivo inglese spooky, che significa “spaventoso”.

«But I let on to be back in sleepland and then I did doze off real horrorshow, and I had a queer and very real like sneety, dreaming for some reason of my droog Georgie. In this sneety [...]» (Burgess 2011 28; corsivo aggiunto): sneety potrebbe derivare dal verbo russo сниться [snit’sâ] che significa “dormire”, ed è quindi un esempio di verbo usato come sostantivo (“sogno”). Anche in questo caso è stata eseguita una trascrizione invece della traslitterazione, per far sì che il lettore inglese riuscisse a pronunciare la parola correttamente. Perciò <и> () è trascritta . Inoltre la particella riflessiva del verbo russo <-sâ> è sostituita da una , forse per non far percepire la parola come straniera.

horrorshow potrebbe derivare dall’avverbio russo хорошо [horošo] che significa “bene”. Il suono della prima lettera russa /h/ è stato mantenuto, come anche il suono finale. Burgess non l’ha traslitterata, ma ha creato una parola nuova, con un suono molto simile e con un significato ben preciso: è infatti una parola molto usata dal protagonista Alex, che la usa con il significato russo “bene”, riferendosi a cose che per lui sono belle, come pestaggi, stupri e atti di violenza, ma che per gli altri sono appunto horror shows.

«Then we saw one young malchick with his sharp, lubbilubbing under a tree, [...]» (Burgess 2011 16; corsivo aggiunto): lubbilubbing potrebbe derivare dal verbo russo любить [lûbit’] che significa “amare”. Questa parola è stata completamente reinventata, partendo dalla radice slava. Inoltre è stato aggiunto il suffisso -ing del present continuous.
Con questo termine non riusciamo a capire di preciso che cosa stia succedendo, possiamo solo fare delle ipotesi in quanto non ci viene data un’immagine diretta, il compito di interpretare viene lasciato alla nostra immaginazione. È questo un esempio di come Burgess sia riuscito a trasmettere determinate situazioni, come scene di sesso o di violenza, senza però scandalizzare il lettore, che intuisce quello che l’autore intende dire ma riceve un’immagine meno forte, a volte addirittura comica o infantile.

«In the trousers of this starry veck there was only a malenky bit of cutter (money, that is) [...] so we gave all his messy little coin the scatter treatment, it being hen-korm to the amount of pretty polly we had on us already.» (Burgess 2011 8; corsivo aggiunto): hen-korm potrebbe derivare dalla parola inglese chickenfeed [cifra irrisoria], ed essere stata scomposta in questo modo: “hen” sostituisce “chicken”, e “feed” è sostituito dal verbo russo кормить [kormit’] che significa appunto “nutrire”, e che, come per tutti gli altri verbi russi scelti da Burgess, è stato abbreviato omettendo la desinenza del verbo russo <-it’>.

«He had books under his arm [...] and was coming round the corner from the Public Biblio, which not many lewdies used those days.» (Burgess 2011 6; corsivo aggiunto): lewdies deriva probabilmente dal sostantivo russo люди [lûdi] che significa persone. Invece della traslitterazione è stata fatta una trascrizione, facendo sì che il lettore inglese potesse pronunciare correttamente la parola, che assomiglia all’aggettivo inglese lewd [lascivo, volgare]. Si noti anche che люди in russo è già un plurale, mentre nel romanzo è stata aggiunta la -s del plurale inglese.

«You could viddy that poor old Dim the dim didn’t quite pony all that [...]» (Burgess 2011 9; corsivo aggiunto): pony potrebbe derivare dal verbo russo понять [ponât’], che significa “capire”. La trascrizione standard di questa parola è <ponyat’> e, dato che per tutti gli altri termini Burgess si è affidato alla trascrizione, un’ipotesi potrebbe essere che, sapendo o avendo verificato la corretta pronuncia di понять, abbia semplicemente eliminato la desinenza del verbo russo <-at’>, come ha fatto in tutti gli altri casi.
Il fatto che in inglese la parola “pony” esista (anche se con un altro significato) potrebbe aver influito su questa scelta.

«I thought how I would have a malenky bit longer in the bed, [...] make toast for myself and slooshy the radio or read the gazetta, all on my oddy knocky.» (Burgess 2011 27; corsivo aggiunto): oddy knocky deriva probabilmente dall’aggettivo russo одинокий [odinokij] che significa “solo”. La parola russa è stata scomposta in due parole, che seguono la pronuncia russa ma l’uso lessicale inglese: diventa .
Inoltre oddy knocky riprende il tono infantile di Alex (eggiweg, skolliwoll, ecc). Anche in questo caso sembra che Burgess si sia basato su parole inglesi esistenti (“odd” e “knock”) per crearne una nuova di significato diverso.

«When he came, all nervous and rubbing his rookers on his grazzy apron, we ordered [...]» (Burgess 2011 9; corsivo aggiunto); «So down I ittied, slow and gentle, admiring in the stairwell grahzny pictures of old time [...]» (Burgess 2011 46; corsivo aggiunto): grazzy e grahzny potrebbero derivare entrambi dall’aggettivo russo грязный [grâznyj] che significa “sporco”. Il fatto che Burgess ne abbia dato due versioni diverse potrebbe essere segno di indecisione per quanto riguarda l’adattamento: una volta scelto il vocabolo da usare bisognava pensare a come “adattarlo” all’inglese. Forse, essendo indeciso, ha scelto di lasciarle entrambe. Oppure in un primo momento aveva usato uno solo dei due termini, e successivamente ne ha inventato un altro che gli sembrava migliore, ma non ha sostituito la prima scelta in tutte le sue occorrenze, per sbadataggine o perché il nadsat non segue delle regole precise.

«[...] I got new vons, sniffing away there with my like very sensitive morder or sniffer.» (Burgess 2011 72; corsivo aggiunto): morder potrebbe derivare dal sostantivo russo морда [morda] che significa “muso”. In questo, come in altri casi, è stata mantenuta la radice slava, mentre la desinenza è stata cambiata.
Per prima cosa, dato che Burgess ha trascritto tutti questi termini, potrebbe aver pensato di scrivere “morder” perché si legge quasi come “morda”.
Inoltre, una finale in vocale è poco frequente nei sostantivi inglesi, a differenza di quelli russi (al femminile e neutro). Per questo è stata aggiunta la desinenza , che oltre a essere più comune, è anche la desinenza della parola “sniffer” che segue. “sniffer” e “morder” hanno qui un significato simile: forse Burgess temeva che non fosse abbastanza chiaro lasciare solo il termire nadsat e ha preferito aggiungere la traduzione inglese (come ha fatto per altri termini) per non creare dubbi. Forse, invece, lo ha fatto per far passare per inglese una parola inventata di origine straniera, oppure semplicemente per mettere in evidenza la sua abilità di creare nuove parole partendo da due lingue così diverse tra loro.

«And there were devotchkas ripped and creeching against walls and I plunging like a shlaga into them» (Burgess 2011 27; corsivo aggiunto): shlaga potrebbe derivare dal sostantivo russo шлагбаум [šlagbaum], che deriva a sua volta dal tedesco Schlagbaum, che significa “sbarra”, oppure dal sostantivo russo шланг [šlang] che significa “tubo”. Nel libro alcune parole nadsat provengono dal francese, dal tedesco o dall’ebraico. Non essendo riuscita a stabilire con precisione fino a che punto Burgess conoscesse queste lingue (era, fra le altre cose, linguista e traduttore) non posso affermare con certezza che “shlaga” derivi dal russo piuttosto che dal tedesco. Il fatto che non abbia mai traslitterato le parole, ma le abbia trascritte, non aiuta: , infatti, può essere sia la trascrizione anglosassone di (tedesco), sia di <ш> (russo).
шлагбаум e Schlagbaum indicano principalmente la sbarra a strisce rosse e bianche di un passaggio a livello. In un altro passaggio del libro, Alex usa una metafora per dire che sta andando a dormire: «[...] before getting my passport stamped [...] at sleep’s frontier and the stripy shest lifted to let me through» (Burgess 2011 25; corsivo aggiunto). “shest” deriva probabilmente dal sostantivo russo шест [šest] che significa “palo, asta”, ad esempio quella per lo sport del salto con l’asta. Perché in questo caso, dove шлагбаум (o Schlagbaum) sarebbe stata la parola perfetta, ha scelto di usarne un’altra, meno precisa? Perché non le ha invertite, usando “shest” al posto di “shlaga” e viceversa? Forse ha cercato in un dizionario la traduzione russa di “pole” e ha scelto uno a caso dei traducenti che ha trovato. Questa teoria andrebbe a favore dell’ipotesi che nel 1961, quando ha scritto A Clockwork Orange, Burgess non conosceva bene il russo.

5. Motivi del libro: perché il russo?
Ci sono diverse ragioni per cui Burgess ha scelto di inventare il nadsat.
Come ho già detto, l’idea del romanzo è nata quasi per caso, in quanto casuale è stata l’idea di organizzare il viaggio a Leningrado. Ma perché creare il nadsat?
Il macrotema del libro è il libero arbitrio. L’uomo, secondo Burgess, non è più libero di fare le proprie scelte indipendentemente, e di scegliere liberamente il bene o il male. Nella società futuristica di A Clockwork Orange, che non è poi tanto diversa da quella in cui viveva l’autore, lo stato («State») è padrone: possiede la televisione e i mass media, controlla le menti umane e le trasforma in meccanismi a orologeria nel momento in cui elimina ogni possibilità di libera scelta.
Quando il protagonista Alex, che ha chiaramente scelto il male, viene catturato e portato alla Staja, «State Jail, that is» (Burgess 2011 57), lo Stato provvede a imporre su di lui il bene: non avviene un percorso di pentimento ma, attraverso un lavaggio del cervello, Alex è costretto a compiere il bene per non sentire dolore.
In questo senso il romanzo può essere letto come critica ai regimi totalitari, e i continui riferimenti allo stato e al governo («State» e «Government») richiamano il regime socialista (può essere letto anche un sottile richiamo allo stato di 1984 di Orwell, anche se in quest’ultimo la presenza del GF è costante, mentre in Burgess è più qualcosa di cui si sa l’esistenza ma che appare solo dopo che la violenza è stata commessa, arriva per punire, non per prevenire). Essendo scritto in piena guerra fredda, ed essendo formato da “slavismi anglicizzati” (o “anglicismi russificati”) il nadsat può rappresentare la perfetta contrapposizione dei due fronti, quello occidentale e quello orientale.

[...] in early 1961 [...] I thought hard about the book and decided that its story properly belonged to the future, in which it was conceivable that even the easy-going British state might employ aversion therapy to cure the growing disease of youthful aggression. My late wife and I spent part of the summer of 1961 in Soviet Russia, where it was evident that the authorities had problems with turbulent youth not much different from our own. The stilyagi, or style-boys, were smashing faces and windows, and the police, apparently obsessed with ideological and fiscal crimes, seemed powerless to keep them under. It struck me that it might be a good idea to create a kind of young hooligan who bestrode the iron curtain and spoke an argot compounded of the two most powerful political languages in the world – Anglo-American and Russian. The irony of the style would lie in the hero-narrator’s being totally unpolitical.
(Burgess 1987 1)

Per ricreare una società futuristica Burgess dovette pensare a un linguaggio che la rispecchiasse: utilizzare uno slang qualsiasi in voga a quei tempi tra i giovani non era plausibile, in quanto con gli anni sarebbe passato di moda, facendo inevitabilmente risultare il libro “vecchio”. È probabile che Burgess abbia scritto una prima versione del romanzo, non pubblicata, nell’argot dei Teddyboys, Mods e Rockers dell’epoca, o che avesse iniziato a scrivere il romanzo in questo modo, cambiando poi idea per quanto riguarda il linguaggio da usare.

This first version presented the world of adolescent violence and governmental retribution in the slang that was current at the time among the hooligan groups known as the Teddyboys and the Mods and the Rockers. I had the sense to realise that, by the time the book came to be out, that slang would already be outdated, but I did not see clearly how to solve the problem of an appropriate idiolect for the narration.
(Burgess 1987 1)

Un’altra riflessione da fare sul nadsat riguarda il modo in cui queste strane parole sono percepite dal lettore.
Partendo dal presupposto che Burgess descrive un gruppo di adolescenti, questo slang da loro un tocco infantile. Dire infatti «Then we saw one young malchick with his sharp, lubbilubbing under a tree» (Burgess 2011 16) non ha lo stesso effetto di (per esempio) «Then we saw one young boy flirting with his sharp under a tree». Inoltre, Alex e i suoi amici bevono il latte (moloko) insieme a diversi tipi di droghe: l’accento è posto sul fatto che, nonostante siano molto violenti, sono comunque dei ragazzini, e quindi il loro modo di parlare deve essere conforme alla loro età. Nel corso del libro Alex cresce, e nell’ultimo capitolo dell’edizione inglese (omesso nella prima edizione americana) ci è lasciato a intendere che sta maturando, e con lui cresce e matura anche il suo modo di esprimersi.

Un altro effetto che si ottiene con il nadsat, oltre che al tocco infantile, è un senso di “ammorbidimento del tono”. Il libro è stato pubblicato per la prima volta in Gran Bretagna nel 1962, e in quegli anni non si parlava così apertamente come facciamo oggi di violenza, stupri di gruppo, uccisioni, ecc. Per non scandalizzare in maniera eccessiva il pubblico (cosa che era inevitabile, soprattutto dopo l’uscita del film) Burgess trovò “l’espediente” del linguaggio, anche perché il suo scopo non era quello di sconvolgere il lettore, ma mostrare semplicemente un ritratto della società.

It was the dawn of the age of candid pornography that enabled Stanley Kubrick to exploit, to a serious artistic end, those elements in the story which were meant to shock morally rather than merely titillate. These elements are, to some extent, hidden from the reader by the language used: to tolchok a chelloveck in the kishkas does not sound so bad as booting a man in the guts, and the old in-out in-out, even if it reduces the sexual act to a mechanical action, does not sicken quite as much as a Harol Robbins description of cold rape.
(Burgess 1987 2)

Il libro è stato soprattutto un esperimento linguistico. L’obiettivo era di mettere in primo piano la lingua, non la violenza o il sesso (Burgess 1990 You’ve had your time: Being the second part of the confessions of Anthony Burgess, William Heinemann Ltd, London).
Amante di Joyce, Burgess condivideva con lui l’idea che la lingua fosse così importante in un romanzo da diventare un personaggio del romanzo stesso, se non addirittura il protagonista (Biswell 2005 37).
Dopotutto, A Clockwork Orange non fu il primo esperimento linguistico di Burgess: in tutti i suoi precedenti romanzi e scritti di ogni genere si dilettava nella sperimentazione della lingua, riscrivendo testi di canzoni ben conosciute cambiandone il contenuto, sperimentando giochi di parole, che non sempre erano di facile comprensione. Nella Trilogia malese (A Malayan Trilogy nell’edizione inglese, The Long Day Wanes: A Malayan Trilogy in quella americana), scritta nella seconda metà degli anni Cinquanta, Burgess inserisce parole e nomi malesi nel testo sbagliando di proposito, creando un effetto comico (per chi conosce il malese ovviamente), ma non forma parole nuove mischiando le due lingue (inglese e malese). Questa è infatti una novità di A Clockwork Orange.
Nonostante sia una lettura abbastanza impegnativa, il significato delle parole nadsat si può intuire dal contesto, anche se non si conosce il russo. Esperimenti linguistici più estremi sono stati fatti successivamente, in The Doctor is Sick (1960) per esempio, dove il linguaggio della malavita inventato da Burgess è quasi (se non del tutto) incomprensibile («“Witch the narnoth and cretch the giripull.” “Vearl pearnies under the weirdnick and crafter the linelow until the vopplesnock.”») (Burgess 1960 148). Non si sa da dove derivi questo slang, potrebbe essere del tutto inventato, magari una deformazione dell’inglese. In ogni caso si tratta di un linguaggio usato solo in brevi tratti del romanzo, durante i dialoghi dei gangster, mentre in A Clockwork Orange il nadsat caratterizza tutto il libro, non solo i dialoghi, perché il narratore è il protagonista Alex.
6. Burgess e Orwell a confronto
Nuovi linguaggi erano già stati inventati in precedenza, tra gli altri da George Orwell nel suo 1984. In questo romanzo, Orwell inventa il Newspeak [Neolingua], che sarebbe una lingua che nel futuro sostituirà l’inglese. Nel romanzo sono presenti solo alcuni termini Newspeak, per il resto la lingua usata è l’inglese. Inoltre, nelle appendici, è presente una spiegazione dettagliata della provenienza di questa Neolingua, del senso della sua creazione e del suo uso, della formazione delle parole, e sono forniti al lettore alcuni esempi.
Il Newspeak è stato quindi pensato e creato in base a regole grammaticali, che vengono fornite al lettore (anche se nel libro si incontrano raramente parole Newspeak, che sono sempre seguite da una spiegazione che ne chiarisce il significato).
Al contrario, in A Clockwork Orange, non abbiamo il supporto delle appendici: il lettore è catapultato in una realtà linguistica senza alcuna spiegazione, se non qualche traduzione tra parentesi, solo di alcune parole e principalmente all’inizio del libro: «Pete had a rooker (a hand, that is) [...]» (Burgess 2011 4; corsivo aggiunto). Non abbiamo nemmeno una spiegazione morfologica, l’unica informazione che ci viene data è che si tratta di «“Odd bits of old rhyming slang” […] “A bit of gipsy talk, too. But most of the roots are Slav. Propaganda. Subliminal penetration.”» (Burgess 2011 86).
Oltre a questa prima differenza tra nadsat e Newspeak, si noti che il primo è uno slang parlato dai giovani, che è usato quasi per estraniarsi dalla realtà degli adulti, non è un linguaggio organizzato ma, come tutti gli slang giovanili, cambia in continuazione, anche a seconda del parlante. Il Newspeak, invece, è una lingua costruita e imposta dal centro di potere, che ha come obiettivo quello di impedire alle persone di pensare. Usando un vocabolario estremamente ridotto, ogni parola è carica di significato, un significato ben preciso però, che non lascia spazio a dubbi o doppi sensi. Si può quindi dire che, mentre uno è un linguaggio dei giovani e dei ribelli, colorato, impreciso e poco chiaro, l’altro è la lingua del governo e del potere. Mentre uno è il linguaggio sovversivo, anti-dittatoriale, l’altro è la lingua della dittatura. Per capire il perché di queste differenze bisogna forse pensare ai due autori e al loro rapporto con lo stato e con le dittature.
Orwell si definiva “socialista democratico”. Rimasto deluso dalle contraddizioni del comunismo di Stalin, in 1984 mostra quanto di sbagliato c’è in un regime totalitario, sia esso di destra o di sinistra, portando alle estreme conseguenze la realtà dittatoriale.
In Burgess, invece, la critica ai regimi totalitari è molto più sottile. Non è solo un attacco al socialismo, come spesso è stato interpretato, anche per via dei numerosi riferimenti al governo e allo stato, ma anche, e forse soprattutto, una critica alle democrazie in generale, per esempio alla Gran Bretagna. Burgess, infatti, ipotizza che anche in uno stato che si definisce libero e democratico come il Regno Unito possa verificarsi una situazione in cui lo stato decida di avviare un programma di terapie dell’avversione per criminali, nel tentativo di eliminare ogni tipo di violenza e criminalità, e di poter reinserire gli ex detenuti nella società senza alcun timore. Anche se non si è mai schierato apertamente né da una né dall’altra parte, Burgess lascia intendere che, per lui, anche le democrazie possono rivelarsi dei regimi totalitari.

[…] I thought hard about the book and decided that its story properly belonged to the future, in which it was conceivable that even the easygoing British state might employ aversion therapy to cure the growing disease of youthful aggression.
(Burgess 1987 1)

7. Riflessioni generali
Sarebbe importante riuscire a capire fino a che punto Burgess conoscesse il russo, ma come ho già detto, non sono riuscita a stabilirlo con esattezza.
È probabile che non avesse molte difficoltà a studiare le lingue: negli anni in cui lavorò in Malesia dovette superare una prova in malese per potere insegnare. Testimonianze dei suoi colleghi in Malesia riportano che riuscì in poco tempo a imparare la lingua e a padroneggiarla, al punto da poterla usare in giochi di parole nei suoi romanzi della Trilogia malese. Lo stesso Burgess sosteneva che per imparare una lingua bastasse avere una buona memoria e un buon orecchio, per ricordare i suoni e le strutture sintattiche (Biswell 2005 166).
Dopo essersi recato in Unione Sovietica affermò di aver voluto intraprendere quel viaggio anche per una questione linguistica, per poter ascoltare il russo parlato dai madrelingua, per poter praticare ciò che aveva imparato, e per completare e mettere a punto il dizionario che aveva già iniziato e che gli sarebbe servito per la revisione finale di A Clockwork Orange (Biswell 2005 238).
Può darsi che Burgess abbia chiesto consiglio a un madrelingua, o a qualcuno che sapeva bene il russo per scegliere quali vocaboli usare. Tuttavia, anche se alcune delle parole russe che ha scelto non sono solitamente le prime che una persona impara appena inizia a studiare russo (надменный [arrogante], мёрзкий [abominevole]), potrebbe di certo averle cercate in un dizionario. Questo quindi vorrebbe dire che il libro è stato prima di tutto pensato e scritto in inglese, con slang e influenze di altre lingue, e in un secondo momento alcune delle parole inglesi sono state sostituite da quelle russe, dopo una ricerca in un dizionario. Questo tipo di lavoro non richiede una conoscenza approfondita della lingua. A favore di questa tesi si aggiunge il fatto che la struttura e i modi di dire che ha usato sono comunque inglesi («[...] I gave them a like cold glazzy [eye].» (Burgess 2011 33; corsivo aggiunto); «[...] He had gotten me interessovatted [interested] now [...]» (Burgess 2011 37; corsivo aggiunto); «[...] we went […] to watch through the window what was ittying [going] on.» (Burgess 2011 43; corsivo aggiunto); «[...] and spoon after spoon after spoon of sugar, me having a sladky [sweet] tooth, [...]» (Burgess 2011 31; corsivo aggiunto)).
D’altro canto, però, pare che Burgess abbia letto e imparato a memoria parte della poesia Evgenij Onegin del poeta Puškin in lingua originale prima ancora di andare a Leningrado, e che si fosse cimentato in traduzioni della stessa, per poi confrontarle con quelle di Vladimir Nabokov (Burgess 1965 74).
Sempre restando in tema di traduzioni, nel 1985 tradusse e adattò la commedia teatrale di Alexandr Griboedov Gore ot uma con il titolo Chatsky (The Importance of Being Stupid) (Biswell 2005 387). Un lavoro simile richiede senz’altro determinate conoscenze linguistiche: Burgess le aveva perché erano passati più di vent’anni da A Clockwork Orange e aveva perfezionato la lingua, o perché le aveva già nel 1961?
In preparazione al viaggio a Leningrado lesse anche la traduzione inglese di Delitto e castigo di Fëdor Dostoevskij. Forse si ispirò proprio a questo romanzo quando decise di scrivere A Clockwork Orange. Quest’ultimo, infatti, può essere scomposto in due parti: la prima riguarda i crimini di Alex e la sua banda, quindi il “delitto”, la seconda, invece, che ci mostra come Alex viene messo in carcere e successivamente sottoposto a una terapia (la cura Ludovico) per essere “guarito” dal suo carattere violento, è appunto il “castigo” (Biswell 2005: 238).
Un’altra considerazione che ritengo sia giusto fare riguarda un ristretto gruppo di parole:
“cal”, che deriva dal sostantivo russo кал [kal], che significa “fèci”;
“groodies” che deriva probabilmente dal sostantivo russo грудь [grud’], che significa “seno”;
“sherries” che deriva probabilmente dal sostantivo russo шары [šary], che significa “sfere”;
“yahma” che deriva probabilmente dal sostantivo russo яма [âma], che significa “buca”;
“bratchnies” che deriva probabilmente dall’aggettivo russo внебрачный [vnebračnyj], che significa “extramatrimoniale”.
Queste sono tutte parole standard usate impropriamente al posto di termini volgari e offensivi. “внебрачный”, ad esempio, significa “nato fuori dal matrimonio”, e in russo non è un insulto. Viene però usato da Alex come insulto nei confronti dei poliziotti: «Bog murder you, you vonny stinking bratchnies.» (Burgess 2011 49; corsivo aggiunto), che poche righe sopra chiama “bastards”.
“cal” [feci], ripetuto moltissime volte da Alex, non corrisponde al linguaggio che ci si aspetterebbe da un delinquente quindicenne quando dice: «And all that cal.» (Burgess 2011 141; corsivo aggiunto). Esiste senz’altro una parola di registro più colloquiale, più adatta alla situazione.
Lo stesso vale per “groodies” [seno], quando, appena prima di stuprare una donna, Alex commenta: «[...] a young pretty bit of sharp with real horrorshow groodies on her [...]» (Burgess 2011 18; corsivo aggiunto).
Probabilmente Burgess pensava a “kiss my ass” quando ha deciso di scrivere «kiss-my-sharries» (Burgess 2011 12; corsivo aggiunto), dove “sharries”, che significa “sfere”, in russo non ha doppi sensi e non è mai usato in senso anatomico. Questa parola ricorda tra l’altro “cherries”, cosa che forse rende quest’espressione ancor più carica di senso.
Infine, dopo aver aggredito un signore che aveva libri e lettere in mano, Alex ci descrive come uno dei suoi droogs afferri una lettera e imiti una persona sul water: «Then he let out a very shoomny smeck [...] pretending to start wiping his yahma with [the letter].» (Burgess 2011 8; corsivo aggiunto). Anche in russo, come in inglese, esiste un’espressione gergale per indicare l’azione compiuta da Dim, espressione di cui senza dubbio si servirebbe un ragazzo come Alex in questa situazione: è difficile immaginare un gruppo di teppisti sotto l’effetto di stupefacenti che, dopo aver violentemente picchiato un uomo, dicono “pulirsi la buca”. Fa parte anche questo del repertorio infantile di Alex, o l’autore ha visto un doppio senso dove non c’era? Oppure, nel mondo di A Clockwork Orange, “yahma” ha proprio questo doppio senso: nel momento in cui una parola viene usata in un certo modo assume un significato che originariamente non aveva.
Questi esempi rafforzano l’ipotesi che Burgess non abbia fatto altro se non prendere un dizionario, cercare le parole che gli servivano, facendosi guidare anche dal suono, e prendere per buono il primo traducente che trovava, non sapendo il russo e non capendo gli esempi sul dizionario. Altrimenti perché usare queste parole che nel contesto risultano fuori luogo?
Di certo non per evitare di scandalizzare il lettore, che capisce in ogni caso quello che Alex fa, e comunque, come ho già detto, il solo uso del russo avrebbe mascherato qualsiasi concetto censurabile, quindi l’autore, volendo, avrebbe potuto sbizzarrirsi come meglio credeva, così come aveva già fatto nella Trilogia malese, dove attribuì nomi di registro gergale e offensivi “cifrati” (ad esempio in malese) a persone e luoghi. È infatti risaputo che Burgess, in barba al “comune senso di pudore”, si divertiva a far imprecare i personaggi dei suoi romanzi in modi più o meno riconoscibili (Biswell 2005 194).
Un altro esempio mostra chiaramente come Burgess non avesse paura di usare parolacce: «“Crash your dermott, yid,” meaning to shut up, but it was very insulting.» (Burgess 2011 66; corsivo aggiunto). “dermott” deriva probabilmente dal sostantivo russo дерьмо [der’mo] che significa “feci, merda”. Questa parola può avere anche un senso gergale ed essere usata come insulto. Perché qui ha usato “dermott”, mentre nel resto del romanzo ha usato “cal”? Forse perché credeva che fossero sinonimi intercambiabili.
I due esempi che seguono saltano all’occhio perché sembrano errori grossolani: «You filthy old soomka [...]» (Burgess 2011 48; corsivo aggiunto); «And then the disc on the stereo twanged off and out (it was Johnny Zhivago, a Russky koshka, singing [...]» (Burgess 2011 22; corsivo aggiunto). “soomka” deriva probabilmente dal sostantivo russo сумка [sumka], che significa “borsa”. A differenza dell’inglese “old bag”, che può significare “vecchia befana”, in russo сумка non ha questo significato. Allo stesso modo, “koshka”, che deriva dal sostantivo russo кошка [koška] e significa “gatta”, non può voler dire “tipo” (“a Russky type”), significato che può invece avere l’inglese “cat”.
Da questi esempi molto significativi sorge un’ulteriore domanda: è davvero possibile che Burgess, pur non sapendo il russo, abbia commesso questi errori senza accorgersene? Come può non aver pensato che “bag” inteso come “befana” e “cat” inteso come “tipo” fanno parte dello slang inglese, e che quindi avrebbe dovuto fare più attenzione nella sua ricerca? Non può essere invece che, facendo spesso vari tipi di “giochetti linguistici” per prendere in giro il lettore, abbia sbagliato di proposito, e che, consapevole del fatto che “сумка” vuol dire “borsa” e che “кошка” significa “gatta”, abbia scelto di usare lo stesso queste parole? Magari pensava che il lettore inglese non lo avrebbe capito, oppure non gli importava. Oppure il suo lettore modello sa il russo e l’inglese ed è in grado di ricostruire questo gioco complesso.
Una cosa è certa secondo me: il nadsat non è stato pensato anticipatamente, elaborato con cura, e non si basa su regole grammaticali definite. Penso che sia il risultato di un lavoro di genio, ma che rimane comunque un lavoro poco accurato. Che questa poca accuratezza fosse voluta o meno, rimane da decidere. Forse era voluta, o forse no. Magari per mancanza di tempo o di voglia Burgess ha deciso di lasciare le cose così come gli erano venute. Credo sia evidente, comunque, che non si sia preoccupato di risultare preciso, anche perché forse il romanzo ne avrebbe risentito: meglio lasciare il “lampo di genio” e non un linguaggio troppo artificioso e costruito.

8. Conclusioni
A una prima lettura A Clockwork Orange sembra un romanzo caratterizzato da un linguaggio molto strano. Forse non ci si rende immediatamente conto che molte parole sono straniere, anzi, la maggior parte delle parole nadsat assomiglia, o è addirittura uguale, a parole inglesi, come si può vedere dagli esempi nel capitolo 4.2. Si potrebbe pensare, quindi, che siano parole che non conosciamo, magari di uno slang della Gran Bretagna che non abbiamo mai sentito, e il fatto che ci siano davvero parole Cockney aumenta quest’impressione. Oppure ci sembra di riconoscere parole inglesi, ma ci sorge qualche dubbio perché sono inserite in un contesto insolito, quindi si potrebbe pensare che siano davvero parole inglesi ma che in quel caso abbiano un significato che non sapevamo avessero (e che magari non ci preoccupiamo di andare a controllare in un dizionario, dal momento che possiamo intuirlo dal contesto).
Che cosa ne pensa invece un lettore inglese non slavista? In alcuni casi vengono usate espressioni di inglese arcaico: «[...] What dost thou in mind for thy little droog have?» (Burgess 2011 120), quindi potrebbe pensare che alcune di queste parole siano arcaiche. In altri casi, invece, potrebbe intuire che si tratta di parole straniere, anche se magari non sa che sono russe.
Sono solo alcune, infatti, le parole che suonano davvero straniere: per chi ha almeno qualche base di russo non dovrebbe essere difficile riconoscere la parola di provenienza, ma anche chi non lo conosce affatto si dovrebbe rendere conto che alcune parole hanno un suono slavo.
In conclusione ipotizzerei che è molto probabile che un lettore non slavista di madrelingua diversa dall’inglese non si accorga che nel romanzo molte parole provengono dal russo, o che addirittura non si renda conto che non sono inglesi. Per quanto riguarda le parole che di certo non sembrano inglesi, molto probabilmente il lettore penserà che sono inventate, anche perché alcune sono veramente inventate, o modificate al punto tale da sembrarlo.
9. Appendici
9.1 Glossario nadsat
Occorrenza nel romanzo
Parola russa
Significato della parola russa
Stringa di testo
baboochkas
бабушка
[babuška]
nonna
«[…] in the snug there were three or four baboochkas peeting their black and suds on SA (State Aid).» (Burgess 2011 8)
bandas
банда
[banda]
banda
«[...] or for that matter any of the other bandas or gruppas or shaikas that from time to time were at war with one.» (Burgess 2011 25)
bezoomny
безумный
[bezumnyj]
stupido
«[...] I eased up and put the brake on, the other three giggling like bezoomny, [...]» (Burgess 2011 17)
Biblio
библиотека
[biblioteca]
biblioteca
«He had books under his arm […] and was coming round the corner from the Public Biblio, [...]» (Burgess 2011 6)
bitva
битва
[bitva]
battaglia
«They looked like they had been in some big bitva, as indeed they had, [...]» (Burgess 2011 36)
Bog
Бог
[Bog]
Dio
«[...] veshches which would give you a nice quiet horrorshow fifteen minutes admiring Bog And All His Holy Angels and Saints [...]» (Burgess 2011 3)
bolnoy
больной
[bol’noj]
malato
«So I was put into the bed and still felt bolnoy but could not sleep, [...]» (Burgess 2011 80)
bolshy
большой
[bol’šoj]
grande
«[...] great bolshy yarblockos to you.» (Burgess 2011 23)
bootick
бутик
[butik]
negozio
«[...] I thought here at least was time to itty off to the disc-bootick [...]» (Burgess 2011 33)
brat/bratty
брать
[brat’]
fratello
«Not right it wasn’t to get on to me like the way you done, brat.» (Burgess 2011 49)
bratchnies
внебрачный
[vnebračnyj]
bastardo
«Bog murder you, you vonny stinking bratchnies.» (Burgess 2011 49)
britva
бритва
[britva]
rasoio
«[...] this would be the nozh, the oozy, the britva, not just fisties and boots.» (Burgess 2011 13)
brooko
брюхо
[brûho]
pancia
«I’m not going to crawl around on my brooko any more, [...]» (Burgess 2011 53)
brosatted
бросать
[brosat’]
lasciare
«And you will hardly believe […] that on this Sunday they brosatted in another plenny.» (Burgess 2011 64)
bugatty
богатый
[bogatyj]
ricco
«I gave them [...] the lot, right up to this night’s veshch with the bugatty starry ptitsa [...]» (Burgess 2011 54)
cal
кал
[kal]
fèci
«[...] his platties were a disgrace, all creased and untidy and covered in cal and mud and filth [...]» (Burgess 2011 12)
cantora
контора
[kontora]
ufficio
«They dragged me to this very bright-lit whitewashed cantora, [...]» (Burgess 2011 51)
carmans
карман
[karman]
tasca
«[...] and we were going out without one cent of cutter in our carmans.» (Burgess 2011 9)
chai
чай
[čaj]

«A cup of the old chai, sir? Tea, I mean.» (Burgess 2011 29)
chasha
чаша
[čaša]
tazza
«[...] slurping away at the old chai, cup after tass after chasha, [...]» (Burgess 2011 32)
chasso
часовой
[časovoj]
guardia
«Pete keeping chasso without, not that there was anything to worry about out there.» (Burgess 2011 10)
cheenas
женщина
[ženŝina]
donna
«It was nadsats milking […] around, […] but there were a few of the more starry ones, vecks and cheenas alike [...]» (Burgess 2011 22)
cheest
чистить
[čistit’]
pulire
«[...] soaking out tashtooks in spit to cheest the dirt off.» (Burgess 2011 11)
chelloveck
человек
[čelovek]
persona
«The chelloveck sitting next to me [...]» (Burgess 2011 4)
chepooka
чепуха
[čepuha]
sciocchezza
«[...] with “My dearest dearest” in them and all that chepooka, [...]» (Burgess 2011 8)
choodessny
чудесный
[čudesnyj]
meraviglioso, portentoso
«[...] had to submit to the strange and weird desires of Alexander the Large which […] were choodessny and zammechat [...]» (Burgess 2011 36)
cluve
клюв
[klûv]
becco
«And he launched a bolshy tolchock right on my cluve, so that all red red nose-krovvy started to drip [...]» (Burgess 2011 111)
collocoll
колокол
[kolokol]
campana
«[...] so we rang the collocoll and brought a different waiter in this time [...]» (Burgess 2011 11)
crarking
кряхтеть
[krâhtet’]
gemere
«Now as I got up from the floor among all the crarking kots and koshkas [...]» (Burgess 2011 48)
crasting
красть
[krast’]
rubare
«Our pockets were full of deng, so there was no real need from the point of view of crasting any more pretty polly [...]» (Burgess 2011 3)
creech/
screech
кричать
[kričat’]
gridare
«The starry prof type began to creech [...]» (Burgess 2011 7)
damas
дама
[dama]
dama, signora
«[...] and old ptitsas who were widows and deaf starry damas with cats [...]» (Burgess 2011 43)
ded
дед
[ded]
vecchio
«[...] it reminded me of that time of the tolchocking and Sheer Vandalism with that ded coming from the public biblio [...]» (Burgess 2011 58)
deng
деньги
[den’gi]
soldi
«Our pockets were full of deng [...]» (Burgess 2011 3)
dermott
дерьмо
[der’mo]
merda
«“Crash your dermott, yid,” meaning to shut up, but it was very insulting.» (Burgess 2011 66)
devotchkas
девочка
[devočka]
ragazza
«There were three devotchkas sitting at the counter all together [...]» (Burgess 2011 4)
dobby
добрый
[dobryj]
buono
«Makes you feel real dobby, that does.» (Burgess 2011 9)
domy
дом
[dom]
casa
«[...] Sit”, he said, “sit, sit,” as though this was his domy and me his guest.» (Burgess 2011 29)
dorogoy
дорогой
[dorogoj]
caro,costoso
«[...] vases and ornaments that looked starry and dorogoy.» (Burgess 2011 44)
dratsing
драться
[drat’sâ]
picchiarsi
«Then in the dratsing this droog of Billyboy’s suddendly found himself all opened up like a peapod, [...]» (Burgess 2011 14)
droogs
друг
[drug]
amici
«There was me, that is Alex, and my three droogs, that is Pete, Georgie, and Dim, [...]» (Burgess 2011 3)
eegra
игра
[igra]
gioco
«I didn’t like this crack crack eegra, so I grasped hold of one end of her stick as it came down again [...]» (Burgess 2011 47)
eemya
имя
[imâ]
nome
«[...] looking for A Clockwork Orange, which would be bound to have his eemya in, he being the author.» (Burgess 2011 117)
forella
форель
[forel’]
trota
«[...] and there was this nasty vindictive starry forella with her wattles ashake and grunting as she like tried to lever herself up from the floor, [...]» (Burgess 2011 47)
gazetta
газета
[gazeta]
giornale
«[...] make toast for myself and slooshy the radio or read the gazetta, all on my oddy knocky.» (Burgess 2011 27)
glazzies
глаза
[glaza]
occhi
«These sharps were dressed [...] with purple and green and orange wigs on their gullivers, [...] and make-up to match (rainbows round the glazzies, that is, [...])» (Burgess 2011 4)
gloopy
глупый
[glupyj]
stupido
«[...] Dim the dim didn’t quite pony all that, but he said nothing for fear of being called gloopy and a domeless wonderboy.» (Burgess 2011 9)
goloss
голос
[golos]
voce
«The stereo was on and you got the idea that the singer’s goloss was moving from one part of the bar to another, [...]» (Burgess 2011 5)
goobers
губа
[guba]
labbro
«The old veck began to make sort of chumbling shooms [...] so Georgie let go of holding his goobers apart and just let him have one in the toothless rot with his ringy fist, [...]» (Burgess 2011 7)
goolied
гулять
[gulât’]
camminare
«So we goolied up to him, very polite, and I said: “Pardon me, brother.”» (Burgess 2011 6)
gorloes
горло
[gorlo]
gola
«[...] they’d all be back now […] forcing black and suds and double Scotchmen down the unprotesting gorloes of those stinking starry ptitsas [...]» (Burgess 2011 50)
govoreeting
говорить
[govorit’]
parlare
«[...] vecks and cheenas alike [...] laughing and govoreeting at the bar.» (Burgess 2011 22)
grahzny
грязный
[grâznyj]
sporco
«So down I ittied [...] admiring in the stairwell grahzny pictures of old time [...]» (Burgess 2011 46)
grazzy
грязный
[grâznyj]
sporco
«When he came, all nervous and rubbing his rookers on his grazzy apron, we ordered us four veterans [...]» (Burgess 2011 9)
gromky
громкий
[gromkij]
forte, rumoroso
«As I stepped back from the kick I must have like trod on the tail of one of these dratsing creeching pusspots, because I slooshied a gromky yauuuuuuuuw [...]» (Burgess 2011 48)
groody
грудь
[grud’]
seno
«Then they had long black very straight dresses, and on the groody part of them they had little badges of like silver with different malchicks’ names on them [...]» (Burgess 2011 4)
gruppas
группа
[gruppa]
gruppo
«[...] or for that matter any of the other bandas or gruppas or shaikas that from time to time were at war with one.» (Burgess 2011 25)
gullivers
голова
[golova]
testa
«These sharps were dressed in the height of fashion too, with purple and green and orange wigs on their gullivers [...]» (Burgess 2011 4)
hen-korm
кормить
[kormit’]
nutrire
«[...] there was only a malenky bit of cutter [...] so we gave all his messy little coin the scatter treatment, it being hen-korm to the amount of pretty polly we had on us already.» (Burgess 2011 8)
horrorshow
хорошо
[horošo]
buono, bello
«[...] one or two other veshches which would give you a nice quiet horrorshow fifteen minutes admiring Bog [...]» (Burgess 2011 3)
interessovatted
интересовать
[interesovat’]
interessare
«He had gotten me interessovatted now [...]» (Burgess 2011 37)
itty
идти
[idti]
andare
«And in the afterlunch I might perhaps [...] itty off to the old skolliwoll [...]» (Burgess 2011 27)
jeezny
жизнь
[žizn’]
vita
«Dim can’t go on all his jeezny being as a little child.» (Burgess 2011 23)
kartoffel
картофель
[kartofel’]
patata
«[...] we had these off-white cravats which looked like whipped-up kartoffel or spud [...]» (Burgess 2011 4)
keeshkas
кишка
[kiška]
budella
«He was creeching out loud [...], only the odd blurp blurp coming from his keeshkas, [...]» (Burgess 2011 12)
kleb
хлеб
[hleb]
pane
«[...] Georgie with like a cold leg of something in one rooker and half a loaf of kleb [...] in the other, [...]» (Burgess 2011 19)
klootch
ключ
[klûč]
chiave
«I opened the door of 10-8 with my own little klootch, [...]» (Burgess 2011 25)
knopka
кнопка
[knopka]
bottone
«I went to the lift, but there was no need to press the electric knopka to see if it was working or not, [...]» (Burgess 2011 25)
kopat
копать
[kopat’]
scavare
«I didn’t so much kopat the later part of the book, which is more like all preachy govoreeting than fighting and the old in-out.» (Burgess 2011 60)
Korova
корова
[korova]
mucca
«There was me, that is Alex, and my three droogs [...] and we sat in the Korova Milkbar [...]» (Burgess 2011 3)
koshka
кошка
[koška]
gatta
«[...] it was Johnny Zhivago, a Russky koshka, singing [...]» (Burgess 2011 22)
kots
кот
[kot]
gatto
«[...] [she] was pouring the old moloko from a milk-bottle into saucers and then setting these saucers down on the floor, so you could tell there were plenty of mewing kots and koshkas [...]» (Burgess 2011 44)
krovy
кровь
[krov’]
sangue
«Dim looked very surprised, his rot open, wiping the krovvy off of his goober with his rook and in turn looking surprised at the red flowing krovvy and at me.» (Burgess 2011 22)
kupetting
купить
[kupit’]
comprare
«[...] because it would be just a matter of kupetting Dim a demi-litre of white but this time with a dollop of synthemesc in it, [...]» (Burgess 2011 4)
lapa
лапа
[lapa]
zampa
«Now all the cats were getting spoogy and running and jumping in a like cat-panic, and some were blaming each other, hitting out cat-tolchocks with the old lapa [...]» (Burgess 2011 47)
lewdies
люди
[lûdi]
persone
«[...] [he] was coming round the corner from the Public Biblio, which not many lewdies used those days.» (Burgess 2011 6)
litso
лицо
[lico]
viso
«[...] Dim had a very hound-and-horny one of a clown’s litso (face, that is).» (Burgess 2011 4)
lomtick
ломтик
[lomtik]
fettina
«[...] as soon as he’d slooshied this dollop of song like a lomtick of redhot meat plonked on your plate, [...]» (Burgess 2011 22)
loveted
ловить
[lovit’]
catturare
«All right, I do bad [...] and if I get loveted, well, too bad for me, [...]» (Burgess 2011 31)
lubbilubbing
любить
[lûbit’]
amare
«Then we saw one young malchick with his sharp, lubbilubbing under a tree, [...]» (Burgess 2011 16)
Luna
луна
[luna]
luna
«So there we were dratsing away in the dark, the old Luna with men on it just coming up, the stars stabbing away as it might be knives [...]» (Burgess 2011 14)
malchicks
мальчик
[mal’čik]
ragazzo
«[...] they had little badges of like silver with different malchicks’ names on them – Joe and Mike and suchlike.» (Burgess 2011 4)
malenky
маленький
[malen’kij]
piccolo
«He looked a malenky bit poogly when he viddied the four of us [...]» (Burgess 2011 6)
maslo
масло
[maslo]
burro
«[...] Georgie with like a cold leg of something in one rooker and half a loaf of kleb with a big dollop of maslo on it in the other, [...]» (Burgess 2011 19)
merzky
мёрзкий
[mërzkij]
abominevole
«I’m not going to crawl around on my brooko any more, you merzky gets.» (Burgess 2011 53)
messel
мысль
[mysl’]
pensiero, idea
«You’d lay there after you’d drunk the old moloko and then you got the messel that everything all round you was sort of in the past.» (Burgess 2011 5)
mesto
место
[mesto]
posto
«The Korova Milkbar was a milk-plus mesto, and you may, O my brothers, have forgotten what these mestos were like, [...]» (Burgess 2011 3)
millicents
милиция
[miliciâ]
polizia
«[...] the whole district had been very quiet on the whole, so the armed millicents or rozz patrols weren’t round there much, [...]» (Burgess 2011 9)
minoota
минута
[minuta]
minuto
«Then we said: “Back in a minoota,” [...]» (Burgess 2011 9)
molodoy
молодой
[molodoj]
giovane
«And now, with the nochy still molodoy, let us be on our way, O my brothers.» (Burgess 2011 16)
moloko
молоко
[moloko]
latte
«[...] some of the new veshches which they used to put into the old moloko, [...]» (Burgess 2011 3)
moodge
муж
[muž]
uomo
«I could never stand to see a moodge all filthy and rolling and burping and drunk, [...]» (Burgess 2011 12)
morder
морда
[morda]
grugno, muso
«[...] I got new vons, sniffing away there with my like very sensitive morder or sniffer.» (Burgess 2011 72)
mozg
мозг
[mozg]
cervello
«[...] one or two other veshches which would give you a nice quiet horrorshow fifteen minutes admiring Bog And All His Holy Angels and Saints in your left shoe with lights bursting all over your mozg.» (Burgess 2011 3)
nachinatted
начинать
[načinat’]
iniziare
«[...] for he was such a nasty quarrelsome type of plenny [...] that trouble nachinatted that very same day.» (Burgess 2011 64)
nadmenny
надменный
[nadmennyj]
arrogante
«It opened with German eagles and the Nazi flag [...] and then there were very haughty and nadmenny like German officers [...]» (Burgess 2011 84)
nadsats
надцать
[nadcat’]
adolescenti
«It was nadsats milking and coking and fillying around (nadsats were what we used to call the teens), [...]» (Burgess 2011 22)
nagoy
нагой
[nagoj]
nudo
«[...] some of the malchicks living in 18A had [...] [added] hair and stiff rods and dirty ballooning slovos out of the dignified rots of these nagoy (bare, that is) cheenas and vecks.» (Burgess 2011 25)
neezhnies
нижний
[nižnij]
intimo
«And too I saw just by 18A a pair of devotchka’s neezhnies doubtless rudely wrenched off in the heat of the moment, O my brothers.» (Burgess 2011 25)
nochy
ночь
[noč’]
notte
«So we scatted out into the big winter nochy and walked down Marghanita Boulevard [...]» (Burgess 2011 6)
noga
нога
[noga]
piede
«Then I made with the noga, and we backed out lovely, and nobody viddied us take off.» (Burgess 2011 16)
nozh
нож
[nož]
coltello
«This would be real, this would be proper, this would be the nozh, the oozy, the britva, not just fisties and boots.» (Burgess 2011 13)
oddy knocky
одинокий
[odinokij]
solo
«[...] make toast for myself and slooshy the radio or read the gazetta, all on my oddy knocky.» (Burgess 2011 27)
odin dva tree
один два три
[odin dva tri]
uno due tre
«But then I counted odin dva tree and went ak ak ak with the britva, [...]» (Burgess 2011 41)
okno
окно
[okno]
finestra
«[...] old Dim chaining the okno till the glass cracked and sparkled in the winter air, [...]» (Burgess 2011 21)
oobivat
убивать
[ubivat’]
uccidere
«[...] all these cell-droogs of mine were very shoomny with tales of what I’d done to oobivat this worthless pervert whose krovvy-coverd plott lay sacklike on the floor.» (Burgess 2011 68)
ookadeeted
уходить
[uhodit’]
andarsene, uscire
«But when he’d ookadeeted and I was making this very strong pot of chai, I grinned to myself over this veshch that P. R. Deltoid and his droogs worried about.» (Burgess 2011 31)
ooko
ухо
[uho]
orecchio
«[...] I cracked this veck who was sitting next to me and well away and burbling a horrorshow crack on the ooko or earhole, [...]» (Burgess 2011 5)
oomny
умный
[umnyj]
intelligente
«But when we got into the street I viddied that thinking is for the gloopy ones and that the oomny ones use like inspiration and what Bog sends.» (Burgess 2011 40)
oozhassny
ужасный
[užasnyj]
terrificante
«There were real oozhassny animal type vecks among them, [...]» (Burgess 2011 54)
oozy
узы
[uzy]
catene
«[...] this would be the nozh, the oozy, the britva, not just fisties and boots.» (Burgess 2011 13)
osooshing
осушить
[osušit’]
prosciugare
«Dim was osooshing the last of the krovvy off.» (Burgess 2011 24)
otchkies
очки
[očki]
occhiali
«[...] with her was this chelloveck who was her moodge, youngish too with horn-rimmed otchkies on him, [...]» (Burgess 2011 18)
peet
пить
[pit’]
bere
«Or you could peet milk with knives in it, as we used to say, and this would sharpen you up [...]» (Burgess 2011 3)
pishcha
пища
[piŝa]
cibo
«So they put down their fatty pishcha on the table among all the flying paper [...]» (Burgess 2011 19)
platch
плач
[plač]
pianto
«They went haw haw haw, viddying old Dim dancing round and fisting the writer veck so that the writer veck started to platch like his life’s work was ruined, going boo hoo hoo [...]» (Burgess 2011 19)
platties
платье
[plat’e]
vestito
«So all we did then was to pull his outer platties off, stripping him down to his vest and long underpants [...]» (Burgess 2011 7)
plennies
пленный
[plennyj]
prigioniero
«You could hear some of the plennies in their cells cursing and singing [...]» (Burgess 2011 51)
plesk
плеск
[plesk]
gorgoglio
«The point was whether to leave the auto to be sobiratted by the rozzes or [...] to give it a fair tolchock into the starry waters for a nice heavy loud plesk before the death of the evening.» (Burgess 2011 20)
pletchoes
плечо
[plečo]
spalle
«Then we wore waisty jackets without lapels but with these very big built-up shoulders (“pletchoes” we called them) [...]» (Burgess 2011 4)
ploshed
площадь
[ploŝad’]
piazza, area
«They saw themselves, you could see, as real grown-up devotchkas already, what with [...] padded groodies and red all ploshed on their goobers.» (Burgess 2011 33)
plott
плоть
[plot’]
carne, corpo
«With my britva I managed to slit right down the front of one of Billyboy’s droog’s platties, very very neat and not even touching the plott under the cloth.» (Burgess 2011 14)
podooshka
подушка
[poduška]
cuscino
«But for the present, little droog, get your bleeding gulliver down on your straw-filled podooshka and let’s have no more trouble from anyone.» (Burgess 2011 66)
pol
пол
[pol]
sesso
«They kept looking our way and I nearly felt like saying the three of us [...] should go off for a bit of pol [...]» (Burgess 2011 4)
polezny
полезный
[poleznyj]
utile
«I would perform the old ultra-violence on the starry ptitsa and on her pusspots if need be, then I would take fair rookerfuls of what looked like real polezny stuff and go waltzing to the front door [...]» (Burgess 2011 46)
pony
понять
[ponât’]
capire
«You could viddy that poor old Dim the dim didn’t quite pony all that, but he said nothing for fear of being called gloopy and a domeless wonderboy.» (Burgess 2011 9)
poogly
пугливый
[puglivyj]
pauroso
«[...] “Yes? What is it?” in a very loud teacher-type goloss, as if he was trying to show us he wasn’t poogly.» (Burgess 2011 6)
pooshka
пущка
[puŝka]
cannone
«As soon as we launched on the shop we went for Slouse who ran it, [...] who viddied at once what was coming and made straight for the inside where the telephone was and perhaps his well-oiled pooshka, complete with six rounds.» (Burgess 2011 10)
prestoopnicks
преступник
[prestupnik]
criminale
«Then there was being remanded in filthy custody among vonny perverts and prestoopnicks.» (Burgess 2011 57)
privodeeted
приводить
[privodit’]
condurre
«When I’d finished my rabbit with the stereo he just govoreeted a few slovos of thanks and then I was privodeeted back to the cell on Tier 6 [...]» (Burgess 2011 63)
prodding
продавать
[prodavat’]
vendere
«They had no licence for selling liquor, but there was no law yet against prodding some of the new veshches which they used to put into the old moloko, [...]» (Burgess 2011 3)
ptitsa
птица
[ptica]
uccello
«[...] there was no real need [...] to do the ultra-violent on some shivering starry grey-haired ptitsa in a shop [...]» (Burgess 2011 3)
pyahnitsa
пьяный
[p’ânyj]
ubriaco
«When we got outside of the Duke of New York we viddied by the main bar’s long lighted window, a burbling old pyahnitsa or drunkie, [...]» (Burgess 2011 12)
rabbited
работать
[rabotat’]
lavorare
«I heard my papapa grumbling and trampling and then ittying off to the dyeworks where he rabbited, [...]» (Burgess 2011 28)
radosty
радость
[radost’]
felicità
«More, badness is of the self, the one, the you or me on our oddy knockies, and that self is made by old Bog or God and is his great pride and radosty.» (Burgess 2011 31)
raskazz
рассказ
[rasskaz]
racconto
«You will have little desire to slooshy all the cally and horrible raskazz of the shock that sent my dad beating his bruised and krovvy rockers against unfair like Bog in his Heaven, [...]» (Burgess 2011 57)
rassoodocks
рассудок
[rassudok]
ragione, mente
«[...] we sat in the Korova Milkbar making up our rassoodocks what to do with the evening, [...]» (Burgess 2011 3)
razdraz
раздражать
[razdražat’]
irritare, far arrabbiare
«[...] and then he got very very razdraz, waving and screaming and losing his guard [...]» (Burgess 2011 14)
razrez
разрез
[razrez]
taglio, spaccatura
«This crystal book I had was very tough-bound and hard to razrez to bits [...]» (Burgess 2011 7)
razzes
раз
[raz]
volta
«When I’d gone erk erk a couple of razzes on my full innocent stomach, I started to get out day platties from my wardrobe, [...]» (Burgess 2011 32)
rooker/rockers
рука
[ruka]
mano
«Pete had a rooker (a hand, that is), Georgie had a very fancy one of a flower, [...]» (Burgess 2011 4)
rot
рот
[rot]
bocca
«These sharps were dressed [...] with purple and green and orange wigs on their gullivers, [...] and make-up to match (rainbows round the glazzies, that is, and the rot painted very wide).» (Burgess 2011 4)
Russky
русский
[russkij]
russo
«And then the disc in the stereo twanged off and out (it was Johnny Zhivago, a Russky koshka, singing [...]» (Burgess 2011 22)
sabog
сапог
[sapog]
stivale
«[...] he stabbed this veck’s foot with his own large filthy sabog.» (Burgess 2011 22)
sakar
сахар
[sahar]
zucchero
«[...] I was brought some nice hot chai with plenty of moloko and sakar [...]» (Burgess 2011 80)
sammy
самый
[samyj]
stesso
«The next thing was to do the sammy act, which was one way to unload some of our cutter [...]» (Burgess 2011 8)
scooped
скупать
[skupat’]
accaparrarsi
«And he scooped this ill-gotten pretty into his trouser carmans, [...]» (Burgess 2011 38)
scoteenas
скот
[skot]
bestia
«And we could viddy one or two [cats], great fat scoteenas, jumping up on to the table with their rots open going mare mare mare.» (Burgess 2011 44)
shaikas
шайка
[šajka]
banda
«[...] or for that matter any of the other bandas or gruppas or shaikas that from time to time were at war with one.» (Burgess 2011 25)
sharries
шары
[šary]
sfere
«Everything as easy as kiss-my-sharries.» (Burgess 2011 12)
shest
шест
[šest]
asta
«I wanted like a big feast of it before getting my passport stamped, my brothers, at sleep’s frontier and the stripy shest lifted to let me through.» (Burgess 2011 25)
shilarny
желание
[želanie]
desiderio
«If you need pretty polly you take it. Yes? Why this sudden shilarny for being the big bloated capitalist?» (Burgess 2011 40)
shiyah
шея
[šeâ]
collo
«And I made sure my so-called droogs were in it, right up to the shiyah.» (Burgess 2011 54)
shlaga
шлагбаум
[šlagbaum]/ шланг
[šlang]
sbarra/tubo
«And there were devotchkas ripped and creeching against walls and I plunging like a shlaga into them, [...]» (Burgess 2011 27)
shlapa
шляпа
[šlâpa]
cappello
«When I opened up he came shambling in looking shagged, a battered old shlapa on his gulliver, his raincoat filthy.» (Burgess 2011 29)
shlemmies
шлем
[šlem]
casco
«[...] it was only two very young rozzes that came in, very pink under their big copper’s shlemmies.» (Burgess 2011 11)
shoomny
шумный
[šumnyj]
rumoroso
«Then he let out a very shoomny smeck – “Ho ho ho” – [...]» (Burgess 2011, 8)
shooms
шум
[šum]
rumore
«The old veck began to make sort of chumbling shooms – “wuf waf wof” – [...]» (Burgess 2011 7)
shoot
шут
[šut]
buffone
«I viddied then, of course, what a bezoomny shoot I was not to notice that it was the hypodermic shots in the rooker.» (Burgess 2011 86)
skazatted
сказать
[skazat’]
dire
«None of them skazatted a word or nodded even.» (Burgess 2011 24)
skorriness
скорость
[skorost’]
velocità
«[...] this old ptitsa had come up behind me very sly and with great skorriness for her age [...]» (Burgess 2011 47)
skorry
скоро
[skoro]
velocemente
«[...] you may, O my brothers, have forgotten what these mestos were like, things changing so skorry these days and everybody very quick to forget, [...]» (Burgess 2011 3)
skriking
скрести
[skresti]
raschiare, graffiare
«[...] and, my balance being a bit gone, I went really crash this time, on to sploshing moloko and skriking koshkas, [...]» (Burgess 2011 48)
skvatted
схватить
[shvatit’]
prendere
«And then Pete skvatted these three books from him and handed them round real skorry.» (Burgess 2011 6)
sladky
сладкий
[sladkij]
dolce
«[...] I drink this very strong chai with moloko and spoon after spoon after spoon of sugar, me having a sladky tooth [...]» (Burgess 2011 31)
slog
злог
[zlog]
etto
«[...] he took a bottle from a cupboard in his desk and started to pour himself a real horrorshow bolshy slog into a very greasy and grahzny glass.» (Burgess 2011 72)
sloochatting
случаться
[slučat’sâ]
accadere
«[...] the whole veshch really a very humorous one if you could imagine it sloochatting to some other veck and not to Your Humble Narrator.» (Burgess 2011 48)
slooshy
слушать
[slušat’]
sentire
«Then you could slooshy panting and snoring and kicking behind the curtain and veshches falling over and swearing and then glass going smash smash smash.» (Burgess 2011 10)
slovos
слово
[slovo]
parole
«This chelloveck sitting next to me [...] was well away with his glazzies glazed and sort of burbling slovos like “Aristotle wishy washy works outing cyclamen get forficulate smartish”.» (Burgess 2011 4)
smeck
смех
[smeh]
riso
«[...] there was no real need [...] to do the ultra-violent on some shivering starry grey-haired ptitsa in a shop and go smecking off with the till’s guts.» (Burgess 2011 3)
smot
смотреть
[smotret’]
guardare
«He took a very close smot at me but then went back to being like kind and cheerful [...]» (Burgess 2011 118)
sneety
сниться
[snit’sâ]
apparire in sogno
«But I let on to be back in sleepland and then I did doze off real horrorshow, and I had a queer and a very real like sneety, dreaming for some reason of my droog Georgie.» (Burgess 2011 28)
sobiratted
собирать
[sobirat’]
raccogliere
«The point was whether to leave the auto to be sobiratted by the rozzes or, us feeling like in a hate and murder mood, to give it a fair tolchock [...]» (Burgess 2011 20)
soomka
сумка
[sumka]
borsa
«[...] You filthy old soomka [...]» (Burgess 2011 48)
soviet
совет
[sovet]
consiglio
«”Now,” I said, and it was me that was starting, because Pete had given old Dim the soviet not to uncoil the oozy from round his tally and Dim had taken it, [...]» (Burgess 2011 41)
spatchka
спячка
[spâčka]
letargo
«”Best we go off homeways and get a bit of spatchka,” said Dim.» (Burgess 2011 24)
splooge
сплющить
[splûŝit’]
schiacciare
«[...] this rich beat-up chelloveck had raged like real bezoomny and gone for them all with a very heavy iron bar. [...] Georgie had tripped on the carpet and then brought this terrific swinging iron bar crack and splooge on the gulliver, [...]» (Burgess 2011 58)
spoogy
испуганный
[ispugannyj]
spaventato
«Now all the cats were getting spoogy and running and jumping in a like cat-panic, [...]» (Burgess 2011 47)
starry
старый
[staryj]
vecchio
«[...] there was no real need [...] to do the ultra-violent on some shivering starry grey-haired ptitsa [...]» (Burgess 2011 3)
stoolies
стул
[stul]
sedia
«I was in bumpy darkness, with beds and cupboards and bolshy heavy stoolies and piles of boxes and books about.» (Burgess 2011 45)
strack
страх
[strah]
paura, terrore
«[...] I was not your handsome young Narrator any longer but a real strack of a sight, my rot swollen and my glazzies all red and my nose bumped a bit also.» (Burgess 2011 51)
tally
талия
[taliâ]
(giro)vita
«Old Dim said: “Oh no, not right that isn’t,” and made to uncoil the chain round his tally, [...]» (Burgess 2011 40)
tolchock
толчок
[tolčok]
spintone
«Our pockets were full of deng, so there was no real need from the point of view of crasting any more pretty polly to tolchock some old veck in an alley [...]» (Burgess 2011 3)
toofles
туфли
[tufli]
scarpe
«Then I put my nogas into very comfy woolly toofles, [...]» (Burgess 2011 29)
vareeting
варить
[varit’]
bollire
«[...] I might perhaps [...] itty off to the old skolliwoll and see what was vareeting in that great seat of gloopy useless learning, O my brothers.» (Burgess 2011 27)
veck
человек
[čelovek]
persona
«[...] tolchock some old veck in an alley and viddy him swim in his blood while we counted the takings and divided by four, [...]» (Burgess 2011 3)
veshches
вещь
[veŝ’]
cose
«[...] there was no law yet against prodding some of the new veshches which they used to put into the old moloko, so you could peet it with vellocet or synthemesc or drencrom [...]» (Burgess 2011 3)
viddy
видить
[vidit’]
vedere
«[...] tolchock some old veck in an alley and viddy him swim in his blood while we counted the takings and divided by four, [...]» (Burgess 2011 3)
vino
вино
[vino]
vino
«[...] he went grinning and going er er and a a a for this veck’s dithering rot, crack crack, first left fistie then right, so that our dear old droog the red – red vino on tap and the same in all places, like it’s put out by the same big firm – started to pour and spot the nice clean carpet [...]» (Burgess 2011 19)
voloss
волос
[volos]
capelli
«What was ittying on was that this starry ptitsa, very grey in the voloss and with a very liny like litso, [...]» (Burgess 2011 43)
von
вон
[von]
odore
«Billyboy was something that made me want to sick, [...] and he always had this von of very stale oil that’s been used for frying over and over, [...]» (Burgess 2011 13)
vred
вред
[vred]
danno
«Billyboy had a nozh [...] but he was a malenky bit too slow and heavy in his movements to vred anyone really bad.» (Burgess 2011 15)
yahma
яма
[âma]
buco
«Then he let out a very shoomny smeck – “Ho ho ho” – pretending to start wiping his yahma with [the letter].» (Burgess 2011 8)
yahzick
язык
[âzyk]
lingua
«Then I tooth-cleaned and clicked, cleaning out the old rot with my yahzick or tongue, [...]» (Burgess 2011 26)
yarbles
яйца
[âjca]
uova, palle
«[...] Come and get one in the yarbles, if you have any yarbles, you eunuch jelly, thou.”» (Burgess 2011 14)
yeckated
ехать
[ehat’]
andare
«We yeckated back townwards, my brothers, [...]» (Burgess 2011 20)
zammechat
замечательный
[zamečatel’nyj]
straordinario
«[...] had to submit to the strange and weird desires of Alexander the Large which […] were choodessny and zammechat [...]» (Burgess 2011 36)
zasnoot
заснуть
[zasnut’]
dormire
«So the he started on me, me being the youngest there, trying to say that as the youngest I ought to be the one to zasnoot on the floor and not him.» (Burgess 2011 65)
zheena
жена
[žena]
moglie
«The writer veck and his zheena were not really there, bloody and torn and making noises.» (Burgess 2011 20)
zoobies
зубы
[zuby]
denti
«Pete held his rookers and Georgie sort of hooked his rot wide open for him and Dim yanked out his false zoobies, upper and lower.» (Burgess 2011 7)
zvonock
звонок
[zvonok]
campanello
«There was a bellpush and I pushed, and brrrrrrr brrrrr sounded […]. So I pushed the old zvonock a malenky bit more urgent.» (Burgess 2011 44)
zvook
звук
[zvuk]
suono, rumore
«But there were the golosses of millicents telling them to shut it and you could even slooshy the zvook of like somebody being tolchocked [...]» (Burgess 2011 51)

9.2 Nomi e toponimi russi

Occorrenza nel romanzo
Stringa di testo
Molotov
«[...] [they were] shuffling through the new pop-discs – Johnny Burnaway, Stash Kroh, The Mixers, Lay Quiet Awhile With Ed And Id Molotov, and all the rest of that cal» (Burgess 2011 33)
Zhivago
«[...] it was Johnny Zhivago, a Russky koshka, singing [...]» (Burgess 2011 22)
Brodsky
«Brodsky will deal with him tomorrow and you can sit in and watch Brodsky.» (Burgess 2011 69)
Gagarin
«Namely, that bit of shop-crasting in Gagarin Street.» (Burgess 2011 136)

Riferimenti bibliografici
Burgess A. 2011, A Clockwork Orange, London: Penguin Essentials
Biswell A. 2005, The real life of Anthony Burgess, Picador
Orwell G. 2008, 1984, London: Penguin