SARA CARLA LAMPERTI Zelig di Woody Allen Analisi comparativa dei sottotitoli

Zelig
Analisi comparativa dei sottotitoli

SARA CARLA LAMPERTI

Scuole Civiche di Milano Fondazione di partecipazione Dipartimento Lingue
Scuola Superiore per Mediatori Linguistici via Alex Visconti, 18 20151 MILANO

Relatore: Prof. Bruno OSIMO

Diploma in Scienze della Mediazione Linguistica Aprile 2007

© 1983 Woody Allen, Zelig, Metro-Goldwin-Mayer Pictures Inc. © 2007 Sara Carla Lamperti per la tesi

ABSTRACT IN ITALIANO

In questo elaborato è stata effettuata l’analisi comparativa tra la versione in inglese e la versione in italiano di una parte dei sottotitoli di film del celebre regista americano Woody Allen. Il film in questione è Zelig (1983), un finto documentario di cui è protagonista il curioso Leonard Zelig, che sconvolge l’America degli anni ’20 e ’30 con la sua capacità di trasformarsi in chiunque gli stia accanto. Per eseguire il confronto tra prototesto (in inglese) e metatesto (in italiano) si è fatto ricorso ad un metodo di sintesi tra due differenti approcci: uno è il modello di Leuven-Zwart, che prima analizza i cambiamenti a prescindere dal contesto testuale specifico, per poi trarre conclusioni sul testo nell’insieme; l’altro è il modello cronotopico di Torop, che prima analizza il testo specifico e poi controlla quali sono i cambiamenti effettuati sulla poetica del testo stesso.

ENGLISH ABSTRACT
In this thesis a comparative analysis of a part of the English and the Italian subtitles of a film by the famous American director Woody Allen was carried out. The film is Zelig (1983), a mockumentary whose main character is Leonard Zelig. He is a curious man who has the ability to change his appearance to that of the people he is surrounded by and stirs American people with his story during the ‘20s and ‘30s. In order to make the comparison between the source and the target text (respectively, the English and the Italian version), a method that summarizes two different approaches was employed: one is the Leuven-Zwart model, which firstly analyses the changes leaving aside the specific textual context and then draws conclusions about the text as a whole; the other one is the chronotopic model by Torop, which firstly analyses the specific text and then controls the changes implemented on the text’s poetics.

ABSTRACT EN ESPAÑOL
En esta tesina llevamos a cabo el análisis comparativo entre la versión en inglés y la versión en italiano de una parte de los subtítulos de una película. La película en cuestión es Zelig (1983), del célebre director estadounidense Woody Allen. Se trata de un falso documental, cuyo protagonista es el curioso Leonard Zelig, un hombre que tiene la capacidad de convertirse en quienquiera se encuentre a su lado y que trastorna con su historia la sociedad estadounidense de los años 20 y 30. A fin de comparar el prototexto (en inglés) y el metatexto (en italiano), recurrimos a dos planteamientos distintos: uno es el modelo de Leuven-Zwart, que en primer lugar examina los cambios prescindiendo del contexto textual específico y luego saca conclusiones sobre el texto en su totalidad; el segundo es el modelo cronotópico de Torop, que en primer lugar estudia el texto específico y luego controla los cambios aportados en la poética del texto.

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Sommario

Abstract…………………………………………………………………………………………………………….. 3

Sommario …………………………………………………………………………………………………………. 4

Primo capitolo – Introduzione ……………………………………………………………………………… 5 1.1 Breve storia della nascita e dell’evoluzione del sottotitolaggio ……………………….. 5 1.1.1 L’avvento del DVD …………………………………………………………………………….. 6 1.2 I sottotitoli e la traduzione audiovisiva…………………………………………………………. 9 1.3 Tipi di sottotitoli ……………………………………………………………………………………….. 9 1.4 Il film …………………………………………………………………………………………………….. 11 1.4.1 Il DVD di Zelig ………………………………………………………………………………… 14 1.5 Il regista …………………………………………………………………………………………………. 15

Capitolo secondo – Metodologia del raffronto tra due testi ……………………………………. 18 2.1 Introduzione all’analisi comparativa ………………………………………………………….. 18 2.2 Il raffronto tra i due testi: un modello di sintesi …………………………………………… 22

Capitolo terzo – Analisi di una parte di Zelig ………………………………………………………. 24 3.1 Presentazione del materiale empirico …………………………………………………………. 24 3.2 Analisi comparativa vera e propria…………………………………………………………….. 24 3.3 Conclusioni…………………………………………………………………………………………….. 40

Riferimenti bibliografici……………………………………………………………………………………. 42 Ringraziamenti ………………………………………………………………………………………………… 45

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Primo capitolo – Introduzione
1.1 Breve storia della nascita e dell’evoluzione del sottotitolaggio

Al momento della sua nascita, nel 1895, il cinema era muto. L’immagine, quindi, fu l’elemento preponderante delle prime produzioni cinematografiche. Alla fine degli anni ’20 però venne inventato il sonoro e la realtà cinematografica si ritrovò immersa nella dicotomia audiovisiva.

Tuttavia il passaggio dal cinema muto a quello sonoro non avvenne in modo brusco: infatti, tra il 1919 e il 1930, il divenire argomentale dei film smise gradualmente di basarsi solo sull’immagine e iniziò a fare ricorso alla parola scritta per facilitare la comprensione. Tale materiale discorsivo era conosciuto con il nome di «intertitolo» (o «didascalia»), diretto precursore del sottotitolo. Si trattava di brevi sequenze di commenti descrittivo-esplicativi o di brevi dialoghi proiettati tra le scene di un film.

Il passaggio dagli intertitoli ai sottotitoli come li conosciamo oggi fu rapido: già dal 1917 gli intertitoli vennero spesso sovrapposti – e non più interposti – alle immagini, e nel 1927 sparirono definitivamente lasciando spazio al vero e proprio sottotitolo.

Sin dalla nascita, il processo di sottotitolaggio ha subìto molte trasformazioni, si è evoluto, è migliorato e si è affinato grazie all’ammodernamento delle tecniche coinvolte. Sull’evoluzione dei sottotitoli hanno avuto grande influenza anche i media: inizialmente ideati per il cinema, sono poi stati usati anche per la televisione. In breve tempo però ci si è resi conto che, a causa delle notevoli differenze tra i due mezzi, i sottotitoli preparati per il cinema non sono adatti per essere mandati in onda in televisione.

Nemmeno la ricezione del pubblico è la medesima: è stato infatti dimostrato che la velocità di lettura degli spettatori dipende anche dal mezzo che trasmette i sottotitoli (per leggere i sottotitoli al cinema si necessita il 30% di tempo in meno rispetto al tempo necessario per leggere gli stessi sottotitoli sul piccolo schermo).

È quindi chiaro che non esiste un sottotitolo universale, adatto a tutti i contesti: il sottotitolo deve essere costruito diversamente in base al media specifico per cui viene preparato. E infatti il sottotitolaggio di un prodotto audiovisivo per la televisione, quello

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per il cosiddetto home entertainment – che comprende le ormai obsolete videocassette e gli innovativi DVD – e quello per il cinema si avvalgono di strumenti e processi tecnici differenti.

1.1.1 L’avvento del DVD

Sin dalla nascita del sottotitolaggio, il modo in cui i sottotitoli sono stati creati e presentati sullo schermo ha subito molti cambiamenti, dettati soprattutto dagli sviluppi nella tecnologia. A metà degli anni ’80 l’uso dei computer ha rivoluzionato il processo di sottotitolaggio, ma è stata la comparsa del formato digitale a provocare la vera rivoluzione nella produzione dei sottotitoli – soprattutto per quanto riguarda quelli di tipo interlinguistico – in quanto ha portato con sé la possibilità di realizzare e inserire in un DVD sottotitoli in più lingue.

Un DVD (acronimo di Digital Versatile Disk), infatti, arriva a contenere fino a 17 gigabyte di informazioni e può proporre sottotitoli in un numero notevole di lingue diverse, fino ad un massimo di 32. Proprio la grande possibilità offerta da questa nuova tecnologia ha spinto le più grandi case di produzione hollywoodiane a fare richieste sempre crescenti all’industria del sottotitolaggio, che nello scorso decennio ha finito per rendere la propria produzione – sino ad allora realizzata a livello locale – sempre più centralizzata e globalizzata.

Anche la questione dei costi ha influenzato fortemente il modo in cui il lavoro viene svolto: la produzione centralizzata dei DVD in opposizione a quella realizzata a livello locale (cioè direttamente nei paesi in cui i DVD vengono venduti) è decisamente meno costosa per le case di produzione.

I principali centri di distribuzione per le case di produzione di Hollywood si trovano a Los Angeles e a Londra e proprio dalle maggiori agenzie di sottotitolaggio che sono situate in queste due città è giunta la risposta alle necessità del mercato. Le agenzie hanno tratto vantaggio dalla disponibilità di traduttori professionali che operavano in quelle due città e si sono specializzate nel sottotitolaggio interlinguistico.

Tre sono i problemi principali che queste agenzie hanno dovuto affrontare:

- trovare un modo per produrre i sottotitoli in tutte le lingue richieste, nel minor tempo possibile, con costi ridotti;

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  • -  trovare un modo per gestire e controllare i sottotitoli in modo centralizzato, senza bisogno di avere all’interno dell’agenzia tutti i traduttori delle lingue in cui i sottotitoli vengono preparati;
  • -  trovare tutti i sottotitolatori necessari per produrre i sottotitoli in tutte le lingue desiderate.La soluzione a tutti questi problemi è arrivata con i template, file di base che

vengono utilizzati come modello per creare altri documenti, ossia una sorta di prodotto preconfezionato pronto per essere personalizzato. Questi template non sono altro che file contenenti i sottotitoli in inglese di un dato prodotto audiovisivo: da tali file si parte per realizzare i sottotitoli in tutte le altre lingue. In questo modo il processo di sottotitolaggio viene suddiviso in due fasi: il timing (tramite il quale si stabiliscono l’inizio, la durata e l’articolazione dei sottotitoli) e la traduzione. Il timing è un aspetto tecnico del processo di sottotitolaggio e viene realizzato da parlanti madrelingua inglese, i quali producono il file di sottotitoli che verrà utilizzato durante la seconda fase, ossia quella della traduzione dei sottotitoli nelle altre lingue.

L’uso dei template file si è diffuso sempre più e ora essi vengono accompagnati anche da altri tipi di file, volti ad aiutare chi esegue la traduzione. Tra questi file, per esempio, vi è quello delle note traduttive, che offre delucidazioni sullo slang, sulle espressioni culturospecifiche o comunque su tutto ciò che un parlante inglese non madrelingua potrebbe ritenere poco chiaro. Lo scopo delle note è quello di aiutare i traduttori a superare qualsiasi problema di comprensione del prototesto e guidarli così alla realizzazione di un metatesto più accurato. Un altro tipo di file che accompagna i template può essere quello in cui il committente dà istruzioni specifiche sullo stile da mantenere, sul trattamento delle canzoni, e/o su elementi prettamente tecnici, come l’allineamento dei sottotitoli, il ricorso a certi caratteri, ecc.

L’uso di questi file base in inglese, che stabiliscono tempi fissi e un numero fisso di sottotitoli, ha dimostrato di essere necessario al fine di rispondere alle richieste sempre più esigenti. Ecco quali sono i vantaggi che comporta il ricorso ai template:

- gli errori dovuti alla mancata comprensione dell’audio originale – generalmente in inglese – si riducono al minimo perché, come già detto, i template file sono prodotti da parlanti madrelingua inglese. In parlanti non madrelingua potrebbero infatti incontrare serie difficoltà, soprattutto nel caso

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dei materiali cosiddetti “extra”, quali il commento audio, i making of e le scene eliminate. Ciò è dovuto al fatto che quasi sempre tali extra non sono accompagnati da un copione e sono di scarsa qualità dal punto di vista acustico;

  • -  i tempi di produzione si riducono;
  • -  i costi si riducono a loro volta perché i film – o comunque le opere audiovisive– vengono sottoposte al timing una sola volta, nella versione in inglese; anche il costo del lavoro subisce un abbassamento, in quanto i traduttori non devono più compiere mansioni di tipo tecnico, ma devono solo occuparsi della traduzione;
  • -  per le agenzie di sottotitolaggio che si occupano di sottotitoli multilingui si risolvono i problemi di reperimento di professionisti: non è più necessario reclutare sottotitolatori in tutte le lingue coinvolte in un progetto. Infatti, anche traduttori che non hanno alcuna esperienza o preparazione nel campo del sottotitolaggio possono cimentarsi in questo tipo di lavoro, visto che non si devono occupare degli aspetti tecnici ma solo della traduzione.Questo metodo di lavoro ha suscitato molti dubbi riguardo la qualità dei sottotitoli prodotti. Ovviamente nessuno può assicurare che durante tale processo non vengano commessi errori, soprattutto perché molto dipende dalla cura e dall’impegno con cui si creano i template. La qualità del prodotto finito dipende dall’esperienza e dalla professionalità dello staff coinvolto nel processo e questo vale per l’industria del sottotitolaggio per i DVD come per l’industria della traduzione in generale.Tuttavia va sottolineato che con questo metodo vengono tutelati i tre “ritmi” che caratterizzano un buon sottotitolaggio (Mary Carrol, 2004):
  • -  il ritmo visivo del film come definito dai tagli del regista;
  • -  il ritmo del discorso degli attori;
  • -  il ritmo di lettura del pubblico,dato che il materiale di partenza, e quindi i punti in cui gli attori aprono e chiudono la bocca per pronunciare i dialoghi, resta lo stesso.

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1.2 I sottotitoli e la traduzione audiovisiva

«Traduzione audiovisiva» è l’espressione oggi utilizzata per fare riferimento alla dimensione multisemiotica di tutte le opere cinematografiche e televisive i cui dialoghi subiscono una traduzione. Il testo audiovisivo rappresenta un tipo testuale a sé e nasce dalla combinazione di diverse componenti semiotiche. Nel testo audiovisivo la sfera visiva e quella sonora, che comprende non solo i dialoghi ma anche suoni e rumori (la cosiddetta «colonna sonora»), si combinano e danno vita ad un testo complesso e multicodice, la cui traduzione può essere problematica.

Il sottotitolaggio è uno dei numerosi metodi di trasferimento e adattamento linguistico in cui si esplicita la traduzione audiovisiva. In virtù del fatto che comporta il trasferimento dalla lingua orale a quella scritta, questo metodo si contrappone agli altri – tra cui vi sono anche il famoso doppiaggio e il meno noto voice-over – che sono essenzialmente orali. Per questo motivo, il sottotitolaggio risulta la forma di trasferimento e adattamento più complessa e più interessante.

A livello tecnico, i sottotitoli devono rispettare regole e restrizioni fisiche imprescindibili. Essi, infatti, sottostanno innanzitutto a restrizioni di natura formale o quantitativa che riguardano la loro disposizione sullo schermo, lo spazio e il tempo di esposizione che possono occupare su di esso, la lunghezza delle battute degli attori; tutto questo influenza, e a volte determina, le scelte traduttive.

1.3 Tipi di sottotitoli

Díaz Cintas (2001: 25) ed Elisa Perego (2005: 60), affermano che, in base a criteri di carattere linguistico, si distinguono due tipi di sottotitolaggio: quello intralinguistico e quello interlinguistico.

Il sottotitolaggio intralinguistico consiste nella trascrizione totale o parziale dei dialoghi nella stessa lingua della colonna sonora originale del film ed è rivolto a due tipi di destinatari, con esigenze differenti. Si tratta di soggetti sordi o che hanno problemi di udito a diversi livelli, nonché di coloro che intendono apprendere una lingua straniera. Per i primi, a cui generalmente sono rivolti sottotitoli intralinguistici ridotti, la lettura del sottotitolo è il mezzo principale o ausiliario per accedere alle informazioni veicolate dal prodotto audiovisivo. Per i secondi, invece, a cui di solito sono rivolti sottotitoli

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intralinguistici integrali, il sottotitolo è un supporto didattico che educa all’ascolto e favorisce al contempo la comprensione e l’apprendimento naturale e involontario della lingua oggetto di studio.

I sottotitoli interlinguistici, invece, sono sottotitoli in una lingua diversa da quella del prodotto originale e per questo coinvolgono e sintetizzano due lingue e due culture. Anche questo tipo di sottotitoli può favorire l’apprendimento della lingua straniera dei dialoghi in originale, in quanto essi contribuiscono alla comprensione del testo in lingua straniera.

Anche secondo Osimo (2000-2004), esistono fondamentalmente due tipi di sottotitolaggio, ma qui si fonda la distinzione su criteri differenti, ossia sull’utilità dei sottotitoli. In base a tali criteri esistono quindi i sottotitoli che fungono da ausilio fisico (per soggetti con deficit dell’udito di diverso grado) e quelli che fungono da ausilio linguistico (per chi non ha molta dimestichezza con la lingua parlata nel testo audiovisivo). Spesso tale distinzione viene assimilata a quella tra sottotitolaggio intralinguistico e interlinguistico, ma in realtà i due fenomeni non sempre coincidono. Questo perché si stanno diffondendo sempre di più i sottotitoli come ausilio nella traduzione intralinguistica: per coloro che conoscono la lingua che viene parlata nel testo audiovisivo, ma non che ancora non sono in grado di decifrare con facilità il medesimo testo nel parlato, il testo scritto aiuta per esempio a collegare la pronuncia alla forma grafica.

Sulle base di quanto appena detto, si possono quindi individuare ben quattro tipi di sottotitolaggio:

  • -  intralinguistico come ausilio fisico,
  • -  intralinguistico come ausilio linguistico,
  • -  interlinguistico come ausilio linguistico,
  • -  interlinguistico come ausilio fisico.Nei tipi di sottotitolaggio come ausilio linguistico, i tratti soprasegmentali – l’intonazione, la pronuncia, l’inflessione, il tono, il timbro e tutte le altre caratteristiche del parlato – del protesto arrivano al fruitore in modo diretto perché la colonna sonora originale resta intatta.

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Nei tipi di sottotitolaggio come ausilio fisico, invece, si hanno una traduzione verbale (interlinguistica o intralinguistica) e una traduzione intersemiotica in cui si cerca di sintetizzare verbalmente un messaggio che altrimenti andrebbe perso: sono i casi in cui il sottotitolo contiene espressioni come «musica di sottofondo», «rumore di passi», ecc.

1.4 Il film

Zelig è un divertente mockumentary – ossia una finto documentario – il cui protagonista è un personaggio curioso, il camaleontico Leonard Zelig (interpretato dallo stesso Woody Allen). Attraverso il documentario viene raccontata la storia di questo uomo che sorprende la società americana degli anni ’20 e ’30 del 1900 con la sua capacità di trasformarsi in qualunque persona gli stia accanto. Zelig, infatti, è un insicuro cronico che, pur di essere accettato e benvoluto da tutti, si trasforma in un camaleonte umano. A seconda della situazione in cui si trova e delle persone con cui interagisce, Leonard cambia il proprio comportamento, il proprio modo di parlare e persino l’aspetto fisico.

A causa della disfunzione che lo affligge, diventa presto famoso e tutti lo chiamano “l’uomo camaleonte” (the human chameleon). Tutto inizia con brevi trafiletti sui quotidiani, che poi si trasformano in articoli sempre più lunghi, fino a conquistare le prime pagine. Subentrano poi le radio, i cinegiornali, chi scrive canzoni su di lui, chi produce gadget a lui ispirati. Ma anche i medici contribuiscono fortemente alla sua celebrità: nel corso di varie conferenze stampa, in presenza di giornalisti e telecamere, essi formulano ipotesi, del tutto assurde e infondate, sulle cause della sua malattia. E

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così, di fronte all’opinione pubblica, lo trasformano in un vero e proprio caso clinico. Mentre questi “luminari della medicina” si ostinano ad attribuire il problema di Zelig a cause fisiologiche, la giovane psichiatra Eudora Fletcher – interpretata dall’attrice Mia Farrow – sostiene la natura psicologica della malattia e chiede di potersi occupare personalmente del caso. Tuttavia, la donna non viene ascoltata e i medici continuano a curare Zelig basandosi su teorie totalmente errate.

Quando la sorella alcolista di Leonard, Ruth, si rende conto che sfruttando la notorietà del fratello potrebbe guadagnare ingenti somme di denaro e a sua volta raggiungere la fama, non esita a sottrarlo alle cure – seppur inadeguate – del Manhattan Hospital. Leonard, ormai in balia della sorella e dell’amante di lei, diventa un fenomeno da baraccone: è costretto ad esibirsi in autentici spettacoli, e la gente accorre da ogni parte dell’America per assistere alle sue trasformazioni. Zelig è cercato, è ammirato e ciò può indurre a credere che abbia finalmente ottenuto ciò che voleva, ma in realtà è fondamentalmente solo e senza qualcuno che gli voglia bene.

Quando la storia d’amore tra Ruth e il suo amante si conclude tragicamente (questi, infatti, la uccide dopo averla scoperta con un altro uomo), Zelig rimane solo e a quel punto la dottoressa Fletcher, figura che si rivelerà fondamentale nella guarigione di Leonard, torna nuovamente a chiedere, e finalmente ottiene, di potersi occupare del caso.

La dottoressa Fletcher ritiene che la soluzione migliore per curare il suo paziente sia quella di allontanarlo dal caos della città, nonché dalle assillanti e controproducenti attenzioni di pubblico e media. Decide così di portarlo nella sua casa di campagna, dove potrà occuparsi di lui e curarlo lontano da occhi indiscreti; in una fase iniziale l’impresa di rivela molto complessa, a causa dell’identificazione di Zelig con la figura del medico.

Superate le difficoltà iniziali, la dottoressa Fletcher sottopone Leonard a sedute di ipnosi, grazie alle quali, finalmente, affiorano le reali cause della malattia. Durante le sedute, infatti, Zelig rivela il suo bisogno di essere apprezzato (I want to be liked) e le vessazioni subite sin dall’infanzia sia in ambito familiare sia in quanto appartenente a una minoranza (la famiglia di Leonard è ebrea).

Le cure della dottoressa si articolano in due fasi, quella incosciente – tramite l’ipnosi, appunto – e quella cosciente: al di fuori delle sedute di psichiatria, parla con lui, gli dedica il suo tempo e le sue attenzioni, gli dà l’affetto e la fiducia che lui non ha

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mai conosciuto. Grazie a tutto questo, poco alla volta Leonard inizia a riacquistare un’identità, non ancora equilibrata, ma almeno abbozzata.

Il tempo passa e le condizioni dell’ormai ex uomo camaleonte migliorano di giorno in giorno, mentre Eudora e Leonard costruiscono qualcosa che va ben oltre il rapporto medico-paziente. Quando i media vengono a conoscenza del sentimento che unisce i due protagonisti, tornano a intromettersi nella loro vita e a parlare di loro, riportandoli al centro di un’ossessiva attenzione. Tutto ciò causa una ricaduta di Zelig, la cui personalità è ancora molto fragile, e lo porta alla fuga.

Nessuno sa dove sia andato, ma Eudora non si dà per vinta e lo ritrova in Germania, nelle file del partito nazista, poco prima dell’inizio della seconda guerra mondiale. Finalmente riuniti, i due fuggono dall’Europa inseguiti dai nazisti e fortunatamente riescono a rientrare sani e salvi negli Stati Uniti. Lì vengono accolti da eroi e coronano il loro amore con il matrimonio; Zelig, ormai guarito, può finalmente cominciare a condurre una vita normale.

La dottoressa Fletcher è un personaggio chiave nella storia: è la persona che, più con il suo amore che con le cure mediche, riesce a salvare Zelig comprendendone il vero bisogno primario e fondamentale: il suo bisogno di conformismo, di mimetizzarsi nel gruppo, di non risaltare nella massa, di passare inosservato, anonimo, addirittura insignificante.

Il film di Allen è una riflessione sull’ipocrisia della società di massa, sulla difficoltà di integrazione del singolo nella società moderna, soprattutto se appartenente a una minoranza; ed è anche una critica all’abitudine di innalzare a “idolo” chiunque riesca a brillare anche solo per un momento, per poi rigettarlo nella polvere.

Dal punto di vista formale, il film alterna scene in bianco e nero e parti a colori: le prime sono quelle che fanno parte del finto documentario e che sono ambientate negli anni ’20 e ’30 del secolo scorso; le seconde, invece, sono ambientate negli anni ’80 e sono quelle in cui alcuni personaggi (tra cui quello di Eudora Fletcher ormai anziana e alcuni giornalisti e scrittori realmente esistiti che interpretano se stessi) raccontano e commentano la vita di Leonard Zelig. Per creare questo mockumentary, Allen ha utilizzato autentiche sequenze filmate degli anni ’20 e ’30, utilizzate per i cinegiornali del tempo, e ha inserito se stesso e altri attori in tali sequenze tramite la tecnologia

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bluescreen1. Proprio grazie a questa tecnologia, nel film sono presenti scene in cui Woody Allen/Leonard Zelig interagisce con personaggi come Al Capone, Herbert Hoover e Adolf Hitler.

1.4.1 Il DVD di Zelig

Come anticipato nel paragrafo 1.1.1, l’avvento del DVD ha portato numerosi ed evidenti cambiamenti nel sottotitolaggio dei film destinati alla visione privata, “casalinga”: un DVD, infatti, può proporre sottotitoli in moltissime lingue diverse, fino ad un massimo di 32. Nel caso del DVD del film Zelig in mio possesso, prodotto nel 2002 dalla MGM Home Entertainment Inc., i sottotitoli disponibili sono in inglese, italiano, tedesco, francese, spagnolo e neerlandese. Per quanto riguarda l’inglese e il tedesco, i sottotitoli sono rivolti a coloro che hanno problemi di udito (for the hard of hearing) e sono quindi, rispettivamente, sottotitoli intralinguistici come ausilio fisico e sottotitoli interlinguistici come ausilio fisico. Nel caso delle altre quattro lingue, si tratta invece di sottotitoli interlinguistici come ausilio linguistico.

Nei capitoli a seguire, lo scopo è stato quello di mettere a confronto i sottotitoli in lingua inglese e quelli in italiano per valutare quali siano le differenze tra le due versioni – delle quali quella in inglese è il “modello” da cui si è partiti per realizzare i sottotitoli nelle altre lingue – e capire quali conseguenze abbia sulla qualità dei sottotitoli questo metodo, nato per soddisfare le necessità e le richieste di un mercato sempre più esigente e globalizzato.

La prima evidente differenza da segnalare tra le due versioni, prima di passare all’analisi dei cambiamenti traduttivi, consiste – come già accennato – nel pubblico a cui sono rivolte: infatti, mentre quelli in lingua inglese sono destinati ai sordi, quelli italiani sono indirizzati a un pubblico che non presenta deficit dell’udito. Abbiamo quindi sottotitoli intralinguistici come ausilio fisico versus sottotitoli interlinguistici come ausilio linguistico; ecco come si concretizza la differenza: per esempio, nel trattamento della colonna sonora. In inglese vengono riportati i titoli delle canzoni in

1 Tecnica che permette il montaggio di immagini su sfondi girati separatamente o creati da zero con la computer graphic; il soggetto viene ripreso su di uno sfondo tutto blu o verde; il forte contrasto che si crea permette al computer di scontornare l’immagine per inserirla su di uno sfondo girato separatamente.

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sottofondo, preceduti dal simbolo della nota musicale (♪); inoltre, viene riprodotto l’intero testo delle canzoni, se queste ne sono dotate. In italiano non avviene né una cosa, né l’altra. Un altro esempio concreto è quello delle scene di dialogo in cui non è possibile vedere chi sta parlando: in quei casi, in inglese viene inserito tra parentesi il nome della persona o delle persone che pronunciano la battuta, mentre in italiano ciò non accade. Dopo queste precisazioni, si può passare all’analisi comparativa vera e propria, quella dal punto di vista traduttivo.

1.5 Il regista

Woody Allen, al secolo Alan Stewart Königsberg, è nato a New York nel 1935. È un artista camaleontico: è regista, sceneggiatore e attore con oltre 40 film all’attivo, nonché comico, autore teatrale e clarinettista jazz.

Inizia a dedicarsi al cinema negli anni ’60 e tutti i suoi primi film sono commedie pure, caratterizzate da una comicità semplice e fisica, da battute fulminee e gag visive. Tra questi, Prendi i soldi e scappa (Take the Money and Run, 1969), Il dittatore dello stato libero di Bananas (Bananas, 1971) e Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso ma non avete mai osato chiedere (Everything You Always Wanted to Know About Sex But Were Afraid to Ask, 1972).

Il periodo di maggiori successi, sia di pubblico sia di critica, inizia nel 1977 con l’uscita nelle sale di Io e Annie (Annie Hall), che gli vale ben 4 Oscar e 1 Golden Globe. Quello è il punto di svolta, il passaggio a una comicità più sofisticata, che combina aspetti comici e drammatici; ma il film diviene anche un nuovo modello per il genere

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della commedia romantica. Nel 1978 realizza il suo primo film drammatico, Interiors, e nel 1979 Manhattan, il film dedicato alla sua amata New York.

Negli anni ’80 Allen comincia ad inserire nei suoi film riferimenti filosofici; ormai non si tratta più di semplici commedie, ma di pellicole influenzate dalla psicanalisi e con una componente riflessiva più marcata. La trama, prima aspetto non fondamentale, ora assume un ruolo centrale. Nel 1983 Allen scrive e dirige Zelig, una parodia tragicomica di un documentario degli anni ’20-’30. Tra gli altri grandi film di questo decennio vi sono Broadway Danny Rose (1984), La rosa purpurea del Cairo (The Purple Rose of Cairo, 1985) e Hannah e le sue sorelle (Hannah and Her Sisters, 1986)

Verso la metà degli anni ’90 le produzioni tornano ad assumere toni più leggeri, pur mantenendo uno stile ricercato e intelligente. Sono di questi anni pellicole come La dea dell’amore (Mighty Aphrodite, 1995) e Harry a pezzi (Deconstructing Harry, 1997).

Nel 2000 realizza il suo primo film con lo studio di produzione Dreamworks SKG, Criminali da strapazzo (Small Time Crooks). La pellicola si rivela un discreto successo in patria, ma i quattro film successivi, diretti tra il 2001 e il 2004, sono un flop al botteghino; in Europa, invece, vengono maggiormente apprezzati (è lo stesso Allen a dichiarare di sopravvivere solo grazie al mercato europeo).

Quando ormai in molti lo considerano un regista finito, Allen torna alla ribalta con il film presentato al Festival di Cannes del 2005, Match Point. È punto di svolta rispetto al passato: i toni della commedia vengono accantonati in favore di atmosfere da dramma/thriller; l’amata New York, che fino a quel momento è stata l’ambientazione di tutte le pellicole, viene sostituita dalla capitale britannica; la musica jazz, che da sempre è la colonna sonora prediletta, cede il posto alla musica lirica.

L’ultimo film di Woody Allen è Scoop (2006), una commedia nuovamente ambientata nella capitale britannica.

Sin dai tempi del cabaret, esperienza precedente all’inizio della carriera nell’ambito cinematografico, Woody Allen ha sempre puntato molto sulla propria figura e si è plasmato addosso un personaggio su misura per il suo stile, che con il trascorrere degli anni è divenuto l’immagine classica percepita dal pubblico: un uomo nevrotico, paranoico, impacciato e sfortunato con le donne. Un uomo che per molti aspetti è

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identico allo stesso Woody Allen, che in più di un’occasione ha dichiarato di essere stato in analisi per oltre 30 anni.

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Capitolo secondo – Metodologia del raffronto tra due testi 2.1 Introduzione all’analisi comparativa

Per realizzare l’analisi comparativa tra la versione inglese e la versione italiana dei sottotitoli mi baserò su un modello di sintesi – messo a punto da Osimo (2004) – tra i due approcci che si sono diffusi negli ultimi decenni e che sono appunto volti ad analizzare le differenze esistenti tra prototesto e metatesto. Entrambi gli approcci hanno dei vantaggi: ricorrendo al primo si possono prendere in esame anche quelle modifiche del testo che non hanno importanza strategica; facendo ricorso al secondo, invece, si stabilisce immediatamente quali sono gli elementi fondamentali, distinguendoli da quelli secondari.

Il primo dei due approcci è stato approntato dalla studiosa neerlandese Van Leuven-Zwart, la quale si è posta concretamente il problema dell’analisi comparativa degli elementi di due testi in generale, e di prototesto e metatesto in particolare. Il secondo approccio, invece, è quello cronotopico di Peeter Torop, studioso di fama mondiale che si occupa di semiotica applicata alla traduttologia.

Il modello Leuven-Zwart analizza i cambiamenti microstrutturali (quelli che riguardano piccole unità di testo, per esempio parole) a prescindere dal contesto testuale specifico e solo in seguito trae conclusioni sul testo nell’insieme. Scopo di tale approccio è descrivere i cambiamenti apportati a livello semantico, sintattico e pragmatico, che possono derivare da una scelta conscia o inconscia del traduttore. Conclusa l’analisi tramite l’applicazione del modello, entra in gioco un altro tipo di analisi, cioè quella degli effetti dei cambiamenti microstrutturali sulla macrostruttura. In un primo tempo, quindi, vengono prese in esame le caratteristiche dei cambiamenti del testo a priori e, in un secondo tempo, vengono individuate le conseguenze globali. Questo modello è definito top-down, in quanto procede dall’alto verso il basso e non prevede un’analisi preventiva della poetica del testo da cui vengono ricavate le categorie da analizzare.

In base ad esso, si distinguono tre diversi tipi di relazione2:

2 Nella terminologia di Leuven-Zwart, per relazione si intendono i rapporti di somiglianza o dissomiglianza tra due entità e, nel caso specifico, tra i transemi (= unità testuale comprensibile, che può contenere o no un predicato) di un testo e transemi del testo che vi viene raffrontato.

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relazione di contrasto, nel caso in cui un elemento del testo venga modificato al punto da diventare irriconoscibile. Il contrasto può concretizzarsi come omissione, aggiunta o cambiamento radicale di senso [un esempio: PT → Alice dormiva, MT → Alice leggeva];

relazione di modulazione (l’unica binaria fra le tre), nel caso in cui il cambiamento tra un elemento del prototesto e uno del metatesto segua la logica della dicotomia, lungo il continuum generalizzazione versus specificazione oppure lungo un altro continuum bipolare [un esempio: PT → Andrea guardava, MT → Andrea osservava {= guardare con attenzione} è una specificazione];

relazione di cambiamento non binario, nel caso in cui un elemento del prototesto e uno del metatesto vi sia una differenza non assimilabile ad alcuna dicotomia. In tal caso, quindi, il cambiamento riguarda un elemento di testo al quale non vi è una sola alternativa, bensì svariate. [un esempio: PT → ieri, MT → oggi. Si tratta di un cambiamento non binario perché le alternative possibili a «ieri» sull’asse paradigmatico sono molteplici, per esempio «domani», «un giorno», ecc.]

Questo tipo di cambiamento interessa anche le categorie – morfologia, grammatica e sintassi – che non possono caratterizzare una modulazione binaria: tempo verbale, numero grammaticale, modo verbale, persona grammaticale, forma verbale (attiva/passiva), aspetto verbale (perfettivo/imperfettivo), inversione dell’ordine di elementi dell’enunciato, esplicitazione/implicitazione (numero di elementi informativi), deissi/anafora (rimandi intra ed extratestuali), assonanza-allitterazione-rima.

Il modello cronotopico di Torop, al contrario del modello appena descritto, parte dall’analisi traduttologica del testo specifico per individuarne le caratteristiche salienti e poi passa al controllo delle alterazioni della poetica del testo introdotte dai cambiamenti. Viene definito modello bottom-up perché va dal basso verso l’alto e analizza i dettagli solo dopo averne individuata l’importanza sul sistema nel complesso. In questo secondo modello le categorie di cambiamento non sono assolute come nel caso del primo, ma specifiche, relative al contesto poetologico e culturologico del testo in questione e derivanti direttamente dalla sua analisi traduttologica. Quando si fa ricorso all’analisi

19

cronotopica, una delle principali difficoltà consiste nell’individuare un collegamento preciso tra gli elementi linguistici e le conseguenze strutturali; è perciò necessario che l’analisi traduttologica individui la dominante e le sottodominanti del testo specifico.

Le cinque categorie fondamentali sono:

  •  parole concettuali. Attraverso il loro significato esprimono direttamente dei concetti che sono importanti per il contenuto espressivo del testo. La manipolazione di queste parole si ripercuote sul contenuto del testo [un esempio: in un testo sulla pittura, sono parole concettuali «pennello», «tela», «acquerello», «tempera».].
  •  parole/espressioni funzionali. In sé per sé sono parole secondarie, ma vengono disseminate nel testo in modo strategico per creare ponti tra zone di testo fisicamente distanti e creare tra queste delle affinità che fungono da rimandi intratestuali. La manipolazione di tali espressioni si ripercuote sulla struttura del testo.
  •  campi espressivi. Si tratta della ripetizione di parole, modi di dire, frasi, forme grammaticali o sintattiche che caratterizzano lo stile e l’espressività di un testo. La manipolazione di queste espressioni si ripercuote sulla poetica del testo.
  •  deittici. Sono elementi dell’enunciazione (pronomi personali, aggettivi dimostrativi, avverbi di luogo e di tempo, articoli) che fanno riferimento in modo implicito alle coordinate spazio-temporali della stessa e la cui alterazione ha ripercussioni sulla psicologia individuale del personaggio o dell’autore.
  •  intertestualità e realia: i riferimenti intertestuali e i realia, ossia le parole che denotano cose materiali specifiche di una cultura, sono elementi che caratterizzano le relazioni di un testo e di una cultura con altre culture. Proprio per questo, la manipolazione di tali espressioni si ripercuote sulla relazione tra sistemi culturali, quindi sulla psicologia di gruppo di elementi della cultura del testo.Tutte queste categorie possono essere collocate lungo il continuum proprio versus altrui, dove per «proprio» si intende «proprio del prototesto, della cultura emittente», mentre per «altrui» si intende «proprio del metatesto, della cultura ricevente». Ed è la

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collocabilità di queste cinque categorie lungo tale asse a dimostrare che esse sono cronotopiche, ossia che fanno parte dell’analisi specifica del testo. Lo stesso non vale invece per le categorie del modello Leuven-Zwart.

La dicotomia generalizzazione/specificazione e quella proprio/altrui, sono complementari l’una all’altra. Mentre la seconda riguarda la relazione tra culture, la prima può riguardare tanto elementi propri quanto altrui. Secondo Osimo, nei casi in cui le modifiche di un testo possano essere collocate lungo un continuum, è utile usare entrambe le categorie sovrapponendole. Nell’opposizione tra proprio e altrui aggiunge anche una terza direzione, che è quella della standardizzazione, la quale consiste nel modificare un elemento nella direzione di una cultura terza – quindi né quella emittente, né quella ricevente – che sia generica, prevalente sulle specifiche culture in questione e che sia da entrambe considerata standard. Anche nella dicotomia generalizzazione versus specificazione Osimo considera una terza possibilità, ossia il trattamento neutro dell’elemento testuale, che quindi non viene reso né in maniera specificante, né generalizzante.

Per riassumere quanto detto finora sui cambiamenti modulativi, una modifica traduttiva può quindi essere considerata:

  • -  appropriante e generalizzante, o
  • -  appropriante e specificante, o
  • -  appropriante e neutra, o
  • -  riconoscente3 e generalizzante, o
  • -  riconoscente e specificante, o
  • -  riconoscente e neutra, o
  • -  standardizzante e generalizzante, o
  • -  standardizzante e specificante, o
  • -  standardizzante e neutra.3 Per «riconoscente» si intende una strategia traduttiva che implichi il riconoscimento dell’elemento altrui.

21

2.2 Il raffronto tra i due testi: un modello di sintesi

Ecco quali sono, in sintesi, gli elementi da considerare per affrontare l’analisi comparativa tra due testi:

  • -  i cambiamenti modulativi elencati nella parte conclusiva del paragrafo precedente,
  • -  le cinque categorie dell’analisi cronotopica e parametrica del modello di Torop.A questi, secondo Osimo (2004: 96) vanno aggiunte altre categorie:
  • -  il lessico generico, la sintassi e la versificazione, che non rientrano nell’analisi cronotopica ma che sono comunque soggette ad appropriazione/riconoscimento/standardizzazione e a specificazione/generalizzazione/resa neutra,
  • -  la categoria degli elementi che si modificano senza seguire né l’uno né l’altro continuum:- le modifiche di contrasto del modello Leuven-Zwart (omissioni, aggiunte e cambiamenti radicali di senso),- tutte le modifiche che non sono né binarie né ternarie, per esempio quelle grammaticali.

    Questo è il modello di sintesi approntato da Osimo, che può essere riassunto nella tabella della pagina seguente.

22

TABELLA RIASSUNTIVA DEI CAMBIAMENTI TRADUTTIVI

N

MODIFICA CULTURA PROPRIA / ALTRUI

MODIFICA NON CULTURO- SPECIFICA

RIGUARDANTE

DOWN TOP /
TOP DOWN

9

APPROPRIAZIONE
/ RICONOSCIMENTO
/ STANDARDIZZAZIONE

SPECIFICAZIONE
/ GENERALIZZAZIONE /
RESA NEUTRA

DEITTICI

ANALISI CRONOTOPICA

8

REALIA, INTERTESTI

7

PAROLE CONCETTUALI

6

CAMPI ESPRESSIVI

5

PAROLE FUNZIONALI

4

LESSICO GENERICO

PARAMETRI GENERICI

3

SINTASSI

2

VERSIFICAZIONE

1

LESSICO GENERICO:
OMISSIONI, AGGIUNTE, CAMBIAMENTI RADICALI DI SENSO, CAMBIAMENTI DI CATEGORIA GRAMMATICALE.

23

Capitolo terzo – Analisi di una parte di Zelig 3.1 Presentazione del materiale empirico

La parte di film i cui sottotitoli sono sottoposti ad analisi appartiene alle scene iniziali. Chi si è occupato dei sottotitoli del film (Yasmeen Khan per la versione in inglese e Adriana Tortoriello per quella italiana), ha scelto di mettere in corsivo quelli che riportano la voce fuori campo che parla mentre sullo schermo si susseguono le scene in bianco e nero, ambientate negli anni ’20 e ’30. Negli altri casi, a parlare sono vari personaggi (Susan Sontag, Irving Howe, Saul Bellow – personaggi reali che interpretano se stessi – e il cameriere Calvin Turner – interpretato dall’attore Marshall Coles, Sr.) tutti chiamati a commentare la bizzarra storia di Leonard Zelig nelle scene a colori, ambientate negli anni ‘80.

3.2 Analisi comparativa vera e propria

SOTTOTITOLI IN INGLESE

SOTTOTITOLI IN ITALIANO

He was the1 phenomenon of the ‘20s.

Era il fenomeno degli anni ’20.

When you think, at the time,2 he was as well-known as Lindbergh, it’s astonishing.

Se si pensa che all’epoca era famoso quanto Lindbergh, è sorprendente.

1 Nella versione inglese l’articolo the viene enfatizzato tramite l’uso del corsivo, mentre in italiano ciò non avviene. Ne consegue un cambiamento di ritmo: in inglese ci si sofferma brevemente sull’articolo, in italiano la lettura risulta più scorrevole e veloce. Si tratta quindi di un cambiamento generalizzante.

2 L’espressione at the time, racchiusa tra virgole, viene resa con l’espressione «all’epoca», la quale non viene accompagnata da segni di punteggiatura. Anche in questo secondo caso ci troviamo di fronte a un cambiamento di ritmo: la lettura della versione inglese prevede un rallentamento, dovuto proprio alla presenza di at the time tra le virgole; in italiano, invece, la lettura risulta nuovamente più fluida e scorrevole, senza pause.

24

His story reflected
the nature of our civilization,

La sua storia rifletteva
la natura della nostra civiltà,

the character of our times,

le caratteristiche3 dei nostri tempi,

yet it was also one man’s story.

eppure era anche la storia di un individuo.

All the themes of our culture were there.

Vi erano racchiusi4
tutti i temi della nostra cultura.

But when you look back on it, it was very strange.

Ma a ripensarci ora, era tutto molto strano.

Well,5 it is ironic to see
how quickly he has faded from memory,

È assurdo6 che sia scomparso dalla memoria tanto rapidamente,

considering7 what
an astounding record he made.

visto l’incredibile impatto che aveva avuto8.

3 La resa di character come caratteristiche è una modifica di lessico generico ed è specificante: character infatti significa «indole, carattere», che è un termine meno specifico rispetto alle caratteristiche.

4 There were viene reso come «vi erano racchiusi»: si tratta di una modifica specificante del lessico generico; ma abbiamo anche una modifica del registro, che in italiano è più formale e più preciso.

5 L’interiezione well, seguita dalla virgola e utilizzata in inglese per iniziare la frase, non è stata riportata in italiano. Ciò rappresenta un’omissione, ma anche un cambiamento di ritmo, il quale rende il sottotitolo italiano privo della pausa, che invece in inglese è determinata proprio da well seguito dalla virgola.

6 It is ironic viene reso come «è assurdo», quindi si ha un cambiamento radicale di senso.

7 Qui il cambiamento interessa la sintassi: in inglese la struttura della subordinata è verbale, in italiano nominale.

8 In italiano è stato cambiato il tempo del verbo rispetto all’inglese: si passa infatti dal simple past al trapassato prossimo.

25

He was, of course,9 very amusing, but at the same time touched a nerve in people,

Era senz’altro molto divertente, ma allo

stesso10 tempo riusciva11 a toccare dei tasti12

perhaps in a way in which13
they would prefer not to be touched.

che la gente preferiva14 non venissero toccati.

It certainly is a very bizarre story.

È decisamente una storia molto strana.

The year is 1928.

Corre l’anno 1928.15

America, enjoying a decade
of unequalled16 prosperity, has gone wild.

L’America, che sta attraversando
un decennio di prosperità, è impazzita.

9 Of course viene reso con la locuzione avverbiale «senz’altro», che ha un significato più attenuato, quindi abbiamo una generalizzazione. Inoltre, mentre of course è racchiuso tra virgole e implica una pausa, nella versione italiana la situazione è differente: «senz’altro» infatti si inserisce in modo fluido nella frase senza rallentarne la lettura. Si tratta di una modifica del ritmo, resa in modo neutro.

10 «Allo stesso tempo» è un calco di at the same time. L’espressione corretta in italiano è nello stesso tempo.

11 «Riusciva» è un’aggiunta, quindi una specificazione.

12 La resa di nerve come «tasti» è un cambiamento lessicale generalizzante poiché attenua il significato del prototesto: nerve, infatti, si riferisce più precisamente alla sensibilità delle persone.

13 In italiano non è stata tradotta una parte del sottotitolo in inglese (perhaps in a way in which, peraltro preceduta dalla virgola): si tratta di una omissione, probabilmente legata alla scelta di tradurre nerve con tasti, fatto che ha portato al cambiamento dell’intero enunciato.

14 In questo caso si ha il cambiamento del tempo verbale: dal condizionale passato in inglese all’indicativo imperfetto in italiano.

15 The year is diventa «corre l’anno»: la versione italiana è di registro più alto; ma ci troviamo anche di fronte a una modifica specificante di lessico.

26

The Jazz Age, it is called. The rhythms are syncopated

La chiamano l’età del jazz.17 Il ritmo è18 sincopato,

the morals19 are looser20, the liquor is cheaper – when you can get it.

la morale è rilassata21,
l’alcol22, quando lo si trova, costa meno.23

16 Unequalled, che significa «senza pari, ineguagliata», scompare nella versione italiana: si tratta di una omissione, quindi di una generalizzazione. Nella versione inglese, infatti, unequalled serve a sottolineare che la prosperità degli anni ’20 non si è più ripetuta, mentre in italiano questa idea scompare.

17 Qui la modifica interessa la sintassi: la versione italiana, in cui non sono presenti virgole, è invertita rispetto a quella in inglese. In italiano, inoltre, è presente una dislocazione a destra.

18 Mentre in inglese il sostantivo è al plurale, in italiano è al singolare; di conseguenza, anche il verbo passa dal plurale al singolare.

19 The morals diventa «la morale», ma in realtà significa «i costumi»: si tratta di una modifica generalizzante del lessico.

20 Looser diventa «rilassata», scelta che attenua decisamente il significato del prototesto (loose, infatti, significa «dissoluto»). Anche in questo caso il cambiamento riguarda il lessico ed è generalizzante.

21 La versione italiana risulta attenuata rispetto al prototesto: una traduzione più adeguata dell’espressione inglese sarebbe «i costumi sono dissoluti».

22 The liquor diventa «l’alcol»: si tratta di un cambiamento lessicale generalizzante perché in realtà liquor si riferisce a superalcolici come gin, vodka e rum.

23 The liquor is cheaper – when you can get it, diventa «l’alcol, quando lo si trova, costa meno»: si ha una modifica sintattica generalizzante. Infatti in italiano l’attenzione viene spostata rispetto alla versione inglese, nella quale si vuole sottolineare la difficoltà nel procurarsi gli alcolici, piuttosto che il fatto che essi costino meno.

27

It is a time of diverse heroes and madcap stunts,

È un periodo di grandi eroismi24 e di folli25 prodezze26

of speakeasies and flamboyant parties.

di nightclub27 e feste sfarzose.

One typical party28 occurs29 at the Long Island estate

Una di queste feste viene data alla villa di Long Island

of Mr and Mrs Henry Porter Sutton,

di Mr Henry Porter Sutton e signora,

socialites, patrons30 of the arts.

persone di mondo, protettori delle arti.

24 Diverse heroes viene reso come «grandi eroismi», invece di «eroi di vario genere»: si tratta di una modifica del lessico e di una resa neutra.

25 Madcap diventa «folli»: si ha un innalzamento del registro, in quanto folli è meno informale rispetto a madcap, che equivale a «scervellato».

26 Stunts viene reso come «prodezze»: stunt viene normalmente utilizzato in ambito colloquiale per fare riferimento a una bravata, a un’azione sconsiderata che può rivelarsi pericolosa; si tratta quindi di un termine diverso da «prodezza», che si riferisce prevalentemente a un atto di grande coraggio e valore (in taluni casi anche per riferirsi in modo antifrastico ad atti vili e prepotenti o in modo ironico a difficoltà solo apparenti). Abbiamo quindi una modifica del lessico e una modifica del registro, che risulta innalzato.

27 Speakeasies – realia che identifica gli spacci di alcolici tipici del proibizionismo statunitense degli anni ’20 – diventa «nightclub»: si tratta di una modifica generalizzante e standardizzante.

28 One typical party diventa «una di queste feste»: si tratta di una modifica del deittico, che determina una generalizzazione.

29 Occurs diventa «viene data»: c’è il passaggio dalla forma attiva dell’inglese a quella passiva dell’italiano.

30 Patrons, in questo contesto utilizzato per riferirsi a patroni/mecenati delle arti, viene reso come «protettori», termine più generico: si tratta di una modifica generalizzante a livello lessicale.

28

Politicians and poets rub elbows with the cream of high society.

Politici e poeti incontrano31 la crema dell’alta società,

Present at the party is Scott Fitzgerald,

Alla festa è presente Scott Fitzgerald,

who32 is the cast perspective on the ‘20s for all future generations.

i cui scritti avrebbero illuminato
le generazioni a venire sugli anni ’20.

He33 writes in his notebook34 about35 a curious36

little man named Leon Selwyn or Zelman,

Fitzgerald lascia un appunto su un omino di nome Leon Selwyn,37 o Zelman,

who seemed clearly to be an aristocrat,

che sembrava
decisamente un aristocratico

and extolled the very rich

e che incensava38 i ricchi

31 La resa di rub elbows with come «incontrare» è una generalizzazione, in quanto l’espressione in lingua inglese contiene non solo l’idea dell’incontro ma anche quella di entrare in confidenza con qualcuno.

32 La differenza fondamentale tra il sottotitolo in inglese e quello in italiano sta nella sintassi, la cui modifica determina anche gli altri cambiamenti presenti nell’enunciato.

33 Il deittico della versione inglese viene sostituito in italiano dal nome proprio (o meglio, il cognome) a cui esso si riferisce.

34 Qui abbiamo una omissione, quella della parola «taccuino» (= notebook).

35 (He) writes in his notebook about diventa «lascia un appunto su»: nella versione italiana si ha una generalizzazione rispetto a quella inglese, nella quale si specifica dove scrive Fitzgerald.

36 Curious, riferito a little man, viene omesso nel sottotitolo italiano.
37 In questo caso abbiamo un cambiamento di ritmo, dovuto all’aggiunta della virgola

nella versione italiana, non presente nel sottotitolo in inglese.

38 Il verbo utilizzato nella versione italiana ha una connotazione più negativa rispetto a quello usato in inglese: mentre extol significa semplicemente «lodare, elogiare», incensare significa «adulare, lodare in modo eccessivo e interessato».

29

as he chatted with socialites.

Mentre conversava con il bel mondo.

He spoke adoringly of Coolidge and the Republican party,

Parlava con adorazione di Coolidge e dei repubblicani,

all in an upper-class Boston accent.

in un raffinato39 accento bostoniano.

“An hour later,” writes Fitzgerald,

“Un’ora dopo”, scrive Fitzgerald,

“I was stunned to see the same man speaking with the kitchen help.”

“notai con sommo stupore40 che
lo stesso uomo parlava con lo sguattero”,

“Now41 he claimed to be a Democrat and his accent seemed to be coarse,

“Sosteneva di essere un democratico e il suo accento sembrava volgare,

as if he were one of the crowd”.

come fosse uno del popolino42.”

It is the first small notice taken of Leonard Zelig.

È la prima breve menzione di Leonard Zelig.

Florida, one year later.

Florida, un anno dopo.

An odd incident occurs

Durante un allenamento43 dei New York

39 Upper-class viene reso come «raffinato»: si tratta di modifica generalizzante di lessico.

40 I was stunned diventa «notai con sommo stupore»: si verifica un evidente innalzamento del registro, in quanto l’espressione in inglese significa «rimanere di stucco/sbalordito».

41 Nella versione italiana scompare il deittico now, presente invece in inglese.

42 The crowd viene reso come «popolino»: la versione italiana è specificante rispetto a quella inglese (the crowd infatti può essere utilizzato in senso spregiativo per riferirsi a persone comuni, non speciali, mentre popolino si riferisce in modo specifico allo strato della popolazione più arretrato culturalmente e socialmente) ed è anche appropriante.

43 Mentre in inglese viene semplicemente detto che accade un fatto strano sul campo dove si allenano gli Yankees, in italiano si spiega più precisamente che il fatto strano accade durante un allenamento della squadra: abbiamo quindi una modifica specificante.

30

at the New York Yankees training camp.

Yankees accade un fatto strano.44

Journalists, anxious to immortalise
the exploits of the great home-run hitters,

I giornalisti, ansiosi di immortalare le gesta45 dei grandi battitori46,

notice a strange new player waiting his turn at bat after Babe Ruth.

Notano uno strano nuovo giocatore,
il cui turno di battuta è dopo Babe Ruth47.

He is listed on the roster as Lou Zelig,

Sulla lista48 dei battitori figura come Lou Zelig,

but no one on the team has heard of him.

ma nessun altro49 giocatore ne ha mai sentito parlare.

44 Qui avviene un cambiamento a livello sintattico che coinvolge tutto il sottotitolo: in italiano, infatti, gli elementi che compongono la frase sono disposti in modo diverso rispetto alla versione in inglese.

45 In italiano si è scelto il termine «gesta», che normalmente non viene utilizzato in ambito sportivo ma per riferirsi a imprese eroiche, gloriose, memorabili (in taluni casi anche ironicamente). Invece non è stato possibile comprendere se in inglese expoits venga utilizzato in ambito sportivo, ma risulta comunque essere un termine meno specifico rispetto a «gesta». Può infatti essere riferito non solo ad azioni eroiche ma anche ad azioni coraggiose, curiose, degne di nota, divertenti. Abbiamo quindi una modifica del lessico, ma anche una modifica che innalza il registro della versione italiana rispetto a quello delle versione in inglese.

46 In italiano abbiamo una generalizzazione del lessico, in quanto gli home-run hitters sono più specificamente quei battitori che mettono a segno colpi che consentono loro di coprire tutte le basi e tornare alla casa base.

47 In questo caso si ha un cambiamento sintattico: mentre in inglese si hanno due frasi coordinate, in italiano sono legate da un vincolo di subordinazione, molto più tipico dello scritto che del parlato.

48 «Sulla lista» è un calco; in italiano l’espressione più corretta è «nell’elenco». 49 «Altro», che non è presente nella versione in inglese, è un’aggiunta.

31

Security guards are called,
and he is escorted50 from the premises51.

Vengono chiamati gli addetti alla sicurezza, che lo accompagnano fuori.52

It appears as a small item
In the next day’s newspaper.

Il giorno dopo la stampa53
pubblica un articoletto sull’accaduto.54

Chicago, Illinois, that55 same year.

Chicago, Illinois, stesso anno.

There is a private party

C’è una festa privata

50 Qui avviene un cambiamento nella forma del verbo: in inglese la forma è passiva, in italiano diventa attiva. È una modifica specificante, perché in inglese si dice genericamente che Zelig viene accompagnato fuori (resta sottinteso che siano gli addetti alla sicurezza ad accompagnarlo), mentre in italiano si specifica che ad accompagnarlo sono gli addetti alla sicurezza.

51 In italiano è stato omessa la traduzione di from the premises (che però è una informazione sottintesa).

52 In questo caso il cambiamento riguarda la sintassi: in inglese vi sono due frasi coordinate, mentre in italiano vi sono una principale e una relativa.

53 In italiano newspaper diventa «stampa» e abbiamo quindi una generalizzazione del lessico, dato che newspaper si riferisce ad un quotidiano in particolare. La scelta di utilizzare il termine stampa, e di utilizzarlo come soggetto, ha evidentemente influenzato altre scelte compiute per questo sottotitolo, per esempio quella di non utilizzare la traduzione del verbo to appear (ossia «apparire, comparire»), ma il verbo pubblicare.

54 Nel passaggio dalla versione inglese a quella italiana, la struttura sintattica è stata profondamente cambiata: per esempio, il soggetto nel sottotitolo in inglese è it (riferito a «l’accaduto», che resta sottinteso), mentre in italiano è la stampa; in inglese next day è riferito a newspaper, mentre in italiano rappresenta il complemento di tempo. Il registro del sottotitolo in generale risulta più alto nella versione italiana.

55 In inglese è presente il deittico, che in italiano viene invece omesso causando un innalzamento del registro («quello stesso anno», sarebbe stata una soluzione più colloquiale).

32

at a speakeasy on the south side.

in un locale56 del south side57.

People from the most respectable

walks of life58 dance and drink bathtub59 gin.

Anche60 i personaggi più rispettabili ballano e bevono gin illegale.

Present that evening
was Calvin Turner, a waiter.

Calvin Turner, un cameriere, era presente quella sera.61

A lotta62 customers,

Arrivarono63 molti clienti,

56 In questo caso il realia speakeasy diventa «locale» e ancora una volta si tratta di una modifica generalizzante e standardizzante.

57 Qui in realtà non è avvenuto alcun cambiamento, in quanto south side viene mantenuto così com’è anche in italiano: bisogna quindi precisare che in questo caso la scelta traduttiva è stata neutra e riconoscente, nel senso che ha inserito l’elemento appartenente alla cultura altrui senza modificarlo.

58 In inglese the most respectable è riferito a walks of life, che in italiano significa «classi sociali»; nella versione italiana, però, tale espressione viene omessa e the most respectable passa a essere riferito direttamente a personaggi.

59 Bathtub gin è un realia, un elemento tipico della cultura statunitense degli anni del proibizionismo: si tratta di gin fatto in casa, spesso preparato proprio nelle vasche da bagno, in cui ad alcol di scarsissima qualità venivano aggiunte bacche di ginepro. Ovviamente, nel periodo in questione, tale prodotto era illegale. Si tratta di una resa generalizzante e standardizzante.

60 Nella versione italiana c’è l’aggiunta di «anche».

61 Nel passaggio dall’inglese all’italiano la struttura sintattica è stata invertita. La struttura del sottotitolo inglese è utile a introdurre il personaggio di Calvin Turner, che nel sottotitolo successivo prende la parola; la scelta compiuta per la versione italiana, invece, è meno funzionale a tale scopo.

62 A lotta diventa «molti»: si tratta di un innalzamento di registro, perché in inglese il registro è decisamente colloquiale; una traduzione più adeguata, infatti, sarebbe stata «un sacco di».

33

a lotta gangsters came in.

molti gangster.

They good tippers
and take good care of us,

Davano grosse mance e ci trattavano bene,

and we tried to64 take care of our customers.

e noi trattavamo bene i nostri clienti.

But on this65 particular66 night, I looked over

and here’s67 a strange guy comin’ in.

Ma quella sera mi accorsi68
che era arrivato69 un tipo strano.70

I’d never seen him before71,

Non l’avevo mai visto,

63 Si ha una generalizzazione: il verbo utilizzato in inglese è «entrare», mentre quello usato in italiano è “arrivare”. Dal punto di vista del tempo verbale, nella versione italiana è stato utilizzato il verbo al passato remoto, ma qui ci troviamo in un dialogo, e nella maggior parte dei casi in italiano si usa il passato prossimo. Il remoto suona come un innalzamento di registro, verso il “letterario”.

64 L’idea del «tentare, provare», espressa nella versione inglese dalla forma verbale (we) tried to, non è stata riportata in italiano.

65 In questa occasione si ha una trasformazione della deissi: this diventa «quella».
66 Nella versione italiana, particular – che attribuisce maggior enfasi al deittico this –

non viene tradotto: si tratta di una omissione.

67 Il deittico here’s scompare nella versione italiana.

68 Il verbo look over, che significa «guardare», viene reso come «accorgersi»: abbiamo quindi una modifica specificante del lessico. Per quanto riguarda il tempo del verbo, vale la stessa considerazione fatta nella nota numero 63.

69 «Era arrivato» rappresenta un cambiamento del tempo verbale, ma anche la scelta di tradurre il verbo in maniera differente rispetto all’inglese, “riassumendo” il concetto espresso da here’s a strange guy comin’ in.

70 La costruzione della frase italiana non corrisponde a quella inglese: tale cambiamento della sintassi innalza il registro.

34

So I asked one of the others,

così chiesi72 a uno degli altri:

“John, you know this73 guy74? Ever seen him?”

“John, lo conosci quello?75 L’hai mai visto?”

So76 he looks.
“No, I ain’t never seen him before.”

Lui guarda.
“No, non l’ho mai visto prima.”

“I don’t know who he is, but I know he is a tough-looking hombre77.”

“Non so chi sia78, ma so
che ha proprio79 l’aria da duro.”

71 In italiano si è scelto di omettere «prima», traducente di before, ma in realtà tale scelta non ha grandi ripercussioni sul sottotitolo.

72 Qui il cambiamento interessa il tempo del verbo. Vale quanto detto nella nota numero 63.

73 In questo caso si ha nuovamente un cambiamento del deittico, che in inglese è this e in italiano «quello».

74 Nella versione italiana si omette la traduzione di guy.

75 Per la frase in italiano si è scelta la dislocazione a destra, probabilmente per mantenere il registro su un livello fortemente colloquiale, come accade anche nel sottotitolo in inglese.

76 So è un elemento molto utilizzato nel parlato e serve a ricollegarsi a quanto detto precedentemente, al fine di mantenere la coesione del testo. La versione italiana viene invece depurata da tale elemento e resa più schematica, quasi a celare il fatto che si tratti di parole pronunciate.

77 In inglese viene utilizzato il termine hombre, che appartiene alla lingua spagnola, mentre in italiano esso scompare.

78 In italiano si è scelto di ricorrere al congiuntivo, che è certamente la soluzione più corretta a livello grammaticale. Tuttavia bisogna considerare che, per mantenere lo stesso registro scelto in inglese – il cameriere è evidentemente poco colto e il suo modo di parlare è estremamente colloquiale – si sarebbe forse dovuta scegliere una soluzione meno corretta dal punto di vista grammaticale, ma più adeguata dal punto di vista traduttivo.

35

So80 I looked over81, and next thing,82 the guy had disappeared.

Lo83 guardo di nuovo84, e il tipo è scomparso85.

I don’t know where he went to, but about86

this87 time, the music usually gets started.88

Non so dove fosse andato89. Era l’ora
in cui di solito cominciava90 la musica.91

79 In italiano c’è l’aggiunta dell’avverbio proprio, che funge da rafforzativo.

80 Per quanto riguarda so, la considerazione è la stessa fatta nella nota numero 76.

81 La forma verbale (I) looked over viene nuovamente resa come «guardo»: abbiamo una modifica specificante del lessico e anche un cambiamento del tempo verbale, che è passato in inglese e presente in italiano.

82 And next thing, seguito dalla virgola, scompare nella versione italiana. Si tratta quindi di un’omissione, ma anche di un cambiamento di ritmo (più veloce e fluido in italiano).

83 Nella versione italiana c’è un’aggiunta, quindi una specificazione, rappresentata dal complemento oggetto lo.

84 In italiano abbiamo un’altra aggiunta, rappresentata da «di nuovo».

85 In questo caso si ha il cambiamento del tempo verbale: nella versione inglese viene usato il passato, in quella italiana il presente.

86 About, che trasmette l’idea di approssimazione, viene omesso nel sottotitolo in italiano.

87 Il deittico this non viene riportato nella versione italiana. This time, infatti, diventa «era l’ora».

88 Si ha un evidente cambiamento a livello sintattico: mentre il sottotitolo inglese è costituito da un unico enunciato, quello italiano è formato da due frasi distinte.

89 In questa occasione vale il discorso fatto nella nota numero 78: la scelta del tempo del verbo nella versione italiana è corretta dal punto di vista grammaticale, ma meno adeguata dal punto di vista traduttivo perché innalza il registro rispetto alla versione in inglese.

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And92 the band93 started playin’, and I looked,

L’orchestra attacca94, io li95 guardo96,

and here’s97 a coloured guy,
a coloured boy98 playin’ a trumpet.

e vedo un tipo di colore che suona la tromba.

Man, he was playin’ back.

Cavolo99, se suonava100.

90 Gets started diventa «cominciava»: abbiamo una modifica del tempo verbale, che in inglese è presente, mentre in italiano è passato.

91 Una considerazione sul sottotitolo nel complesso: nella versione italiana si ha un evidente innalzamento del registro.

92 And è un elemento che fa parte del parlato e che ha la stessa funzione del già citato so: collega il sottotitolo in questione a quello precedente, rendendo l’idea che si tratti di un discorso e creando coesione. Nella versione italiana and viene soppresso e il sottotitolo assume una struttura più schematica.

93 In questo caso il cambiamento è specificante e interessa il lessico: nella versione italiana viene usato il termine «orchestra», che in genere rimanda principalmente alla musica classica o da camera, mentre il gruppo di musicisti in questione suona musica jazz. Forse in questo contesto si sarebbe potuto mantenere il termine band o ricorrere a «complesso» o «gruppo».

94 Started playin’ viene reso come «attacca»: il tempo viene cambiato, passa infatti dal passato al presente. Dal punto di vista del registro, in italiano si ha un abbassamento.

95 «Li», complemento oggetto presente nella versione italiana, è un’aggiunta (rispetto all’inglese viene specificato cosa sta guardando il cameriere).

96 In questa occasione si verifica un altro cambiamento del tempo verbale: in inglese il verbo è al passato, in italiano al presente.

97 Il deittico here scompare nel passaggio dalla versione in inglese a quella in italiano, dove infatti abbiamo «vedo» a sostituirlo.

98 In italiano non è stata riportata la ripetizione che invece è presente nella versione in inglese (a coloured guy, a coloured boy).

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I looked at the guy
and said “My goodness.”

Lo101 guardo102 e faccio103: “Accidenti104!”

“He looks just like the gangster, but
the gangster was white and he is black.”

“È identico al gangster di prima105, ma il

gangster era bianco e questo qua106 è nero.”

So107 I don’t know what’s…108

Non capisco cosa sta succedendo.

99 L’interiezione man viene resa con l’interiezione italiana «cavolo»: si tratta di una resa appropriante e neutra (sono entrambe espressioni colloquiali ed esprimono sorpresa).

100 Non è stato riscontrato un uso del verbo play back in inglese come è stato effettivamente tradotto in italiano: lo definirei quindi di un cambiamento radicale di senso.

101 In italiano il complemento oggetto è rappresentato dal pronome personale di terza persona singolare, mentre in inglese da at the guy.

102 Qui si è verificato un cambiamento del tempo verbale, che è al passato nella versione in inglese e al presente in italiano.

103 Innanzitutto anche qui so verifica un cambiamento del tempo verbale, dal passato dell’inglese al presente dell’italiano; in secondo luogo bisogna segnalare che la versione italiana è di registro decisamente colloquiale e che rispecchia il registro mantenuto finora in inglese: di tratta di una resa appropriante («fare» utilizzato per introdurre il discorso diretto è tipico delle regioni settentrionali).

104 «My goodness» diventa «accidenti» – a cui cui peraltro viene aggiunto il punto esclamativo per una maggiore enfasi – che è un’espressione di registro più basso.

105 Il «di prima» della versione italiana è un’aggiunta.

106 In italiano si verifica un abbassamento del registro, che in questo caso risulta più colloquiale rispetto a quello del sottotitolo in inglese. Si tratta inoltre di una modifica appropriante (ancora una volta l’espressione è tipica delle regioni settentrionali) e specificante (identifica in modo più preciso la persona a cui si fa riferimento).

107 Vale anche questa volta – come nel caso della nota numero 80 – la considerazione fatta nella nota numero 76.

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what’s happening.

108 Nella versione italiana non viene riportata l’indecisione del parlato, ben rappresentata in inglese dal primo what’s seguito dai tre puntini di sospensione.

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3.3 Conclusioni

I cambiamenti effettuati sulla versione italiana riguardano in particolar modo il registro, il lessico generico, a volte la sintassi e il ritmo e, soprattutto nella parte finale in cui parla il cameriere Calvin Turner, la deissi e i tempi verbali. Ma andiamo con ordine: il registro è tra gli aspetti che ha subito il numero maggiore di modifiche e nella stragrande maggioranza dei casi è stato innalzato.

Per quanto riguarda il lessico generico, anch’esso è stato spesso modicato, in gran parte dei casi in maniera generalizzante, in pochi casi specificante. Spesso sono proprio state le scelte lessicali a determinare l’innalzamento del registro.

Anche la sintassi è stata a volte modificata, soprattutto in modo da contribuire a sua volta all’innalzamento del registro.

Il ritmo è stato a volte cambiato nella versione italiana, soprattutto tramite l’eliminazione di alcune virgole, e in quelle occasioni è divenuto più fluente rispetto a quello della versione inglese. Un cambiamento che spesso ha influenzato non solo il ritmo, ma anche il registro, è stato quello di omettere in italiano tutti gli elementi tipici del parlato: interiezioni, ripetizioni, indecisioni. Ciò ha portato la versione italiana a essere spesso più schematica e poco rispondente alla colloquialità della versione inglese.

Per quanto riguarda la deissi, a volte essa è stata omessa, altre cambiata: per esempio, «questo/a» in inglese diventa «quello/a» in italiano e here’s scompare in favore di altre soluzioni. Tale strategia, spesso adottata in modo inconsapevole, è un fenomeno abbastanza diffuso in traduzione e comporta un lettore modello che non sia in grado di districarsi nelle relazioni implicate dalla presenza dei deittici.

Anche i tempi verbali hanno diffusamente subito cambiamenti nel passaggio all’italiano. In alcuni casi viene usato il presente storico per dare l’idea dell’immediatezza del discorso orale, immediatezza che spesso viene meno a causa dell’innalzamento del registro. In altri casi l’uso del passato al posto del presente serve come un deittico a estraniare il punto di vista del personaggio rispetto all’azione che sta rievocando.

La versione italiana è spesso caratterizzata da omissioni e, in qualche caso, da aggiunte. Questi due tipi di cambiamento mi sembrano interessanti perché, a mio parere, si trovano ai poli del continuum generalizzazione/specificazione: durante l’analisi comparativa ho infatti potuto notare che ogni qualvolta si è verificata una omissione, la

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versione italiana ha necessariamente subito una generalizzazione e che, al contrario, quando si è optato per un’aggiunta, il sottotitolo in italiano ha subito una specificazione. Una considerazione che riguarda in generale la traduzione in italiano è che le

modifiche hanno interessato un po’ tutti quei parametri che sono considerati generici (ossia quelli presi in esame dal modello Leuven-Zwart), mentre tra gli aspetti cronotopici modificati vi sono i deittici, i campi espressivi (cambiamenti di registro) e, solo in due o tre casi, i realia.

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Ringraziamenti

Sono molte le persone a cui voglio dire grazie.

Innanzitutto ai miei genitori e a mia sorella Floriana che, durante il lungo percorso da studentessa, mi hanno sempre incoraggiata e sostenuta.

Al mio amore, Achille, che ormai mi “sopporta” da 7 anni. Lui in particolare ha saputo capirmi e aiutarmi a superare i momenti difficili in cui sono spesso incorsa durante i tre anni di lezioni e di esami, ma anche durante la preparazione di questa tesi.

Alla mia nonna, Francesca, che con la sua stima mi aiuta ad avere più fiducia in me stessa.

Alla mia stupenda amica Silvia, che gioisce con me nei momenti belli e mi è accanto in quelli brutti, sempre pronta a consolarmi e incoraggiarmi.

Agli altri amici, quelli veri (loro sanno chi sono!), che per me sono fondamentali e che mi hanno capita quando – prima per lo studio, poi per la tesi – li ho dovuti trascurare un po’.

Alle mie compagne di corso, quelle che negli anni sono diventate vere amiche. Con loro ho condiviso gli sforzi, i sacrifici, le delusioni, ma anche i momenti belli, che il nostro percorso di studi ci ha riservato.

Al mio relatore, il professor Osimo, che mi ha aiutata nell’ideazione e nella stesura di questa tesi con tanta pazienza e disponibilità. Le sue idee, le sue correzioni e i suoi consigli sono stati preziosissimi.

L’ultimo ringraziamento va a me stessa, perché con la mia tenacia e il mio impegno sono finalmente riuscita a raggiungere la meta tanto agognata.

GRAZIE!

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Davide De Giorgi Stuart Campbell Sandra Hale Translation and Interpreting Assessment in the Context of Educational Measurement Civica Scuola Interpreti Traduttori «Altiero Spinelli»

Stuart Campbell Sandra Hale

Translation and Interpreting Assessment in the Context of Educational Measurement

Davide De Giorgi

FONDAZIONE SCUOLE CIVICHE MILANO Scuola Superiore per Mediatori Linguistici via Alex Visconti 18, 20151 MILANO

Relatore: Prof. Bruno Osimo Correlatrice: Prof.ssa Elena Berlot

Diploma in Scienze della Mediazione Linguistica 24 Novembre 2003

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Sommario

Abstract (English)……………………………………………………………..pag. V

Abstract (français)…………………………………………………………….pag. VII

Prefazione………………………………………………………………………..pag. IX

Problematica Traduttiva…………………………………………………….pag. XIV

Traduzione con testo a fronte…………………………………………….pag. 1

Bibliografia……………………………………………………………………….pag. 47

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Abstract (English)

The candidate has carried out the translation from English into Italian of a recent contribution by Stuart Campbell and Sandra Hale published in the book «Translation Today: Trends and Perspectives». The contribution aims at providing a global analysis of a number of works, published over the last decades, concerned with assessment procedures in educational contexts (including accreditation procedures). The analysis shows that testing procedures designed and adopted by scholars or academic/non-academic institutions may range widely and that the numerous interpreting/translation competences required are generally quite well verified; the most serious gap in today’s interpreting and translation assessment is to be found in the lack of validity and reliability in the current testing procedures. And as new modes of translation emerge, the need for clearly formulated and uniformly accepted – and therefore more reliable – methods of assessment of translation and interpretation competence becomes greater .

In the Preface to the work the candidate examines the topic in detail, closely analyses the discussions and trends in language testing found in the contribution and expresses his views on the subject. The Preface is completed by a further section entitled «Problematica traduttiva» in which the candidate presents a comprehensive translation-oriented analysis of his work: he comments on his choice of words, expressions and explains how he has solved the main translation problems encountered. This section includes a discussion focusing on the main translational aspects: the candidate describes the translated text as an open text and highlights the importance of connotation/connotative meaning of words – as opposed to denotation/denotative meaning – and of intertextuality (e.g. quotations) in defining the degree of openness of the text. In close relation to this topic, he draws the discussion on polysemy and on how the connotative meaning of words is essentially determined by the contest and co-text. The candidate analyses the two key elements of his «translation strategy» – the «dominant» and the «model reader» – establishing a comparison with the «narrative strategy»

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adopted by the authors of the source text. He then explains, by means of examples, how choosing a particular «translation strategy» can affect or even radically alter the way a message or a whole text is received and decoded by the «empirical readers».

As a postscript, the candidate deals with the issue of «communication loss» and explains the difficulty involved in reaching an acceptable compromise between a «linguistic» and a «cultural» translation.

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Abstract (français)

Le candidat a réalisé la traduction de l’anglais en l’italien d’une récente étude de Stuart Campbell et Sandra Hale publiée dans le livre «Translation Today: Trends and Perspectives». Cette étude contient une analyse générale d’une série d’ouvrages, publiés ces dernières décennies, qui ont pour objet les procédures et les méthodes d’évaluation adoptées dans des contextes académiques (y compris les procédures d’accréditation). De cette analyse il résulte que les tests (d’aptitude par exemple) conçus et choisis par les experts ainsi que par les institutions universitaires et non-universitaires, peuvent être très variés; par ailleurs les nombreuses compétences en interprétation/traduction sont souvent bien cernées. Cependant, les méthodes d’évaluation ne sont pas suffisamment standardisées et manquent souvent de fiabilité. Avec l’apparition de nouvelles spécialisations en traduction/interprétation, une nouvelle nécessité se fait jour, celle de disposer de méthodes d’évaluation des compétences plus claires et qui soient largement acceptées et utilisées – et de ce fait plus fiables.

Dans la préface de sa traduction, le candidat donne un aperçu détaillé des sujets abordés par les auteurs et du débat ouvert en matière d’évaluation des compétences linguistiques et il exprime son point de vue à cet égard. La préface est complétée par une section intitulée «Problematica Traduttiva» dans laquelle le candidat présente une analyse traductologique de son travail, commentant le choix qu’il a fait de certains termes et justifiant certaines expressions et les solutions adoptées pour les principaux problèmes de traduction rencontrés dans le texte. Cette section inclut un examen des aspects traductologiques fondamentaux: le candidat aborde la question de l’«ouverture sémantique» du texte et explique comment celle-ci évolue en fonction de la valeur connotative des mots – par opposition avec la dénotation – et de la présence de références intertextuelles (par exemple les citations). Ce sujet se rattache au thème que le candidat développe sur la polysémie des mots et sur l’importance que le «contexte» et le «cotexte» (le texte autour d’un énoncé) revêtent afin d’aboutir au sens «connotatif» des mots. Ensuite il analyse les deux éléments clefs de sa «stratégie

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traductive» – soit la recherche de la «fonction dominante» et l’identification du «lecteur modèle» – en établissant une comparaison avec la «stratégie narrative» adoptée par les auteurs du texte de départ. En s’aidant d’exemples, le candidat explique dans quelle mesure le choix d’une «stratégie traductive» peut affecter, voire altérer radicalement la façon dont un message ou un texte entier est reçu et décodé par les «lecteurs empiriques». En dernier lieu le candidat aborde le problème de la «perte de communication» et il fait part de son espoir d’être parvenu à un équilibre acceptable entre traduction «linguistique» et traduction «culturelle».

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Prefazione

Il tema della valutazione della traduzione e dell’interpretazione in ambito accademico è da molto tempo al centro di studi, ricerche, dibattiti che coinvolgono studiosi e docenti di tutto il mondo. Al fine di comprendere il motivo di tanto interesse per questo tema è necessario tenere presente che maggiore conoscenza e padronanza delle principali lingue in uso nel mondo e maggiore duttilità nell’utilizzo delle stesse sono capacità divenute, negli ultimi decenni, sempre più richieste in molti ambiti lavorativi, primo fra tutti quello della traduzione e dell’interpretazione. In realtà, parlare oggi di traduzione e interpretazione tout court sarebbe piuttosto limitativo, poiché la tendenza generale nel mondo del lavoro è richiedere competenze e conoscenze sempre più specialistiche e ad alto livello. Basti pensare che già da tempo esistono figure professionali di interpreti/traduttori che operano in ambiti specifici quali il settore giuridico/giudiziario e medico/sanitario, l’assistenza sociale e di comunità, la salute mentale, la localizzazione di software, la pubblicità etc. Si tratta di attività di mediazione linguistica specializzate destinate a divenire sempre più diffuse e richieste nella prospettiva di un mondo sempre più «globalizzato», multietnico e multiculturale in cui il problema principale sarà fondamentalmente la difficoltà di comunicazione. Sempre più spesso, quindi, essere dei buoni traduttori o interpreti può non bastare; sempre più spesso si richiedono conoscenze che vanno al di là della semplice padronanza della lingua. Negli ultimi decenni sono fiorite, in tutto il mondo, moltissime scuole per interpreti e traduttori e oramai molte università offrono corsi di traduzione e interpretazione ai quali è possibile accedere con un diploma e il superamento di test di ammissione. La necessità di sfornare professionisti in mediazione linguistica qualitativamente migliori ha portato gli esperti del settore (linguisti, docenti, valutatori, ideatori dei test) a porre in primo

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piano e a riesaminare alcune questioni fondamentali quali la formazione di interpreti e traduttori, l’attendibilità e l’utilità dei più disparati modelli di test (dai test attitudinali e di profitto agli esami di accreditamento e di trasferimento di crediti), le modalità di valutazione della prestazione in traduzione e interpretazione e, non ultimo, l’attendibilità e la coerenza valutativa degli esaminatori. Il saggio di Stuart Campbell e Sandra Hale si propone infatti di comprendere e di farci comprendere quale sia lo stato dell’arte degli studi condotti e delle opere pubblicate fino ad oggi riguardanti tali questioni. In particolar modo grande attenzione è riservata al tema della valutazione in traduzione e in interpretazione. La valutazione della prestazione rappresenta infatti un anello fondamentale della catena formativa in traduzione e in interpretazione; se da un lato la preparazione alla professione di mediatore linguistico deve essere costantemente aggiornata per restare al passo con l’evolversi stesso della professione e del mondo del lavoro, dall’altro è necessario adottare metodi di valutazione più precisi e obiettivi possibili, che forniscano dunque gli stessi risultati o comunque risultati confrontabili da valutatore a valutatore, da candidato a candidato e nel corso del tempo. In realtà oggi questo non è ancora possibile in quanto ogni istituzione, ogni università adotta modelli di test, metodi di valutazione e approcci valutativi differenti (basti pensare alla differenza fondamentale tra i test basati sulla norma, dove i risultati del singolo vengono rapportati a quelli di altri individui dello stesso gruppo e i test basati su criteri, in cui le competenze del singolo sono rapportate a criteri prefissati). Ovviamente bisogna ricordarsi che qualsiasi test, che si prefigga di «misurare» la competenza linguistica di un individuo, non potrà mai essere uno strumento totalmente esatto e preciso, in quanto rappresenta un campione di comportamento che non può prendere in considerazione tutte le variabili umane e psicologiche (attitudine all’apprendimento, diverso approccio personale, motivazione e atteggiamento psicologico ecc.). I vari autori, presi in rassegna nello studio, trattano di valutazione della traduzione e dell’interpretazione in maniera diversa e, spesso, concentrano la loro attenzione solamente su alcuni tipi di test o su alcuni aspetti dei test (ad esempio lo scopo o le competenze da valutare) mentre rimangono sul vago o addirittura non affrontano altre questioni altrettanto fondamentali ai fini di una valutazione attendibile. In altre parole non esistono dei

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criteri di valutazione oggettivi prestabiliti e universalmente accettati e applicati e, quindi, nell’ideazione dei test e dei metodi valutativi (soprattutto in interpretazione) molto spazio è lasciato alla soggettività, all’intuito degli ideatori dei test e dei docenti. Nell’ambito della traduzione si parla molto di valutazione finalizzata all’accreditamento (es. presso le Nazioni Unite) o alla didattica, mentre raramente si discute dei test attitudinali per traduttori. Molti autori addirittura parlano di valutazione della traduzione senza fare alcun riferimento allo scopo. I tipi di competenze richieste in traduzione variano enormemente, dato che in pratica ogni autore elabora un proprio schema o una tabella delle competenze (principalmente linguistiche e tecniche) o dei tipi di errore nella lingua di arrivo. A eccezione di un autore, la traduzione di un testo sembra essere la modalità standard per la valutazione delle capacità traduttive. Resta quasi del tutto insoluto il problema della lunghezza ideale dei test di traduzione o del tempo massimo consentito per il loro svolgimento: ogni istituzione (es. NAATI, l’ente australiano deputato all’accreditamento di interpreti e traduttori) adotta le proprie procedure e ogni autore propone modelli di test differenti. Per quanto riguarda gli approcci base degli strumenti dei test sembra esserci una netta preferenza per lo schema di valutazione upside-down, cioè capovolto, nel quale da un punteggio pieno si detraggono i punti degli errori. In realtà, si tratta di un metodo che ben poco si adatta alla valutazione di una traduzione se si considera che questa può essere fatta in infiniti modi e che esistono molti possibili errori; il numero di punti massimo è arbitrario e non è in alcun modo collegato al possibile numero di errori. Da un punto di vista teorico un individuo potrebbe totalizzare un numero così elevato di errori da ottenere un punteggio di valutazione inferiore allo zero (es. in una scala di valutazione da 0 a 100 punti); è dunque impossibile fissare un minimo (nel nostro esempio 0) alla scala di valutazione e perciò valutare con precisione e attendibilità la prestazione di tutti i candidati.

Sulla valutazione dell’interpretazione si è pubblicato ancora meno. Quasi tutta la letteratura esistente è dedicata ai test attitudinali di accesso ai corsi di interpretariato di conferenza, agli esami di accreditamento per esercitare la professione di interprete e alla valutazione qualitativa di interpreti professionisti, soprattutto di conferenza. I test attitudinali e i test d’ingresso mirano più o meno

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tutti a saggiare le stesse capacità e competenze e seguono, in genere, il modello basato su criteri in cui i candidati sono chiamati a soddisfare tutti i criteri prestabiliti. Anche le forme dei test sono più o meno comuni (es. shadowing, traduzione a vista, ecc.). Mancano però dei criteri valutativi oggettivi e dunque risulta oltremodo difficile valutare l’attendibilità di tali test.

Un’altra lacuna della letteratura presa in esame può essere individuata nello scarso approfondimento di questioni relative alla formazione dei valutatori, alle scale di valutazione, al punteggio e alle procedure di equiparazione dei test.
Esiste un esiguo numero di testi che si occupano di esami di accreditamento o certificazione per ottenere una qualifica professionale (ad esempio gli esami dell’australiana NAATI); tuttavia anche le linee guida, fissate dalla NAATI per la valutazione della prestazione interpretativa, lasciano ampia discrezionalità valutativa agli esaminatori a discapito di una maggiore obiettività e attendibilità dei risultati. Nonostante la NAATI si servi di esaminatori qualificati e cerchi di aggiornare i suoi esami, siamo ancora lontani da un’analisi attenta e sistematica della validità e dell’attendibilità dei test.

In generale si può affermare che vi sia un certo accordo sui gruppi di competenze da valutare, sia in traduzione sia in interpretazione, ma quasi mai si discute dell’efficacia di un particolare strumento di valutazione nel giudicare tali competenze. Se da un canto si parla in maniera abbastanza diffusa di scopi, competenze e forma dello strumento di valutazione, quasi mai l’approccio di base (basato sulla norma o su criteri) è trattato in maniera esplicita, nonostante vi sia una tacita preferenza per l’approccio basato su criteri. Poca attenzione è inoltre riservata al tipo di risultati, all’utilità di uno strumento basato sulla norma nel differenziare i candidati e ai meccanismi di feedback.

Gli autori della ricerca concludono la loro analisi affrontando la mancanza più evidente in tema di misurazione e valutazione accademica, cioè l’attendibilità. Bachmann, citata più volte dagli autori dell’articolo, ribadisce la necessità di adottare criteri più chiari per una resa corretta. In effetti, spesso, i giovani studenti di traduzione e di interpretazione si trovano a dover reagire in maniera istintiva al momento di dover scegliere tra una resa più fedele o una meno fedele al messaggio originale ma più vicina e comprensibile per il ricevente; per quale

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soluzione bisogna optare? Per di più, se il candidato compie un ipotetico «atto di coraggio» scegliendo una soluzione ardita e meno fedele all’originale, verrà premiato o penalizzato? L’assenza di indicazioni chiare ed esplicite in merito alla fedeltà può influire sull’attendibilità del test. Anche il grado di rapidità è determinante; di conseguenza il tempo massimo, per lo svolgimento di un test, dovrebbe essere fissato non in base a criteri puramente arbitrari bensì solo dopo aver stabilito se esiste una velocità alla quale sia possibile ottenere, dalla maggior parte dei candidati, una prestazione ottimale e quindi più vicina alle loro reali capacità. Un esempio pratico che mette in luce la carenza di attendibilità dei test è offerto dalle ripetizioni. Se un candidato sbaglia la traduzione di un elemento ripetuto (per questioni formali o stilistiche) va penalizzato una o più volte? La ripetizione potrebbe essere vista come un elemento che riduce il grado discriminatorio del test, compromettendo l’attendibilità del test stesso; d’altro canto la presenza di ripetizioni, in alcuni casi, potrebbe fungere da stimolo alla ricerca di soluzioni creative che possano rappresentare un valore aggiunto alla prestazione del candidato. Ma non sono solamente i test ad essere oggetto di studio sull’attendibilità; spesso si parla infatti di attendibilità dei singoli esaminatori e di attendibilità delle valutazioni tra più esaminatori. Alcune istituzioni, come la NAATI e l’American Translator Association (ATA), sembrano dare molto peso al comportamento professionale degli esaminatori al fine di raggiungere un maggior grado di attendibilità. In ogni caso, in nessuna delle pubblicazioni prese in esame compare uno studio serio sul tema dell’attendibilità e della coerenza dei valutatori. In conclusione, dalla ricerca effettuata da Stuart Campbell e Sandra Hale, si può facilmente comprendere quanto lavoro vi sia ancora da compiere nel campo della valutazione e quanta strada bisogna ancora percorrere per arrivare a test estremamente attendibili. Impiegare test più attendibili e obiettivi significherebbe essenzialmente saper valutare e formare meglio le nuove schiere di giovani che si apprestano ad entrare nel mondo della traduzione o dell’interpretariato e che, forse, un giorno, saranno chiamati a loro volta a dover valutare e formare nuovi professionisti della mediazione linguistica.

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Problematica traduttiva

La traduzione del testo originale ha presentato una serie di problemi traduttivi. La prima e principale questione riguarda la traduzione in italiano del termine inglese «interpreting»; come molte volte accade nella lingua inglese, questa parola ammette in italiano una serie di possibili traducenti diversi. In funzione di sostantivo può essere tradotta come «interpretariato» o «interpretazione»; in funzione di aggettivo si traduce con «interpretativo». Gli autori del saggio l’hanno impiegata per tradurre indistintamente «interpretariato», «interpretazione» e «interpretativo». Solamente in due sporadici casi si ricorre alla parola inglese «interpretation»: nel primo caso si parla di «…Graduate Institute of Translation and Interpretation Studies…», nel secondo di «judicial interpretation». Soprattutto in quest’ultimo caso non risulta ben chiaro il motivo per cui gli estensori abbiano optato per questa variante lessicale dato che nello stesso paragrafo si fa riferimento alla stessa attività con l’espressione «judicial interpreting» e «court interpreting». Probabilmente si tratta di una scelta dettata da motivi estetici, stilistici, quindi per evitare di ripetere troppe volte la stessa parola.

In italiano il discorso sembra più complesso e meno chiaro. I termini «interpretariato» e «interpretazione» possono significare la stessa cosa, ovvero l’attività, la funzione svolta dall’interprete; tuttavia nella mia traduzione mi sono servito di entrambi i traducenti. In realtà, la scelta di una parola piuttosto che l’altra è stata a volte intuitiva ed è dipesa in gran parte dal contesto in cui la stessa è collocata: se da un canto parlo di «valutazione dell’interpretazione» (intesa come «prestazione interpretativa») dall’altro parlo di «corso di interpretariato» o di «interpretariato di conferenza» o di «interpretariato di comunità o in campo medico/sanitario e giuridico/giudiziario». (Tuttavia al punto

n. 8 della

pagina web

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www.club.it/culture/culture2001/giuliana.garzone/note.garzone.html si parla di «interpretazione di comunità nel campo medico e sanitario e giuridico/giudiziario»). Ho preferito utilizzare il vocabolo «interpretazione» in riferimento all’aspetto della prestazione interpretativa in sé o alla generica traduzione orale di un messaggio, e il termine «interpretariato» in riferimento all’attività dell’interprete vera e propria (soprattutto se si specifica il tipo di interpretariato: ad esempio di trattativa, di conferenza ecc…). Si tratta, come già detto, di una scelta da un lato arbitraria e intuitiva e dall’altro dettata dal fatto che «interpretazione» è una parola generica ampiamente usata anche in psicologia, ermeneutica, critica d’arte, semiotica ecc., mentre «interpretariato» è un termine settoriale univoco.

Una ricerca condotta con il motore di ricerca Google ha comunque confermato una tendenza ad usare indistintamente i vocaboli «interpretazione» e «interpretariato»: si parla infatti ad esempio di «corsi di laurea in traduzione e interpretazione» come pure, con maggior precisione terminologica, di «corsi di laurea in traduzione e interpretariato».

Restando nell’ambito dell’interpretariato, Roseann Dueñas Gonzáles, un’autrice citata dagli estensori del saggio, si serve dell’espressione «…simultaneous (unseen or spontaneous)…translation…» in riferimento all’interpretariato giuridico. Si tratta di espressioni specifiche relative al settore dell’interpretariato giuridico e, con tutta probabilità, connotate geograficamente (in uso negli Stati Uniti ma poco note in Europa). Per tale motivo trovare una traduzione accettabile, in un primo momento, ha comportato notevoli difficoltà. In effetti è stata proprio Sandra Hale, uno degli autori, a fornirmi la soluzione al problema. In genere si parla di «unseen simultaneous translation» allorché l’interprete giurato, nel corso di un processo, traduce con il metodo dello «chuchotage», cioè bisbigliando la traduzione (quindi senza l’ausilio di apparecchiature audiovisive), alla parte in causa non inglese – o comunque di lingua diversa da quella del processo – da un luogo o postazione non visibile al pubblico dell’aula (per questioni di sicurezza o privacy). Nell’interpretazione consecutiva l’interprete si trova invece a fianco al testimone di fronte alla corte al momento della deposizione. L’espressione «spontaneous» sta semplicemente a significare che l’interprete deve saper tradurre velocemente

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senza avere tempo per riflettere o prendere appunti; probabilmente l’autrice fa riferimento a quel tipo di interpretariato che normalmente, nel contesto europeo, prende il nome di «instant translation» o «liaison interpreting» ovvero una interpretazione «frase per frase» o «di collegamento» o «di trattativa». Anche quest’ultima forma di interpretariato non prevede l’utilizzo di attrezzature audiovisive o la possibilità di prendere appunti dato che l’interprete è fisicamente vicino ai suoi uditori e spesso si pone tra le parti che beneficiano della traduzione. Da notare inoltre che, normalmente, la «unseen translation» sta a indicare ciò che noi chiamiamo «traduzione a vista».

Il vocabolo inglese «testing» ha posto qualche problema di traduzione. In alcuni casi (es. «aptitude testing») ho optato per il traducente «test»; in altre situazioni ho preferito una resa differente a seconda del contesto, ad esempio: «modalità di valutazione», «procedure di verifica» (per «testing procedures»), «valutazione linguistica» o «modalità di valutazione del linguaggio» (per «language testing» ), «test di verifica» o «prove».

Nel quadro della valutazione, qualche difficoltà ha comportato la scelta del giusto traducente per i vocaboli «rater», «marker», «grader» ed «examiner»; per una questione di coerenza e maggiore semplicità ho preferito servirmi del traducente «esaminatore» per la resa di «examiner» e del traducente «valutatore» nei restanti casi. In realtà tra i due vocaboli esiste una certa differenza: la parola «esaminatore» ha un più ristretto campo di utilizzo, poiché in genere è applicabile solamente ad un contesto d’esame/concorso; la «valutazione» invece può avvenire anche al di fuori di un esame. È pur vero che, generalmente, chi svolge il ruolo di esaminatore debba anche emettere un giudizio, una valutazione; in questo caso, il significato e l’impiego dei due traducenti tenderanno a sovrapporsi.

In linea di massima ho usato lo stesso traducente, cioè «valutazione», per tradurre sia «assessment» sia «evaluation».
Per quanto riguarda la resa del verbo «to measure» ho impiegato, a seconda dei casi e del contesto linguistico, diversi traducenti: i più frequenti sono «giudicare», «misurare», «valutare», «calcolare».

La traduzione dei termini «norm-referenced test» e «criterium-referenced test» ha comportato qualche problema. Da una veloce ricerca condotta con Google sui siti

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italiani è emerso che si tende ad usare le stesse espressioni inglesi. Per una maggiore chiarezza io ho preferito invece trovare traducenti italiani che fossero comprensibili e avessero lo stesso significato, ovvero «test basato sulla norma» e «test basato su criteri».

Per la traduzione del termine «performance» ho scartato quasi subito l’idea di lasciarlo in inglese e ho optato, nella maggior parte dei casi, per il traducente italiano «prestazione» e talvolta per il traducente «rendimento», anche se il primo mi è sembrato più adatto al contesto della valutazione delle capacità traduttive. Inizialmente ho avuto dubbi anche sulla resa dell’onnipresente concetto della «reliability» nell’ambito della valutazione. I possibili traducenti erano «attendibilità» e «affidabilità». In ultima analisi ho scelto il traducente «attendibilità» poiché, a mio parere, si addice di più a un metodo di valutazione; invece, in genere si tende a parlare di «affidabilità» in riferimento a una persona o a un mezzo meccanico.

Anche il vocabolo inglese «scholarship», in realtà poco frequente nell’originale, ha inizialmente posto qualche problema di resa. Si tratta di una parola che abbraccia tutta una serie di traducenti differenti, ovvero ha un campo semantico denotativo abbastanza ampio: infatti, consultando il dizionario bilingue inglese-italiano, alla voce «scholarship» ho riscontrato i seguenti traducenti italiani:

borsa di studio (come primo significato)
cultura, erudizione, sapere, dottrina (come secondo significato)
studiosi (pl) (come ultima scelta)
Mi sono dunque trovato di fronte alla necessità di operare una scelta lessicale importante. Si tratta, in altre parole, di un caso, del resto abbastanza frequente, in cui l’intervento interpretativo del traduttore gioca un ruolo considerevole nel mantenimento di una coerenza lessicale. Io ho optato per i traducenti «conoscenze», «dottrina» e «studi» poiché «scholarship» è usato in riferimento al campo di conoscenze e alla ricerca alla base della formazione di interpreti e traduttori.
Di un certo interesse anche la traduzione del termine «sub-skills»; nei siti internet italiani non compare quasi mai il termine inglese e risultano poco diffusi anche i traducenti «sub-capacità» e «sub-abilità»; si parla più comunemente di

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«sottocapacità» o «sub-competenze» e soprattutto di «sottoabilità» e «sottocompetenze». Quest’ultimo risulta il più comune ed è quello che ho deciso di adottare nella traduzione.
La traduzione del termine inglese «sub-test» è stata più agevole; infatti nei siti internet italiani quella più diffusa è «subtest» o «sub-test» ma ho riscontrato anche l’uso – meno frequente però – del termine «sottotest». Anche in questo frangente ho adottato la versione più comunemente accettata, ovvero «subtest».

La traduzione non ha presentato ulteriori problemi traduttivi degni di nota. L’esistenza di uno studio della problematica traduttiva, di una semiosi del testo è comunque indicativo dell’apertura del testo stesso. Tale apertura è dovuta sia alla presenza di una certa connotazione, sia ai continui riferimenti intertestuali. Il testo è infatti ricco di rimandi e citazioni che, comunque, sono spesso ben identificabili (esplicitezza) grazie all’uso di delimitatori grafici (virgolette) mentre le fonti sono sempre citate e specificate (esplicitezza della fonte); anche il motivo delle citazioni (esplicitezza della funzione) mi è sembrato spesso facilmente comprensibile. In ogni caso la decodifica delle citazioni è risultata a volte problematica per me a causa della disconoscenza sia degli autori citati che delle loro teorie; in una certa misura è un problema che potrebbe aver riguardato anche i lettori della cultura emittente e che potrebbe riguardare parte dei lettori della cultura ricevente. Leggendo il testo è facile imbattersi in vocaboli polisemici, cioè che ammettono molteplici interpretazioni e possono avere uno spettro semantico più o meno esteso; per tale ragione essi sono comprensibili solamente se teniamo conto del contesto e del co-testo in cui si trovano; casi emblematici sono, ad esempio, le parole inglesi «portrayal» o «stakeholders». La prima, da un punto di vista denotativo, ammette tre significati: «raffigurazione», «presentazione» e «ritratto». Nel testo sarebbe stato tuttavia difficile stabilire quale significato attribuire alla parola, se non avessi considerato con attenzione il suo contesto e in modo particolare il suo co-testo; infatti è stato proprio grazie allo studio del contesto linguistico della parola che sono stato in grado di comprenderne il significato connotativo, ovvero «(qualità) della resa linguistica». Lo stesso ragionamento vale per il vocabolo «stakeholders»; esso infatti normalmente indica l’«azionista», il

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«partecipante» ma è risultato subito ovvio che il termine non andava preso nel suo senso strettamente letterale ma in senso figurato, ovvero «soggetti coinvolti». Anche in questa situazione il contesto ed il co-testo sono stati fondamentali al fine della comprensione.

In fase di stesura del testo tradotto, una delle mie maggiori preoccupazioni è stata la gestione del «residuo comunicativo», che inevitabilmente accompagna ogni traduzione e più in generale ogni atto comunicativo. Il residuo comunicativo consiste essenzialmente nella progressiva perdita del contenuto o del significato del messaggio originale attraverso i vari passaggi di decodifica in materiale psichico e di ricodifica, e quindi di riverbalizzazione dello stesso messaggio nel codice ricevente. A questo proposito ha giocato un ruolo rilevante la scelta della «strategia traduttiva». Per poterla elaborare ho dovuto procedere all’individuazione della «strategia narrativa» degli autori dell’originale – la «dominante» e il «lettore modello» del prototesto (primo grado della ricostruzione abduttiva secondo Peirce). Trattandosi di un testo saggistico la funzione dominante che ho individuato è di carattere informativo (cosa che si evince in maniera inequivocabile già dal titolo): gli autori si propongono innanzitutto di divulgare e commentare i risultati della loro indagine. È comunque possibile individuare marche a livello lessicale, dovute essenzialmente al diffuso impiego di termini ed espressioni settoriali proprie del vocabolario tecnico della misurazione accademica e della interpretazione / traduzione. Per di più nel caso specifico dei termini «unseen» e «spontaneous» (di cui sopra) è presente un’ulteriore marca di carattere geografico; sembrerebbe trattarsi infatti di espressioni proprie dell’intepretariato giuridico statunitense e per tale motivo non condivise da molti interpreti italiani e probabilmente europei. Qui sono dovuto ricorrere a espressioni forse semanticamente non del tutto coincidenti con quelle originarie («instant translation» come analogo culturale di «spontaneous translation») ma che risultano per lo meno comprensibili ai lettori del metatesto. Volendo invece prendere in prestito la terminologia dello scienziato della traduzione Toury, potrei dire di aver sacrificato, in questo frangente, l’«adeguatezza» della mia traduzione a vantaggio dell’«accettabilità». Esiste inoltre un altro caso in cui ho optato per una «traduzione culturale» e «accettabile»: nella fattispecie, ho deciso di tradurre

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l’espressione inglese «postgraduate…course» ricorrendo al suo equivalente nella cultura italiana del dopo riforma dei cicli di studio, ovvero «corso di laurea di secondo livello». Si tratta di una palese manipolazione del testo originale che sortisce l’effetto di annullare la distanza cronotopica tra prototesto e lettore del metatesto, avvicinando, pertanto, il prototesto alla metacultura. I miei lettori non dovranno compiere alcuno sforzo per comprendere ciò di cui parlo, molti di loro saranno ignari del mio «intervento culturale» e solamente i più attenti e smaliziati potrebbero accorgersi, o per lo meno sospettare una tale manipolazione.

Più in generale credo di essere comunque riuscito a mantenere un certo equilibrio tra «adeguatezza» e una «accettabilità» traduttive. Ad esempio, nel caso di espressioni settoriali ho scelto di conservare il termine inglese solo se esso non ha traducenti in italiano o se, pur avendone, è con buona probabilità ampiamente conosciuto o facilmente comprensibile per il mio lettore modello (es. «default»); per contro ho tradotto le espressioni che ammettono uno specifico traducente in italiano (es. «aptitude test») e ho cercato un traducente «accettabile» anche per quelle espressioni di più difficile e meno intuitiva comprensione (si vedano, ad esempio, le espressioni «criterium-referenced» e «norm-referenced»).

Ho riscontrato ulteriori elementi di marcatezza a livello lessicale. In particolare, in una citazione, si fa riferimento al criterio di «scoreability»; all’inizio ho pensato che si potesse trattare di un vocabolo creato ad hoc dall’autore citato per descrivere le caratteristiche di un determinato tipo di test attitudinale. In realtà, attraverso un’attenta analisi dei riscontri sui siti internet, ho potuto constatare un utilizzo abbastanza diffuso del vocabolo, seppur limitato a pochi settori specifici. Uno di questi è proprio quello della valutazione: sul sito http://www.ed.psu.edu/insys/ESD/darling/Assess.html, Linda Darling-Hammond, un’esperta americana impegnata sul fronte della riforma del sistema scolastico e dei metodi di valutazione, parla di «…efficiency and and easy scoreability…» in riferimento ai test di verifica. In questo contesto mi sembra abbastanza chiaro che per «scoreability» si debba intendere la possibilità di attribuire un punteggio o una votazione. Nella mia traduzione la scelta del giusto traducente ha posto una difficoltà aggiuntiva: dato che il vocabolo è inserito in un’enumerazione, ho ritenuto che l’adozione, nel testo tradotto, di una perifrasi avrebbe appesantito

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troppo l’enunciato rallentandone il ritmo; pertanto la scelta è caduta sul traducente «valutabilità».
Il vocabolo «scoreability» trova anche ampia applicazione in un altro campo: l’industria della carta. Secondo il glossario della CE, Eurodicautom, esso sta a indicare l’«attitudine alla fustellatura» della carta o del cartone (presumibilmente usati per realizzare scatole), ovvero la capacità di tali materiali di resistere, senza subire danni o rotture, ad un processo di sagomatura eseguita con attrezzi specifici (fustella).

In un contesto totalmente diverso, quello sportivo e, nello specifico, nel mondo del bowling, il vocabolo «scoreability» in genere indica l’ottimizzazione di una boccia o della corsia – ad esempio, grazie all’impiego di materiali e tecnologie costruttive particolari – al fine di accrescere la percentuale di successo dei colpi, quindi di fare più punti. In senso lato la «scoreability» di una boccia è direttamente proporzionale alle sue qualità dinamiche e alla precisione che essa garantisce durante il gioco.

In altri contesti (es. medico-scientifico) si parla invece di «scoreability» in riferimento alla possibilità di quantificare o di attribuire un punteggio o all’affidabilità/precisione di dati forniti.
Considerando la natura strettamente tecnica e settoriale della trattazione, non è stato difficile ipotizzare quale fosse il «lettore modello» che gli autori avevano in mente al momento di scegliere la strategia testuale da adottare; con tutta probabilità era ed è l’esperto, lo studioso nel campo della misurazione o il mediatore linguistico specialmente anglofono. Sono in realtà le stesse figure professionali che io ho individuato come probabili destinatari dell’opera da me tradotta – ovvero i «lettori modello» del metatesto; è comunque ragionevole pensare che essa, in quanto prodotto di una cultura emittente extraeuropea, ottenga un successo più limitato nella cultura ricevente (italiana) e si rivolga dunque a quella ristretta cerchia di specialisti più colti o che mostrano più interesse e attenzione per le tendenze e i fenomeni che avvengono anche al di fuori dell’Italia o dell’Europa. Non ho effettuato cambiamenti traduttivi di rilievo, almeno per quanto concerne lo stile e il registro. A livello culturale, ho optato per un cambiamento generalizzante in un caso: ho tradotto «…California Court

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certification examination…» con «esame di certificazione per gli interpreti giurati californiani», ritenendo che tale scelta non avrebbe pregiudicato la comprensione del testo da parte del mio lettore modello.
Nelle note conclusive del testo in inglese, la valutazione, ambito scientifico ancora quasi del tutto inesplorato ma che ha un grosso potenziale di sviluppo, viene paragonata ad un bambino che muove i primi passi; anche in questo caso ho preferito una traduzione generalizzante: «…assessment does need to…realize that there are some bigger kids on the block for it to learn from…» diventa dunque «…la valutazione deve…comprendere che ci sono discipline più evolute e mature dalle quali imparare…». Come si può notare ho compiuto una manipolazione stilistica eliminando l’immagine del bambino, poiché ho ritenuto che nel testo italiano avrebbe perso parte dell’efficacia e della bellezza che invece assume nell’originale. Si tratta comunque di una scelta personale e pertanto opinabile.

In conclusione, posso affermare che vi sia quindi una sostanziale corrispondenza tra la «strategia narrativa» adottata dagli autori e la mia «strategia traduttiva». Ho cercato di limitare il residuo comunicativo mantenendomi, per quanto possibile, fedele al testo originale, operando delle scelte traduttive che privilegiassero l’adeguatezza del lessico (ad eccezione dei casi descritti sopra) ma anche della sintassi e del registro e affidando a questo apparato metatestuale la spiegazione delle scelte traduttive meno comprensibili per la metacultura.

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Introduction

Translator and interpreter education is now widely practised around the world and is supported by an increasingly sophisticated body of research and scholarship. Much of this work is concerned with identifying the components of competence and proposing curriculum models that incorporate these components and suitable teaching strategies. The scholarship supporting translation and interpreting education necessarily entails discussions of assessment and there has been some encouraging work in this area. However, there has been little recognition in translation and interpreting circles that educational measurement as a broader field has its own tradition of scholarship, a widely accepted body of knowledge and terminology, and a range of approaches. Notions like reliability and validity are part of the basic architecture of educational measurement.

Test designers need to ensure that test results are reliable, for example, yielding the same results with different groups of candidates and at different points in time; and they need to construct tests that are valid in that they, for instance, reflect the model of learning that underpins the curriculum and are relevant to the professional behaviour taught in the curriculum. A major issue in educational measurement of relevance to translation and interpreting assessment is the fundamental difference of approach between norm- and criterion-referenced testing. Norm-referenced tests are designed to rank candidates against each other; criterion-referenced tests require candidates to demonstrate that they have satisfied a set criterion. These fundamental issues are comprehensively dealt with in standard works on educational measurement such as Ebel (1972) and Thordike et al. (1991). Closer to our discipline, Bachmann (1991) represents a comprehensive discussion on language testing, firmly grounded in measurement theory.

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Introduzione

Oggi la formazione di traduttori e interpreti è un’attività ampiamente diffusa nel mondo ed è supportata da un corpus sempre più vasto e complesso di ricerche e conoscenze a livello accademico. Si tratta prevalentemente di studi che si concentrano sull’individuazione delle componenti della competenza e che propongono modelli di curricula che incorporano queste componenti nonché delle opportune strategie d’insegnamento. La dottrina alla base dell’insegnamento della traduzione e dell’interpretazione non può prescindere da discorsi relativi alla valutazione ed è proprio in questo ambito che sono stati compiuti incoraggianti passi avanti. Eppure nelle cerchie di interpreti e traduttori sono in pochi a riconoscere che la misurazione accademica intesa come più vasta materia abbia una propria tradizione di studi, un corpus di conoscenze e di terminologia ampiamente condiviso e una serie di approcci differenti.
Nozioni quali attendibilità e validità sono parte integrante della struttura di base della misurazione accademica.

Gli ideatori di test devono assicurarsi che i risultati dei test siano attendibili e che pertanto essi, per esempio, producano gli stessi risultati con diversi gruppi di candidati e in momenti diversi nel tempo. Allo stesso modo i test devono essere validi e quindi, ad esempio, rispecchiare il modello di apprendimento sotteso al programma di studi e l’atteggiamento professionale insegnato. Nell’ambito della misurazione accademica una delle questioni di primaria importanza relative alla valutazione della traduzione e dell’interpretazione è la differenza fondamentale di approccio tra test basati sulla norma e i test basati su criteri. I primi mirano a stabilire un raffronto tra i candidati; i secondi prevedono che i candidati dimostrino di aver soddisfatto una serie di criteri prefissati. Tali questioni fondamentali sono trattate in maniera esaustiva nelle opere di base sulla misurazione accademica di autori come Ebel (1972) e Thorndike et alia (1991). Più strettamente legata al nostro argomento risulta essere l’esauriente disamina di Bachmann (1991) sulle modalità di valutazione del linguaggio, profondamente radicata nella teoria della misurazione.

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The discussion in this contribution sets itself outside a current and vital issue in Translation Studies (and to a much lesser extent in work on interpreting) – the instability of notions such as quality, value and assessment. A recent volume of The Translator was dedicated to this issue, with an introduction by Carol Maier that points out the difficulty of defining these concepts on the basis of theories about the nature of translation. Maier observes that «one sees a shared emphasis on defining and assessing quality in the context of specific situations, especially pedagogical ones» (Maier, 2000: 140). While we acknowledge the complexity and importance of defining these notions, we confess that we sidestep the issue and jump straight into Maier’s pedagogical context; our approach has been to scrutinize translation and interpreting assessment with the broader perspective of educational measurement. Using some fundamental criteria from educational measurement as a framework, we ask how current translation and interpreting assessment practice stands up to broader scrutiny, and what directions we need to take in the future.

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La disamina in questo saggio si colloca al di fuori di una questione quantomai attuale e vitale nei Translation Studies (e in misura minore negli studi sull’interpretazione) – l’instabilità di concetti come qualità, valore e valutazione. Un recente numero del Translator è stato dedicato a questo argomento; nell’introduzione di Carol Maier si mette in evidenza come sia difficile definire questi concetti sulla base di teorie sulla natura della traduzione. Maier fa notare che «è possibile cogliere un comune interesse nel definire e nel valutare la qualità nel contesto di situazioni specifiche, soprattutto quelle pedagogiche» (Maier, 2000: 140). Se, da un canto, riconosciamo la complessità e l’importanza di definire tali nozioni, dall’altro confessiamo di eludere il problema e di tuffarci nel contesto pedagogico di Maier; il nostro approccio è consistito nell’analizzare attentamente la valutazione della traduzione e dell’interpretazione nella più ampia prospettiva della misurazione accademica. Prendendo come riferimento alcuni criteri fondamentali della misurazione accademica ci chiediamo quante volte la pratica della valutazione della traduzione e dell’interpretazione regga il confronto con un’analisi più ampia e approfondita e in quali direzioni dovremo muoverci in futuro.

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Basic Approach

Our basic approach has been to propose a checklist of criteria against which an assessment procedure might be measured. We have then examined a selection of published works that deal with translation and interpreting assessment procedures in some fashion, and weighed their findings against some of the criteria on the checklist. The works were collected through a search of the Linguistics and Language Behaviour Abstracts (LLBA) and Modern Language Association (MLA) databases, as well as our private collections. It is important to note that we limited our choice of works to those that deal specifically with assessment procedures in an educational context (including accreditation), for which reason the absence of seminal works like House (1981) should come as no surprise. We concede that the published works examined are by no means a comprehensive collection, but we maintain that they are a fair representation of the state of art over the last decades, as published; however, there is no doubt a good deal of interesting practice locked away in the internal documentation of teaching institutions.
The checklist is not intended as a definitive taxonomy of the characteristics of assessment procedures, and we acknowledge that there are overlaps between some of the items. For example, a procedure that aims at summative assessment may generate information that can be used for credit transfer (cf. item 2 below); but of course credit transfer information requires the additional potential for translatability between education systems or institutions. In an Australian educational institution, for instance, test procedures can have the purpose of producing (a) summative information so that the institution can award grades, (b) information that will allow accreditation by the external accrediting authority, and (c) information that will allow another institution to calculate the amount of credit to be granted. A single programme might include units whose assessment procedures do one of these things or several at once. Similarly, items 6 and 8 below overlap to an extent, but differ in their focus; item 6 is oriented towards the institution and its assessment policies while item 8 is oriented towards the broader constituency of stakeholders in the assessment process.

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Approccio di Base

Il nostro approccio di base è stato quello di proporre un elenco di criteri secondo i quali una procedura di valutazione potrebbe essere giudicata. In seguito abbiamo preso in esame una selezione di pubblicazioni che in qualche modo trattano di procedure di valutazione della traduzione e dell’interpretazione e abbiamo quindi confrontato i loro risultati sulla base di alcuni parametri dell’elenco. Per la scelta delle pubblicazioni abbiamo consultato, oltre alle nostre raccolte private, gli Abstracts del Linguistic and Language Behaviour (LLBA) e i data base della Modern Language Association (MLA). È importante sottolineare che ci si è limitati a scegliere quei testi che trattano specificamente di procedure di valutazione in un contesto accademico (compreso l’accreditamento), ragion per cui l’assenza di opere autorevoli come House (1981) non deve sorprendere. Sappiamo che le pubblicazioni esaminate non costituiscono in alcun modo una raccolta completa ma riteniamo che formino un quadro sufficientemente rappresentativo dello stato dell’arte del materiale pubblicato su questo argomento negli ultimi decenni; comunque non vi è dubbio che una gran quantità di interessanti procedure sia conservata nei documenti interni delle istituzioni accademiche.

La lista non va considerata una tassonomia definitiva delle caratteristiche delle procedure di valutazione e ammettiamo che vi siano delle sovrapposizioni tra alcune voci. Ad esempio, una procedura finalizzata a una valutazione sommativa può generare informazioni che possono essere usate per il trasferimento dei crediti (cfr. voce 2 sotto); ma ovviamente i dati relativi al trasferimento dei crediti necessitano del potenziale aggiuntivo per la loro traducibilità tra sistemi accademici o istituzioni. In una istituzione accademica australiana, per esempio, le procedure dei test possono servire a ottenere (a) informazioni sommative che permettano alle istituzioni di attribuire voti, (b) informazioni che permettano l’accreditamento da parte dell’autorità esterna preposta, e (c) informazioni che permetteranno a un’altra istituzione di calcolare l’ammontare del credito da assegnare. Un singolo programma può includere unità le cui procedure di valutazione svolgano una di queste funzioni o più funzioni allo stesso tempo. Allo stesso modo i punti 6 e 8 sotto si sovrappongono in parte, ma si concentrano su aspetti differenti; il punto 6 si rivolge alle istituzioni e alle relative politiche valutative mentre il punto 8 si rivolge alla più ampia cerchia di soggetti coinvolti nel processo valutativo.

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The checklist follows:

  1. (1).  What broad area is being assessed? For example, interpreting, translation, subtitling, specific language combinations, etc.
  2. (2).  What is the purpose of the assessment instrument? For example, is aimed at:
    • Measuring aptitude (e.g. to enter a training course);
    • Determining placement (e.g. at a particular starting point in a trainingcourse);
    • Providing formative assessment (i.e. the skills and knowledge attained atpoints during a training course);
    • Providing summative assessment (i.e. the skills and knowledge attained at

    the end of a training course);
    • Accreditation (e.g. for entry into a professional body);
    • Credit transfer (e.g. to allow student mobility between universities)?

  3. (3).  What competencies are assessed, e.g. language 1 and language 2 knowledge, transfer competence, speed, accuracy, memory, terminology, cultural knowledge, etc.?
  4. (4).  What is the form of the assessment instrument? For example, a timed translation, an interpreting role play, a multiple choice test, etc
  5. (5).  What is the basic approach of the instrument? For example, is it norm-referenced, i.e. ranking candidates from best to worst; or is it criterion-referenced, i.e. measuring performance against a known criterion? Or does it assess skills learned on the job?
  6. (6).  What kind of results does the instrument generate? For example, does it generate a qualitative description of performance, a numerical score based on the objective items, a pass/fail result, etc?
  7. (7).  How well does a norm-referenced instrument discriminate among candidates?

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La lista è la seguente:

  1. (1)  Quale area generica viene valutata? Ad esempio, interpretazione, traduzione, sottotitolaggio, combinazioni linguistiche specifiche ecc.
  2. (2)  Quale scopo ha lo strumento valutativo? Ad esempio, è finalizzato a:
    • Misurare l’attitudine (es. a partecipare a un corso di formazione);
    • Stabilire l’inserimento (es. ad un particolare punto di partenza in un corso diformazione);
    • Fornire una valutazione formativa (cioè le capacità e le conoscenzeacquisite in diversi momenti durante un corso di formazione);
    • Fornire una valutazione sommativa (cioè le capacità e le conoscenzeacquisite al termine di un corso di formazione);
    • L’accreditamento (es. per aver accesso a un ordine professionale);
    • Trasferimento dei crediti (es. che permetta la mobilità degli studenti trauniversità).
  3. (3)  Quali competenze sono valutate, es. conoscenza della lingua 1 e della lingua 2, capacità traduttive, velocità, accuratezza, memoria, terminologia, conoscenze culturali, ecc.?
  4. (4)  Quale forma deve avere lo strumento di valutazione? Ad esempio, una traduzione con limite di tempo, un gioco di ruolo interpretativo, un test a scelta multipla, ecc.
  5. (5)  Qual è l’approccio di base dello strumento? Ad esempio, è un test basato sulla norma, cioè finalizzato a classificare i candidati dal migliore al peggiore; o un test basato su criteri, cioè finalizzato a misurare la prestazione sulla base di un dato criterio? Oppure valuta capacità acquisite al lavoro?
  6. (6)  Che tipo di risultati fornisce lo strumento? Ad esempio, fornisce una descrizione qualitativa della prestazione, un punteggio numerico basato su elementi oggettivi, indica il superamento o il non superamento della prova, ecc.?
  7. (7)  Quale utilità può avere uno strumento basato sulla norma nel differenziare i candidati?

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(8)

(9) (10)

What are the reporting mechanisms? For example:

  • Who receives feedback (e.g. candidate, instructor, institution)?
  • When does feedback occur (e.g. immediately, months later)?
  • How is feedback given (e.g. qualitatively, quantitatively)?How valid is the assessment instrument?How reliable is the assessment instrument?

We note in advance of the discussion that some of the items in the list are simply not discussed in the materials that we examined. We will return to these gaps later in this chapter.

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  1. (8)  Quali sono i meccanismi relazionali? Ad esempio:
    • Chi riceve il feedback (es. il candidato, l’istruttore, l’istituzione)?
    • Quando viene recepito il feedback (es. immediatamente, dopo alcuni mesi)?
    • Come viene dato il feedback (es. qualitativamente, quantitativamente)?
  2. (9)  Quale validità ha lo strumento di valutazione?
  3. (10)  Quale attendibilità ha lo strumento di valutazione?Prima di addentrarci nel discorso segnaliamo che alcuni punti della lista non sono

trattati nel materiale da noi esaminato. Torneremo a parlare di queste lacune più avanti in questo capitolo.

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Translation Assessment

Works on assessment in translation can be divided into two broad categories of assessment purpose: accreditation and pedagogy, reflecting the two broad constituencies of recruitment and training. In the accreditation area, Schäffner (1998) provides a critique of the Institute of Linguists syllabus in German. A UN accreditation perspective from Beijing is provided by Wu (1994), while Bell (1997), Martin (1997) and Ozolins (1998) discuss national accreditation in Australia. The offerings from Beijing and Australia each deal with both interpreting and translation, while all the works deal in some fashion with tests that bestow a public validation of competence. The pedagogy area in translation is less clear cut in terms of purpose: Brunette (2000) makes some reference to translation didactics in her attempt to establish a terminology for translation quality assessment, but is not clear about purpose, for example, diagnostic, formative or summative assessment. Dollerup (1993), Kussmaul (1995) and Sainz (1993) are clearly concerned about formative assessment, while Farahzad (1992) and Ivanova (1998) discuss summative assessment in the form of final translation examinations at university. James et al. (1995) is the only work in our selection to examine credit transfer (in the area of screen translation), while Campbell (1999) makes some small inroads into diagnostic assessment. Interestingly, we came across very little discussion of aptitude testing for translator education, although Cestac (1987) describes selection tests for recruitment at UN Headquarters; conversely there is a good deal of discussion of aptitude for interpreter education (cf. below). What is also interesting is that a number of writers discussed translation assessment without making any reference to purpose (for example, Bowker, 2000). Something of a hybrid is the Institute of Linguists New Diploma in English and Chinese described by Ostarhild (1994), which appears to be an attempt to move an accreditation instrument from an earlier test of bilingualism to one that also tests translation.

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Valutazione della Traduzione

È possibile suddividere la letteratura sull’argomento della valutazione in traduzione in due ampie categorie a seconda che lo scopo della valutazione sia l’accreditamento o la pedagogia: il primo scopo si collega all’ambito dell’assunzione, il secondo a quello della formazione. In materia di accreditamento, Schäffner (1998) ci lascia una critica in tedesco del programma d’insegnamento dell’Institute of Linguists, Wu (1994), da Pechino, esprime il suo punto di vista sull’accreditamento presso le Nazioni Unite mentre Bell (1997), Martin (1997) e Ozolins (1998) disquisiscono di accreditamento nazionale in Australia. I contributi provenienti da Pechino e dall’Australia trattano sia di interpretazione sia di traduzione, mentre più in generale tutti i testi presi in rassegna si occupano in qualche modo dei test che certificano pubblicamente delle competenze. Lo scopo pedagogico nella traduzione è meno chiaro: Brunette (2000) fa qualche accenno alla didattica della traduzione nel tentativo di stabilire una terminologia per la valutazione della qualità della traduzione, ma non si esprime chiaramente in merito allo scopo, quale può essere, ad esempio, quello diagnostico, formativo o di una valutazione sommativa. Dollerup (1993) e Sainz (1993) dimostrano un chiaro interesse per la valutazione formativa, mentre Farahzad (1992) e Ivanova (1998) parlano di valutazione sommativa negli esami finali di traduzione all’università. L’opera di James et alia (1995) è l’unica, fra quelle prese in esame, ad analizzare il trasferimento dei crediti (nel campo della traduzione per i media), mentre Campbell (1991) fa qualche breve excursus nel campo della valutazione diagnostica. È interessante osservare che raramente ci siamo imbattuti in qualche discorso sui test attitudinali per traduttori, anche se Cestac (1987) parla di test di selezione per l’assunzione presso i Quartieri Generali delle Nazioni Unite; per contro abbiamo trovato molto materiale sull’attitudine all’interpretazione (cfr. sotto). Altrettanto degno di nota è il fatto che diversi scrittori abbiano parlato di valutazione della traduzione senza fare riferimento allo scopo (si veda ad esempio Bowker, 2000). Risulta ibrido invece il New Diploma in English and Chinese dell’Institute of Linguists descritto da Ostarhild (1994), che assomiglia a un tentativo di trasferire uno strumento di accreditamento da un precedente test di bilinguismo ad un altro che valuta anche la traduzione.

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The types of translation competencies discussed range widely, but a crucial factor seems to be the extent to which translation is integrated into a socio-communicative framework. Where translation is not linked to such a framework, a default position seems to operate, in which competencies are largely target language focused. An example of this type is Dollerup’s (1993) assessment scheme for translation in the framework of language study, which works empirically from target language (TL) error analysis in order to construct student feedback form that assesses detailed competencies grouped under text, spelling, punctuation, words/word knowledge, syntax/grammar and expression. Sainz (1993) develops a similar feedback chart that allows students to critique their own work, but does not specify the competencies, other than to suggest that teachers can compile a «chart of “Types of Mistakes”»; she suggests that for a particular text it might include connectors, grammar, lexical items, misunderstanding, nouns (agreement), omission, prepositions, punctuation, style, register, syntax, and tenses. Farahzad’s (1992) list is somewhat different: accuracy, appropriateness, naturalness, cohesion, style of discourse/choice of words. Ivanova (1998) tells us a little about translation assessment at the University of Sophia; although she provides a review of literature on translation competence, the final examination marking scheme described simply deals with lexical infelicities, lexical error, grammatical mistake and stylistic inappropriateness.

Scholars working within a communicative framework grounded in theory tend to go beyond the classification of TL errors. An example is the approach taken by Hatim and Williams (1998), who, although they do not mention assessment in their discussion of a university translation programme in Morocco, do outline a syllabus based on a sophisticated model of communication which aims to have students «negotiate the transaction and exploit the signs…which surround them». Very detailed objectives – presumably reflecting the competencies to be assessed – cascade from these broad aims. Similar is the approach of Kussmaul (1995), who lists a number of «categories of evaluation» of texts, which seem to us to reflect competencies (he is after all dealing with translator education).

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I tipi di competenze richieste in traduzione finora discusse variano enormemente, ma un fattore di fondamentale importanza sembra essere il grado di integrazione di una traduzione in un quadro socio-comunicativo. Laddove la traduzione non è collegata a questo quadro, sembra intervenire una posizione di default che vede le competenze concentrarsi prevalentemente sulla lingua ricevente. Un esempio di questo tipo è lo schema di valutazione della traduzione nel quadro dello studio della lingua elaborato da Dollerup (1993); di fatto tale schema parte dall’analisi dell’errore nella lingua ricevente al fine di costruire una forma di feedback dello studente che valuti una serie dettagliata di competenze raggruppate sotto le seguenti voci: testo, spelling, punteggiatura, conoscenza di parole/parola, sintassi/grammatica ed espressione. Sainz (1993) elabora uno schema di feedback similare che permetta agli studenti di analizzare in modo critico il proprio lavoro; egli non specifica le competenze, ma lascia intendere la possibilità che siano gli insegnanti stessi a compilare un «grafico dei “Tipi di errore”». Tale grafico potrebbe includere per uno specifico testo i connettori, la grammatica, gli elementi lessicali, gli errori di comprensione, i nomi (concordanza), le omissioni, le preposizioni, la punteggiatura, lo stile, il registro, la sintassi e i tempi. Piuttosto differente è la lista proposta da Farahzad, che comprende: accuratezza, appropriatezza, naturalezza, coesione, stile del discorso/scelta lessicale. Ivanova (1998) ci parla brevemente della valutazione della traduzione presso l’Università di Sofia; sebbene fornisca un riesame della letteratura sulla competenza traduttiva, lo schema di valutazione dell’esame finale da lei presentato tratta semplicemente di scelte lessicali infelici, errori lessicali e grammaticali e di stile non appropriato.

Gli studiosi che operano in un quadro comunicativo teorico tendono ad andare oltre la classificazione degli errori nella lingua ricevente. Ne è un esempio l’approccio di Hatim e di Williams (1998), che, sebbene non parlino di valutazione nella loro analisi di un programma di traduzione universitario in Marocco, delineano un programma di insegnamento basato su un sofisticato modello comunicativo finalizzato a spingere gli studenti a «negoziare la transazione e a sfruttare i segni…che li circondano». Da questi intenti generali scaturisce una serie molto dettagliata di obiettivi – i quali presumibilmente riflettono le competenze da valutare. Simile è l’approccio di Kussmaul (1995), che elenca una serie di «categorie di valutazione» dei testi che sembrerebbero riflettere delle competenze (dopo tutto si sta occupando della formazione del traduttore).

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These are: cultural adequacy, situational adequacy, speech acts, meaning of words, «language errors» (Kussamaul’s quotation marks). Integrated into a professional context is the scheme of James et al. (1995), where a blend of linguistic and technical competencies is achieved in a discussion of screen translation assessment. The groups of competencies are portrayal, language quality, grammar, spelling, punctuation and time-coding, synchronisation, positioning, colour, breaks between subtitles respectively. A professional framework also informs the competencies assessed by Australia’s National Accreditation Authority for Translators and Interpreters (NAATI) (Bell, 1997). An approach to competencies beyond the mere listing of TL criteria is also found in the findings of experimental tests reported by Niedzielski and Chernovaty (1993) (dealing with both translation and interpreting in technical fields). The authors claimed (1993: 139) that «maturity and experience in some technical field(s)» and «original and creative thinking» were «factors found to achieve success in translating», on the basis of measuring information errors, lexical errors, grammatical errors, referential errors, style mistakes, and other criteria (cf. 1993: Tables 1-5, 144-6).

The translation of a text appears to be the standard form for translation assessment, although Ostarhild (1994) describes such tasks as skimming and scanning material in English and Chinese and producing «written commentaries in the other language» (1994: 53). The test described – the Institute of Linguists New Diploma in English and Chinese – is, as mentioned above, a kind of hybrid test of translation and bilingualism.

Surprisingly there seems to be very little discussion of the ideal length of translation tests or the time allowed for their completion, let alone any theoretically or empirically based findings on the subject. In the accreditation area, NAATI follows the curious practice of a strict time constraint on examinations at the basic Professional level (500 words in two hours), but a much more generous allowance at the Advanced level. Dollerup (1993) uses texts ranging from 50 to 700 words in his classroom-based model, presumably on the basis that students can handle longer texts as skill increases. Farahzad (1992) is braver, describing a range of test types including single sentences for translation and whole texts of 200 words.

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Nello specifico: adeguatezza culturale e situazionale, enunciazioni, significato delle parole, «errori linguistici» (le virgolette sono di Kussmaul). Inserito in un contesto professionale è lo schema di James et alia (1995), i quali, in una disamina sulla valutazione della traduzione per i media, arrivano a fondere una serie di competenze linguistiche e tecniche. I gruppi di competenze sono rispettivamente qualità della resa linguistica, qualità del linguaggio, grammatica, spelling, punteggiatura e codifica temporale, sincronizzazione, posizione, colore, intervalli tra i sottotitoli. Il contesto professionale è alla base anche delle competenze valutate dall’australiana National Accreditation Authority for Translators and Interpreters (NAATI) (Bell, 1997). È possibile riscontrare un approccio alle competenze che va oltre il mero elenco di criteri della lingua ricevente anche nei risultati di alcuni test sperimentali riportati da Niedzielski e Chernovaty (1993) (con risvolti negli aspetti tecnici della traduzione e dell’interpretazione). Gli autori affermavano (1993: 139) che «la maturità e l’esperienza in alcuni ambiti tecnici» e una «forma mentis originale e creativa» fossero «fattori chiave per avere successo nella traduzione», basandosi sulla valutazione degli errori di informazione, lessicali, grammaticali, referenziali, di stile e altri criteri (cfr. 1993: Tavole 1-5, 144-6).

La traduzione di un testo sembra essere la modalità standard per la valutazione della traduzione, anche se Ostarhild (1994) parla di attività quali l’esame superficiale e approfondito di materiale in inglese e cinese seguita dalla realizzazione di «commenti scritti nell’altra lingua» (1994: 53). Il test descritto – il New Diploma in English and Chinese dell’Institute of Linguists – è, come già detto, una specie di test ibrido di traduzione e bilinguismo.

Desta sorpresa il fatto che, apparentemente, il problema della lunghezza ideale dei test di traduzione o del tempo massimo consentito per il loro svolgimento non sia stato quasi per niente affrontato e che in merito non esistano risultati su basi empiriche o teoriche. Nell’ambito dell’accreditamento, le procedure seguite dalla NAATI risultano alquanto insolite, poiché prevedono ristretti margini di tempo per gli esami al gradino più basso del livello Professional (500 parole in due ore) e condizioni decisamente più favorevoli al livello Advanced. Dollerup (1993) impiega testi che variano dalle 50 alle 700 parole nel suo modello basato sulla classe, presumibilmente partendo dal presupposto che gli studenti riescono a gestire testi più lunghi man mano che le loro capacità aumentano. Farahzad (1992) è più coraggioso, e presenta una gamma di modelli di test che spaziano dalla traduzione di singole frasi a interi testi di 200 parole.

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Cestac (1987) describes the various UN examination papers, which include a 700-word general translation in three hours, a 2000-word summary in two hours, two 400-word specialized translations in three hours, and two 300-word translations from the candidates’ non-main language in two hours. Farahzad stands out in suggesting «limited response» items, where students are faced with, for example, several translations of a sentence and are asked to select the error-free version.

Little is written about the basic approaches of test instruments, and it is difficult to ascertain whether norm-referenced or criterion-referenced approaches are generally favoured. The upside-down marking scheme that seems to be commonly used (error marks being deducted from a perfect score) is so odd as to defy categorisation. Admittedly it is possible to establish a rank order of candidates using error marking (i.e. the top candidate is the one with the least errors), just as one can establish criteria for passing (i.e. every candidate with less than n errors passes). But the fundamental mathematics are so peculiar that we would have to be careful in determining whether it reflects a norm-referenced or criterion-referenced approach. Error marking works very well for TV quiz shows, because the number of correct responses equals the perfect score. But for translation the number of correct responses is infinite (on the reckoning that any translation can be done in an infinite number of ways) or very large (on the reckoning that there is a very large number of possible errors in any translation). The theoretical consequence is a ranked scale with an infinitely long tail. Let us say that the «perfect score» is 100, and that the two top candidates score 90 and 95. Now if the bottom candidate scores 0 and there is a normal distribution of scores in the candidature we have some sense of the relativities and we can compute means, standard deviations, z-scores, and the like – the tools of the trade in norm- referenced assessment. The problem comes when poor candidates score below zero (even though the marker may report the result as zero) – perhaps minus 20, minus 30, minus 80, or minus anything at all. Because there is no bottom to the scale, we have no way to assess the relative achievement of the top scoring candidates; depending on where the bottom of the scale finds itself, one may be very good and one exceptional, or perhaps they are separated by a whisker.

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Cestac (1987) descrive i vari documenti sugli esami delle Nazioni Unite tra i quali figura una traduzione generica di 700 parole con limite di tempo di tre ore, un riassunto di 2000 parole con limite di tempo di 2 ore, due traduzioni specialistiche di 400 parole in tre ore e due traduzioni di 300 parole dalla lingua straniera dei candidati con limite di 2 ore. Farahzad si segnala per la sua proposta di introdurre prove «a risposta breve» nelle quali gli studenti sono chiamati, ad esempio, a selezionare, tra le varie elencate, la versione corretta della traduzione di una frase.

Sugli approcci di base degli strumenti dei test si è scritto poco, e pertanto risulta difficile stabilire se in genere si propenda per approcci basati sulla norma o su criteri. Lo schema di valutazione upside-down che sembra essere comunemente usato (si parte da un punteggio pieno dal quale si detraggono i punti degli errori) è così strano da essere difficilmente classificabile. Ovviamente è possibile stabilire una classifica dei candidati usando il calcolo degli errori (cioè il candidato migliore è quello che ha fatto meno errori) come anche stabilire i criteri per il superamento del test (cioè tutti i candidati che hanno fatto meno di n errori superano il test). Tuttavia i calcoli matematici di base sono talmente particolari che dovremmo stare molto attenti a stabilire se rifletta un approccio basato sulla norma o su criteri. La valutazione basata sul calcolo degli errori funziona molto bene per i quiz televisivi perché il numero delle risposte corrette equivale al punteggio massimo. Ma nella traduzione il numero di risposte corrette è infinito (se si considera che una traduzione può essere fatta in infiniti modi) o comunque molto vasto (se si considera che esistono molti possibili errori in una traduzione). Ne conseguirebbe, da un punto di vista teorico, una scala di valutazione che non ha mai fine. Supponiamo che il «punteggio massimo» sia 100 punti e che i due migliori candidati totalizzino rispettivamente 90 e 95 punti. Ora, se il candidato peggiore totalizza 0 punti e vi è una normale distribuzione dei voti tra i candidati, abbiamo un senso della relatività tra i candidati e possiamo calcolare medie, deviazioni standard, z-scores e così via tutti gli elementi per una valutazione basata sulla norma. I problemi nascono quando vi sono dei candidati che ottengono un punteggio inferiore a 0 (anche se il valutatore può riportare un punteggio di 0) – come meno 20, meno 30, meno 80 o meno qualsiasi punteggio. Poiché la scala di valutazione non ha un minimo, non c’è modo di valutare i risultati relativi dei candidati migliori; a seconda di dove si trovi il minimo stesso della scala, un candidato potrebbe essere molto buono, un altro addirittura eccezionale, o magari i due differiscono di poco.

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In fact the balance of evidence shows that error deduction marking is really a criterion-referenced system, in which the number of marks in a perfect score is arbitrary and bears no relation to the possible number of errors. A pass mark (i.e. the perfect score less the maximum number of errors tolerated) is simply an indication of a criterion. If this is true, then a list of ranked scores based on error deduction is no more than a kind of statistical window dressing. Teague (1987), in describing the accreditation marking scheme of the American Translators Association, confirms this. Although «the grader…totals up the errors, and applies a final scale to get a final mark», the result is simply «fail» or «pass» (1987: 22). As a postscript, Bastin (2000) emphasises that «trainees must be taught how to do things right rather than being punished for what they have done wrong» (2000: 236); as both university teachers and accreditation examiners, the present authors are deeply unhappy about the practice of importing error deduction techniques into the educational context.

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In effetti, i fatti indicano come la valutazione basata sulla deduzione degli errori sia proprio un sistema basato su criteri, nel quale il numero di punti massimo è arbitrario e non è in alcun modo collegato al possibile numero di errori. Un voto che permetta di superare l’esame (es. il punteggio massimo meno il massimo numero di errori tollerati) è semplicemente un’indicazione di un criterio. Se ciò fosse vero, classificare una serie di punteggi in base al criterio della deduzione dei voti non differirebbe molto dal compiere una operazione statistica di facciata. Teague (1987), nel descrivere lo schema di valutazione della American Translators Association conferma quanto appena detto. Sebbene «il valutatore…sommi tutti gli errori, e applichi una scala di valutazione finale per ottenere il voto finale» il risultato sarà semplicemente il superamento o il non superamento dell’esame. (1987: 22). In conclusione, Bastin (2000) fa notare che «sarebbe meglio insegnare agli studenti come evitare gli errori piuttosto che punirli per quelli che commettono» (2000: 236); sia come docenti universitari che come esaminatori nell’ambito dell’accreditamento, questi autori sono estremamente scontenti dell’impiego di tecniche di deduzione degli errori nel contesto accademico.

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Interpreting Assessment

There is very little written on interpreting assessment (Hatim & Mason, 1997). This may be partly due to the relatively few formal courses in the field worldwide, to the limited research in the area, and to the intuitive nature of test design and assessment criteria. The little literature that exists on interpreting assessment is dominated by discussions on aptitude tests for entry to conference interpreting courses (Keiser, 1978; Gerver et al., 1984; Gerver et al., 1989; Longley, 1989; Bowen & Bowen, 1989; Lambert, 1991; Moser- Mercer, 1994; Arjona-Tseng, 1994). The other categories include: accreditation or certification examinations to enter the profession, in particular community interpreting and court interpreting (Bell, 1997; Gentile, 1997; Scweda Nicholson & Martinsen, 1997; Miguélez, 1999; Vidal, 2000); testing that is related to interpreter training courses, most of which train conference interpreters (Longley, 1978; Macintosh, 1995; Schjoldager, 1995); and quality assessment of interpreting performance, mainly of professional conference interpreters (Pöchhacker, 1993; Bühler, 1986; Kopczynski, 1992; Dejean Lefeal, 1990; Kalina, 2001). The last category will not be discussed here given our focus on educational contexts.

Common to all aptitude tests described in the literature are the competencies the tests aim to assess, the subjective marking criteria, and the high failure rate. There is general agreement on the skills and abilities necessary of a trainee interpreter to succeed in a conference interpreting course or in the profession (Lambert, 1991), although this is not based on any empirical data, but rather on intuitive judgements by trainers who are mostly practising interpreters. These competencies include: good knowledge of the relevant languages, speed of comprehension and production, good general knowledge of the world, good public speaking skills, good memory, stress tolerance and ability to work as a team. The tests tend to be criterion-referenced, with candidates required to reach each criterion in order to pass the test. In some of the tests, the initial components act as eliminatory components, where a candidate cannot progress to the next phase of the examination, if he or she fails any of the preceding phases.

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Valutazione dell’Interpretazione

Molto esigua è la quantità di testi scritti sulla valutazione dell’interpretazione (Hatim & Mason, 1997). Ciò può essere in parte ascritto alla relativa carenza di corsi ufficiali in questo campo a livello mondiale, alla limitata attività di ricerca nel campo e alla natura intuitiva dell’ideazione dei test e dei criteri di valutazione. La poca letteratura esistente sulla valutazione dell’interpretazione è dominata da discussioni sui test attitudinali per accedere a corsi di interpretariato di conferenza (Kaiser, 1978; Gerver et alia, 1984; Gerver et alia, 1989; Longley, 1989; Bowen & Bowen, 1989; Lambert, 1991; Moser-Mercer, 1994; Arjona-Tseng, 1994). Tra le altre categorie di test figurano: gli esami di accreditamento o certificazione per avere accesso alla professione, in modo particolare all’interpretariato di comunità o in campo giuridico/giudiziario (Bell, 1997; Gentile, 1997; Schweda Nicholson & Martinsen, 1997; Miguélez, 1999; Vidal, 2000); i test relativi a corsi di formazione d’interpretariato, in special modo quelli dedicati agli interpreti di conferenza (Longley, 1978; Macintosh; 1995; Schjoldager, 1995); e la valutazione qualitativa della prestazione interpretativa in modo particolare di interpreti di conferenza professionisti (Pöchhacker, 1993; Bühler, 1986; Kopczynski, 1992; Dejean Lefeal, 1990; Kalina, 2001). Avendo circoscritto la nostra analisi ai contesti accademici non tratteremo in questa sede l’ultima categoria.

Comuni a tutti i test attitudinali descritti nella letteratura presa in esame sono le competenze che i test mirano a valutare, i criteri soggettivi di valutazione, e l’alto tasso di insuccesso. Vi è consenso generale sulle capacità e le competenze che un apprendista interprete deve necessariamente possedere per poter riuscire in un corso di interpretariato di conferenza o nella professione stessa (Lambert, 1991), anche se tutto ciò non trova riscontro nei dati empirici quanto piuttosto nei giudizi intuitivi di istruttori che per lo più formano interpreti. Tra queste competenze figurano: una buona conoscenza delle lingue in questione, velocità di comprensione e produzione, una buona conoscenza generale del mondo, buone capacità di esprimersi in pubblico, una buona memoria, la capacità di sopportare lo stress e di lavorare in gruppo. I test seguono generalmente il modello basato su criteri in cui i candidati sono chiamati a soddisfare uno per uno tutti i criteri per poterli superare. In alcuni tipi di test, le componenti iniziali fungono da componenti selettive e quindi un candidato non può accedere a una fase successiva se non ha superato quelle precedenti.

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The forms of the assessment instruments are also shared by most entrance/aptitude tests. These include shadowing, cloze tests (both oral and written), written translation, sight translation, memory tests, and interviews. The rigour of these entrance tests and their high failure rates have led some to question the appropriateness of these assessment instruments which seem to expect applicants to perform almost at the level of professional interpreters before they even commence the training course (Gerver et al., 1984). The predictive power of the tests and the lack of objectives assessment criteria used have also been criticised by some, who advocate research to correct these deficiencies (Gerver et al., 1989; Arjona- Tseng, 1994; Moser-Mercer, 1994).

The reliability of the test results is very difficult to ascertain. As Moser-Mercer (1994) points out, there are no standardized interpreting aptitude tests. In spite of the advances made in language testing, little of that knowledge has been adopted by interpreter educators in the design of their testing (Moser-Mercer, 1994: Hatim & Mason, 1997). Bowen and Bowen (1989; 111) state that their aptitude tests are based on «Robert Lado, then Dean of Georgetown University’s School of Languages and Linguistics and his criteria of validity…reliability…scoreability…economy…and administrability» but, apart from mentioning a standardised English terminology test recommended by the University’s Psychology Counselling Centre, there is no other mention of how the tests are assessed for validity and reliability. Moser-Mercer (1994: 65) comments that Bowen and Bowen’s standardisation «in no way meets the criteria for true standardisation». Two apparently well-motivated testing procedures are reported in the literature, by Gerver et al. (1984: 1989) and Arjona-Tseng (1994). Gerver et al. (1984: 1989) report the results of a research project which developed and assessed a set of psychometric aptitude tests. The aim of the study was to lead to the establishment of objective criteria for the entrance tests used for the postgraduate conference interpreting course run by the Polytechnic of Central London. At the time of the study, only two thirds of students who passed the initial aptitude test successfully completed the intensive six-month course. The final examination comprised language specific interpreting tests in both the consecutive and simultaneous modes.

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Anche le forme degli strumenti valutativi sono comuni alla maggior parte dei test d’ingresso o attitudinali. Citiamo ad esempio lo shadowing, i cloze test (orali e scritti), la traduzione scritta, la traduzione a vista, i test mnemonici e i colloqui. La severità di questi test d’ingresso e l’alto tasso di insuccessi ha portato alcuni a mettere in dubbio la validità di tali strumenti valutativi che sembrerebbero dare per scontato che i candidati, ancora prima di cominciare il corso di formazione, rendano quasi al livello degli interpreti professionali (Gerver et alia, 1984). Quest’ultimo aspetto dei test e la mancanza di criteri valutativi oggettivi impiegati sono pure stati oggetto di critiche da parte di alcuni per i quali la ricerca dovrebbe colmare queste lacune. (Gerver et alia, 1989; Arjona-Tseng, 1994; Moser-Mercer, 1994).

L’attendibilità dei risultati dei test è molto difficile da appurare. Come Moser- Mercer (1994) ha fatto notare, non esistono modelli standardizzati di test attitudinali d’interpretazione. Nonostante i progressi compiuti nel campo della valutazione linguistica, solo una piccola parte delle conoscenze acquisite è stata impiegata dagli insegnanti di interpretazione nel mettere a punto i loro test (Moser-Mercer, 1994; Hatim & Mason, 1997). Bowen & Bowen (1989: 111) dichiarano che i loro test attitudinali si basano su «Robert Lado, allora preside della School of Languages and Linguistics della Georgetown University e su i suoi criteri di validità…attendibilità…valutabilità…economia…e amministrabilità» ma, al di là di una menzione al test standardizzato di terminologia inglese raccomandato dallo University’s Psychology Counselling Centre, non vi sono altri riferimenti su come valutare la validità e l’attendibilità dei test. Moser-Mercer (1994: 65) commenta la standardizzazione di Bowen & Bowen sostenendo che «non soddisfa in alcun modo i criteri per una reale standardizzazione».

Due procedure di verifica, apparentemente con una buona motivazione, sono menzionate nella letteratura analizzata da Gerver et alia (1984; 1989) e da Arjona-Tseng (1994). Gerver et alia (1994; 1989) riportano i risultati di un progetto di ricerca finalizzato a sviluppare e valutare una serie di test attitudinali psicometrici. L’obiettivo dello studio era stabilire dei criteri oggettivi per i test d’ingresso per il corso di laurea di secondo livello d’interpretariato di conferenza organizzato dal Poytechnic of Central London. All’epoca dello studio, solo due terzi degli studenti che avevano passato il test attitudinale iniziale erano stati in grado di completare con successo il corso intensivo di sei mesi. L’esame finale comprendeva specifici test interpretativi linguistici in consecutiva e in simultanea.

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The study looked at three types of tests: text-based, drawing on work done in the area of text processing (Kintsch, 1974); sub-skill based, drawing on the work on cognitive tests (Eckstrom et al., 1976), and stress-based, drawing on the work done on speed testing (Furneaux, 1956). Sub-tests were conducted under each of these broad categories. Under the text-based test there were the following sub-tests: recall-text memory, recall-logical memory, completion/deletion – cloze, completion/deletion – error detection. Under the sub-skill-based test there were: a synonyms test, an expressional fluency test where candidates had to rewrite a test, and a verbal comprehension test. For the stress-based test, the team used an existing instrument, the Nufferno test (Furneaux, 1965), which measures the effect of speed stress on a cognitive task. The results of these tests were compared with the results of the final examinations. The study found that candidates who passed the final interpreting examination had scored higher on all the entrance tests than those who failed. The researchers conclude that «the tests appear to have been successful in reflecting generally the abilities required for interpreting» (Gerver et al., 1984: 27).

Arjona-Tseng emphasises the dearth of literature on «rater-training issues, decision- making rules, reliability and validity issues, scaling, scoring, and test-equating procedures» (1994: 69). She attempts to address this need by proving a psychometrically-based approach to the development of entrance tests, with a standardised set of administration procedures, a tighter set of assessment criteria, appropriate rater training, and pilot testing. These new tests have been used at the Graduate Institute of Translation and Interpretation Studies at Fu Jen Catholic University with a 91% success rate for those selected to complete the course. Arjona-Tseng stresses the need for valid and reliable aptitude tests for admission to interpreter training courses.

Although aptitude testing dominates the interpreting assessment literature, a small literature exists on accreditation or certification examinations for professional recognition. Most accreditation or certification examinations are conducted in the area of community interpreting in general, or specifically for court interpreting. Few countries train interpreters in community interpreting or use university courses as the only entry path to the profession.

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Lo studio prendeva in esame tre tipi di test: quelli basati sul testo, che si ispiravano al lavoro svolto nell’ambito della elaborazione di testi (Kintsch, 1974); quelli basati sulle sottocompetenze, ispirati ai test cognitivi (Eckstrom et alia, 1976); e quelli basati sullo stress, ispirati ai test di verifica della velocità (Furneaux, 1956). Dei subtest erano stati condotti per ognuna di queste tre ampie categorie. I test basati sul testo comprendevano le seguenti sottocategorie di test: capacità di memorizzare testi o nessi logici, cloze test con possibilità di completamento/eliminazione, individuazione di errori con possibilità di completamento/eliminazione. I test basati sulle sottocompetenze comprendevano: test sui sinonimi, test sulla scorrevolezza espressiva in cui i candidati erano chiamati a riscrivere una testo, e un test sulla comprensione verbale. Per il test sullo stress, il team si era servito di uno strumento già esistente, il test Nufferno (Furneaux, 1965) che misura gli effetti dello stress dovuto alla velocità su un compito cognitivo. I risultati dei test erano stati confrontati con gli esiti degli esami conclusivi. Ne era emerso che i candidati che avevano superato l’esame finale di interpretazione erano gli stessi che avevano ottenuto i punteggi più alti in tutti i test di ammissione. I ricercatori avevano concluso che «i test sembrano aver riflesso in linea di massima le capacità richieste per l’interpretazione» (Gerver et alia, 1984: 27).

Arjona-Tseng pone l’accento sulla penuria di testi su questioni relative alla formazione dei valutatori o riguardanti le regole del processo decisionale, i problemi di attendibilità e validità, le scale di valutazione, il punteggio e le procedure di equiparazione dei test (1994: 69). La studiosa cerca di sopperire a queste mancanze fornendo un approccio fondato sulla psicometria per lo sviluppo di test d’ingresso, il quale prevede una serie di procedure amministrative standardizzate, un più esiguo numero di criteri valutativi, un’appropriata formazione dei valutatori e test pilota. Questi nuovi test sono stati impiegati presso il Graduate Institute of Translation and Interpretation Studies dell’Università Cattolica di Fu Jen e il risultato è stato che il 91% degli studenti selezionati ha concluso positivamente il corso. Arjona-Tseng rileva la necessità di test attitudinali validi e attendibili per l’ammissione a corsi di formazione d’interpretariato.

Sebbene siano le questioni relative ai test attitudinali a monopolizzare la letteratura esistente sulla valutazione dell’interpretazione, esiste un esiguo numero di testi sugli esami di accreditamento o certificazione per il riconoscimento professionale. Buona parte di questi esami sono condotti nell’ambito generale dell’interpretariato di comunità o più specificatamente in quello dell’interpretariato in campo giuridico/giudiziario. Sono pochi i paesi che formano interpreti specializzati in interpretariato di comunità o che usano i corsi universitari come unica via d’accesso alla professione d’interprete.

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On the contrary, however, entry to the conference interpreting profession normally depends on successful completion of a university course.
The National Accreditation Authority for Translators and Interpreters is the accrediting body in Australia. Although there is accreditation for conference interpreting, examinations are not available for this skill, and conference interpreters gain accreditation on the basis of recognition of qualifications. The bulk of examinations is at the Professional level (formerly Level Three) and the Paraprofessional level (formerly Level Two). Courses in Australia that are approved by NAATI must adhere to NAATI guidelines when conducting their students’ final examinations, which must reflect the NAATI format, content, and assessment criteria. Bell (1997: 98) describes NAATI examinations as «skills-based (performance assessments)». The Paraprofessional examination contains two dialogues of approximately 300 words in length each, and four questions on ethics of the profession and sociocultural aspects of interpreting. These examinations aim to assess the candidates’ ability to practice as «paraprofessional» interpreters, mainly in the areas of welfare and education. The Professional interpreter examination comprises two dialogues of approximately 450 words each in length, with questions on ethics of the profession and sociocultural aspects of interpreting, and two 300-30 word passages, normally speeches, to be used for consecutive interpretation. These examinations aim to accredit interpreters to work in all areas of community interpreting, including medical and legal settings.

Candidates must pass each component with a minimum seventy marks out of one hundred, although, because of the error deduction marking scheme used, this cannot be interpreted as a percentage (cf. the discussion of error deduction marking earlier in this chapter). All examinations are marked by two examiners using NAATI’s marking guidelines, which allow a good deal of subjective latitude. When discussing issues of accreditation for community interpreters, Gentile (1997) makes the point that evaluation criteria are usually vague, with specific meanings being left to the interpretation of each individual. He also comments on the difficulty of achieving standardisation across language pairs.

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Per contro, per accedere alla carriera professionale di interprete di conferenza è in genere necessario portare a termine un corso universitario.
La National Accreditation Authority for Translators and Interpreters è l’ente preposto all’accreditamento in Australia. Sebbene l’accreditamento esista per l’interpretariato di conferenza, non esistono esami per questa specializzazione; per questo motivo gli interpreti di conferenza acquisiscono crediti sulla base del riconoscimento delle loro qualifiche. La maggior parte degli esami avvengono al livello Professional (in passato Level Three) e al livello Paraprofessional (in passato Level Two). In Australia, gli esami conclusivi dei corsi approvati dalla NAATI devono conformarsi alle linee guida NAATI per quanto riguarda la struttura, il contenuto e i criteri di valutazione impiegati. Bell (1997: 98) descrive gli esami NAATI come «(valutazioni del rendimento) basate sulle capacità». L’esame al livello Paraprofessional prevede due dialoghi di circa 300 parole ciascuno e quattro quesiti sull’etica della professione e sugli aspetti socioculturali dell’interpretariato.

Questi esami mirano a valutare la capacità dei candidati di lavorare come interpreti «paraprofessionali», segnatamente nell’ambito dell’assistenza sociale e in quello accademico. Gli esami al livello Professional prevedono due dialoghi di circa 450 parole ciascuno, con quesiti sugli aspetti etici e socioculturali della professione e l’interpretazione consecutiva di due brani, in genere discorsi, di 300-30 parole. Tali esami sono finalizzati a fornire agli interpreti la qualifica necessaria per poter lavorare in tutti gli ambiti dell’interpretariato di comunità, compresi i settori medico/sanitario e giuridico/giudiziario.

I candidati devono ottenere come minimo una votazione di 70/100, sebbene questa non vada letta in termini percentuali per via del metodo di deduzione dei punti utilizzato (cfr. la discussione sulla sottrazione dei punti già presentata in questo capitolo). Due esaminatori assegnano una votazione a tutti gli esami basandosi sulle linee guida della NAATI inerenti alla valutazione, che comunque permettono un’ampia discrezionalità personale. In merito alle questioni relative all’accreditamento per gli interpreti di comunità, Gentile (1997) spiega che i criteri di valutazione sono di solito vaghi, lasciando a ognuno il compito di interpretarne il significato specifico. Egli inoltre si esprime sulla difficoltà di raggiungere la standardizzazione tra coppie linguistiche.

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These examinations have never been systematically scrutinised from the point of view of validity and reliability, although Bell states that: «In order to conduct valid and reliable tests, NAATI contracts more than 250 examiners on 46 different Examiners’ Panels…In order to keep the examinations relevant to the development of the profession and the requirements of the employers, NAATI consults regularly with related individuals and organizations» (1997: 98). Our assumption is that these measures are intended to generate debate between the profession and NAATI which will help it improve the general quality of its tests; but this is of course a far cry from systematic scrutiny of the testing regime. The validity of the examinations has been questioned by Dueñas Gonzáles, who criticised their capacity to assess the skills and competencies required by court interpreters, stating that:

the test should not be used to examine court interpreters for three reasons: (1) it does not reflect the rigorous demands of the three modes used in judicial interpreting: simultaneous (unseen or spontaneous), legal consecutive and sight translation; (2) it does not test for mastery on all the linguistic registers encountered in the legal context,…and (3) it would not be a valid instrument to determine ability in judicial interpretation because its format, content and assessment methods are not sufficiently refined to measure the unique elements of court interpreting.

(Dueñas Gonzáles et al., 1991: 91)

Anecdotal evidence shows that most practitioners are also dissatisfied with the tests’ validity in other areas of community interpreting, especially with regard to the long consecutive passages which do not reflect the practice. In response to such criticism, NAATI is currently conducting a complete review of its examinations, the results of which will not be available for some time.

Unfortunately we were unable to access any literature on the California Court certification examination and cannot report on it. Such information would have allowed for a useful comparison with accreditation/certification examinations in other countries.
The court interpreter examination conducted by the Ministry of Justice in Spain comprises two main components: the translation of two texts, one into each language, without the use of dictionaries and with a one-hour time limit.

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La validità e l’attendibilità di questi esami non sono mai state valutate in maniera attenta e sistematica, sebbene Bell affermi che: «al fine di condurre test validi e affidabili, la NAATI assume a contratto più di 250 esaminatori provenienti da 46 Panel di esaminatori differenti…Allo scopo di garantire che gli esami siano sempre al passo con l’evolversi della professione e con i requisiti imposti dai datori di lavoro, la NAATI consulta regolarmente i singoli e le organizzazioni ad essa affiliati» (1997: 98). Presumiamo che tali misure abbiano lo scopo di instaurare un dialogo tra il mondo professionale e la NAATI utile a migliorare la qualità generale dei suoi test; ma, com’è ovvio, siamo ancora decisamente lontani da un esame approfondito delle procedure dei test. A mettere in dubbio la validità degli esami è stato Dueñas Gonzáles, secondo cui non permetterebbero di valutare le capacità e le competenze richieste agli interpreti giurati:

il test non deve essere impiegato per esaminare interpreti giurati per tre ragioni: (1) non soddisfa i rigorosi requisiti delle tre modalità impiegate nell’interpretariato giuridico: la traduzione simultanea (chuchotage o instant translation), consecutiva di carattere giuridico e a vista; (2) non verifica la completa padronanza di tutti i registri linguistici presenti nel contesto giuridico,…e (3) non sarebbe un valido strumento per stabilire l’abilità nell’interpretariato giuridico poiché la struttura, il contenuto e i metodi di valutazione non consentono di giudicare con sufficiente precisione gli elementi peculiari dell’interpretariato giuridico.

(Dueñas Gonzáles et alia, 1991: 91)

L’evidenza aneddotica rivela come la maggior parte dei professionisti non siano soddisfatti della validità dei test in altri ambiti dell’interpretariato di comunità, soprattutto in riferimento ai lunghi brani di consecutiva che non trovano riscontro nella realtà.
In risposta a queste critiche la NAATI sta attualmente conducendo una completa revisione dei suoi esami e i risultati di tale operazione non sono ancora disponibili.

Sfortunatamente non abbiamo avuto modo di consultare alcun testo inerente all’esame di certificazione per gli interpreti giurati californiani e non possiamo riferirvi nulla in merito. Peccato, perché sarebbe stato interessante e utile confrontare questi dati con gli esami di accreditamento/certificazione in altri paesi.
L’esame per interpreti giurati condotto dal Ministero di Giustizia spagnolo si compone di due parti principali: la traduzione di due testi, uno verso ciascuna lingua, senza l’aiuto di dizionari e con un limite tempo di un’ora.

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Those who pass this phase with at least 50% can take the second component, a one-hour written examination on the government, the Ministry of Justice, the court system, and the laws and regulations surrounding workers’ rights. There is no examination of any interpreting skill whatsoever, or of interpreter role or ethics. The only prerequisite for sitting the examination is a secondary school certificate. Miguélez strongly criticises this examination on the basis of lack of reliability and validity (Miguélez, 1999: 2). The certification examination which sworn interpreters take has currently been modified. The old examination consisted of two timed translations into Spanish. The first translation exercise is eliminatory and consists of texts ranging from 299-500 words in length, taken from magazines or newspapers and with no standard guidelines on level of difficulty. The text for the second exercise is always on a legal or economic/commercial topic, with a length ranging from 472-794 words. Two hours are allocated per exercise. Once again, Miguélez criticises this examination, making the observation that «it is reasonable to think that the same candidate sitting for different versions of the exam could get very different results» (1993: 3).

The new certification examination does not improve much on the old one. It maintains the translation exercises as described above and adds two components: a translation from Spanish and an oral exercise, where the candidate reads a text in the foreign language and then summarises it and answers questions on it to a panel of examiners. Miguélez attacks the new examination by stating that «the most obvious problem with this new test format is that it does not in any way test a candidate’s ability to translate a legal document into the language of certification or to interpret in any of the three modes. The exam…lacks even the most basic standards of validity and reliability» (Miguélez, 1999: 4).

Nicholson and Martinsen (1997) describe the examination used in Denmark for interpreters to become members of the Authorized Interpreters Panel, approved by the National Commission of the Danish Police. Candidates must either possess a degree in a foreign language or be a native speaker of a foreign language. The only testing conducted is an oral test to assess the candidate’s knowledge of Danish. The other language is not tested nor are any interpreting skills (1997: 262-3).

If little has been written on interpreting assessment in general, even less is found on any type of assessment as part of training courses.

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Coloro che superano questa fase con almeno il 50% passano alla seconda fase, ovvero un esame scritto della durata di un’ora sul governo, il Ministero di Giustizia, il sistema giuridico, le leggi e i regolamenti a tutela dei diritti dei lavoratori. Non sono previsti esami sulle capacità interpretative o sul ruolo o l’etica dell’interprete. L’unico requisito necessario per accedere all’esame è un diploma di scuola secondaria. Miguélez critica pesantemente questo tipo di esame in quanto mancherebbe di attendibilità e validità (Miguélez, 1999: 2). L’esame di certificazione che gli interpreti giurati sostengono è attualmente in fase di modifica. Il vecchio esame consisteva nella realizzazione di due traduzioni a tempo verso lo spagnolo. Il primo esercizio di traduzione ha valore eliminatorio e consta di un testo che varia dalle 299 alle 500 parole, tratto da riviste o quotidiani e che non deve rispettare linee guida prestabilite riguardo al grado di difficoltà. Il testo del secondo esercizio, la cui lunghezza varia dalle 472 alle 794 parole, tratta sempre argomenti di carattere economico o commerciale. Si hanno a disposizione due ore di tempo per svolgere ciascun esercizio. Ancora una volta Miguélez critica questa prova facendo notare che «è ragionevole poter pensare che lo stesso candidato, sostenendo diverse versioni dell’esame possa ottenere risultati anche molto discrepanti» (1993: 3).

Il nuovo esame di certificazione non è poi molto migliorato rispetto al precedente. Gli esercizi di traduzione appena descritti non cambiano, ma sono state aggiunte due prove: una traduzione dallo spagnolo e un esercizio orale in cui il candidato legge un testo in una lingua straniera e poi lo riassume e risponde ad alcuni quesiti su di esso di fronte ad un panel di esaminatori. Miguélez contesta questo tipo d’esame sostenendo che «il problema più evidente del nuovo tipo di test è che non permette di valutare in alcun modo la capacità del candidato di tradurre un documento legale nella lingua in cui deve ottenere la certificazione né d’interpretare in una delle tre modalità. L’esame…non soddisfa neppure gli standard di base quanto a validità e attendibilità» (Miguélez, 1999: 4).

Nicholson e Martinsen (1997) descrivono il tipo d’esame che, in Danimarca, gli interpeti devono superare per entrare a far parte dell’Authorized Interpreters Panel, approvato dalla National Commision of the Danish Police. I candidati devono essere laureati in una lingua straniera oppure madrelingua stranieri. L’unica prova condotta è un test orale che mira a saggiare la conoscenza della lingua danese da parte del candidato. Non sono valutate né la conoscenza dell’altra lingua né le capacità interpretative. (1997: 128).

Se si è scritto poco sulla valutazione dell’interpretazione in generale, ancora meno esiste in merito a qualsiasi tipo di valutazione nei corsi di formazione.

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Macintosh points out, however, that although there seems to be little published on assessment systems, performance measurement is an area that has long been recognised as in need of systematic study: «some courses (e.g. ETI Geneva) have developed comprehensive and detailed marking schemes for final examinations, which attack different weightings to different components of a candidate’s performance» (1995: 128). This may very well be so, and a survey of assessment procedures used by interpreting courses worldwide might produce very interesting results.

We have already explained that, in Australia, training courses that are NAATI approved must adhere to NAATI guidelines. Hence the description of the NAATI accreditation examination also applies to the final examinations conducted in educational programmes (units taken prior to final examinations are not assessed under NAATI guidelines). Gerver et al. make a brief mention of the final examination for the conference interpreting course at the former Polytechnic of Central London, mentioning that it tests for consecutive and simultaneous interpreting skills. Longley (1978) mentions that they use professional interpreters as raters in their London six-month intensive conference interpreting course. Longley makes one interesting observation about the difference between intuitive marking and more systematic marking. As part of a government funded course conducted by her institution, weighted marks were requested for specific types of errors. The raters had made an intuitive assessment of each candidate’s performance at the end of the examination and were then faced with the time-consuming task of allocating marks for each specific component, or deducting marks for each type or error. Surprisingly, the results were very similar under both systems (1978: 54).

Schjoldager (1995) provides us with a marking sheet to assess simultaneous interpreting, which can be used by interpreters and students to self evaluate their performance, as well as by interpreter trainers. The sheet provides a set of criteria under four major categories: Comprehensibility and delivery, Language, Coherence and plausibility and Loyalty, with arguments and examples for each criterion. Schjoldager states that her «intention is merely to offer an explicit, systematic alternative to intuitive assessment procedures, whose criteria are not only implicit but also, I feel, arbitrary. Only explicit criteria can be useful to learners» (1995: 194).

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Macintosh fa comunque notare che, sebbene la letteratura sui sistemi di valutazione sia piuttosto scarna, da lungo tempo si avverte la necessità di uno studio sistematico nel campo della misurazione della prestazione: «in alcuni corsi (come ad esempio all’ETI di Ginevra) sono state sviluppate tabelle di valutazione complete e dettagliate per gli esami conclusivi, nelle quali viene dato peso diverso ai vari aspetti della prestazione del candidato» (1995: 128).

Potrebbe benissimo essere così e un’indagine condotta sulle procedure di valutazione usate nei corsi d’interpretariato in tutto il mondo potrebbe fornire risultati estremamente interessanti.
Abbiamo già spiegato come, in Australia, i corsi di formazione riconosciuti dalla NAATI debbano conformarsi alle linee guida NAATI. Pertanto la descrizione degli esami di accreditamento della NAATI vale anche per gli esami finali condotti nei programmi accademici (le unità precedenti ai test conclusivi non seguono il modello valutativo NAATI). Gerver et alia fanno un breve accenno alla prova conclusiva del corso di interpretariato di conferenza dell’ex Polytechnic of Central London, dicendo che valuta le capacità interpretative sia in simultanea sia in consecutiva. Longley (1978) fa notare che nel loro corso intensivo d’interpretariato di conferenza della durata di sei mesi a Londra si servono di interpreti professionisti come valutatori. Longley inoltre compie un’interessante osservazione in merito alla differenza tra una valutazione intuitiva e una valutazione più sistematica. Nell’ambito di un corso finanziato dallo stato e diretto dalla sua istituzione, i voti ponderati erano necessari per alcuni tipi di errore. I valutatori, al termine della prova, esprimevano una valutazione intuitiva della prestazione di ciascun candidato e si trovavano poi a dover svolgere il lungo lavoro di assegnazione dei voti per ogni specifico elemento o di sottrazione dei punti per ciascun tipo di errore. I risultati ottenuti con entrambi i sistemi erano sorprendentemente molto simili (1978: 54).

Schjoldager (1995) ha elaborato una tabella di valutazione per l’interpretazione simultanea, utile sia per gli interpreti e gli studenti che desiderano autovalutare la propria prestazione sia per i docenti di interpretazione. La tabella stabilisce una serie di criteri inseriti in quattro categorie principali: Comprensibilità e resa, Linguaggio, Coerenza e plausibilità e Fedeltà. Ogni criterio è accompagnato da argomentazioni ed esempi. Schjoldager afferma di «voler semplicemente fornire un’alternativa esplicita e sistematica alle procedure di valutazione intuitive, contraddistinte da criteri, a mio parere, non soltanto impliciti ma anche arbitrari. Solo dei criteri espliciti possono essere utili agli studenti» (1995: 194).

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Knowledge Gaps in Translation and Interpreting Assessment

It will be evident from comparing our checklist with our survey that there exists a number of knowledge gaps in translation and interpreting assessment. In this section we briefly mention some of the less crucial gaps before a somewhat lengthier discussion of a fundamental omission in the literature – reliability. We will argue that this issue above all is in need of serious work.

The first four items on our checklist are reasonably well covered in the literature, at least as far as the traditional modes of interpreting and translation are concerned; assessment in newer or more peripheral modes of work such as interpreting in mental health settings, software localisation, and multilingual advertising has barely been discussed. Nevertheless, we have a fair understanding of the state of the art in the domains of the areas and purpose of assessment, the competencies assessed, and the forms of assessment. There are, however, differing amounts of emphasis with, for example, a preponderance of work on aptitude testing for interpreting, and a spread of work across achievement and accreditation testing in translation. Generally speaking, there is some agreement on the sets of competencies assessed in both translation and interpreting, but little explicit discussion of the efficacy of particular assessment instruments to measure those competencies. The basic forms of both translation and interpreting tests reflect a philosophy that the tests should resemble the real-world task, although in conference interpreting aptitude testing there are attempts to separately measure underlying competencies.

The fifth item – the basic approach – is rarely if ever explicitly discussed, but there seems to be tacit adoption of a criterion-referenced approach (although with no solid discussion of the actual criteria). The next three items – types of results, discrimination, and reporting mechanisms – are only minimally discussed.

These less crucial issues contrast starkly with the paucity of discussion on the central topics of validity and reliability. The knowledge gap in these areas is so large that we can do no more here than sketch the problem.

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Lacune conoscitive nella Valutazione della Traduzione e dell’Interpretazione

Mettendo a confronto la nostra lista iniziale con la ricerca condotta noterete chiaramente la presenza di alcune lacune conoscitivi nell’ambito della valutazione della traduzione e dell’interpretazione. In questo paragrafo tratteremo brevemente di alcuni dei gap meno gravi prima di affrontare un discorso più approfondito relativo a una grande mancanza della letteratura analizzata – l’attendibilità. Ed è soprattutto su questo aspetto che secondo noi bisognerà condurre un serio lavoro.

I primi quattro punti della nostra lista sono trattati con sufficiente completezza nei testi esaminati, per lo meno per quanto concerne le tradizionali modalità di traduzione e interpretazione; in effetti, non si discute quasi per nulla di valutazione in modalità lavorative più recenti o secondarie come l’interpretariato nell’ambito della salute mentale, della localizzazione di software, della pubblicità in più lingue. Nonostante ciò abbiamo un quadro generale abbastanza chiaro dello stato dell’arte nell’ambito delle aree e dello scopo della valutazione, delle competenze valutate nonché delle forme di valutazione. Tuttavia ad alcuni temi è riservata una maggiore attenzione rispetto ad altri, ad esempio si parla molto di più di test attitudinali di interpretariato che non dei test conclusivi o di accreditamento in traduzione. In generale, possiamo dire che vi è un certo accordo sui gruppi di competenze da valutare sia in traduzione sia in interpretazione, ma non si discute quasi per nulla dell’efficacia di un particolare strumento di valutazione nel giudicare tali competenze. Le forme base dei test d’interpretariato e di traduzione rispecchiano la concezione che il test debba riprodurre una situazione di lavoro reale, sebbene nei test attitudinali per l’interpretariato di conferenza si cerchi di valutare le competenze intrinseche in modo separato.

Il quinto punto – l’approccio di base – non è quasi mai trattato in maniera esplicita, ma sembra esserci una tacita preferenza per l’approccio basato su criteri (sebbene manchi un’analisi esaustiva dei criteri veri e propri). I tre punti successivi – tipo di risultati, differenziazione e meccanismi relazionali – sono affrontati in modo superficiale.

Questi aspetti meno rilevanti si pongono in netto contrasto con lo scarso approfondimento delle questioni cruciali di validità e attendibilità. In questi ambiti il gap conoscitivo è talmente ampio che non possiamo fare altro che accennare il problema.

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Indeed we will say very little at all about validity given that the consensus in measurement and evaluation circles is that tests cannot be valid unless they (or more accurately their scores) are reliable. Validity in interpreting and translation testing is tied up with knotty issues such as the nature of the competencies assessed, the models of learning underpinning educational programmes, and the extent to which tests should reflect professional tasks. Reliability stands out as the priority problem, and we devote the remainder of this section to a sketch of what we see as the main issues.

While reliability is extensively discussed in standard manuals on educational measurement, we have drawn on Bachmann (1991) to frame our discussion given that this work on language testing is a little closer to home than more general works.

According go Bachmann:

The investigation of reliability is concerned with answering the question, «How much of an individual’s test performance is due to measurement error, or to factors other than the language ability we want to measure?» and with minimizing the effects of these factors on test scores. (Bachmann, 1991: 163)

These factors can be grouped into «test method facets», «attributes of the test taker that are not considered part of the language capabilities that we want to measure», and «random factors that are largely unpredictable and temporary» (1991: 164). Given that the latter two groups apply to tests of any kind, we will focus on «test method facets» as criteria affecting the reliability of interpreting and translation assessment. Chapter 5 of Bachmann (1991) is dedicated to test methods, and the summary of test method facets on page 119 could, we feel, be adapted to the interpreting and translation context. For example, explicitness of criteria for correctness resonates with the frequent query from translation and interpreting examinees about fidelity to the source text (ST); how closely, one is often asked, do I need to stick to the original? An inexplicit translation test instruction could affect the reliability of the test if one candidate believes that the target text must owe its loyalty to the ST rather than the target reader, while another candidate believes the opposite.

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In effetti, parleremo molto poco di validità dato che gli esperti di misurazione e valutazione comunemente ritengono che i test non possono essere validi a meno che questi (e i loro punteggi nello specifico) non siano attendibili. Per i test di traduzione e interpretazione la validità è legata a questioni spinose quali la natura delle competenze da valutare, i modelli di apprendimento alla base dei programmi accademici e il grado di somiglianza dei test con le reali situazioni professionali. L’attendibilità rappresenta il problema principale, pertanto nel resto del paragrafo cercheremo di delineare quelli che noi riteniamo gli aspetti più importanti della questione.

Sebbene il tema dell’attendibilità sia ampiamente trattato nei manuali di base sulla misurazione accademica, abbiamo fatto riferimento a Bachmann (1991) per delineare il nostro discorso dato che il suo lavoro sulla valutazione linguistica è un po’ più vicino al nostro campo d’indagine rispetto ad altri testi più generali.

Secondo Bachmann:

Lo studio dell’affidabilità non può prescindere dalla risposta a questa domanda, «in che misura il rendimento di un individuo in un test è dovuto all’errore di misurazione, o a fattori diversi dall’abilità che si vuole valutare?», come pure dall’attenuazione, per quanto possibile, degli effetti di tali fattori sui punteggi dei test. (Bachmann, 1991: 163)

È possibile raggruppare questi fattori negli «aspetti metodologici del test», «gli attributi dei candidati che non fanno parte delle capacità linguistiche che vogliamo giudicare», e «i fattori accidentali spesso imprevedibili e temporanei» (1991: 164). Dato che gli ultimi due gruppi sono validi per test di qualsiasi tipo, ci concentreremo sugli «aspetti metodologici del test» in quanto criteri che influiscono sull’affidabilità della valutazione nella traduzione e nell’interpretazione. Il quinto capitolo dell’opera di Bachmann (1991) è dedicato ai metodi dei test, e riteniamo che il riassunto degli aspetti metodologici del test presente a pagina 119 possa essere applicato al contesto dell’interpretazione e della traduzione. Ad esempio, la necessità di criteri chiari per una resa corretta trova riscontro nei dubbi che spesso nutrono i candidati interpreti o traduttori riguardo alla fedeltà al prototesto; spesso ci si domanda, in che misura bisogna restare fedeli all’originale? La mancanza di istruzioni chiare ed esplicite in un test di traduzione può influire sull’attendibilità del test se un candidato ritiene di dover restare fedele all’originale piuttosto che al lettore del metatesto mentre un altro candidato compie il ragionamento opposto.

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Degree of speededness is highly relevant: when we impose a time limit on a test, do we know from empirical investigation the extent to which the speededness affects performance quality? Is there a speed at which we will get the optimum performance from the majority of candidates, and therefore have an optimally reliable test (at least on this facet)?

For interpreting and translation, a very significant test method facet is the degree of difficulty of the source material. Despite some inroads into the question of translation text difficulty (Campbell, 1999; Campbell & Hale, 1999), this remains a major barrier to improving test reliability. We would assert that in the absence of convincing methods for assessing ST difficulty, any testing regime that regularly introduces fresh STs and passages (for example, for security reasons) will potentially generate highly unreliable scores.

A basic concept in considering reliability is parallel tests (Bachmann, 1991: 168), from which can be derived a «definition of reliability as the correlation between the observed scores on two parallel tests». In other words, the most reliable test is one where parallel versions yield the same scores (i.e. a perfect correlation). In translation, this would involve finding or composing two examination texts of exactly the same degree of complexity in lexis, grammar, content, style and rhetorical structure. The lack of any real discussion of even this most basic measure of test reliability is a serious indictment of the present state of translation assessment. While occasional statements of intent are made (for example, Bell, 1997), we know of no serious work on basic questions such as the reliability of translation test scores over time, from language to language, or from text to text. Campbell (1991) makes a preliminary foray into the discriminatory power of items in translation tests in an attempt to launch a discussion about the internal consistency of such tests.

Much work, then, needs to be done. Again, we rely on Bachmann to frame the following discussion, highlighting some of the specific problems encountered in assessing translation and interpreting.

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Il grado di rapidità è determinante; se viene stabilito un tempo massimo per un test, è possibile comprendere da un esame empirico in che misura la velocità influisca sulla qualità della prestazione? Esiste una velocità alla quale sarà possibile ottenere dalla maggior parte dei candidati una prestazione ottimale e pertanto un test pienamente attendibile (per lo meno da questo punto di vista)?

Per quanto riguarda la traduzione e l’interpretazione, un aspetto metodologico del test estremamente significativo è il grado di difficoltà del materiale originale. Sebbene qualche approfondimento sul tema della difficoltà di traduzione dei testi sia stato compiuto (Campbell, 1999; Campbell & Hale, 1999), questo aspetto rimane uno dei principali ostacoli alla creazione di test più attendibili. Potremmo dire che in mancanza di metodi convincenti per stabilire la difficoltà del prototesto, qualsiasi sistema che regolarmente introduca nuovi prototesti e brani (ad esempio per motivi di sicurezza) rischierà di fornire punteggi altamente inattendibili.

Uno dei concetti chiave legati all’attendibilità è il test parallelo (Bachmann, 1991: 168); l’attendibilità viene così ad essere presentata come «la correlazione tra i punteggi di due test paralleli». In altri termini, il test più attendibile è quello in cui versioni parallele forniscono gli stessi punteggi (cioè una correlazione perfetta). Allo stesso modo per la traduzione bisognerebbe trovare e assemblare due testi d’esame caratterizzati da uno stesso grado di complessità del lessico, della grammatica, del contenuto, dello stile e della struttura retorica. Il fatto che non si discuta nemmeno di questo basilare metodo di calcolo dell’attendibilità dei test la dice lunga sull’attuale situazione della valutazione della traduzione. Se occasionalmente vengono pronunciate dichiarazioni d’intenti in merito (si veda Bell, 1997), non siamo a conoscenza di alcun testo che si occupi seriamente di questioni basilari quali l’attendibilità dei punteggi dei test di traduzione nel tempo, da lingua a lingua e da testo a testo. Campbell (1991) compie un’iniziale incursione nell’ambito del potere discriminante delle voci nei test di traduzione con l’intento di promuovere un dibattito sulla coerenza intrinseca di tali test.

In breve c’è ancora molto da lavorare. Ancora una volta ci rifacciamo a Bachmann per presentare il prossimo argomento nel quale cercheremo di mettere in luce alcuni dei problemi specifici riscontrati nella valutazione della traduzione e dell’interpretazione.

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Internal consistency

If we assume that the basic test format is to translate or interpret, then investigation is needed into the way that candidates perform on different parts of the written or spoken input, and the extent to which those parts may be differentially weighted. A simple example is that of repeated material in a written or spoken passage. How, for instance, do we deal with passages with repeated chunks (for example, formulaic expressions introducing clauses in a treaty)? The implications for test reliability are profound: if a candidate mistranslates a repeated chunk, do we penalize multiple times? This is a common dilemma in translation test marking that goes to the heart of reliability because it may be argued that the candidate’s performance could have been more reliably measured if he or she had been given a chance to be tested on a number of different items; the repeats may be interpreted as a test method facet that diminishes the discriminatory power of the test and therefore reduces its reliability. On the other hand, the repetitions may call for a creative solution that draws out the competence of the candidate. Arabic, for example, often employs a degree of parallelism that is not tolerated in English, and we might reward the candidate who manages to convey the rhetorical effect through a more natural English device. Internal consistency is also an issue tied up with text development and is particularly critical when we try to construct parallel tests. Let us say that we want to base a test on a 1000-word press article, using, say 500 words. In the first 250 words the writer is likely to be laying the groundwork for his or her argument, perhaps using irony or humour. The next 500 words may contain detailed exposition based on a technical account of the issue, and the last 250 a concluding summary that picks up the rhetorical flavour of the introduction, or even introduces a new note of warning. While it would be tempting to think that the most efficient way to create parallel tests is to cut one text into two, it is obvious that in this example neither half would reflect the rhetorical structure of the other and thus both would have different internal consistency.

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Coerenza intrinseca

Dando per scontato che la struttura base del test preveda un lavoro di traduzione/interpretazione, è necessario studiare come i candidati si disimpegnano nelle diverse parti del messaggio scritto od orale e in che misura queste parti possono essere valutate in maniera differente. Una semplice prova consiste nel riproporre più volte lo stesso messaggio in un brano scritto od orale. Come bisogna comportarsi, per esempio, in presenza di brani in cui compaiono delle ripetizioni (come accade nel caso di espressioni stereotipate che introducono le clausole di un trattato)? Ancora una volta emergono le profonde implicazioni dell’attendibilità dei test: il candidato che sbaglia la traduzione dell’elemento ripetuto va penalizzato una o più volte? Si tratta di un vero e proprio dilemma per tutti coloro che devono valutare dei test di traduzione, un dilemma che va dritto al cuore dell’attendibilità in quanto qualcuno potrebbe dire che la prestazione del candidato sarebbe stata giudicata in maniera più affidabile se questi avesse avuto la possibilità di essere giudicato su una serie di elementi diversi; le ripetizioni potrebbero essere interpretate come un aspetto metodologico del test che diminuisce il potere discriminatorio del test e di conseguenza ne riduce il grado di attendibilità. D’altro canto, però, la presenza di ripetizioni può rappresentare uno stimolo alla ricerca di soluzioni creative che possano rivelare le capacità e le conoscenze del candidato. La lingua araba, ad esempio, spesso si serve di un grado di parallelismo che non è accettato nell’inglese e potremmo quindi premiare il candidato che riesce a restituire l’effetto retorico per mezzo di un artificio che suona meglio in inglese. Il problema della coerenza intrinseca è anche strettamente correlato allo sviluppo del testo e si pone con maggiore urgenza nella costruzione di test paralleli. Ipotizziamo di voler basare il nostro test su un articolo di giornale di 1000 parole, usandone, diciamo, 500. Le prime 250 parole probabilmente serviranno all’autore per porre le basi della propria tesi, magari usando un tono ironico o umoristico. Le successive 500 parole potrebbero contenere una dettagliata esposizione basata su di un resoconto tecnico della questione e le ultime 250 una sintesi conclusiva che riprende il sapore retorico dell’introduzione o che introduce persino una nota d’ammonimento. Se da un canto sarebbe bello poter pensare che il modo migliore di creare dei test paralleli sia quello di dividere un testo in due metà, dall’altro, risulta chiaro che in quest’esempio nessuna delle due metà rifletterebbe la stessa struttura retorica e pertanto avrebbero una diversa coerenza intrinseca.

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Estimating Reliability

Those lucky enough to use multiple choice and other brief response test item types have the luxury of measuring test reliability through split-half methods, where «we divide the test into two halves and then determine the extent to which scores on these two halves are consistent with each other» ( Bachmann, 1991: 172). The crucial requirement of split- half measures is that performance on one half must be independent of performance on the other half. Even if we could find ways to split interpreting and translation tests (for example, odd versus even paragraphs, first half versus second half), there is no way that the two halves can be independent; if they were, they would not constitute a text. Split-half methods appear, then, to be ruled out. An alternative approach – the Kuder-Richardson reliability coefficients – suffer the same fate for different reasons. The KR formulae are based on the means and variances of the items in the test, and assume that all items «are of nearly equal difficulty and independent of each other» (1991: 176); even if discrete items could be identified, the criteria of equal difficulty and independence would be impossible to achieve.

Indeed, interpreting and translation tests seem to have much more in common with open-ended instruments like essays, where statistical methods of estimating reliability on the basis of individual test items are extremely difficult to apply. The practice of «second markers», «trial marking», etc. indicates a focus on the marker rather than the items as a source of information about reliability. Bachmann speaks of intra- and inter-rater reliability (1991: 178-81). Estimates on intra-rater reliability are made by having a marker rate the same group of subjects twice – on two separate occasions and in different orders – and calculating a correlation coefficient of some kind. Anyone who has spent a day on an interpreting assessment jury or marking a pile of translation examinations will be aware of the potential shifts in rater behaviour through fatigue, or through recency effects as markedly different candidates present. Similarly, a correlation coefficient can be calculated to estimate how consistently two or more markers rate the same candidates.

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Valutare l’Attendibilità

Coloro che sono abbastanza fortunati da usare la scelta multipla o altri tipi di test a risposta breve si possono permettere il lusso di calcolare l’affidabilità dei test con metodi split-half ovvero di divisione a metà, nei quali «dividiamo il test in due parti e stabiliamo fino a che punto i punteggi di queste due metà siano coerenti tra loro» (Bachmann, 1991: 172). Il requisito fondamentale delle misurazioni split-half è che la prestazione raggiunta per la prima parte sia indipendente da quella della seconda parte. Anche se trovassimo un modo per suddividere i test di traduzione e interpretazione (ad esempio, paragrafi pari/dispari; prima parte/seconda parte), le due parti non potrebbero mai essere indipendenti; se lo fossero, non formerebbero mai un testo. Per questa ragione i metodi split-half sembrerebbero da scartare. Un approccio alternativo – i coefficienti di affidabilità di Kuder-Richardson –è altrettanto inutilizzabile per altre ragioni. Le formule KR si basano sulle medie e le varianze delle voci di un test e presuppongono che tutte le voci «siano all’incirca della stessa difficoltà e che siano indipendenti tra loro» (1991: 176); sebbene sia possibile ravvisare voci distinte, sarebbe impossibile soddisfare i criteri di pari difficoltà e indipendenza.

In effetti, i test di traduzione e interpretazione sembrano avere molti più aspetti in comune con gli strumenti di verifica aperti come i temi, ai quali è molto difficile poter applicare metodi statistici di valutazione dell’attendibilità sulla base delle singole voci del test. L’impiego di «indici secondari», della «valutazione di prova» ecc. indica che sono i valutatori e non gli aspetti del test ad essere ritenuti una fonte di informazioni sull’affidabilità. Bachmann fa un distinguo tra attendibilità dei valutatori e attendibilità tra valutatori (1991: 178-81). È possibile elaborare delle stime sull’attendibilità dei valutatori facendo loro giudicare lo stesso gruppo di soggetti due volte – in due momenti diversi e in ordine differente – e calcolando un coefficiente di correlazione di qualche tipo. Chiunque, almeno per un giorno, abbia fatto parte di una commissione di valutazione d’interpretazione o abbia dovuto valutare un gran numero di prove di traduzione sarà sicuramente a conoscenza dei possibili cambi di atteggiamento del valutatore dovuti alla stanchezza o all’avvicendarsi di candidati estremamente differenti tra di loro. Allo stesso modo, si può calcolare un coefficiente di correlazione per stimare in quale misura due o più valutatori sono coerenti nel giudicare gli stessi candidati.

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Organisations like NAATI and American Translators Association (ATA) appear to depend heavily on intra- and inter-rater behaviour to achieve reliability. We can only guess at the extent to which educational institutions take rater reliability seriously in achievement tests, final examinations, and the like. It is somewhat surprising to note, then, that our sample of reading contained not a single major published study on the issue or rater consistency.

Concluding Remarks

The translation and interpreting research world asks a great deal of itself. With major current research pushes in area as diverse as cognitive processing, cultural studies, lexicography and machine translation, it is perhaps not surprising that the field of assessment is in its infancy. But assessment does need to grow up a little and realise that there are some bigger kids on the block for it to learn from; the wider field of measurement and evaluation represents a solid source of knowledge that we can use to understand and improve our assessment practice. It is not just a question of filling in the knowledge gaps, but a question of profession building. As an applied discipline, translation and interpreting puts people into real and important jobs; better assessment means better translators and interpreters.

Note
1. The assistance of Adriana Weissen in undertaking the literature search is

acknowledged.

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Alcune organizzazioni come la NAATI e l’American Translator Association (ATA) sembrano dare molto peso al comportamento dei valutatori e tra i valutatori al fine di raggiungere l’affidabilità. Noi non possiamo fare altro che ipotizzare in quale misura delle istituzioni accademiche prendano sul serio l’attendibilità dei valutatori nei test di profitto, negli esami finali ecc. Tuttavia è abbastanza sorprendente il fatto che di tutte le letture prese in esame nessuna di esse contenga un importante studio pubblicato sul tema della coerenza degli valutatori.

Note conclusive

Il mondo della ricerca nel campo della traduzione e dell’interpretazione nutre in se grandi aspettative. Ma visto che attualmente gli stimoli alla ricerca sono più forti nei campi più disparati, quali l’elaborazione cognitiva, i cultural studies, la lessicografia e la traduzione automatica forse non ci si deve sorprendere se il campo della valutazione stia muovendo solo ora i primi passi. Ma la valutazione deve assolutamente crescere e comprendere che ci sono discipline più evolute e mature dalle quali imparare; il più vasto campo della misurazione e della valutazione rappresenta una fonte consolidata di conoscenze che possiamo utilizzare per capire e migliorare i nostri metodi di valutazione. Non si tratta solo di colmare i gap conoscitivi, ma anche di crescere professionalmente. In quanto discipline applicate, la traduzione e l’interpretazione pongono le persone in contesti professionali reali e importanti; un miglior metodo di valutazione significa migliori traduttori e interpreti.

Nota
1. Si riconosce l’aiuto di Adriana Weissen nella ricerca della letteratura presa in esame.

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Lucrezia Speziali, Analisi comparativa prototesto-metatesto del romanzo Delitto e castigo di F. Dostoevskij Civica Scuola Interpreti e Traduttori «Altiero Spinelli»

Analisi comparativa prototesto-metatesto del romanzo

Delitto e castigo di F. Dostoevskij

LUCREZIA SPEZIALI

 

Fondazione Milano

Civica Scuola Interpreti Traduttori

via Alex Visconti, 18 20151 MILANO

Relatore: professor Bruno Osimo

Diploma in Mediazione linguistica

Luglio 2015

TITOLO ORIGINALE (ITALIANO): analisi comparativa prototesto-metatesto del romanzo Delitto e Castigo di F. Dostoevskij

TITOLO RUSSO: сравнительный анализ прототекст-метатекст романа Ф. Достоевского Преступление и наказание (sravnitel’nyj analiz prototekst-metatekst romana F. Dostoevskogo Prestuplenie i nakazanie)

AUTORE: Speziali Lucrezia

RELATORE: Osimo Bruno

ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2015

LINGUE DEGLI ABSTRACT: italiano, inglese, russo

N. PAGINE: 37

PAROLE CHIAVE: prototext, metatext, analysis, analytic table, translation shifts, reader, Italian edition; prototesto, metatesto, analisi comparativa, tabella analitica, cambiamenti, ricaduta, lettore, edizione italiana

 

 

 

 

 

 

© Giangiacomo Feltrinelli Editore Milano

© Lucrezia Speziali per l’edizione italiana 2015

La traslitterazione dal russo è stata eseguita in conformità alla norma ISO/R 9: 1995.

Abstract in italiano

La presente tesi propone l’analisi comparativa tra prototesto e metatesto del romanzo Delitto e Castigo (Преступление и наказание, Prestuplenie i nakazanie) di Fëdor Dostoevskij. La prefazione spiega la scelta dei testi e il metodo di lavoro utilizzato per confrontare la versione russa e la traduzione italiana: servendosi di una tabella analitica, che presenta i diversi tipi di cambiamento riscontrabili nel processo traduttivo in funzione della ricaduta sul lettore del metatesto, è stato possibile analizzare dettagliatamente la sezione presa in esame della versione russa e della corrispondente traduzione italiana. Nel corso dell’analisi è stata evidenziata la tipologia di cambiamento riscontrata. La conclusione propone un’immagine generale dei cambiamenti avvenuti durante il processo traduttivo sottolineando quelli più riscontrati, con particolare attenzione ai cambiamenti di senso, e riflettendo sull’edizione della traduzione italiana.

 

English abstract

The present work is a comparative prototext-metatext analysis of the first pages of the novel Delitto e Castigo (Преступление и наказание, Prestuplenie i nakazanie) by Fëdor Dostoevskij. The introduction explains the choice of the two texts and how the analysis was carried out, confronting the first pages of the Russian version and its Italian translation through an analytic table that describes the different types of translation shifts, which may occur in the translation process, from the point of view of the reader of the metatext.  The categories of translation shifts encountered were underlined during the analysis. The conclusion gives a general overview of the translation shifts occurred in the translation process, with a focus on the most frequent and a particular attention to the translation shift of sense, also taking into account the Italian edition.

 

Резюме на русском языке

В настоящей работе представлен сравнительный анализ прототекст-метатекст романа Ф. Достоевского «Преступление и наказание». Во введении объясняется выбор текстов и метода работы, который использовался для сравнения текста оригинала с переводом на итальянский и для глубокого анализа: с помощью аналитической таблицы возможно было сравнить два текста и указать изменения в переводе в зависимости от читателя метатекста. В ходе анализа была выявлена категория изменений. В заключении даётся общий обзор изменений, произошедших в ходе перевода, обращая внимание на изменение значения, которое было наиболее частым, учитывая при этом выбранное итальянское издание.

Sommario

1.            PREFAZIONE   5

2.            ANALISI PROTOTESTO-METATESTO   9

3.            CONCLUSIONE   33

3.1.        I cambiamenti più frequenti 33

3.2.        I cambiamenti di senso   35

4.            RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI  37

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  1. 1.    PREFAZIONE

La presente tesi ha come oggetto l’analisi comparativa prototesto-metatesto del romanzo Prestuplenie i nakazanie (Delitto e castigo) di Fëdor Dostoevskij del 1866. L’edizione italiana scelta per l’analisi è Feltrinelli 2013 di Damiano Rebecchini.

Inizialmente è stato scelto uno dei romanzi più conosciuti e influenti della letteratura russa nonché di quella internazionale: Delitto e castigo di F. Dostoevskij, un romanzo che racconta la sofferenza del protagonista Raskol’nikov portato a compiere un gesto estremo dalla terribile situazione in cui vive.

Dopo aver scelto il romanzo da analizzare, è stata scelta l’edizione della traduzione italiana con la quale compiere il raffronto. Consultandomi col mio relatore, abbiamo deciso di utilizzare la versione più recente, ovvero l’edizione Feltrinelli 2013 di Damiano Rebecchini, che, nel dicembre dello stesso anno, ha anche ottenuto il premio letterario «Russia-Italia. Attraverso i secoli» come miglior traduttore emergente.

Una volta decise entrambe le versioni da usare nell’analisi comparativa, è stata creata una tabella per iniziare il lavoro. Si tratta di una tabella divisa in due colonne: nella prima colonna è stato riportato il testo originale in russo, nella seconda la traduzione italiana del pezzo corrispondente. La versione russa si trova disponibile in internet al sito http://az.lib.ru/d/dostoewskij_f_m/text_0060.shtml mentre quella italiana è stata riportata direttamente dall’edizione scelta.

Dopodiché è iniziato il lavoro di analisi comparativa prototesto-metatesto vero e proprio, grazie a una tabella analitica contenente i diversi tipi di cambiamento che possono avvenire durante il processo traduttivo catalogati in relazione alla ricaduta che possono avere sul lettore del metatesto.

 

sigla

spiegazione della sigla

cambiamento/ricadute sulla ricezione

esempi

SENSO

A

Aggiunte

una singola parola è aggiunta

il gatto↠il gatto bianco

CS

Calchi Semantici e  Sintattici

calco di parola che determina senso diverso e incomprensibile

il tuo comportamento è morbido

M

cambiamento radicale di senso riguardante una parola (Word) o più, Mistranslation

il cambiamento è tale da compromettere il senso generale della frase

the triumph of spirit over  circumstance↠il trionfo della spiritualità sul caso

MOD

MODulazione: specificazione-generalizzazione, parole-termini, ambiguazione-disambiguazione

una parola è resa più specifica o più generica. un termine è diventato parola comune o viceversa. ridondanza semantica. modifica del livello di ambiguità di un’espressione in entrambi i sensi

non mi dà fastidio, lo sopporto

OM

OMissioni

una singola parola è omessa

il gatto bianco↠il gatto

FORMA

C

Cadenza, punteggiatura, rima, metrica, capoversi

è stato alterato uno di questi elementi, modificando il ritmo del testo

il capoverso dell’originale scompare nella traduzione o viceversa ne compare uno prima inesistente

CAC

CACofonia

allitterazioni, assonanze involontarie

le ostiche ostriche

ENF

ENFasi, ordine delle parole

dislocazioni, frase scisse, ordine anomalo delle parole, diversa accentuazione della frase

È te che volevo ↠ Io volevo te

P

Presentazione – forma grafica – layout – impaginazione

migliore/peggiore riproduzione degli aspetti grafici rispetto alle norme suggerite dal committente

Es. uso di virgolette alte/basse in modo difforme dalla stylesheet del committente

R

Registro, tipo di testo

uso di parole di registro uguale a/diverso da quello desiderato. migliore/peggiore

parmi d’udire un botto ↠ cos’è ‘sto casino?

S

Stile complessivo dell’autore

migliore/peggiore rendimento dello stile

per esempio sostituzione di congiunzioni alle virgole in un autore che ha la ripetizione della virgola come tratto poetico

U

Uso: locuzioni, collocazioni, calchi non semanticamente sbagliati, resa inefficace

una singola parola, sebbene non semanticamente sbagliata, è collocata in modo involontariamente marcato

l’ho mandato in quella città (anziché “a quel paese”)

è supposto saperlo

RAPPORTI TRA CULTURE

INTRA

uso di SINonimi, ripetizioni, rimandi intratestuali

sinonimizzazione e desinonimizzazione. coglimento di rimandi interni da un capo all’altro del testo. ridondanza lessicale

eliminazione (volontaria o involontaria) delle ripetizioni volutamente disseminate in parti diverse del testo per creare rimandi interni da una parte all’altra del testo

DT

destinatario – Dominante del Testo- leggibilità

migliore/peggiore coglimento del lettore modello e della dominante del testo

 Un testo volutamente complesso, con ricerca di forme peculiari, viene standardizzato anche se non è rivolto a un lettore modello standard

D

Deittici, rimandi interpersonali, punto di vista

migliore/peggiore riproduzione del punto di vista del narratore o del personaggio, ideologia personale

questo/quello, ora/allora, qui/là

I

rimandi Intertestuali, realia

migliore/peggiore coglimento dei rimandi esterni ad altri testi o altre culture

eliminazione (volontaria o involontaria) dei rimandi interculturali o intertestuali volutamente disseminati in parti diverse del testo per creare rimandi esterni dal testo ad altri testi/culture

COMPETENZA TRADUTTORE

O

Ortografia

errori d’ortografia nella cultura ricevente

un pò, qual’è, ti dò

G-S

errori Grammaticali e Sintattici

errori di grammatica o sintassi nella cultura ricevente

sebbene è, inerente il, in stazione

E

Enciclopedia – precisione fattuale – conoscenza del mondo

la dotazione enciclopedica della traduttrice è insufficiente a colmare l’implicito culturale

blue helmets↠elmetti celesti

L

Logica

la logica della traduttrice è insufficiente a colmare l’implicito culturale

sapeva che non sarebbe sopravvissuta alla propria morte

 

 

La tabella valutrad (Osimo 2013) viene utilizzata per analizzare i translation shifts, ovvero i cambiamenti traduttivi che avvengono nel passaggio traduttivo da prototesto (testo originale) a metatesto (testo tradotto). Questa tabella è suddivisa in quattro macroaree: senso, forma, rapporti tra culture, competenza del traduttore, che sono le aree utili per identificare i principali tipi di cambiamento in funzione delle ricadute del testo sul lettore. Le macroaree, a loro volta, sono suddivise in aree minori che indicano i dettagli dei cambiamenti dal punto di vista della percezione del lettore. La tabella è caratterizzata anche da cinque colonne verticali che indicano rispettivamente: il nome della macroarea, la sigla del cambiamento, la spiegazione della sigla, il cambiamento e la ricaduta sulla ricezione, e degli esempi.

Utilizzando questa tabella è stato possibile analizzare le prime pagine del romanzo, mostrando i tipi di cambiamento avvenuti durante la traduzione verso l’italiano.

 

 

 

 

  1. 2.    ANALISI PROTOTESTO-METATESTO

 

Преступление и наказание Delitto e castigo[1]

 

 

В начале июля, в чрезвычайно жаркое время, под вечер, один молодой человек вышел из своей каморки, которую нанимал от жильцов в С — м переулке, на улицу и медленно, как бы в нерешимости, отправился к К — ну мосту. Ai primi di luglio, dopo[2] giornate[3] caldissime[4], verso sera, un giovane uscì dal buco[5] che aveva in subaffitto[6] nel vicolo S. e a passi lenti, come se fosse indeciso, si diresse verso il ponte K.

 

 

 

Он благополучно избегнул встречи с своею хозяйкой на лестнице. Каморка его приходилась под самою кровлей высокого пятиэтажного дома и походила более на шкаф, чем на квартиру[7]. Era riuscito a non incontrare[8] la padrona di casa sulle scale. Il suo buco, più simile a un armadio che a un alloggio, si trovava nel sottotetto di un alto edificio a cinque[9] piani.

 

 

 

Квартирная же хозяйка его, у которой он нанимал эту каморку с обедом и прислугой[10], помещалась одною лестницей ниже, в отдельной[11] квартире, и каждый раз, при выходе на улицу, ему непременно надо было проходить мимо хозяйкиной кухни, почти всегда настежь отворенной на лестницу. La donna che glielo aveva affittato, con pasto e servizi inclusi, alloggiava[12] in un appartamento al piano di sotto e ogni volta che egli usciva[13] doveva passare inevitabilmente davanti alla sua cucina, che aveva la porta quasi sempre spalancata sulle scale.

 

 

И каждый раз молодой человек[14], проходя мимо, чувствовал какое-то болезненное и трусливое ощущение, которого стыдился и от которого морщился. E ogni volta che passava davanti a quella porta[15] avvertiva una sensazione di fastidio[16], quasi[17] di vigliaccheria[18], che gli faceva provare un senso di vergogna e lo faceva incupire.
Он был должен кругом хозяйке[19] и боялся с нею встретиться. Le doveva molti arretrati e temeva d’incontrarla.

 

Не то чтоб он был так труслив и забит, совсем даже напротив; но с некоторого времени он был в раздражительном и напряженном состоянии, похожем на ипохондрию. Он до того углубился в себя и уединился от всех, что боялся даже всякой встречи, не только встречи с хозяйкой. Он был задавлен бедностью; но даже стесненное положение перестало в последнее время тяготить его. Non che fosse davvero una persona pavida[20] o[21] vigliacca[22], anzi[23], ma da un po’ di tempo era in uno stato di tensione, d’irritabilità, vicino all’ipocondria. Si era talmente chiuso in se stesso e isolato dagli altri che temeva d’incontrare chiunque, non solo la padrona di casa. Era molto[24] povero, ma negli ultimi tempi anche quella[25] condizione non gli pesava più.

 

 

 

 

Насущными делами своими он совсем[26] перестал и не хотел заниматься. Никакой хозяйки, в сущности, он не боялся, что бы та ни замышляла против него. Non si preoccupava più dei suoi bisogni[27] quotidiani[28] e non se ne voleva occupare. E in fondo[29] non gli importava[30] nulla della padrona di casa, poteva far quel che le pareva[31].

 

 

 

Но останавливаться на лестнице, слушать всякий вздор про всю эту обыденную дребедень, до которой ему нет никакого дела, все эти приставания о платеже, угрозы, жалобы, и при этом самому[32] изворачиваться, извиняться, лгать, — нет уж, лучше проскользнуть как-нибудь кошкой по лестнице и улизнуть, чтобы никто не видал. Ma doversi[33] fermare sulla scala, stare ad ascoltare tutte quelle cose insulse[34], di cui non gli importava niente, quelle continue richieste[35] di pagamento, le minacce, le lamentele, cercare di evitarle, scusarsi, inventar cose… no, era meglio sgattaiolare giù per le scale senza farsi vedere[36].

 

 

 

Впрочем[37], на этот раз страх встречи с своею кредиторшей[38] даже его самого поразил по выходе на улицу. Una volta[39] per strada[40] lui stesso si stupì[41] dei suoi timori[42]:
“На какое дело[43] хочу покуситься и в то же время[44] каких пустяков боюсь! — подумал он с странною улыбкой. «Voglio fare grandi[45] cose e ho paura di queste sciocchezze…» pensò con uno strano sorriso.
– Гм… да… всё в руках человека, и всё-то он мимо носу проносит[46], единственно[47] от одной[48] трусости[49]… это уж аксиома… «Hmm… sì… tutto è nelle mani dell’uomo, ma l’uomo è vigliacco[50], e per vigliaccheria si lascia sfuggire ogni occasione… quest’oramai è un assioma…
Любопытно[51], чего люди больше всего[52] боятся? Нового шага, нового собственного слова они всего больше боятся… Di che cosa ha paura? Ha paura soprattutto[53] di prendere decisioni nuove[54], di dire una parola nuova[55]

 

 

 

А впрочем[56], я слишком много болтаю. Оттого и ничего не делаю, что болтаю. Пожалуй, впрочем, и так: оттого болтаю, что ничего не делаю. Ma forse[57] io parlo troppo,[58] per questo non concludo[59] nulla, perché parlo troppo[60]. Sì, forse è proprio così, parlo perché non faccio nulla.
Это[61] я в этот последний месяц выучился болтать, лежа по целым суткам в углу и думая… о царе Горохе[62]. In quest’ultimo mese non ho fatto altro che[63] parlare, parlare[64], standomene sdraiato per giorni interi nel mio angolino[65] pensando a[66]… a non si sa cosa.

 

Ну зачем я теперь иду? Разве я способен на это? Разве это серьезно? Совсем не серьезно. Так, ради фантазии сам себя тешу; игрушки! E adesso perché sto andando là[67]? Sarei forse capace di fare quella[68] cosa? È una cosa seria quella cosa[69]? No, non credo proprio[70]. Mi gingillo con le mie fantasie, è un gioco[71].
Да, пожалуй[72] что и игрушки!”. Ma sì, è solo[73] un gioco».

 

 

 

На улице жара стояла страшная, к тому же[74] духота[75], толкотня[76], всюду известка, леса, кирпич, пыль и та особенная летняя вонь, столь известная каждому петербуржцу, не имеющему возможности нанять дачу[77], Per strada faceva un caldo terribile, non si respirava, la gente spingeva, c’erano dappertutto impalcature, mattoni, calce, polvere e quel tanfo tipicamente estivo ben noto ai pietroburghesi che non possono permettersi una casa fuori città.
[78]всё это разом[79] неприятно[80] потрясло и без того[81] уже расстроенные[82] нервы юноши. Tutto ciò aveva scosso i nervi già provati del giovane.
Нестерпимая же[83] вонь[84] из распивочных[85], которых в этой части города особенное множество, и пьяные, поминутно попадавшиеся, несмотря на буднее[86] время, довершили отвратительный и грустный колорит[87] картины. L’odore insopportabile che proveniva dalle bettole, che in quella parte della città erano particolarmente numerose, e gli ubriachi che gli capitavano di continuo sotto gli occhi, benché fosse ancora giorno[88], completavano quello spettacolo[89] triste e desolante[90].
Чувство глубочайшего омерзения мелькнуло на миг в тонких чертах молодого человека. Кстати, он был замечательно хорош собою, с прекрасными темными глазами, темно-рус, ростом выше среднего, тонок и строен. Per un istante sui tratti delicati del suo viso s’impresse[91] una smorfia[92] di profondo disgusto. A proposito, era un giovane[93] molto bello, aveva magnifici occhi scuri, capelli castani[94], era più alto della media, snello, slanciato.

 

 

Но[95] скоро он впал как бы в глубокую задумчивость, даже, вернее сказать[96], как бы в какое-то забытье, и пошел, уже не замечая окружающего, да и не желая его замечать. Presto si fece profondamente assorto, anzi, pareva quasi assente[97], camminava senza notare ciò che gli stava attorno, che del resto[98] non lo interessava[99] affatto[100].

 

 

 

Изредка только бормотал он что-то про себя, от своей привычки к монологам, в которой он сейчас сам себе признался. В эту же минуту он и сам сознавал, что мысли его порою мешаются и что он очень слаб: второй день как уж он почти совсем ничего не ел. Di tanto in tanto farfugliava qualcosa fra sé, per quella sua tendenza a parlar da solo che egli aveva appena notato[101] in se stesso. Ma[102] in quel momento si era reso conto che i suoi pensieri si stavano facendo confusi e che era molto debole, erano due giorni che non mangiava quasi nulla.
Он был до того худо одет, что иной[103], даже и привычный человек, посовестился бы днем выходить в таких лохмотьях на улицу. Впрочем, квартал был таков, что костюмом здесь было трудно кого-нибудь удивить. Era vestito così male che persino la persona più trasandata[104] si sarebbe vergognata d’uscire in pieno giorno, per strada, con quegli stracci addosso. In quel quartiere, del resto, c’era poco da far colpo con vestiti eleganti.

 

 

 

 

Близость Сенной, обилие[105] известных[106] заведений и, по преимуществу, цеховое и ремесленное население, скученное в этих серединных петербургских улицах и переулках, пестрили иногда[107] общую[108] панораму такими субъектами, что странно было бы и удивляться при встрече с иною фигурой. La vicinanza della piazza Sennaja, la presenza di certi localini[109] e in generale[110] la popolazione che abitava in quella zona[111], soprattutto operai e artigiani ammassati in vie e viuzze a ridosso del centro di Pietroburgo, animavano il paesaggio di tipi tali che sarebbe stato strano stupirsi dell’aspetto di una persona[112].
Но столько злобного[113] презрения уже накопилось в душе молодого человека, что, несмотря на всю свою, иногда[114] очень молодую, щекотливость, он менее всего совестился своих лохмотьев на улице[115]. Другое дело при встрече с иными знакомыми или с прежними товарищами, с которыми вообще он не любил встречаться… D’altronde[116] nel suo animo, nonostante tutto il suo amor proprio[117] tipicamente giovanile, si era accumulato tanto di quel disprezzo che non provava più nessuna vergogna per i suoi stracci. Certo, se avesse incontrato qualche conoscente, qualche suo vecchio compagno, che del resto[118] non gli faceva affatto piacere vedere, sarebbe stato diverso…

 

 

 

А между тем, когда один пьяный, которого неизвестно почему и куда[119] провозили в это время[120] по улице в огромной телеге, запряженной огромною ломовою лошадью, крикнул ему вдруг[121], проезжая[122]: «Эй ты, немецкий шляпник! » — и заорал во всё горло, указывая на него рукой[123], — молодой человек вдруг остановился и судорожно схватился за свою шляпу Eppure, quando gli passò accanto un ubriaco, che chissà per quale ragione si trovava[124] su un enorme carro trainato da un gigantesco[125] cavallo da tiro, e gli gridò a squarciagola[126], indicandolo[127]: «Ehi, tu, cappellone[128] tedesco!», egli si arrestò di colpo e, istintivamente[129], si afferrò il cappello.
Шляпа эта была высокая, круглая, циммермановская, но вся уже изношенная, совсем рыжая, вся в дырах и пятнах, без полей и самым безобразнейшим углом заломившаяся на сторону. Era un cappello alto, a cilindro, di quelli[130] di Zemmermann, ma era tutto liso, stinto[131], pieno di buchi e di macchie, senza falde e orribilmente[132] piegato da una parte.
Но[133] не стыд, а совсем[134] другое чувство, похожее даже[135] на испуг, охватило его. Fu colto da una sensazione[136] che non era vergogna, era qualcosa di diverso, era quasi spavento.

 

 

 

“Я так и знал! — бормотал он в смущении, — я так и думал! Это уж всего сквернее! Вот эдакая какая-нибудь глупость, какая-нибудь пошлейшая мелочь, весь замысел может испортить! Да, слишком приметная шляпа… Смешная, потому и приметная… “Lo sapevo!” borbottò stizzito[137]. “Era chiaro[138]! È proprio questo che bisogna evitare[139]! Sono queste cose[140], queste fesserie, questi dettagli insignificanti[141] che possono rovinare tutto[142]. È ovvio, è un cappello che dà troppo nell’occhio… è un cappello[143] ridicolo, per questo lo notano tutti[144]

 

 

  1. 3.    CONCLUSIONE

Analizzando le prime pagine del romanzo con la tabella valutrad, è emerso che i tipi di translation shifts, ovvero cambiamenti traduttivi, maggiormente presenti rientrano in due macroaree: quella di senso e quella di forma. Principalmente si tratta di cambiamenti di modulazione, mistranslation, aggiunta e omissione, per quanto riguarda la prima area; cambiamenti di enfasi per quanto riguarda la seconda. Vi sono anche alcuni casi che riguardano la terza macroarea, quella chiamata rapporti tra culture, per lo più appartenenti alla categoria dei rimandi intratestuali. Casi minori riguardano i cambiamenti di registro o di presentazione.

3.1.       I cambiamenti più frequenti

Tralasciando la macroarea di senso, che verrà analizzata in seguito, si nota che è la categoria ENF, enfasi, quella che compare più volte durante l’analisi tra prototesto e metatesto. Enfasi significa

Calore esagerato, forza eccessiva che, per artificio retorico e per ottenere maggiore effetto, si mette nel tono di voce o nei gesti quando si parla: parlare, recitare, declamare con e., con molta e.; anche nello scrivere, gonfiezza, ampollosità, cui non corrisponde, per lo più, una effettiva forza di pensiero o un contenuto adeguatamente significativo. Con accezione affine, in linguistica e stilistica, rilievo conferito a un elemento della frase mediante anticipazione o posticipazione rispetto alla posizione normale (per es., vado io invece di io vado) o, nel discorso orale, per mezzo dell’innalzamento del tono di voce.[145]

Secondo la tabella valutrad rientrano in questa categoria il diverso ordine delle parole, le dislocazioni, le frasi scisse, che comportano, appunto, uno spostamento della posizione normale delle parole. Spesso nella traduzione si nota che vengono anticipate parti di frasi che nella versione originale si trovano in ultima posizione proprio per aumentare l’enfasi dell’intera frase. A volte si cambia la posizione di avverbi o di aggettivi, anticipandoli o mescolandoli nel discorso, senza marcarli o isolarli come invece fa la versione originale; scelte di questo genere, forse, sono dovute al fatto che si vuole rendere il discorso più scorrevole. Ciò porta a eliminare l’enfasi creata dal romanzo originale o semplicemente a spostarlo su parti di frase diverse rispetto alla versione russa. Durante l’analisi del romanzo si sono riscontrati anche casi in cui la diversa enfasi è legata ad altri tipi di cambiamento, ad esempio all’omissione o all’aggiunta di una o più parole; queste possono non rispecchiare esattamente la versione originale e in tal modo modificano il significato voluto. A volte capita che la traduzione non rispecchi la versione originale perché non ripete la stessa parola, cioè utilizza due traducenti diversi per una parola uguale che nel testo originale compare due o più volte; anche in questo caso è sempre l’enfasi a risentirne. Qui si parla anche di un cambiamento di tipo intratestuale.

Se consideriamo la macroarea forma nella categoria di cambiamenti di tipo P (presentazione-layout) si incontrano casi in cui un’unica frase viene spezzata in due frasi separate durante il processo traduttivo. Questo tipo di cambiamento si incontra un numero di volte relativamente basso in queste prime pagine del romanzo analizzato, tuttavia, anche ciò si ripercuote sull’enfasi voluta dall’autore che, a volte, viene spezzata in questo modo.

Nella macroarea forma rientra anche la categoria di cambiamento di tipo R, cioè registro. Si tratta dell’utilizzo di traducenti di registro diverso, migliore o peggiore, rispetto a quello del prototesto. Sempre in riferimento a questa macroarea, durante l’analisi sono emersi anche due cambiamenti di tipo C, cadenza, cioè cambiamenti che riguardano la punteggiatura, la ritmica e la metrica e, anch’essi, si ripercuotono sull’enfasi.

Altre categorie di cambiamenti traduttivi rilevati nel corso dell’analisi rientrano nella macroarea di rapporti tra culture. Si tratta di cambiamenti di tipo INTRA, nel nostro caso rimandi intratestuali, come ad esempio parole che nel corso del testo originale si ripetono ma che non sempre sono rispecchiate nella traduzione; cambiamenti di tipo D, ovvero deittici che riguardano il diverso punto di vista trasmesso dal narratore, a volte cambiato nella traduzione, e infine i cambiamenti di tipo I, di cui abbiamo un paio di esempi che fanno riferimento alla cultura e alla tradizione russa.

3.2.       I cambiamenti di senso

A fronte dell’analisi comparativa, è emerso che una delle categorie di cambiamento maggiormente presente è la macroarea di senso, e in particolare le categorie di omissione, aggiunta, modulazione e mistranslation.

Come anticipato nel paragrafo precedente, le categorie di omissione e aggiunta, talvolta, comportano anche un cambiamento di enfasi e cadenza, perché cambiano gli equilibri creati dall’autore. In questa categoria rientrano principalmente espressioni riguardanti il tempo, avverbi di tempo e luogo, preposizioni avversative o particelle usate per introdurre frasi o per rendere le frasi credibili, che a volte vengono omesse nella traduzione.

I cambiamenti maggiori e anche i più rilevanti sono quelli che riguardano la modulazione e la mistranslation, ovvero i cambiamenti di significato lieve, dovuti a una maggior specificazione o generalizzazione, e i cambiamenti radicali di senso. Nel corso dell’analisi comparativa, si riscontra più volte questo tipo di cambiamento che, in alcuni casi, mette in discussione perfino una frase intera. Ci sono parole che vengono generalizzate, cioè fra i vari traducenti se ne sceglie uno di senso più ampio oppure uno la cui sfumatura di significato è diversa e si rischia così di allontanarsi dall’idea dell’autore, o parole che vengono cambiate totalmente. Si riscontrano persino alterazioni di intere frasi o parti di frase che si discostano dalla versione originale pur mantenendo una certa coerenza all’interno del testo.

I cambiamenti di senso sono considerati, naturalmente, i più significativi, perché mettono in discussione la traduzione stessa. Tuttavia è da notare che alterazioni di questo genere vengono rilevate solo a fronte di un’analisi comparativa, perché la versione tradotta resta comunque coerente e omogenea al suo interno. Il metatesto risulta perciò scorrevole al lettore il quale non può certo percepire i cambiamenti appena citati; bisogna quindi indagare il tipo di strategia traduttiva che guida il traduttore.

L’edizione del romanzo scelta per compiere quest’analisi è l’edizione Feltrinelli 2013 di Damiano Rebecchini. L’autore ha ricevuto «il premio come miglior traduttore emergente al Concorso letterario Russia-Italia. Attraverso i secoli istituito nel 2007» (Università degli studi di Milano, 2/01/2014). Nel suo lavoro sono stati riconosciuti freschezza, attualità e capacità di rendere il testo scorrevole e colloquiale. Forse è proprio in questa direzione che va ricercata la strategia traduttiva dell’autore.

I diversi cambiamenti riscontrati nel corso dell’analisi potrebbero essere frutto della volontà di rendere un testo così complesso, come è il romanzo russo analizzato, più agevole al lettore. La scelta delle parole, infatti, porta a pensare all’attualità del testo, perché si tratta di parole che rispecchiano i tempi moderni, attuali, i modi di dire dei giorni nostri, parole che, se ricercate in un dizionario bilingue, a volte compaiono agli ultimi posti tra i traducenti e sono scelte proprio perché spesso sono più generiche e colloquiali. Ovviamente ciò si nota solo dopo un’analisi comparativa di questo genere; il semplice lettore del romanzo non sa in che modo il testo è stato manipolato, e può anche trovare la lettura piacevole a prescindere dalla sua somiglianza con l’originale.

Le considerazioni appena fatte si riferiscono a un testo artistico come quello proposto in questa tesi. Si parla, cioè, della trasposizione di un testo da una lingua a un’altra. La traduzione, però, porta con sé una serie di perdite dovute naturalmente al bagaglio culturale che sta dietro a ciascuna lingua.  Quello che non bisogna perdere sono gli elementi dominanti di un testo che devono essere presenti anche nella traduzione.

  1. 4.    RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Baselica Giulia 2011 «Alla scoperta del «genio russo». Le traduzioni italiane di narrativa russa tra fine Ottocento e primo Novecento». Tradurre pratiche teorie strumenti disponibile in internet all’indirizzo http://rivistatradurre.it/2011/04/tradurre-dal-russo-2/, consultato nel febbraio 2015.

La tua guida per la città di San Pietroburgo disponibile in internet all’indirizzo http://www.visitpietroburgo.com/cosa-fare/leggere/delitto-castigo/, consultato nel febbraio 2015.

Osimo Bruno 2013 Valutrad: un modello per la qualità della traduzione ISBN 9788898467006. Milano, Bruno Osimo.

«Piano». Library biblioteca digitale disponibile in internet all’indirizzo http://multescatola.com/biblioteca/moda-e-stile/piano-4.php, consultato nel marzo 2015.

Treccani 2015 «vocabolario, enfasi». Treccani, la cultura italiana disponibile in internet all’indirizzo http://www.treccani.it/vocabolario/enfasi/, consultato nel maggio 2015.

Università degli studi di Milano. «Delitto e castigo, premiata la traduzione di Damiano Rebecchini». Università degli studi di Milano, archivio notizie disponibile in internet all’indirizzo http://www.unimi.it/news/70713.htm, consultato nell’aprile 2015.

 

 


[1] Analizzando il titolo si nota un primo cambiamento di senso, tipo MOD. La parola russa nakazanie, infatti, viene tradotto con un traducente più specifico rispetto a quello generico scelto dall’autore russo. La traduzione più filologica del titolo in italiano è Il delitto e la pena e dipende dal trattato Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria, che era già noto in Russia quando Dostoevskij scrisse la sua opera. La versione italiana comunemente diffusa ha per titolo Delitto e castigo; l’ultima parola parrebbe un calco della versione francese Le Crime et le châtiment, firmata da Victor Derély. Il termine châtiment in italiano ha un traducente ovvio, «castigo», parola che non ha, nella sua valenza semantica, una connotazione giuridica, presente invece nel termine peine. Tuttavia al termine russo nakazanie, del titolo originale Prestuplenie i nakazanie, Dostoevskij aveva attribuito l’accezione di «pena». È l’autore stesso, infatti, che invia una lettera al direttore della rivista Russkij Vestnik scrivendo: «Nel mio romanzo vi è inoltre un’allusione all’idea che la pena giuridica comminata per il delitto spaventa il criminale molto meno di quanto pensino i legislatori, in parte anche perché lui stesso, moralmente, la richiede». In russo, dunque, nakazanie significa sia “pena” sia “castigo” e, in effetti, ha luogo nel protagonista Raskol’nikov, una profonda quanto dolorosa maturazione interiore che lo porta ad affrontare e a scontare la pena in termini di castigo morale, cioè di espiazione, cui seguono il riconoscimento della colpa commessa, il pentimento e il rinnovamento spirituale. Tutto ciò non doveva, però, palesarsi nel titolo, che semplicemente allude al punto di partenza del cammino, la pena, appunto. Il titolo Delitto e castigo è stato comunque mantenuto nel tempo e ha finito con il determinare una sorta di tradizione.

[2] M Ci troviamo di fronte a un cambiamento che riguarda il tempo; nella versione originale non c’è la parola «dopo», introdotta dal traduttore italiano, ma semplicemente la preposizione v che significa «in»; è un cambiamento di tipo M, perché «dopo» è radicalmente diverso. La traduzione italiana aggiunge un aspetto di posteriorità non espresso nell’originale.

[3] MOD perché «giornate» è più specifico di «tempo, periodo, momento».

[4] MOD perché «caldissime» è un superlativo, mentre le parole russe črezvyčajno žarkoe significano semplicemente «estremamente calde».

[5] R Tra i traducenti del termine russo kamorka compaiono «stanza», «camera», «cameretta». Il traduttore scegliendo «buco» vuole utilizzare un linguaggio più moderno e gergale.

[6] R perché la parola «subaffitto» è più colloquiale; MOD perché la traduzione più filologica del russo nanimal ot žil’cov sarebbe «prendere in affitto dagli inquilini».

[7] ENF invertendo la posizione delle due frasi l’autore sposta l’enfasi che nella versione originale cade sull’ultima parte.

[8] MOD perché il traduttore italiano usa una perifrasi per rendere forse in maniera più semplice e diretta due parole: blagopolučno il cui significato è «fortunatamente», «con esito favorevole» e izbegat’ «evitare».

[9] M perché i piani dell’edificio sono sei e non cinque. Infatti, il sistema di numerazione dei piani di un edificio in Russia è diverso da quello utilizzato in Italia e in generale nei paesi europei. Il sistema russo, che deriva da quello nordamericano, prevede che il piano sopra il livello del suolo si chiami «primo piano» mentre in Europa, perciò anche in Italia, questo piano viene chiamato «piano terra», quindi il primo piano in Russia corrisponde al secondo in Italia. «L’edificio di cinque piani» è perciò di sei.

[10] M la parola russa fa riferimento a una persona; prisluga significa infatti «domestica», «donna di servizio». Nella versione italiana invece è tradotto con «servizi».

[11] OM nella traduzione italiana viene omessa la parola otdel’noj che significa «separato».

[12] M perché pomeščat’cja significa «trovarsi», «essere in un posto». L’italiano «alloggiare» invece significa «dimorare temporaneamente in una casa altrui o in albergo».

[13] MOD perché in russo viene indicata l’uscita del palazzo sulla strada, mentre la versione italiana pone l’enfasi sul protagonista che esce dal proprio appartamento.

[14] OM la versione italiana omette il soggetto della frase, ovvero «il giovane», che resta perciò sottinteso.

[15] A, D e ENF la parola «porta» compare nella traduzione sostituendo la parola russa mimo cioè «accanto»; la traduzione, aggiungendo la parola e rendendo così esplicita la frase che in russo è resa con un gerundio, sposta l’enfasi. La versione originale, infatti, vuole sottolineare che sensazione ha il protagonista quando passa davanti all’appartamento della padrona.

[16] MOD perché boleznennoe si riferisce allo stato di salute della persona, all’essere cagionevole oppure al provare dolore. La parola «fastidio» in italiano, invece, non fa riferimento alla salute.

[17] A la parola «quasi» è stata aggiunta nella traduzione andando a modificare il senso della frase.

[18] MOD e INTRA non si parla di vigliaccheria ma di sensazione di «codardia», «paura», idea che più avanti verrà ripresa.

[19] OM non viene espresso esplicitamente il destinatario dell’azione, che nella versione italiana è reso con un pronome.

[20] MOD e INTRA la parola trusliv è un rimando intratestuale, perché utilizzato più avanti nel testo, e significa «pauroso», «codardo».

[21] M in russo la congiunzione utilizzata è i che significa «e» mentre la versione italiana usa la congiunzione «o» che introduce una scelta, un’alternativa.

[22] M e INTRA la parola italiana «vigliacca» traduce la parola russa zabit che significa però «timoroso». Si tratta anche di un rimando intratestuale, perché la parola italiana viene utilizzata più avanti nel testo ma come traducente di un’altra parola, non rispettando così la scelta dell’autore.

[23] MOD la parola «anzi» non rende al meglio la traduzione della perifrasi utilizzata in russo che ha un valore maggiore, significa infatti «proprio tutto il contrario».

[24] MOD la parola utilizzata nella versione originale zadavlen è un participio passato del verbo zadavit’ che significa «schiacciare, travolgere» ed è più specifico della parola «molto», dà il senso di estrema miseria che colpisce il ragazzo.

[25] MOD il deittico «quella» è utilizzato al posto dell’aggettivo stesnennoe che si riferisce a una condizione costretta, obbligatoria, che priva la libertà.

[26] OM nella traduzione manca la parola sovsem che significa «completamente», «del tutto».

[27] MOD la parola «bisogno» è più specifica rispetto alla parola russa che significa «cosa», «affare» più in generale.

[28] MOD perché la parola «quotidiano» è più generale rispetto a nasuščhyi che ha un significato più specifico di bisogno urgente e vitale.

[29] M l’espressione v suščnosti deriva dalla parola suščnost’ che significa «sostanza», «essenza», «contenuto»; la traduzione filologica più corretta sarebbe perciò «in sostanza», «in verità».

[30] M il verbo utilizzato in italiano non rispecchia il significato di quello russo. Il verbo bojat’za significa infatti «temere», «aver paura» mentre quello italiano, «importare», ha un significato diverso, significa «interessare», «attribuire importanza a qualcuno e/o qualcosa».

[31] M e R il traduttore italiano utilizza un’espressione più gergale e più lontana dalla traduzione filologica più corretta dell’originale. Il verbo russo zamyšljat’ infatti significa «progettare», «avere in mente», che seguito dalla preposizione protiv, cioè «contro», assume il significato di «complottare». Utilizzando il verbo «parere» il traduttore abbassa il registro e cambia il significato della frase.

[32] OM manca pri etom samomu che significa infatti «in presenza di tutto ciò».

[33] A il verbo modale «dovere» viene aggiunto nella versione italiana.

[34] OM e ENF nella traduzione non viene resa l’intera frase russa che pone enfasi sulla quotidianità delle azioni inutile che vengono elencate di seguito; le parole obydennuju drebedien’, che significano «sciocchezze quotidiane, solite» non vengono infatti tradotte.

[35] MOD perché la parola pristavanie è più forte e specifica rispetto all’italiano «richiesta»; la traduzione filologica più corretta sarebbe «molestia», «scocciatura».

[36] OM e ENF in russo vi sono due verbi che indicano l’atto di sfuggire senza farsi vedere, mentre nella versione italiana viene utilizzato un solo verbo, «sgattaiolare» che rimanda all’immagine del gatto, esplicitamente espressa nella versione russa, ma viene omesso il secondo verbo, in russo uliznut’ il cui significato è «lasciare», «sfuggire inosservato», che diminuisce così l’enfasi dell’intera frase.

[37] OM manca la parola russa vpročem che indica una contrapposizione rispetto alla frase precedente; significa infatti «tuttavia», «però». La parola ha anche una funzione metrica che introduce il discorso rendendolo plausibile.

[38] OM e INTRA la traduzione omette il fatto che la paura sia legata ancora una volta all’incontro con la padrona di casa, già menzionata precedentemente.

[39] M l’espressione russa na etot raz significa «questa volta» e non «una volta» che, nel testo, si lega a «per strada» andando così a significare «quando era in strada».

[40] MOD la versione originale è più specifica di quella italiana. Si parla di «uscire in strada», cioè uscire di casa, mentre la traduzione scrive semplicemente «per strada».

[41] M il verbo russo porozil significa «colpire», non «stupire» come scrive la versione italiana.

[42] M la parola italiana «timori» è legata al verbo «stupì» ma nella versione originale, c’è la parola strah, cioè «paura», che, legata al verbo porozil, assume un significato più forte, ovvero essere colpito dalla paura di incontrare la padrona.

[43] ENF l’espressione russa na kakoe delo dà maggior enfasi alla frase, serve da introduzione per la frase stessa, enfasi non presente nella frase italiana.

[44] OM manca b to že vremja che parola per parola significa «allo stesso tempo», «contemporaneamente» ma qui ha valore colloquiale, avversativo.

[45] MOD e INTRA la versione italiana aggiunge un significato più specifico alla parola «cose» utilizzando l’aggettivo «grande» non presente direttamente nella versione russa, la quale, tuttavia, utilizza il verbo pokusit’cja che significa «provare a fare» qualcosa di solitamente difficile, illegale, illecito. Si tratta anche di un cambiamento di tipo INTRA perché «grandi cose» si riferisce a ciò che il protagonista ha in mente di fare, che si capirà successivamente nel romanzo.

[46] I si tratta di un rimando intertestuale e, in particolare, alla cultura russa. L’espressione pronocit’ mimo nocu è infatti una forma idiomatica russa che significa «lasciarsi passare le cose davanti al naso».

[47] OM manca l’espressione edinctvenno che significa «unicamente».

[48] OM e INTRA la parola odnoj che in questo caso significa «certa», «tale» riferito a «vigliaccheria» viene accostata a edinctvenno. Si crea, in tal modo, una ridondanza che fa però parte dello stile del personaggio.

[49] M la parola russa trucoct’ significa «codardia» e non «vigliaccheria» che è il termine usato nella traduzione.

[50] A e ENF questa frase viene aggiunta nella traduzione e in tal modo, rispetto alla versione originale, viene posta maggior enfasi sulla qualità dell’uomo, perché si ribadisce il fatto che sia vigliacco.

[51] OM e ENF nella traduzione viene omessa la parola ljubopytno che significa «è curioso», «è interessante» che serve per introdurre la domanda.

[52] OM e INTRA manca l’espressione bol’še vsego che significa «più di tutto», «maggiormente», espressione ripresa nella frase successiva che costituisce perciò un rimando.

[53] ENF perché la parola «soprattutto» viene tradotta dopo il verbo, cambiando così l’enfasi della frase.

[54] MOD e INTRA in russo viene utilizzata la parola šag che significa «passo»; la traduzione italiana utilizzando la parola «decisioni» rende il significato più specifico e fa riferimento alle decisioni personali del protagonista.

[55] M manca la parola sobstvennogo che significa «propria», «personale». Aggiungendo il verbo «dire», non presente nella versione originale, la frase tradotta fa riferimento al protagonista stesso ma deforma il senso perché, utilizzando sobstvennogo, vuole intendere che la gente ha paura di esprimersi, «di dire qualcosa di nuovo, di personale».

[56] C manca la virgola.

[57] M perché l’avverbio utilizzato in italiano, «forse», dà un senso di incertezza non espresso nella versione originale che usa l’avverbio vpročem che significa «comunque», «del resto».

[58] ENF, C e P la traduzione non rispecchia il ritmo dell’originale, infatti unisce due frasi che nella versione russa sono divise.

[59] INTRA e MOD perché la versione russa utilizza il verbo delat’, che significa «fare», due volte, mentre la traduzione italiana usa due verbi diversi, «concludere» nella prima frase e «fare» nella seconda, non rispecchiando così la ripetizione presente nell’originale. Il verbo italiano «concludere», inoltre, rappresenta un cambiamento di tipo MOD perché è più specifico del verbo «fare».

[60] A perché l’avverbio «troppo» viene aggiunto, riprendendo la frase precedente, ma nella versione originale c’è solamente la ripetizione del verbo e non dell’avverbio.

[61] D e ENF il deittico èto serve per introdurre la frase, ponendo l’enfasi su tutto ciò che ha scritto prima.

[62] I  zar’ Goroh è un personaggio della fraseologia russa, considerato, secondo alcune pubblicazioni di solito pseudoscientifiche e satiriche, il leggendario sovrano dell’antichità. Questo nome fa riferimento a un racconto russo che narra la storia di Re Pisello che deve dare in sposa la figlia.

[63] M perché in russo viene usato il verbo bjučim’sja che significa «imparare a» fare qualcosa.

[64] A e ENF perché viene aggiunta e ripetuta una parola, il verbo «parlare» che in russo è presente una sola volta, aumentando così l’enfasi.

[65] MOD la parola italiana «angolino» assume un significato più specifico utilizzando un diminutivo insieme all’aggettivo possessivo, perché dà una sfumatura più personale, non presente nella versione russa che parla semplicemente di uglu, cioè «angolo».

[66] A e ENF nella versione originale il complemento di argomento compare solo dopo i puntini di sospensione, mentre la versione italiana lo introduce già prima, cambiandone l’enfasi.

[67] A e ENF la parola «là» è aggiunta; la versione originale, infatti, non indica la posizione verso cui si sta dirigendo il protagonista ma semplicemente il motivo per il quale lo sta facendo. In questo modo si sposta anche l’enfasi della frase.

[68] D la traduzione utilizza il deittico «quella» che in genere indica una cosa o una persona lontana nello spazio e nel tempo rispetto a chi parla, mentre la traduzione della parola russa èto sarebbe «questa», cioè in riferimento a una cosa vicina a chi parla.

[69] A la parola «cosa» viene ripetuta più volte rispetto alla versione originale.

[70] OM e ENF manca la ripetizione della parola ser’ezno che significa «serio», «grave», presente invece nell’originale, che serve sempre per enfatizzare.

[71] MOD la traduzione italiana parla di «gioco» mentre la versione originale parla di igruški, cioè letteralmente «giocattoli», c’è, perciò, una sfumatura leggermente diversa, più concreta nel testo originale, mentre nella traduzione c’è un riferimento più astratto.

[72] OM manca la parola požaluj che significa «forse» che introduce una sensazione di dubbio.

[73] A viene aggiunta la parola «solo».

[74] OM e ENF l’espressione russa k tomu že significa «in aggiunta», «inoltre», che manca nella traduzione italiana.

[75] MOD la parola russa duhota significa «aria viziata», «afa», che è più specifica rispetto alla traduzione.

[76] MOD e ENF la parola che usa la versione originale è tolkotnja, che significa «ressa», «calca», ovvero quando ci sono troppe persone in uno spazio piccolo e quindi si fatica a camminare e ci si spinge l’un l’altro. La traduzione italiana scrivendo «la gente spingeva» modifica leggermente il significato, non dando l’idea appena descritta; la traduzione più filologica sarebbe quindi «c’era ressa», per rispecchiare l’enfasi.

[77] I la parola dača indica un’abitazione russa situata in campagna, di solito posseduta dagli abitanti delle grandi città che la usano per trascorrervi le vacanze o per affittarle ad altri villeggianti.

[78] C e P la traduzione italiana ha diviso la frase in due distinte attraverso un punto, mentre la versione originale mantiene la frase unita, utilizza solamente il doppio trattino, come se ci fossero due punti.

[79] OM nella traduzione italiana manca la parola razom che significa «immediatamente», «contemporaneamente».

[80] OM e ENF l’avverbio neprijatno, che significa «spiacevolmente», non viene tradotto e ciò contribuisce a diminuire l’enfasi della frase italiana.

[81] OM e ENF l’espressione russa i bez togo significa «indipendentemente da» e non viene tradotta nella versione italiana, spostando l’enfasi della frase.

[82] M la parola russa roctroennye viene tradotta con «provati» ma il significato filologico sarebbe «sconvolti», cioè in uno stato di profondo turbamento e non di stanchezza, come suggerisce la parola utilizzata nella traduzione.

[83] OM la particella že, in questo caso, ha valore rafforzativo, serve cioè a sottolineare che si tratta proprio di quell’odore, della puzza che viene citata precedentemente.

[84] INTRA la parola russa von’ è un rimando intratestuale, perché compare già in precedenza; la versione italiana, però, non rispecchia la ripetizione, perché utilizza due parole diverse per tradurre la stessa: prima usa «tanfo» e ora usa «odore».

[85] MOD la parola russa raspivočnyh indica un piccolo luogo dove ritrovarsi a bere e/o mangiare, quindi all’epoca, e in quel contesto, un’osteria solitamente. La traduzione italiana usa «bordello», andando così a specificarne troppo il significato, indicando un luogo di malcostume.

[86] OM la parola budnee significa «giorno feriale», «giorno della settimana». La traduzione italiana omette questa parola.

[87] OM e ENF manca la traduzione della parola kolorit che significa «colorito», «tono» che si riferisce a kartiny cioè «quadro».

[88] M l’espressione ha budnee vremja non significa «di giorno» bensì, letteralmente, «in tempo feriale» ovvero un giorno della settimana. La traduzione italiana in questo caso, perciò, cambia il significato della frase russa, sottolineando che si tratta del giorno e non della sera, ma in realtà, la versione originale significa che si tratta di un giorno della settimana e non del fine settimana, quando le persone erano solite ritrovarsi a bere.

[89] MOD e U la versione italiana risolve la traduzione delle due parole russe kolorit kartiny traducendo «spettacolo»; la versione originale pone però una maggior enfasi perché utilizza due parole che fanno riferimento alla sfera artistica.

[90] MOD la parola russa otvratitel’nyj significa «rivoltante», «disgustoso», che ha un significato molto più forte di «desolante».

[91] MOD il verbo russo mel’knut’ significa «balenare», «illuminarsi», «comparire» spesso utilizzato in espressioni come «mi è balenata un’idea!». La traduzione italiana usa «s’impresse» scostandosi un po’ dalla traduzione più filologica.

[92] MOD la parola russa čustvo significa «sentimento» e non «smorfia» come traduce la versione italiana. Si tratta anche di un cambiamento di tipo INTRA perché la stessa parola ricompare più avanti nel testo russo ma viene tradotta con un traducente diverso.

[93] A nella traduzione italiana viene aggiunta la parola «giovane», mentre nell’originale si sottolinea il soggetto non utilizzando molodoj čelovek, come in altri casi, ma on soboju ovvero «lui stesso».

[94] M la parola russa temno-rus significa «biondo scuro» e non «castano».

[95] OM e ENF manca una particella che indica l’introduzione di una frase avversativa; no infatti, presente nella versione russa, significa «ma».

[96] OM la versione originale utilizza l’espressione vernee skazat’ che significa «ovvero», per dirlo più precisamente.

[97] MOD la parola italiana «assente» è troppo generale rispetto alla versione originale, la cui traduzione filologica sarebbe «come in una sorta di oblio».

[98] A «del resto» è un’espressione che viene aggiunta nella traduzione italiana, con significato di «d’altronde», «d’altra parte» va ad aggiungere un’ulteriore motivazione.

[99] INTRA e ENF la traduzione italiana si discosta dalla versione originale perché non ripete, come in russo, lo stesso verbo, ovvero zamečat’, in italiano «notare», ma lo cambia. In questo modo anche l’enfasi della frase risulta più attenuata.

[100] A e ENF la parola italiana «affatto» viene utilizzata per rafforzare il significato negativo della frase, andando così ad accentuare maggiormente lo spostamento di enfasi.

[101] MOD il verbo scelto in italiano «notare» si allontana dall’originale prizhat’cja la cui traduzione filologica sarebbe «ammettere», «riconoscere», «confessare», perché risulta più debole.

[102] A la parola «ma» introduce una frase avversativa che però non è presente in russo.

[103] OM la parola inoj che significa «altro» non viene tradotta e ciò contribuisce a diminuire l‘enfasi creata dalla frase russa.

[104] M la parola russa privyčnyj significa «abituale», nel contesto, abituata a vestirsi in quel modo.

[105] M e ENF la parola russa obilie significa «abbondanza» e viene cambiata nella traduzione italiana con la parola «presenza» andando così a cambiare l’enfasi, perché viene meno il senso di elevato numero di edifici.

[106] OM e M la traduzione omette la parola izvestnyj, cioè «conosciuto», «famoso», e la sostituisce con «certi» che ha tutt’altro significato.

[107] OM l’espressione di tempo introdotta dalla parola inogda non viene precisata nella traduzione italiana.

[108] OM la parola obščuju che significa «generale» non viene tradotta.

[109] MOD la parola italiana «localini» viene utilizzata per tradurre il russo zavedenie la cui traduzione filologica sarebbe «locale» in generale o «impresa», parola che giustificherebbe la presenza di popolazione in gran parte operaia e artigiana.

[110] MOD l’espressione russa po preimuščestvu significa «principalmente» non «in generale» scelta nella traduzione.

[111] A l’intera locuzione «la popolazione che abitava quella zona» è un’aggiunta della versione italiana che allunga ulteriormente la frase e specifica un concetto già noto.

[112] MOD e ENF seppur non cambiando completamente il significato della frase, la traduzione italiana si allontana dalla versione originale perché la versione russa parla di inoj figuroj ovvero «altra figura», «altro corpo», cioè incontrare una persona diversa dai soliti tipi che abitano quella zona. La traduzione si concentra sull’aspetto della persona, rifacendosi più alla questione dei vestiti rispetto che alla persona in sé.

[113] OM e ENF la parola russa zlobnogo è omessa nella traduzione; al suo posto viene introdotto il deittico «quel». Il significato di zlobnyj è «cattivo», «astioso», «ostile», non traducendo questa parola diminuisce l’enfasi posta sulla parola che segue, «disprezzo».

[114] OM la versione italiana non traduce la parola inogda che significa «a volte».

[115] OM e INTRA l’espressione russa na ulice non viene tradotta, manca così la ripetizione dell’espressione utilizzata anche precedentemente nel testo per indicare «per strada».

[116] MOD la parola italiana «d’altronde» viene utilizzata per tradurre la parola russa no che però introduce un’avversativa, significa infatti «ma».

[117] M la parola russa ščekotlivost’ viene tradotta come «amor proprio», cioè orgoglio, considerazione di sé, ma la traduzione filologica sarebbe «delicatezza», «scabrosità».

[118] M la parola voobšče significa «in generale» e non «del resto» come viene tradotta in questo punto.

[119] OM la versione italiana non traduce la parola kudà che significa «dove» (moto a luogo), cioè verso dove si dirigeva.

[120] OM e D perché la versione italiana non traduce l’espressione di tempo v éto vremja che significa «in questo momento».

[121] OM la parola russa vdrug non viene tradotta nella versione italiana.

[122] A la versione italiana non traduce la parola russa proezžaja che significa «passando»; si tratta infatti del gerundio del verbo proezžat’, «passare», «percorrere».

[123] ENF e P la frase russa ukazivaja na nego rukoj viene divisa e anticipata rispetto alla versione russa; così facendo la traduzione italiana modifica l’enfasi dell’originale.

[124] M perché il verbo provozili significa «trasportavano» e non «si trovava».

[125] INTRA la parola russa ogromny viene tradotta in questo caso con «gigantesco» e non con «enorme», non rispecchiando così la versione originale che utilizza lo stesso aggettivo.

[126] P e ENF l’espressione «a squarciagola» traduce una frase russa che, nella versione originale, si trova dopo la battuta dell’ubriaco, andando così a modificare l’enfasi della frase stessa.

[127] OM la traduzione non dice che lo indica «con la mano».

[128] M la parola italiana «cappellone» rimanda alla figura del cappello, mentre la parola russa šljapnik significa «cappellaio», rimanda quindi alla persona che produce i cappelli.

[129] MOD la parola russa cydorožno non significa «istintivamente» ma «spasmodicamente», «convulsamente», come preso da isteria.

[130] A «di quelli» viene aggiunto nella traduzione, perché nella versione originale è presente solo l’aggettivo.

[131] M la parola russa ryžaja non significa «stinto» bensì «rosso».

[132] M perché le parole russe bezobraznejšim uglom significano «con un angolo assai deforme» e non semplicemente «orribilmente» come vengono tradotte.

[133] OM e ENF no in russo introduce una frase avversativa, significa infatti «ma»; la traduzione però gira la frase e così cambia l’effetto prodotto, l’enfasi viene meno.

[134] MOD e ENF la parola russa sovsem non viene tradotta, perciò l’aggettivo che la segue, drugoe, «diverso», perde forza, perché l’enfasi è diminuita.

[135] OM e ENF la parola russa daže è omessa e ciò si ripercuote anche sull’enfasi della frase che diminuisce, perché nella versione originale tale parola è affiancata a un’altra, «spavento», di cui ne amplifica il significato.

[136] MOD perché la parola russa čuvstvo significa «sentimento» che è più specifico di «sensazione», usata nella traduzione.

[137] MOD la parola russa smuščenie significa «confuso», «perplesso», mentre la parola «stizzito» dà l’idea di qualcuno che è arrabbiato, nervoso.

[138] M e INTRA l’espressione presente nella versione originale è diversa dalla traduzione italiana; la traduzione filologica della frase ja tak i dumal sarebbe «l’avevo proprio pensato» ed è costruita con la stessa struttura della frase iniziale ja tak i znal. C’è, quindi, una ripetizione voluta dall’autore che non è rispecchiata dalla traduzione.

[139] M la frase italiana non rispecchia la versione originale, che ha un altro significato. La parola vcego significa «di tutto» e la parola skvernee significa «più brutto», «più cattivo», «più indegno» quindi «più schifoso di tutto»; la traduzione cambia completamente il significato della frase.

[140] A la traduzione aggiunge la parola «cose» come a voler introdurre l’elenco che segue.

[141] M perché la parola russa pošlyj significa «andante», «volgare», «banale».

[142] M perché la parola a cui ci si riferisce in questo punto è zamysel che significa «il piano», mentre la traduzione generalizza utilizzando la parola «tutto».

[143] A il traduttore sceglie di aggiungere nome e verbo non presenti nel prototesto scrivendo «è un cappello».

[144] INTRA la traduzione non rispecchia la ripetizione presente nella versione originale della parola primetnaja, cioè «visibile», tradotto qui con «che dà nell’occhio», andando a spezzare l’enfasi creata.

[145] Treccani 2015

Raba lûbvi di Mihalkov: analisi comparativa prototesto-metatesto. Tesi di Lucrezia Mangini Civica Scuola Interpreti e Traduttori «Altiero Spinelli»

Raba lûbvi di Mihalkov: analisi comparativa prototesto-metatesto

LUCREZIA MANGINI

Fondazione Milano
Civica Scuola Interpreti e Traduttori
Scuola Superiore per Mediatori Linguistici
via Alex Visconti, 18 20151 MILANO

Relatore: professor Bruno Osimo
Diploma in Mediazione linguistica
Dicembre 2014

© Mosfilm Studios, 1975 © RUSCICO,1999
© Lucrezia Mangini per l’edizione italiana 2014
La traslitterazione dal russo è stata eseguita in conformità alla norma ISO/R 9: 1995.

Abstract in italiano
La presente tesi propone l’analisi comparativa prototesto-metatesto di una scena dialogata, tratta dal film Schiava d’amore. Раба любви (Raba lûbvi) di Nikita Mihalkov. Nella prefazione viene illustrato il metodo di lavoro eseguito per attuare l’analisi comparativa. Servendosi di una tabella analitica, in cui sono elencate le diverse categorie di cambiamenti riscontrabili, è stato possibile confrontare ed esaminare in modo approfondito la versione russa e quella italiana partendo dallo stesso testo dialogato. Nel corso dell’analisi si è tenuto conto del carattere particolare del testo preso in esame: un testo che non è destinato alla lettura, ma che è soprattutto pensato per la recitazione. Nella conclusione viene fornita una visione d’insieme del meccanismo che entra in gioco nella fase di resa e fruibilità del testo della cultura emittente in una variante efficace dello stesso testo nella cultura ricevente.

English abstract
This work presents a comparative prototext-metatext analysis of a dialogue scene taken from Nikita Mihalkov’s film “Schiava d’amore. Рабалюбви (Raba lûbvi)”. The foreword describes how the comparative analysis was carried out. Thanks to an analytic table, in which there is a list of different types of translation shifts that can be noticed, an in-depth comparison between the Russian original and the Italian translation has been made. The distinctive features of the text have been examined. The text is not intended for reading but for acting. The conclusion provides an overview of what happens when the text of a transmitting culture is translated and made available in an efficient translation to a receiving culture.

Резюме на русском языке
В настоящей работе представлен сравнительный анализ прототекст-метатекст сцены в виде диалога из фильма «Раба любви» режиссёра и актёра Никиты Михалкова. Во введении даётся объяснение метода работы, который был использован для выполнения сравнительного анализа. При помощи аналитической таблицы было возможно сравнить и углублённо рассмотреть русский и итальянский перевод из того же самого текста в виде диалога. В ходе анализа был принят во внимание особый характер рассмотренного текста: этот текст не предназначен для чтения, он задуман для актёрского исполнения. В заключении даётся общий обзор механизма, который используется при переводе текста исходной культуры и представляется эффективный вариант того же самого текста в приниумающей культуре.

PREFAZIONE
La presente tesi ha come oggetto l’analisi comparativa prototesto-metatesto di una scena dialogata, tratta dal film Schiava d’amore: Раба любви (Raba lûbvi), diretto e prodotto dal regista e attore Nikita Mihalkov nel 1975.
La struttura della tesi è articolata in tre fasi.
Nella prima fase è stata centrale la scelta di un film che rappresentasse una fase particolare della cultura cinematografica russa e, allo stesso tempo, si presentasse come testimonianza di un periodo cruciale della storia russa. Grazie alle consultazioni col mio relatore in materia di cinema russo, abbiamo deciso di lavorare su uno dei capolavori della cinematografia russa: il film Schiava d’amore. Раба любви (Raba lûbvi) di Nikita Mihalkov. A seguito della ripetuta e attenta visione del film in lingua russa e sottotitolata in lingua italiana, abbiamo deciso di selezionare una scena particolare che si prestasse al nostro lavoro di analisi e che cogliesse i protagonisti in un momento significativo della loro esistenza, svelando i loro sentimenti nei confronti dell’amore e della vita. Si tratta di una scena della durata di 4 minuti (dal minuto 25.55 al minuto 29.54) e incentrata sul dialogo sentimentale tra i due protagonisti del film, Ol’ga Nikolaevna e Viktor Ivanovič.
Nella seconda fase è stata creata una tabella divisa in due parti, dove sono stati inseriti il testo originale in lingua russa (prototesto) e il testo tradotto in lingua italiana (metatesto) del dialogo selezionato. Il primo è stato fornito da un sito internet specializzato in film russi, che abbiamo selezionato dopo un’attenta ricerca presso altri siti dello stesso genere: il sito è hppt//vvord.ru/tekst-filma/Raba-lyubvi/; il secondo è stato trascritto dai sottotitoli, direttamente dalla versione in dvd del film. Successivamente, è stato riascoltato attentamente il dialogo per verificare che sia il prototesto che il metatesto contenessero tutte le parti del dialogo e che le stesse fossero complete. Dalla verifica è risultato che alcune espressioni, parole, congiunzioni e avverbi mancavano sia nella versione russa che nei sottotitoli italiani. In entrambi i passi all’interno della tabella, quindi, si sono apportate le aggiunte delle parti mancati, che sono state visibilmente evidenziate con il colore rosso. Invece, sono stati segnalati tre casi con il colore blu, che corrispondono ai passi che non sono stati tradotti nei sottotitoli del dvd.
Nella terza fase è iniziato il vero e proprio lavoro di analisi comparativa prototesto-metatesto. Il testo originale (prototesto) e il testo tradotto (metatesto) sono stati confrontati a partire da una tabella analitica ed esplicativa di una serie di cambiamenti riscontrabili nel passaggio traduttivo da prototesto a metatesto.

sigla spiegazione della sigla cambiamento/ricadute sulla ricezione esempi
SENSO A Aggiunte una singola parola è aggiunta il gatto↠il gatto bianco
CS Calchi Semantici e Sintattici calco di parola che determina senso diverso e incomprensibile il tuo comportamento è morbido
M cambiamento radicale di senso riguardante una parola (Word) o più, Mistranslation il cambiamento è tale da compromettere il senso generale della frase the triumph of spirit over circumstance↠il trionfo della spiritualità sul caso
MOD MODulazione: specificazione-generalizzazione, parole-termini, ambiguazione-disambiguazione una parola è resa più specifica o più generica. un termine è diventato parola comune o viceversa. ridondanza semantica. modifica del livello di ambiguità di un’espressione in entrambi i sensi non mi dà fastidio, lo sopporto
OM OMissioni una singola parola è omessa il gatto bianco↠il gatto
FORMA C Cadenza, punteggiatura, rima, metrica, capoversi è stato alterato uno di questi elementi, modificando il ritmo del testo il capoverso dell’originale scompare nella traduzione o viceversa ne compare uno prima inesistente
CAC CACofonia allitterazioni, assonanze involontarie le ostiche ostriche
ENF ENFasi, ordine delle parole dislocazioni, frase scisse, ordine anomalo delle parole, diversa accentuazione della frase È te che volevo ↠ Io volevo te
P Presentazione – forma grafica – layout – impaginazione migliore/peggiore riproduzione degli aspetti grafici rispetto alle norme suggerite dal committente Es. uso di virgolette alte/basse in modo difforme dalla stylesheet del committente
R Registro, tipo di testo uso di parole di registro uguale a/diverso da quello desiderato. migliore/peggiore parmi d’udire un botto ↠ cos’è ‘sto casino?
S Stile complessivo dell’autore migliore/peggiore rendimento dello stile per esempio sostituzione di congiunzioni alle virgole in un autore che ha la ripetizione della virgola come tratto poetico
U Uso: locuzioni, collocazioni, calchi non semanticamente sbagliati, resa inefficace una singola parola, sebbene non semanticamente sbagliata, è collocata in modo involontariamente marcato l’ho mandato in quella città (anziché “a quel paese”)
è supposto saperlo
RAPPORTI TRA CULTURE INTRA uso di SINonimi, ripetizioni, rimandi intratestuali sinonimizzazione e desinonimizzazione. coglimento di rimandi interni da un capo all’altro del testo. ridondanza lessicale eliminazione (volontaria o involontaria) delle ripetizioni volutamente disseminate in parti diverse del testo per creare rimandi interni da una parte all’altra del testo
DT destinatario – Dominante del Testo- leggibilità migliore/peggiore coglimento del lettore modello e della dominante del testo Un testo volutamente complesso, con ricerca di forme peculiari, viene standardizzato anche se non è rivolto a un lettore modello standard
D Deittici, rimandi interpersonali, punto di vista migliore/peggiore riproduzione del punto di vista del narratore o del personaggio, ideologia personale questo/quello, ora/allora, qui/là
I rimandi Intertestuali, realia migliore/peggiore coglimento dei rimandi esterni ad altri testi o altre culture eliminazione (volontaria o involontaria) dei rimandi interculturali o intertestuali volutamente disseminati in parti diverse del testo per creare rimandi esterni dal testo ad altri testi/culture
COMPETENZA TRADUTTORE O Ortografia errori d’ortografia nella cultura ricevente un pò, qual’è, ti dò
G-S errori Grammaticali e Sintattici errori di grammatica o sintassi nella cultura ricevente sebbene è, inerente il, in stazione
E Enciclopedia – precisione fattuale – conoscenza del mondo la dotazione enciclopedica della traduttrice è insufficiente a colmare l’implicito culturale blue helmets↠elmetti celesti
L Logica la logica della traduttrice è insufficiente a colmare l’implicito culturale sapeva che non sarebbe sopravvissuta alla propria morte
(OSIMO 2013).

La tabella è suddivisa in quattro colonne verticali e quattro colonne orizzontali. Queste ultime indicano quattro grandi macroaree di applicazione, che è necessario consultare per ottenere una traduzione quasi perfetta: senso, forma, rapporti tra le culture e competenza del traduttore. A loro volta, ciascuna di queste macroaree è suddivisa in cinque sotto aree, che corrispondono ai reali cambiamenti da segnalare al lettore. Nelle colonne verticali, invece, sono mostrati rispettivamente: le sigle dei cambiamenti, le spiegazioni delle sigle, le spiegazioni dei cambiamenti e delle ricadute sulla ricezione e gli esempi dei cambiamenti.
Oltre al supporto della tabella, è stato preso in considerazione un altro criterio importante che ha determinato la struttura complessiva e finale del confronto svolto: il testo, oggetto di discussione, è il copione della scena di un film. Di conseguenza, è stata messa in atto un’analisi comparativa nell’ottica di proporre soluzioni alternative non limitate alla lingua scritta, ma più vicine ed affini al parlato.

RAFFRONTO PROTOTESTO-METATESTO

Виктор Иванович: Всё . Слушайте , как много дураков, а ? Viktor Ivanovič: Salvi. Quanti sciocchi ci sono al mondo .
Ольга Николаевна: Вы знаете что, вот что я подумала. Ol’ga Nikolaevna: Sapete … ho pensato una cosa .
Виктор Иванович: Да. Viktor Ivanovič: Sì .
Ольга Николаевна: Удивительно , вот когда окно грязное, то и все за окном тоже кажется грязным. Вот также и в жизни. Столкнешься с чем-то неприятным, и сразу вся жизнь кажется ужасной, ужасной … верно? Ol’ga Nikolaevna: È strano… quando i vetri della finestra sono sporchi… anche ciò che si vede fuori sembra sporco. Nella vita è lo stesso . Ci si imbatte in qualcosa di spiacevole e subito tutta la vita ci appare orribile. Non vi pare ?
Виктор Иванович: А когда за окном решетка , то и небо кажется в клетку, не замечали? Viktor Ivanovič: Quando poi la finestra ha le sbarre… anche il cielo sembra in gabbia . Non è così ?
Ольга Николаевна: Ну почему… Ну почему с вами ни о чем невозможно говорить серьезно? Ну какой вы , право? Ol’ga Nikolaevna: Perché? Perché con voi non si può mai parlare seriamente? Insomma chi siete? Come siete?
(смех) (risa)
Виктор Иванович: Какой ? Ну , какой? Ммн? Viktor Ivanovič: Chi sono? Come sono?
Ольга Николаевна: Боже мой! А ведь я действительно вас совершенно не знаю. Но , милый мой, я прожила слишком много чужих женских жизней, чтобы меня мог обмануть мужчина. мц… Ol’ga Nikolaevna: Dio mio … possibile che vi conosca così poco ? Mio carissimo amico , finora ho vissuto molte, fin troppe vite di donne a me estranee … perché oggi un uomo mi possa ingannare. (verso)
Виктор Иванович: ууууууун… Viktor Ivanovič: (verso)
Ольга Николаевна: Что, что вы так на меня смотрите? Ну , поехали, поехали . Ol’ga Nikolaevna: Cosa c’è? Insomma non mi guardate così? Andiamo via!
Виктор Иванович: Куда изволите ? Viktor Ivanovič: Dove volete andare ?
Ольга Николаевна: Не знаю. В ботанический сад. Ol’ga Nikolaevna: Non so… al Giardino Botanico.
Виктор Иванович: Слушаюсь . Viktor Ivanovič: Agli ordini.

Виктор Иванович: Я давно хотел поговорить с вами. Viktor Ivanovič: Da molto tempo vorrei parlarvi .
Ольга Николаевна: Ммн .. Что? Ol’ga Nikolaevna: Cosa?
Виктор Иванович: Да нет , в другой раз. Viktor Ivanovič: No, un’altra volta.
Ольга Николаевна: В Москве, наверное , сыро , идут дожди… Максаков непременно привезет простуду, приедет капризный,сопливый. Ol’ga Nikolaevna: A Mosca certamente piove. Sarà umido. Maksakov arriverà sicuramente raffreddato. Carico di capricci , fisime …
Виктор Иванович: Вы очень скучаете по нему ? Viktor Ivanovič: Avete nostalgia di lui?

Ольга Николаевна: Я по Москве скучаю. Ol’ga Nikolaevna: Ho nostalgia di Mosca.

Виктор Иванович: А в Москву-то хочется ? Viktor Ivanovič: Vorreste tornare a Mosca?
Ольга Николаевна: Хочется …Да что я там буду делать? Ol’ga Nikolaevna: Vorrei… ma per farci cosa ?

Виктор Иванович: Сниматься в кино. Viktor Ivanovič: Del cinema .
Ольга Николаевна: (смех) Ни мне, ни Максакову там делать нечего, кино там больше нет. Ol’ga Nikolaevna: (risa) Per me e Maksakov ormai non c’è più niente da fare. Ormai a Mosca il cinema non esiste più.
Виктор Иванович: Но,нет ….Почему же? Есть. Viktor Ivanovič: Ma, no… perché? Esiste.
Ольга Николаевна: И потом потому, что вы привязались со своей Москвой ? Моя мама… ослепла ,подшивая кружева, и всю жизнь мечтала уехать в Париж. И до сих пор мечтает. Дайте крутануть ! Ol’ga Nikolaevna: E poi perché mi seccate con la vostra Mosca? Mia madre… mamma… faceva dei merletti meravigliosi . Per tutta la vita ha sognato di trasferirsi a Parigi. È ancora lì che sogna . Lasciate guidare a me.
Виктор Иванович: Пожалуйста. Viktor Ivanovič: Prego.

Ольга Николаевна: Дайте, дайте, дайте, дайте, дайте! (смех) а то бы?! Ой,страшно! Сейчас куда-нибудь попадем .
Ol’ga Nikolaevna: Lasciatemi!
Lasciatemi! (risa) Come si fa?! Oh, ho paura ! Chissà dove finiremo!
Виктор Иванович: Теперь без меня. Viktor Ivanovič: Ora da sola !
Ольга Николаевна: Нет, не надо . (NUUUUUU) Ol’ga Nikolaevna: No, non posso! (NUUUUUU)
(мычанья) (versi)

Ольга Николаевна: Хотите, я скажу, кто вы? Ol’ga Nikolaevna: Volete che vi dica chi siete?
Виктор Иванович: Xочу! Viktor Ivanovič: Dite !
Ольга Николаевна: Хотите? Вы – большевик! Ol’ga Nikolaevna: Davvero ? Siete un bolscevico!
(смех) (risa)
Виктор Иванович: А вы знаете , что это ? (смех) Ну , расскажите. Viktor Ivanovič: Ma lo sapete cosa significa? (risa) Ditemelo .
Ольга Николаевна: Не скажу . Ol’ga Nikolaevna: No , non lo farò!

(смех) (risa)

CONCLUSIONE
Attraverso l’analisi comparativa prototesto-metatesto è stato possibile riscontrare la presenza di quasi tutti i tipi di cambiamenti proposti nella tabella. Per quanto riguarda la macroarea del senso della frase, i cambiamenti riscontrati in termini di frequenza sono rispettivamente rientrati nelle sigle MOD, M, OM, A, ad eccezione del cambiamento di tipo CS, che non è mai stato individuato nel corso del confronto.
Per quanto riguarda la macro area della forma della frase, i cambiamenti riscontrati sono rientrati principalmente nelle sigle U, C, R, S, E, ad eccezione del cambiamento di tipo P, che non è mai stato osservato. In particolar modo il cambiamento di tipo C è stato ricorrente e ha interessato l’alterazione della punteggiatura dal prototesto al metatesto per quasi tutta la lunghezza del dialogo ed in particolar modo nell’ultima parte del testo.
Nella macroarea dei rapporti tra culture i cambiamenti maggiormente verificati in termini di frequenza sono stati quelli di tipo D e INTRA. Tuttavia, non sono mai stati osservati i restanti cambiamenti DT e I.
Per quanto riguarda l’ultima macroarea sulla competenza dello scrittore, l’unico cambiamento rilevato è stato quello di tipo G-S, anche se solo molto saltuariamente nel testo.
La presenza dei diversi tipi di cambiamenti è stata ciclica e abbastanza armoniosa nel corso del testo. Non è stata rilevata la presenza eccessiva di un cambiamento particolare rispetto ad un altro.
Nel complesso è possibile osservare che i diversi passaggi traduttivi dal prototesto al metatesto sono stati resi in modo semplificato o generalizzato nel testo della cultura ricevente. Di conseguenza, è stata riscontrata la predilezione per una resa a tratti meccanica e poco naturale, che molto spesso è sembrata letterale e poco espressiva nella produzione orale.
Infine, il testo finale ha subìto un impoverimento generale sia per quanto riguarda le forme espressive in termini di incisività e intenzione comunicativa che per quanto riguarda il grado di importanza dei messaggi veicolati nel prodotto finale della cultura ricevente.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
Berruto Gaetano. 2006 Corso elementare di linguistica generale, Torino, UTET.
Mihalkov. Nikita 1975 Schiava d’amore. Раба любви, Moskvà, Mosfilm.
Mihalkov. Nikita 1975 Raba lyubvi, testo dello script, disponibile in internet all’indirizzo hppt//vvord.ru/tekst-filma/Raba-lyubvi/
Osimo Bruno 2013 Valutrad: un modello per la qualità della traduzione ISBN 9788898467006. Milano, Bruno Osimo.
Osimo Bruno 2010 Propedeutica della traduzione. Corso introduttivo con tavole sinottiche, Milano, Hoepli.
Osimo Bruno 2004 Traduzione e qualità, Milano, Hoepli.
Riasanovsky Nicholas V. 2010 Storia della Russia, Milano, Bompiani.